Una finestra sull’arte: “Vassily Kandinsky, una sinfonia di colori”

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Care lettrici e cari lettori

Con l’intento di mandare un messaggio di speranza, una risposta dell’arte a questa situazione di emergenza globale, oggi ho deciso, sperando di fare cosa gradita, di condividere con voi la presentazione del padre fondatore dell’Astrattismo lirico, il celebre pittore russo dal nome di nascita Vasilij Vasil’evič Kandinskij, conosciuto anche come Vassily Kandinsky.

La scelta di presentarvi Kandinsky ,(1866-1944),  è riconducibile non solo al fatto che egli rimane uno dei miei artisti preferiti ma anche, e soprattutto, perché le sue opere sono un’esplosione luminosa di colori che trasmettono una sensazione di forza, energia, tensione, determinazione, trionfo e gioia, in grado di far “vibrare” la mente e l’anima e di donare una piacevole sensazione fisica di serenità che, in questo periodo così difficile, ognuno di noi sta cercando.

La sua pittura è una meravigliosa sinfonia di colori, che illumina gli occhi di Bellezza e acquieta la mente.

Vassily Kandinsky, noto come il pioniere della pittura non figurativa,  nacque il 16 dicembre 1866 a Mosca, dove trascorse la sua prima infanzia. Il padre era un ricco commerciante di tè mentre la madre era una colta e avvenente moscovita. Nel 1871 la famiglia si trasferì a Odessa, in Ucraina, dove egli trascorse la sua adolescenza. I genitori si separarono e la sorella maggiore della madre si occupò della sua educazione e gli suscitò l’amore per l’arte e per la musica. Kandinsky imparò a suonare il violoncello e il pianoforte. Dopo un periodo trascorso a Odessa, ritornò a Mosca dove frequentò l’università della facoltà di Legge ed Economia politica che lo portò ad ottenere un posto come assistente presso l’università di Mosca. Qui conobbe la cugina Anja Cimiakin che sposerà nel 1892, ma il loro rapporto rimase più che altro di amicizia e di carattere intellettuale.

Nel frattempo, il suo amore per l’arte, ben sveglio a livello subliminale venne stimolato da due avvenimenti. Uno fu l’esposizione degli Impressionisti francesi a Mosca dove Kandinsky vide esposto il dipinto  

“I covoni” di Claude Monet e ne rimase molto affascinato e folgorato dall’intensità della tavolozza. La seconda esperienza “sconvolgente” che stimolò la sua sensibilità artistica, Kandinsky la ebbe mentre assisteva alla rappresentazione dell’opera Wagneriana “Lohengrin”, al teatro reale di Mosca. In questa occasione, grazie alla sua capacità sinestesica, Kandinsky percepì la forza della musica e il rapporto tra colori e suoni. Scrive “ Mi sembrava di avere davanti agli occhi tutti i miei colori. Davanti a me si formavano linee disordinate, quasi assurde”.  

Nel 1896, all’età di trent‘anni, con una promettente carriera di avvocato e addirittura con l’offerta di una cattedra presso l’università di Dorpater, egli abbandonò questa certezza in cambio di una vita insicura d’artista. Dunque, si trasferì a Monaco a studiare pittura, affascinato dal fervido clima culturale della città. Frequentò la scuola di Anton Azbe’, la più famosa di Monaco ma poi si iscrisse ai corsi del pittore Franz Von Stuck, all’ Accademia Reale di Monaco, dove conobbe l’artista Paul Klee. Dopo un anno, lasciò anche l’atelier di Franz Von Stuck per continuare da solo sia come pittore che come insegnante.

Nel 1901 fondò un gruppo di artisti chiamato Phalanx.

Nel 1904 si separò dalla moglie e la sua nuova compagna fu Gabriele Munter, pittrice espressionista tedesca, con la quale compì parecchi viaggi, in Italia, in Tunisia, in Francia.

