Una finestra sull’arte: Van Gogh, i colori della vita

Care lettrici e cari lettori,

In questo momento critico per il Paese, al fine di contenere il contagio da Coronavirus, sono state adottate misure che hanno comportato la chiusura delle attività a rischio assembramenti di persone e la inevitabile conseguenza di chiusura di musei, gallerie, teatri e cinema oltre a tutte le iniziative culturali in programma annullate fino a data da definirsi.

È davvero un momento drammatico quello che stiamo vivendo, per il numero di decessi registrati a causa della pandemia da Covid-9, per l’economia del Paese e per la nostra amata cultura. Il mondo della cultura e dell’arte ai tempi del Coronavirus non si ferma e reagisce alla pandemia promuovendo iniziative culturali online: visite virtuali di musei, mostre. “Sicuramente non possiamo vivere senza pane, ma anche esistere senza Bellezza è impossibile” , amava dire Dostoevskij.

Van Gogh cercò sempre di “gioire pur nel dolore”, frase che torna con insistenza nei periodi più dolorosi. Con l’auspicio che la pandemia si arresti subito, il Centro San Gaetano di Padova ha annunciato la mostra di Van Gogh, “I colori della vita”, in programma dal 10 ottobre 2020 all’11 aprile 2021.

La mostra, ideata e curata da Marco Goldin, rappresenta la più grande esposizione dedicata a Van Gogh realizzata in Italia. Saranno esposte125 opere di cui oltre 80 di Van Gogh e di queste una settantina saranno prestate dal museo Kroller-Muller di Otterlo (Paesi Bassi).

Il percorso espositivo sara’ articolato in cinque sezioni, e precisamente: Il pittore come eroe, Gli anni della formazione, Dalla miniera di Marcasse all’Aia, Da Nuenen a Parigi, Un colore che cambia. Infine, il percorso espositivo prevede anche la proiezione di tre documentari.

In attesa dell’inaugurazione della mostra, che significherebbe la definitiva sconfitta del Covid-19 e quindi l’avvenuta ripartenza a pieno regime, mi piace condividere la storia del grande artista olandese, Vincent Van Gogh ( 1853-1890 ), pittore degli umili e dei fiori, figura chiave nel passaggio dall’Ottocento alla modernità. L’uomo che morì a 37 anni scoraggiato, avendo venduto un solo quadro dei circa ottocento che aveva dipinto ma diventa la leggenda artistica forse più popolare del Novecento. Tutta la vicenda umana di Van Gogh, con i suoi richiami religiosi e umanitari, con la sua irresistibile vocazione alla pittura, è un seguito di dure conquiste, ognuna delle quali scontata con il dolore e, infine, con la morte.

Il 30 marzo 1853, in un piccolo paese del Brabante olandese, a Groot Zundert, nasce Vincent Willem Van Gogh, figlio maggiore di un pastore protestante.

Vincent ricorderà l’infanzia e i giochi col prediletto fratello Theodorus (Theo), come il periodo “ forse più felice della sua vita”. Si deve a lui molta di quella felicità che quel fratello difficile riesce ad assaporare.

Per intervento dei tre fratelli del padre, tutti attivi nel mercato dell’arte, Vincent viene assunto nel 1869 presso la filiale dell’Aia della Galleria Goupil di Parigi, una delle maggiori ditte che operavano sul mercato artistico internazionale. Poi passa nella più importante succursale londinese (1873), infine in quella centrale di Parigi (1874). L’artista perde l’impiego, per il quale non ha mai nutrito grande interesse e prende la via di casa all’inizio del 1876. Per compiacere il padre, intraprende studi ecclesiastici che poi abbandona l’anno dopo per predicare nel Borinage, zona mineraria fra le più povere del Belgio, deciso a perseguire l’imitazione di Cristo sollevando le sofferenze degli umili; qui, come egli dice, assiste ai corsi gratuiti della “grande università della miseria”, qui vive gli stenti e le privazioni dei minatori e da questa esperienza esce con un esaurimento da cui non si riprenderà mai più.

Nel 1880 va a studiare disegno ad Anversa e realizza schizzi di minatori ispirati a Millet, che ammira molto.

