Care lettrici e cari lettori,

sperando di fare cosa gradita, oggi ho deciso di presentarvi uno dei maggiori pittori olandesi di tutti i tempi, Johannes Vermeer (Delft 1632-1675 Delft), considerato, tanto dal pubblico quanto dalla critica, secondo soltanto a Rembrandt e i suoi quadri sono certamente tra i più amati e i più celebri di tutta la storia dell’arte. La rappresentazione di vedute di interni fu una specialità della pittura olandese e Vermeer fu il protagonista assoluto di questo genere.

Della vita del misterioso pittore di Delft, ci sono giunte poche notizie, a parte la data e il luogo di battesimo, avvenuto il 31 ottobre del 1632 a Delft. Non sappiamo quale fra i pittori giunti nella città di Delft sia stato il maestro di Vermeer anche se si sono fatti vari nomi ma più convincente appare il legame con Carel Fabritius, discepolo di Rembrandt.

Formato nell’ambito dei caravaggeschi di Utrecht, interessato all’arte di Rembrandt e di Carel Fabritius, Vermeer sviluppò un linguaggio pittorico personale.
Vermeer si allontanò dalla città di Delft solo per un breve soggiorno all’Aia nel 1672 per svolgere il compito di perito in una vertenza riguardante l’autenticità di tredici quadri venduti come opere di scuola italiana ma che furono da lui giudicate copie di bassissimo livello. Dopo questo unico viaggio non lasciò mai la nativa Delft dove, a quanto risulta, fu anche mercante d’arte e gestore di una taverna ereditata dal padre. Nel 1653 Vermeer venne ammesso alla gilda di San Luca (una delle corporazioni di artisti e artigiani attivi soprattutto durante il periodo barocco nelle Fiandre e nei Paesi Bassi).

Nello stesso anno sposò Catharina Bolnes, appartenente ad un’antica e ricca famiglia cattolica della città di Gouda ed ebbero undici figli. Estremamente ridotta appare la sua produzione pittorica; ci sono pervenuti infatti trentacinque dipinti, eseguiti con meticolosa lentezza e tecnica raffinata, in parallelo all’attività di locandiere e mercante d’arte. Le opere di Vermeer coniugano una forte espressività con una grande cura per il dettaglio.

L’artista si dedicò in particolare alla pittura di interni di vita borghese. Nei suoi dipinti i colori sono sempre limpidi, la materia cromatica vibra di luce riflessa e la composizione emana nel suo insieme un senso di composta serenità.

Il colore è steso a tocchi minuti e meticolosi, dando vita a immagini assolutamente reali e al tempo stesso, pervase di una straordinaria ricchezza emotiva e poetica.

La maggior parte della produzione di Vermeer è costituita da tele di piccolo formato che raffigurano uno o due personaggi intenti a semplici azioni quotidiane in interni con tappeti orientali, perle e turbanti. Le figure umane non vengono raffigurate alla maniera dei ritrattisti, bensì fissate secondo i canoni della natura morta, dove tutto pare cristallizzarsi e le persone compaiono quasi in qualità di accessori del loro ambiente.

Egli creò nature morte con esseri umani. A volte queste scene celano un significato allegorico, come la “Lezione di musica” o il “Concerto a tre” che riporto di seguito.

La lezione di musica”, 1660, cm73,5×64,1cm. olio su tela, Buckingham Palace, Londra

Sulla cassa della spinetta si legge l’iscrizione Musica Letitiae Comes Medicina Dolorum (la musica è compagna nella gioia e medicina dei dolori); per questo si è ipotizzato che il gentiluomo accanto alla giovane non sia il maestro di musica ma un corteggiatore. L’allusione, come sempre nelle opere di Vermeer è sottile ed enigmatica.

Concerto a tre”, 1660, olio su tela, cm69,2×62,8cm, Isabella Stewart Gardner Museum, Boston

Nel descrivere il percorso artistico di Vermeer si è soliti distinguere tre periodi: il primo è caratterizzato dai dipinti di grandi dimensioni di genere narrativo, un filone alquanto estraneo al Vermeer più noto.

Cristo in casa di Marta e Maria ”, 1654-1655, olio su tela, m1,6×1,42m, Edimburgo, National Gallery of Scotland

Si tratta della prima fra le opere di Vermeer a noi pervenute.