Nel 1906 si recò con la Munter a Parigi e un’importantissima svolta avvenne  durante questo viaggio: vide il movimento artistico di pittori di avanguardia, denominato col termine “Fauves”, dal critico francese Louis Vauxcelles, per sottolineare, in senso spregiativo, l’uso “selvaggio” del colore. Kandinsky si  entusiasmò per la forza dei colori, il vigore e il cromatismo espressivo utilizzato dai Fauves.

La sua pittura ne venne trasformata; il colore, più immediato e puro si liberò dalla schiavitù del soggetto, avviandosi sulla strada dell’autonomia. Tuttavia, restò ancora legato al linguaggio espressionista, alla pittura popolare russa e alle icone.

Nel 1906 espose a Dresda con il gruppo espressionista “Die Bruke” (Il Ponte). Nello stesso anno subì l’influenza degli impressionisti ma altra fonte di ispirazione fu l’arte russa, che, con i suoi motivi folcloristici a tinte vivaci e le sue decorazioni astratte, era in grado di creare atmosfere mistiche e fiabesche, come si evince da questi due dipinti : “Coppia a cavallo” e “La vita variopinta”. Come si può osservare, i suoi primi lavori sono ancora figurativi, ispirati al magico mondo del folclore e delle fiabe russe, come pure all’iconografia della Chiesa ortodossa.

Coppia a cavallo”, 1906, olio su tela, 55×50,5 cm, Städtische Galerie im Lenbachhaus di Monaco.

La vita variopinta, 1907,tempera su tela, 130×162,5 cm, Städtische Galerie im Lenbachhaus di Monaco.

Nel 1908, insieme alla compagna Gabriele Munter e ad altri  artisti si trasferì a Murnau, cittadina dell’Alta Baviera. In questo periodo compose lo scritto teoricoLo spirituale nell’arte”, in cui affermò il “principio della necessita’ interiore” e la centralità dell’emozione nella creazione artistica; promosse un’estetica dell’arte astratta e sviluppò la sua teoria sulla pittura. Le linee e i colori, anziché mezzi per raffigurare gli oggetti, divennero strumenti per esprimere emozioni e sensazioni.

“Il colore è un mezzo che consente di esercitare un influsso diretto sull’anima”. Così si espresse Kandinsky in “Lo spirituale nell’arte”.

Negli anni 1909-1910, dipinse paesaggi d’intenso cromatismo in cui i riferimenti realistici via via si dissolsero, travolti dall’impeto del colore.

Kandinsky approdò alla pittura stratta a quarantaquattro anni, nel 1910, dopo una profonda meditazione sull’arte figurativa.

Egli concepiva i suoi quadri astratti in primo luogo come espressione di moti dell’anima e solo in secondo luogo come risultato di un processo creativo fondato su un lavoro intellettuale. Il suo astrattismo fu un linguaggio pittorico svincolato dalla rappresentazione della realtà.

Che cos’è l’astrattismo?

“Col termine “astrattismo” si indica l’avanguardia artistica, affermatasi in Europa all’inizio del Novecento, che rifiuta il realismo a favore della creazione di forme che non rappresentano la realtà in modo oggettivo.

Le opere di arte astratta non mostrano ciò che l’artista vede con gli occhi ma, attraverso figure geometriche, colori e linee, puntano a trasmettere un’emozione, una particolare percezione o uno stato d’animo”. 

Nel 1910 realizzò il suo primo dipinto non figurativo della storia, a matita, acquerello e china su carta (49,6×64,8cm), conservato presso il Musée national d’Art moderne, Centre Georges Pompidou, Parigi. Con questo acquerello venne abbandonato ogni elemento figurativo. Il colore, separato dalla forma, acquista significato e valore.

Il dipinto è un trionfo di forme e colori puri che non rappresentano la percezione visiva del mondo reale. L’artista, liberando la propria interiorità e la propria fantasia, cerca un contatto con l’anima del fruitore attraverso il quadro. Il pittore russo attraverso la sua arte intende raffigurare una visione del futuro gioiosa e fiduciosa.

Fu questo il periodo delle sue prime Improvvisazioni”, espressioni in gran parte inconsce di avvenimenti di carattere interiori, come egli stesso scrisse.  I dipinti nascono dal diretto rapporto con il foglio bianco; i segni, le linee e le macchie sono il risultato, non di un’intenzione progettuale, bensì del gesto immediato del pennino o del pennello intinti nel colore.