A 27 anni Vincent decide di farsi artista e quindi inizia a studiare arte e si interessa ai grandi maestri nei musei di Anversa, Bruxelles e l’Aia. Gli artisti più amati e studiati da Van Gogh sono stati da Rembrandt, Millet, Vermeer e Delacroix ai prediletti compagni di strada Toulouse Lautrec Gauguin, Bernard e Seraut. Vincent corteggia la cugina Kee Vos, vedova, di sette anni più anziana. Un rapporto impossibile per l’incerto status sociale di Vincent, che, avversato dalla famiglia, desiste.

Durante il soggiorno all’Aia (1881), il giovane Van Gogh, deciso a diventare artista, mette su casa con Chistine Clasina Maria Hoornik, detta Sien, una prostituta incontrata per strada, e madre di una bambina e in attesa di un altro figlio e che Vincent ha accolto per curarla e aiutarla.

Christine diventa la sua modella e la sua compagna. Naturalmente il padre dell’artista reagisce malissimo, minacciandolo, non per la prima volta, d’internamento in una clinica per malattie mentali.

“Sorrow”, 1882, disegno, cm 44 x 27 cm, collezione Garman Ryan, Walsall ,New Art Gallery Walsall,

Il dipinto è ispirato alla vicenda di una prostituta di 32 anni, malata e incinta, nota come Sien.

Le crescenti ristrettezze lo costringono a rientrare in famiglia, trasferitasi a Nuenen, e dove resta per due anni circa, dal 1883 al 1885, lavorando intensamente. La tragedia sfiora la sua vita quando una vicina, Margot Bergeman, tenta di uccidersi in seguito al rifiuto opposto dalla famiglia al suo matrimonio con Vincent , del quale si era sinceramente innamorata.

Nel 1885 dipinge la prima opera d’impegno, “ I Mangiatori di patate”, in cui esprime il dramma della condizione umana che lo circonda: utilizza una tavolozza di colori scuri e densi e il disegno che sottolinea i contorni sgraziati di poveri contadini abbruttiti che, nella penombra di un ambiente povero, seduti intorno a un tavolo, consumano un pasto frugale a base di patate, fonte di sostentamento principale. Le pennellate aggressive e vibranti , la pastosità del colore, rivelano così crudelmente quelle mani deformate dal lavoro, quei volti ossuti e rugosi, illuminati dalla lampada sul tavolo con forti contrasti chiaroscurali, Van Gogh in questo quadro esprime pienamente le sue intenzioni di denuncia sociale e la sua visione ”morale dell’arte”, differenziando la sua ricerca da quella dei pittori contemporanei francesi. “Lavorando ho voluto fare in modo che si capisse che quei popolani che, alla luce della lampada, mangiano le loro patate prendendole dal piatto con le mani, hanno personalmente zappato la terra in cui le patate sono cresciute…e ho voluto così che il mio quadro esalti il lavoro manuale e il cibo che hanno cosi’ onestamente guadagnato” ( Vincent al fratello Theo)

“I mangiatori di patate”,1885, cm 82×114 cm, Amsterdam, Rijksmuseum Vincent Van Gogh

Muore il padre e Vincent dipinge “Natura morta con Bibbia e La joie de vivre di Emile Zola e nel 1885. all’inizio dell’inverno, si trasferisce ad Anversa dove scopre le stampe giapponesi, visita i musei e rimane impressionato dalla tecnica coloristica del pittore fiammingo Pieter Paul Rubens. L’opera “Natura morta con Bibbia”, rappresenta una monumentale Bibbia , affiancata a un romanzo contemporaneo di Emile Zola, il cui tema è se sia possibile una vita giusta e virtuosa in una società nella quale le religioni e la moralità tradizionale appaiono sempre meno autorevoli. Caratterizzata dai colori scuri, appartiene al periodo in cui Vincent cerca di vivere da predicatore laico, a contatto con le dure realtà sociali.

“Natura morta con Bibbia”,1885, olio su tela, cm 65×78 cm, Van Gogh Museum, Amsterdam

         L’anno successivo alla morte del padre, marzo 1886, Vincent raggiunge il fratello Theo a Parigi, una settimana prima dell’ottava mostra degli impressionisti e si integra con naturalezza nell’ambiente. Qui Vincent segue i corsi dell’atelier del pittore di soggetti storici Cormon.