Benché il tema sia insolito per l’artista, si riconoscono alcuni suoi tipici caratteri stilistici: la luce vibrante, la naturalezza dei gesti e degli atteggiamenti, l’atmosfera serena e il morbido e ricco panneggio delle vesti.

A documentare la fase fra il primo e il secondo periodo è il dipinto Mezzana”, 1656, olio su tela, m1,43×1,3m Gemäldegalerie di Dresda.

Questo dipinto di grandi dimensioni conserva i toni caldi dei primi lavori e la realtà quotidiana sara’ la fonte di ispirazione di quasi tutti i dipinti successivi di Vermeer. Dopo quest’opera di transizione, l’artista si dedicherà a scene sempre più tranquille, con una o due figure soltanto, intente a compiere semplici atti quotidiani o a suonare uno strumento musicale, mentre la scelta cromatica si orienterà verso una gamma di toni più freddi.

Al secondo periodo, che coincide con il momento centrale della carriera artistica di Vermeer, appartiene la maggior parte delle opere a noi note, quelle rarefatte immagini di vita domestica che elevarono la pittura di genere a un livello mai più eguagliato in seguito.

Le sue migliori opere esprimono un senso di armonia e di serenità.

Tipici della tavolozza di Vermeer sono i raffinati accordi di azzurro, giallo tenue e grigio, e la principale caratteristica del suo stile è l’uso di colori brillanti e fortemente contrastanti, che tuttavia non creano mai un effetto dissonante. La stesura del colore è spesso larga.

Si è supposto che egli lavorasse direttamente sulla tela senza la guida di un disegno sottostante.

 Lattaia”, 1658-1660, olio su tela, cm46x41cm, Rijksmuseum, Amsterdam

Questa stupefacente composizione si apre con la natura morta in primo piano, su cui si addensano pennellate corpose, fitte di grumi dorati di pigmento in rilievo che favoriscono il gioco di luce, con efficacissimi effetti ottici.

In un ambiente spoglio e disadorno come quest’angolo di cucina, la luce chiara entra dai vetri, lambisce il muro imbiancato, (dov’ è presente un chiodo e qualche buco nell’intonaco), raggiunge il battiscopa di mattonelle azzurre di Delft e si posa come un panno luminoso sul pane.

La luce che penetra dalla finestra, con un vetro rotto, sfiora appena una gerla lustrata e un secchiello appesi nella penombra.

Il candido rivolo di latte che scende dalla brocca nel recipiente di terracotta è il fulcro, il culmine luminoso della composizione.

Oltre a dipinti di scene di vita domestica occorre ricordare anche straordinarie vedute cittadine come La stradetta”, 1658-60, olio su tela, cm54,3x44cm, Amsterdam, Rijksmuseum.

È una delle sue opere più poetiche. Probabilmente questa è la veduta che si scorgeva dalla casa di Vermeer a Delft.

Gentiluomo e donna che beve”, 1658-60, olio su tela, cm66,3×76,5cm, Staatliche Museen, Berlino

In questo dipinto sono presenti molti elementi ricorrenti nelle composizioni di Vermeer: la sedia girata di tre quarti, l’imposta a vetri dalla quale penetra la luce che illumina la scena, il quadro appeso alla parte, l’elaborato tappeto che ricopre il tavolo e la presenza di due sole figure intente a compiere gesti semplici e abituali.

La scena è collocata sul lato sinistro della stanza da cui proviene anche la luce che la rischiara. Caratteristici della tecnica pittorica di Vermeer sono gli intensi contrasti cromatici: il rosso del vestito è accostato al bianco niveo della cuffia, mentre il nero cappello dell’uomo si staglia contro la parete grigia. Con l’aiuto di una camera oscura, Vermeer fu in grado di evitare incongruenze prospettiche, così da raffigurare gli interni con realismo.

Questo dipinto, come spesso accade nelle opere di Vermeer, cela un intento moraleggiante. Si tratta di un incontro amoroso di natura dubbia: la giovane donna ha portato alla bocca il bicchiere come per sottrarsi allo sguardo pieno d’attese del suo cavaliere, il quale privo di un bicchiere proprio, sembra in procinto di versare altro vino, comunicando l’impressione di voler far ubriacare la ragazza per renderla più accondiscendente.