Essi non sono, né vogliono essere nulla di più dell’effetto del movimento della mano, che segue ed esprime lo stimolo d’impulsi interiori.

Così, i segni e le macchie degli acquerelli di questo periodo esprimono percettivamente le molteplici dinamiche del gesto: gli scatti improvvisi, le soste, i rallentamenti, il moto sinuoso come quello secco, la confluenza dei segni come la loro dispersione. Così dai primi acquerelli astratti del 1910, caratterizzati da un linguaggio fondato sull’immediata e autonoma espressività del segno e della macchia cromatica, si passò a opere di intenso lirismo cromatico, evolvendosi in seguito in composizioni di forme geometriche e colori piatti.

Nel 1911, insieme al pittore espressionista tedesco e l’amico della vita, Franz Marc, fondo’ il “Der Blaue Reiter” (Il Cavaliere Azzurro) a cui in seguito aderirono anche gli artisti Paul Klee, Make, Jawlensky e il musicista Schonberg, l’inventore della musica dodecafonica. Lo scopo di questo gruppo, che si sciolse nel 1914, fu quello di privilegiare gli aspetti emotivi e irrazionali dell’arte, e non quelli descrittivi o conoscitivi. Gli artisti non volevano più copiare il mondo, bensì “rendere visibili” le cose.

Nella concezione di Kandinsky, infatti, sia i colori che le forme astratte avevano un diretto e immediato significato simbolico ed erano capaci di suscitare emozioni.

Der Blaue Reither”, 1903, olio su tela, 55x60cm, Zurigo, collezione privata

Il titolo di questo dipinto venne riutilizzato da Kandinsky e Franz Marc come nome del gruppo da loro fondato nel 1911.

Kandinsky amò l’immagine fiabesca del cavaliere e il colore azzurro, che per lui, come anche per Franza Marc, era il colore più profondo, quello celestiale, quello che richiamava l’idea di infinito, di purezza e di spirito.

Per l’artista il tema del cavaliere indicò la trasformazione da principe delle fiabe a cavaliere paladino di una nuova estetica in cui lo spirito trionfa sulla materia. Kandinsky scrisse : “La via sulla quale ci siamo incamminati è quella che ci allontana dall’ esteriorità delle cose per avvicinarci al polo opposto che è quello della necessita’ interiore

Nel 1912 Kandinsky pubblicò l’importante saggio” Dello spirituale nell’arte”, in cui illustrò la sua concezione dell’arte a cui attribuì un valore trascendentale. Questo saggio fu fondamentale per capire la nascita e le motivazioni della pittura astratta. Per Kandinsky il colore aveva un effetto psicologico-spirituale sull’osservatore. “Un quadro dev’essere composto come se fosse musica”, scriveva Kandinsky, ” e deve suonare come una sinfonia cromatica”. In analogia alla musica egli vedeva i suoi colori e le sue forme “risuonare” e “vibrare”.

Fu questo il periodo a cui appartennero anche le sue prime opere i cui titoli rimandavano a termini usati nel mondo musicale, ovvero le «composizioni», le «improvvisazioni» e le «impressioni» che Kandinsky spiegò così nel suo libro dal titolo “Lo spirituale nell’arte”.

Nel 1911 Kandinskij realizzò sei Impressioni”. Le “Impressioni” mantengono ancora un legame con il mondo esterno (tipo il dipinto dal titolo “Concerto”)

Impressione V, 1911, olio su tela, Parigi, Musée national d’Art moderne,  Centre Georges Pompidou.

Impressione III (Concerto)”, 1911, olio su tela 77,5×100 cm, Städtische Galerie im Lenbachhaus di Monaco.