Nei due anni che egli trascorre a Parigi si maturano quelle esperienze culturali che gli consentiranno gli straordinari risultati artistici del periodo successivoQui, il fratello Theo, oltre ad ospitarlo gli fa conoscere gli impressionisti e i loro amici: Monet, Toulouse-Lautrec , Bernard, Pissarro, Seurat, Renoir, Signac e Gauguin, col quale specialmente si lega. La tavolozza di Van Gogh diventa luminosa, mentre l’uso della spatola veniva progressivamente sostituito da una pennellata che si fa violenta e spezzata, adottando cosi’ la tecnica dei neoimpressionisti.

Vincent visita musei e gallerie, dipinge il suo primo “Autoritratto”, in abito da città e cappello di feltro grigio e cerca da solo, nei suoi “Fiori “, la ricchezza che non aveva trovato negli impressionisti. Questo autoritratto mostra come Van Gogh interpreta le teorie divisioniste e l’uso già espressionistico del colore. Trovare dei modelli disposti a posare per un misero compenso o per amicizia non era facile; perciò Van Gogh dipinse più volte il suo volto, servendosi di uno specchio. Si conoscono 35 autoritratti di Van Gogh.

“Autoritratto”,1887, olio su tela, Van Gogh Museum, Amsterdam

La conoscenza con Paul Signac, una delle figure leader del nuovo impressionismo scientifico o pointillisme, ha come effetto una tavolozza considerevolmente schiarita e una pennellata più varia. Inoltre, sviluppando un’idea di Millet, dipinse Un paio di scarpe” e i primi Girasoli”.

A marzo del 1887, Vincent organizza, insieme a Gauguin, Toulouse-Lautrec e a Emile Bernard una mostra al Caffè Le Tambourin, di proprietà della sua forse intima amica: l’italiana Agostina Segatori.

“Un paio di scarpe”,1886, olio su tela, cm 37,5x 52,5 cm, Van Gogh Museum, Amsterdam

 

 

 

“Girasoli”

I girasoli rappresentano i simboli del sole ardente del Mezzogiorno. Non c’è più traccia, qui, delle pennellate brevi e interrotte che appartengono all’esperienza divisionista. La pennellata continua, forte, aggressiva crea il disegno e il volume dei fiori, giallo su giallo, in una composizione piena di movimento. L’artista non si limita a rappresentare la realtà apparente ma si sforza di esprimere l’esperienza emozionale che prova davanti al mondo.

Risale al 1887 il ritratto di Pére Tanguy , il mercante di colori da cui si rifornivano gli impressionisti. Vendeva anche stampe giapponesi, molto amate da Van Gogh: la loro sintassi semplificata, a pochi campi di colore, lo aiuta a liberarsi dalle convenzioni accademiche. Il ritratto che Vincent gli ha dedicato esprime la sua gratitudine.

“Ritratto di Pére Tanguy”,1887, olio su tela, cm 65×51 cm, Musée Rodin, Parigi.

Il 18 febbraio del 1888 Vincent, affascinato dalla magia dell’Oriente, decora la casa di Theo con sue opere e stampe giapponesi; il giorno successivo visita lo studio di Seraut e qualche ora dopo parte per Arles, nel sud della Francia, su consiglio di Toulouse-Lautrec.

Van Gogh era entusiasta dei paesaggi luminosi e dei colori forti del mezzogiorno da cui prendere ispirazione. L’artista olandese si reca ad Arles, nella Francia meridionale dove affitta una casa e pensa a Bernard e a Gauguin per condividere il sogno di un Atelier del Sud , nella speranza di farne “ la casa degli amici”, un gruppo che lavori assieme, come avevano fatto gli impressionisti, stimolandosi verso la modernità.