 La moglie, Catharina Bolnes, probabilmente posò per alcuni suoi quadri, tra cui questo in cui compare in stato interessante e tiene in mano un foglio.

Signora in azzurro che legge una lettera”, 1662-64,olio su tela, cm 46,5×39 cm, Amsterdam, Rijksmuseum.

La composizione è ridotta all’essenziale, pochi gli elementi e i colori.

La sedia vuota e la cartina geografica alludono a una persona che non c’è e di cui la donna sta leggendo la lettera.

Il dipinto trasmette una sensazione di silenzio, di calma riflessiva, di concentrazione e di attesa sospesa. La luce penetra diretta, dalla finestra a sinistra, colpisce la spalliera della sedia, ne picchietta i chiodi metallici e inonda l’intonaco bianco. La cadenza della luce, battendo sul tavolo, s’infrange sul busto della donna, dà alle ombre una sfumatura bluastra ed evidenzia il socchiudersi delle labbra intente alla lettura.

Signora con la collana che si guarda allo specchio”, 1664, olio su tela, cm 51,3×45,1cm, Staatliche Museen, Berlino

Questo è uno dei più bei quadri di Vermeer, giocato su sottili modulazioni di luce e di colori, e cela forse una velata satira della vanità.

Ragazza con turbante”, 1665-1666, olio su tela,cm44x39cm, Mauritshuis, Aia

Questo ritratto, anche conosciuto comeRagazza con l’orecchino di perla”, e soprannominata da molti come “la Monna Lisa olandese”, è semplice ed essenziale e si caratterizza per la delicata spontaneità.

Il luminoso splendore dell’orecchino si estende alle labbra e agli occhi.

Merlettaia”, 1665, olio su tela, cm24x21cm, Louvre, Parigi

In questo piccolo dipinto, una delle più belle tele di Vermeer, l’immagine è costruita interamente attraverso la contrapposizione di luce e ombra. Nel dipinto si riconosce la tecnica puntinista adottata da Vermeer nella stesura del colore, a cui più tardi si richiameranno gli impressionisti: il colletto bianco del vestito e il ricamo a cui lavora la donna mostrano chiaramente i punti di colore applicati a uno a uno che, osservati da lontano appaiono come un insieme omogeneo.

Questa immagine, così profondamente legata alla realtà quotidiana, diventa magica, incantata, per effetto della straordinaria purezza della luce dei colori. La luminosità dell’insieme è accresciuta dalla stesura dei toni più chiari in piccoli grumi di impasto.

(Renoir giudicherà questo quadro uno dei migliori del Louvre )

 Pittore al lavoro, 1665, olio su tela, cm120x100cm, Vienna, Kunsthistorisches Museum

Il dipinto è uno splendido esempio delle qualità luminose e cromatiche della pittura di Vermeer. La luce più chiara e verso il fondo, definisce lo spazio. Nel rendere i riflessi di luce e le lumeggiature sul lampadario, Vermeer rivela uno straordinario e singolare virtuosismo pittorico usando rapidi tocchi di colore chiari, vere e proprie macchie di luce.

Vestito in abiti cinquecenteschi, in omaggio forse al grande Rinascimento, l’artista raffigura forse sé stesso e volge lo sguardo a chi guarda, mentre sulla tela incomincia ad abbozzare le foglie di alloro che incoronano la modella. Adeguandosi alla concezione di allora, secondo cui la pittura storica costituiva il genere artistico più nobile, in questa raffigurazione allegorica l’artista seduto ritrae la modella nelle vesti di Clio, la musa della Storia che regge la tromba, simbolo della fama, e il libro del trattato di pittura che stringe al petto, entrambi attributi tradizionali di questa musa insieme alla corona dell’alloro, che la figura porta sul capo e che simboleggia la gloria.

Ciò che Vermeer vuole realizzare è dunque una sottile allegoria e una celebrazione della pittura, in particolare di quella olandese come dimostrerebbe la carta geografica dei Paesi Bassi sulla parte di fondo.

Il pittore Vermeer non volle mai separarsi da questo dipinto, che tenne con sé fino alla morte.