Quando Kandinsky ascoltò un concerto del compositore austriaco Arnold Schönberg, l’emozione che lo investì fu talmente forte che subito il pittore la trasferì in questo dipinto. Immagini stilizzate di spettatori e un piano a  coda sotto forma di un grande triangolo nero caratterizzano questa Impressione” di Kandinsky. Osservando più attentamente si possono cogliere alcuni elementi: la montagna blu al centro, dominata da un castello sulla sommità, tre figure con capelli rossi, due delle quali brandiscono delle lance, ancora schiere di lance sulla sinistra, che rappresentano un esercito in marcia e, sopra, una coppia di cavalieri in sella a due destrieri impennati. 

“L’arte e il suo rapporto con la musica”.

Per Kandinsky l’arte è un’esperienza dello spirito:  la pittura doveva essere simile alla musica, ossia raggiungere direttamente i sensi e trasmettere le giuste sensazioni ed emozioni, senza alcun bisogno di narrare vicende o raffigurare immagini, e in essa il colore rivestiva la stessa funzione del suono nella musica. Famosa è questa sua citazione: “Il colore è un mezzo per esercitare sull’anima un’influenza diretta. “Il colore” scriveva Kandinsky , “è come una tastiera, gli occhi sono i martelletti, l’anima è il piano con tutte le sue corde. L’artista è la mano che suona, toccando ora un tasto ora l’altro, per far vibrare le corde dell’anima”.

In Kandinsky, pittura e musica si fondono in un’unica forma d’arte sinestetica, che impetuosamente travolge il fruitore (**La sinestesia è un fenomeno per cui determinate persone hanno la capacità percettiva tale da riuscire a sentire i colori, a vedere il colore di un suono, ad associare una forma geometrica ad un sapore o a odorare un colore).

Improvvisazione 19”, 1911, olio su tela ,120×141,5cm, Städtische Galerie im Lenbachhaus di Monaco.

Le “Improvvisazioni”, sono dipinti che riflettono spontanei moti dell’animo; sono espressione di processi interiori, per lo più inconscia della personalità dell’artista. La genesi è immediata, improvvisa e d’impulso.

In questo dipinto abbiamo figure esili in primo piano, a destra, sopra un’ampia distesa di colore blu, e figure più piccole a sinistra, tutte dipinte con forme essenziali, sintetiche, e linee spesse. Il colore blu scuro oltremare domina su gran parte del quadro. Per il pittore l’azzurro era un “colore” celestiale“ che creava “profondità sovrannaturali”.

Improvvisazione 26, 1912, olio su tela, 97×107,5 cm, Stadtischen Galerie im Lenbachhaus di Monaco

In questo dipinto la macchia rossa sulla destra del quadro si rivela essere una figura stilizzata che, in connessione all’arco rosso e alla sei linee nere in primo piano,  rimanda alla spiegazione fornita da Kandinsky di “rematore”. Kandinsky con i colori che usa come suoni, vuole mettere “in vibrazione” l’animo dello spettatore.

Improvvisazione con forza, 1914, olio su tela, 110×110 cm, Stadtischen Galerie im Lenbachhaus di Monaco

Questo dipinto è un’esplosione di colori e di forme. Il titolo commemora una vacanza trascorsa in Baviera. Leggermente al di sotto del centro della composizione si possono vedere due figure in costumi bavaresi, in piedi su un pontile che attraversa una cascata, e due piccole barche a remi sulla sinistra. Sempre sulla sinistra si intravede un cavallo bianco, montato da un cavaliere con elmetto che regge una bilancia sulla punta della lancia. Questo personaggio rappresenterebbe uno dei cavalieri dell’Apocalisse che fa irruzione nel caos. Il dipinto fu eseguito poco prima dello scoppio della Grande Guerra.   

Dal 1909 al 1939, Kandinsky dipinse dieci “Composizioni”, tra cui questo olio su tela del 1913. Le Composizioni sono di gran lunga le opere più importanti, le più ponderate ed elaborate, che richiedono un processo creativo rielaborato a lungo. In queste composizioni viene però sempre resa ragione non al calcolo bensì al sentimento.

Esse contengono parecchie implicazioni cosmologiche, alludendo a caotici universi in formazione, a mutazioni energetiche, a conflagrazioni stellari dove il colore si accende in vividi e audaci accostamenti mai prima sperimentati.