Attivo nel mercato dell’arte, Theo decise di dare protezione a Vincent e ai suoi amici artisti per il progetto Atelier del Sud, ma questo aiuto stava per costargli il posto di lavoro (ricevette un richiamo all’ordine dai suoi superiori dell’impresa Boussod e Valadon). Saperlo risultò un colpo molto grave per Vincent, logorato dai lunghi anni di sforzi e travagliato dal turbamento che gli sembrava di apportare alla famiglia del fratello. Theo, che a dicembre aveva preso da Gauguin quattro opere in conto commissione, propone a Gauguin di raggiungere Vincent ad Arles.

In attesa, Van Gogh dipinge una riedizione del Seminatore” di Millet.

“Seminatore al tramonto “, 1888, olio su tela, cm 64x 84,5 cm, Kroller-Muller museum, Otterlo

Nell’estate crea altri capolavori: una serie di girasoli per la camera di Gauguin, la 2Notte stellata sul Rodano2, la “Camera da letto”, la “Casa gialla”.

 

“Notte stellata sul Rodano”,1888,olio su tela,cm72x92 cm, Museo d’Orsay, Parigi

 

 

 

“Camera da letto”, olio su tela

Il titolo è il nome di tre dipinti di Van Gogh , realizzati tra il 1888 e il 1889 e conservati rispettivamente presso il Van Gogh museum di Amsterdam , L’Art Institute of Chicago ed il museo d’Orsay di Parigi.

La prospettiva è leggermente rialzata, ondeggiante e allungata. L’immagine è affidata a colori accesi e brillanti , per niente realistici ma di assoluta capacità espressiva.

“Casa gialla”, 1888, olio su tela, cm 76×94 cm, Rijksmuseum Vincent Van Gogh, Amsterdam

È la casa studio che Van Gogh affitta nel maggio del 1888, in una piazza assolata vicino alle vecchie mura di Arles. Rappresenta il sogno dell’atelier del Sud, dove creare una comunità di artisti animati dagli stessi intenti per un’arte che possa tornare a illuminare la società nel suo cammino . Per preparare la casa alla futura collaborazione, Van Gogh la decora in una serie dei suoi Girasoli raggianti.

A questo stesso periodo appartengono i dipinti : “Caffè di notte – interno” e il “Caffè di notte – esterno”

“Caffè di notte – interno”, 1888, olio su tela, cm 65,5×81 cm, Otterlo, Rijksmuseum Kroller-Muller

L’interno è quello del Café de l’Alcazar, un locale desolato, con poca gente, in Place Lamartine, dove Van Gogh trova ospitalità nel primo periodo del suo soggiorno ad Arles, prima di sistemarsi nella casa gialla. Intorno alle lampade a gas, la luce vibra per le pennellate al tratto con il loro andamento circolare. Qui il compito di comunicare sensazioni è affidato completamente all’accostamento dei colori complementari ( rosso e verde, blu e arancio).

“ …nel mio quadro ”Caffè di notte” ho cercato di far capire che il Caffè è un posto dove si può rovinarsi, impazzire, commettere dei delitti” (Lettera a Theo)

“Caffè di notte – esterno”, 1888, olio su tela, cm 81×65,5 cm, Otterlo, Rijksmuseum Kroller-Muller

Qui, nella calma della piazzetta, il Caffè riversa il suo alone luminoso, mentre nel profondo del cielo le stelle si aprono come fiori di luce.

Vincent scrive a Theo: “…io ho un bisogno terribile di religione; allora vado di notte a dipingere le stelle…”

         Ad Arles Gauguin non va volentieri, il sogno dell’Atelier del Sud non gli appartiene. Quando Gauguin arriva, (23 ottobre 1888), trova un Van Gogh preso dagli artisti francesi Jean-François Millet e Honoré Daumier, da sollecitudini umanitarie a lui indifferenti che rendono difficili trovare soggetti comuni.

La diversità dei loro temperamenti è grande, e le occasioni di disaccordo sempre più frequenti. Posato , riflessivo, malinconico Gauguin, irruente e variabile Van Gogh.