I quadri di Vermeer oltre a raffigurare semplici momenti di quotidianità possono anche rivelare, secondo lo spirito dell’epoca, una fitta trama di rimandi allegorici.

Fanciulla con la brocca”, 1660-1667, olio su tela, cm45,7×40,6cm, Metropolitan Museum, New York

La brocca dipinta in questa tela è stata letta in vari modi: emblema di temperanza; un’altra lettura è che probabilmente la domestica sta preparando la toeletta per la sua signora oppure sta aprendo la finestra per annaffiare dei fiori al davanzale.

La lettera d’amore, 1669-1670, olio su tela, cm 44×38,5cm, Amsterdam, Rijksmuseum

Vermeer rende testimone l’osservatore di un evento privato attraverso il vano della porta di un’anticamera scura: un’agiata signora riceve una lettera dalla domestica e sospende con aria interrogativa la musica del liuto che ha in mano. Il fascino di questa tela risiede nell’improvviso scostarsi di una tenda che lascia intravedere oggetti familiari quotidiani, appena dismessi, come la scopa e le scarpe, forse nel soggiorno di casa dello stesso pittore.

La marina raffigurata nel dipinto alle spalle della domestica è calma, buon presagio in amore. Nel Seicento, infatti, l’amore era talvolta paragonato alla navigazione per mare, che può, con uguale casualità condurre a un naufragio o a un porto sicuro. Vermeer lascia intendere, attraverso l’espressione sorridente della serva, che le preoccupazioni della donna sul suo amato sono infondate.

Signora seduta alla spinetta”, 1670, olio su tela, cm51,5×45,5cm, National Gallery, Londra

Quest’opera tarda è il pendant della “Signora ritta alla spinetta”, esposta nella medesima Galleria, di identica dimensione e simile soggetto .

Entrambe trattano del legame fra amore e musica.

La spinetta è raffigurata con esatta precisione ottica e le gambe dello strumento musicale sono in legno verniciato lucido, per imitare l’effetto di un marmo marezzato.

L’espressione della ragazza è interrogativa: sembra attendere un commento da parte dell’osservatore e in questo modo ci coinvolge direttamente nella scena raffigurata.

Nell’ultimo periodo della sua breve attività dipinse la Signora ritta alla spinetta”, 1672, olio su tela, cm51,7×45,2cm, National Gallery di Londra.

Il significato di quest’opera è indicato dal dipinto appeso alla parete di fondo, che raffigura Cupido, dio dell’amore, con in mano una carta da gioco. Tale immagine, descritta dettagliatamente nei manuali iconologici dell’epoca, simboleggiava la fedeltà in amore, dove, suggerisce un modo di dire olandese, c’è una sola carta da giocare, e non si può barare”.

I riccioli attorno al viso, la collana, di perle, le trine e i nastri rossi della manica sbuffante sono tutte gocce splendenti di materia in punta di pennello, di luce catturata e restituita ai nostri occhi .

Nell’ultimo periodo, secondo l’opinione di molti critici, lo stile di Vermeer si irrigidì e perse freschezza. Quando i problemi economici diventarono più pressanti, i dipinti mancarono della spontanea naturalezza delle sue opere migliori. Uno di essi, l’”Allegoria della Fede”, viene addirittura giudicato negativamente da gran parte della critica. Il 16 dicembre 1675 Johannes Vermeer morì e pochi mesi dopo la sua morte la situazione finanziaria, già molto critica, divenne drammatica e la moglie dovette dichiarare fallimento e svendere i quadri dipinti da Vermeer.

Il pittore di Delft ci ha lasciato un esiguo numero di opere, tutte di straordinaria bellezza e luminosità. Il nome di Vermeer venne del tutto dimenticato dopo la sua morte e soltanto a partire dal XIX secolo, grazie al critico Théophile Thoré, la fama dell’artista è andata crescendo rapidamente e oggi i suoi quadri sono conservati nei più importanti musei del mondo.

Vermeer rimane, come ebbe a dire Proust , “un enigma, in un’epoca in cui nulla gli somiglia né lo spiega”.

N.B. Le foto sono state attinte da internet a scopo puramente didattico-illustrativo.

di Mattia Fiore

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