Composizione IV”, 1911, olio su tela, 159,5×250, 5 cm,Kunstsammlung Nordrhein-Westfallen, Dusseldorf.

Osservando attentamente il dipinto si possono cogliere alcuni elementi: la montagna blu al centro, dominata da un castello sulla sommità, tre figure con capelli rossi, due delle quali brandiscono delle lance, ancora schiere di lance sulla sinistra, che rappresentano un esercito in marcia e, sopra, una coppia di cavalieri in sella a due destrieri impennati.

Composizione VI”, 1913, olio su tela, 195×300 cm, San Pietroburgo, Museo dell’ Ermitage

Questa “Composizione VI”  fu l’opera più importante esposta da Kandinsky al famoso ”Primo salone autunnale tedesco” organizzato a Berlino nel 1913.

In questo dipinto è chiaramente leggibile un movimento ascensionale delle forme, dove l’artista situa triangoli, frecce, forme seghettate ed elementi lineari posti in diagonale per suggerire il forte dinamismo che pervade l’immagine.

Dipinto con arco nero”, 1912, olio su tela, 188x 196 cm, Parigi, Musée national d’Art moderne, Centre Georges Pompidou.

La composizione di questo dipinto, si compone di tre campi di forme che si spingono l’uno verso l’altro: dall’angolo in basso a destra del dipinto una macchia che s’intensifica in rosso cinabro punta verso il centro del quadro. Davanti a essa procede una silhouette azzurra segnata da grosse linee.

Sopra le forme rosse e blu si erge un disco rosso-viola.

Tra gli elementi geometrici che intersecano la superficie del quadro e le forme colorate è rilevante in modo particolare l’arco nero che da’ il titolo all’opera e che, in effetti sembra un angolo che aggraffa tutte e tre le forme.

Composizione VII”, 1913, olio su tela Mosca , Galleria Tret’jakov

Questo dipinto rappresenta il capolavoro del periodo trascorso da Kandinsky a Monaco. Solo per la composizione del quadro Kandinsky realizzò più di trenta disegni ed acquerelli che vanno da meticolosi studi di dettagli  fino a schizzi dell’intera composizione.         

Nel 1913-14, il processo di astrazione si fece totale e le forme astratte di Kandinsky espressero dunque un contenuto spirituale ed emotivo.

Secondo l’artista, sia il colore che la forma possiedono specifici significati simbolici tali da produrre una “risonanza interiore” nel fruitore: il cerchio rappresenta l’unità, il triangolo l’ascesa nel divino, l’azzurro e il bianco, qualità dell’ anima.

Dopo il fallimento del primo matrimonio e la fine della relazione con Gabriele Munter, nel febbraio 1917 Kandinsky sposò la giovane e bella moscovita Nina de Adreevsky che lo accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni e dalla quale ebbe un figlio, Volodia, che purtroppo morì all’età di tre anni.

Nel 1918 l’artista aderì alla Rivoluzione d’Ottobre e insegnò all’accademia delle Scienze Artistiche. Kandinsky restò in Russia fino al 1921.

Nel 1922, a seguito del deteriorarsi del rapporto tra intellettuali e potere politico in URSS, ostile alle avanguardie, Kandinsky decise di fuggire a Berlino. Acconsentì volentieri alla proposta di Walter Gropius, (il fondatore della Bauhaus), di trasferirsi a Weimar e di accettare una cattedra di pittura al Bauhaus, istituto sperimentale di architettura e design fondato nel 1919. (**Nel 1925 il Bauhaus fu costretto a trasferirsi da Weimar a Dessau ma la persecuzione nazista continuò e nel 1933 l’istituto venne definitivamente soppresso).

Ovale rosso”, 1920, olio su tela, 71,5×71,5 cm Guggenheim Museum di New York

Il centro che domina questo quadro è costituito da una forma trapezoidale che sembra tridimensionale e formata da diversi strati. Kandinsky contrappose questa superficie ad uno sfondo verde. Nel dipinto sono raffigurati anche una forma gialla, lo scafo di una barca e il remo che sporge nello spazio verde.