Il 23 dicembre 1888 Gauguin decide di rientrare a Parigi e Van Gogh precipita in un profondo sconforto. Per due volte Vincent cerca di avventarsi sull’amico con un rasoio, poi, per punirsi, la notte della partenza dell’amico si amputa un orecchio e lo offre a una prostituta, Rachel, dicendole : “ Ti ricorderai di me. Questo è sicuro.” È questa la prima violenta crisi di una serie che travaglia i suoi ultimi anni di vita. È ricoverato all’ospedale di Saint-Rémy-de-Provence, dove il fratello Theo lo raggiunge la mattina di Natale. Il 7 gennaio del 1889 Van Gogh viene dimesso e nelle settimane seguenti, da solo nella casa gialla, dipinge due “Autoritratti con l’orecchio bendato”, altre versioni deiGirasoli”, e un ritratto diMadame Roulin”.

“Autoritratto con l’orecchio bendato”,1889, olio su tela, cm 69×49 cm, Courtauld Gallery, Londra

 

 

 

 

“Madame Roulin”, 1889, olio su tela, cm 91×71,5 cm, Amsterdam, Stedelijk museum

Quest’opera , dipinta un mese dopo la crisi di dicembre, segna il massimo avvicinamento di Van Gogh allo stile di Gauguin. Madame Roulin regge una corda che in realtà serve a dondolare una culla, e che qui è simbolo misterioso di un legame, rafforzato dalle mani intrecciate, ornate della fede nuziale. È un’immagine consacrante: la carta da parati a fiori ricorda il drappo che fa da spalliera alle antiche Madonne. In una lettera a Theo, van Gogh spiega che andrebbe esposto con ai lati vasi di girasoli come omaggio votivo, per evocare gli antichi altari bretoni.

Il lavoro frenetico e lo scambio che si è ristabilito con Gauguin in forma epistolare lo rimettono in uno stato di eccitazione simile a quello di dicembre 1888.

Il 25 gennaio per le lagnanze del vicinato, viene internato e dimesso dall’ospedale di Arles e la polizia mette i sigilli alla casa gialla.

L’8 maggio 1889 Vincent entra nell’ospedale psichiatrico di Saint-Paul-de-Mausole a Saint-Rémy-de-Provence, con una diagnosi provvisoria di epilessia. Il luogo, un convento del XII secolo dove dispone di una stanza e di uno studio, vede nascere una serie di capolavori : gli Iris, la Oliveto con cielo azzurro , un’altra Notte stellata, nei quai prevale una gamma nuova: il blu, il giallo e il verde. Per l’artista è una presenza notturna e luttuosa del paesaggio , che si oppone al girasole; così, in un altro capolavoro dipinto al culmine dell’estate, la figura del Mietitore è in un certo senso , l’opposto del Seminatore.

Nel corso dell’anno passato all’ospedale eseguirà ancora 150 tele e centinaia di disegni, lavorando come un ossesso, interrotto nella sua attività da lunghe crisi seguite da dolorose prostrazioni.

Van Gogh predilige il tema dei cipressi; alla violenza cromatica sostituisce il dinamismo della line, che assume forme torturate

“Iris”, 1889, olio su tela, cm 71×93 cm, Paul Getty Museum, Los Angeles

 

 

 

Oliveto con cielo azzurro“, 1889, olio su tela, cm 92×72,5 cm, Otterlo, Rijksmuseum Kroller-Muller.

 

 

“Notte stellata”, 1889,olio su tela,cm 74×92 cm, Museum of Modern Art, New York

Questo dipinto, icona della pittura occidentale, raffigura un paesaggio notturno di Saint-Rémy -de-Provence, poco prima del sorgere del sole. Appare il cipresso, simbolo del lutto per il sogno dell’Atelier del Sud, così come il Girasole era stato quello, luminoso, del suo avverarsi. L’artista pensa all’eternità : “Gauguin, Bernard e io forse non potremo vincere, ma nemmeno saremo vinti…forse non esistiamo né per l’una né per l’altra cosa, ma per consolare e per preparare la strada a una pittura che darà ancora più consolazione” ( Lettera a Theo, 1889)

“Mietitore”, 1889, olio su tela, cm 59,5×73 cm, Essen, Museum Folkwang.