Composizione VIII”, 1923, olio su tela, 140x201cm, Museo Guggenheim, New York

Kandinsky considerava questa una delle sue opere più significative.

Questo quadro è il capolavoro del periodo vissuto a Weimar, quando già insegnava al Bauhaus, poco prima della pubblicazione di “Punto, linea, superficie”

L’opera rappresenta forme geometriche elementari(cerchi, triangoli, quadrati, linee curve e rette), disposte in maniera apparentemente casuale.

Il centro circolare dominante è posto in alto a sinistra, contornato da altri epicentri di cerchi colorati. Il cerchio come simbolo di forma perfetta, ma anche come simbolo cosmico, è il fulcro dei dipinti di questo periodo. Il cerchio diventò figura predominante delle opere di Kandinsky.

Sono questi gli anni in cui Kandinsky si concentrò sulle potenzialità espressive delle forme e in particolare del cerchio, simbolo come diceva l’artista, di un legame con il cosmico.      

Kandinsky riuscì addirittura ad associare ad ogni colore il suono secondo lui corrispondente, e a mettere in relazione i diversi colori con le tre forme geometriche più semplici: cerchio, quadrato, triangolo.

Il pittore russo ipotizzò, più specificatamente, che certi colori possono essere potenziati da certe forme e indeboliti da altre.

I colori squillanti si intensificano se posti entro forme acute (ad esempio il giallo in un triangolo); i colori profondi vengono rafforzati da forme tonde (il blu per esempio da un cerchio); i colori caldi, infine, acquistano maggiore forza se interposti in forme quadrangolari (ad esempio il rosso con un quadrato).

Giallo, rosso, blu”, 1925, olio su tela, 128×201,5 cm, Centre Pompidou di Parigi

Per dimensioni e significato questo dipinto si avvicina alle grandi composizioni. La metà sinistra del quadro è chiara, leggera e lineare, quella destra più scura e pesante, con maggiore inventiva pittorica, come il cerchio blu scuro e la linea curva nera. Il giallo “terreno” indica solidità, il blu “celestiale” sembra volersi dileguare in alto a destra.

Nel 1926 Kandinsky sviluppò il periodo dell’astrazione lirica e cosmica, nel senso di una progressiva geometrizzazione ed espose i fondamenti della sua concezione dell’astrazione geometrica nel libro “Punto, linea, superficie” in cui illustrò i legami tra forme e colori.

Nel 1933, le sue opere vennero eliminate dai musei e svendute  poiché definite ”arte degenerata” dal Nazismo.

A partire dal 1934, Kandinsky inizia ad elaborare una pittura biomorfa. Nei suo quadri compaiono forme ameboidi colorate che vanno a sostituire gradualmente le forme geometriche.

Curva dominante”, 1936, olio su tela , Solomon R. Guggenheim Museum, New York

Questo dipinto è un’esplosione di fantasia. Nel quadro sono raffigurati cerchi, segni e forme biomorfe . È questo il periodo di un’astrazione biomorfa in cui le forme colorate fanno pensare al plancton o a esseri acquatici microscopici, come se si osservassero al microscopio.

Questo stile, sul piano compositivo, è ben rappresentato nel dipinto che segue.

Bleu de ciel“ (Azzurro cielo), 1940, olio su tela, 100×73 cm, Donazione Nina Kandinsky al Centre Pompidou.

Il dipinto è popolato da forme ameboidi, figure  antropomorfe e fantastiche che sembrano quasi microbi fluttuanti nell’aria o nell’acqua. 

Con l’instaurazione della dittatura nazista, accusato di bolscevismo, Kandinsky è costretto a stabilirsi in Francia, a Neuilly-sur-Seine, un sobborgo di Parigi, dove restò fino alla morte, avvenuta nel dicembre 1944, all’età di 78 anni, per arteriosclerosi.

L’influenza di Kandinsky non solo fu determinante per l’intera arte astratta del XX secolo, ma è tutt’ora particolarmente viva.

N.B. Le foto sono state attinte da internet a scopo puramente didattico-illustrativo.

di Mattia Fiore

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