Nello stesso anno Vincent dipinge “Autoritratto”, una delle più visionarie, interrogative, allarmanti immagini che l’artista abbia dato di sé stesso. Van Gogh negli autoritratti appare bendato oppure di profilo , per nascondere il lato del volto che portava il segno della sua fragilità mentale. Nell’autoritratto, tra i soggetti più frequentati dall’artista, le tecniche di stesura cromatica tentano di tradurre in immagine il complesso e misterioso stato d’animo del pittore. Il ritratto fu eseguito quando Van Gogh era internato all’ospedale di Saint-Remy ed è uno degli ultimi di una lunga serie di autoritratti. È quasi monocromo, giocato sulle tonalità di un delicato azzurro marino. L’unico tocco di colore è costituito dalla barba rossiccia del pittore. L’atteggiamento dell’artista denota una grande inquietudine e sofferenza interiori, un tormento psicologico enfatizzato dalla pennellata, nervosa e contorta, che si propaga sullo sfondo anch’esso azzurro e dall’andamento ondulato.

“Autoritratto”, 1889, olio su tela, cm 65×54 cm, Museo d’Orsay, Parigi

Il 22 Febbraio 1890 Vincent visita Arles per consegnare una copia (ora perduta) dell’Arlesiana a Madame Ginoux.

 

 

 

“Arlesiana, Madame Ginoux ”, 1888, olio su tela, cm 92×74 cm, Metropolitan Museum of Art, New York

 

        

 

 

Vincent ha un crollo nervoso che lo lascia infermo per due mesi.

Il 17 maggio 1890 fa un breve viaggio a Parigi per trovare il fratello Theo. Conosce quindi la cognata e il nipotino di tre mesi e mezzo che porta il suo nome.

Riparte poi per Auvers- sur-Oise, dove risiede il dottor Gachet, un appassionato d’Arte, amico di Cézanne e di Pissarro. Il dottor Gachet gli somiglia, e come lui è afflitto da depressione.

Il 20 maggio del 1890, Vincent arriva dal dottor Gachet che lo tranquillizza e accetta di prendersi cura di lui. Vincent dipinge un ritratto del nuovo amico, in cui si identifica.

Ad Auvers-sur-Oise il dottor Gachet, intellettuale e collezionista , cerca d persuadere Vincent che la depressione è la naturale conseguenza del lavoro mentale , e viene da lui ritratto nella posa del melanconico, col capo che riposa su una mano e con accanto un ramoscello di digitale ( pianta utilizzata in omeopatia per le sue proprietà cardiotoniche ma il suo impiego oggi è vietato perché altamente tossica).

“Ritratto del dottor Gachet”, 1890, olio su tela, cm 68×57 cm, Musée d’Orsay, Parigi.

Qui, a Auvers-sur-Oise, Van Gogh trascorse le ultime dieci settimane della sua vita durante le quali dipinse oltre cento quadri , compreso la “Chiesa di Auvers”. La tranquilla chiesa di villaggio, ritratta da Vincent dalla parte posteriore dell’abside che si erge contro il cielo, assume strane forme contorte e fiammeggianti, esprime un’inquietudine pesante, notturna. Una donna di spalle cammina sul sentiero costeggiando il bordo a ridosso del prato fiorito. Nel paesaggio inquietante è chiaramente trasfuso l’animo tormentato dell’artista.

“La chiesa di Auvers“, 1890, olio su tela, cm 74×94 cm, Museo d’Orsay, Parigi

Intervengono nuove sofferenze e Vincent capisce che il sogno dell’Atelier del Sud non si realizzerà. Si sente un peso per il fratello Theo, che ha ormai un figlio. Il 24 luglio scrive a Theo che il suo progetto di una comunità di artisti appartiene ormai al passato.

Tre giorni dopo, in un campo di grano, il “seminatore“ si spara un colpo di rivoltella al cuore.

Muore ad Auvers-sur-Oise il 29 luglio 1890, assistito dal fratello Theo e dall’amico Gachet. È per questi campi che Vincent si avvierà, senza cavalletto e colori, ma con una pistola che utilizzerà su sé stesso. Morirà due giorni dopo. Questo sterminato campo di grano, deserto di ogni presenza umana, nel sole ardente, percorso soltanto dai grandi corvi, esprime davvero il suo stato d’animo. Lo stile si inasprisce : la composizione è espressa con i colori puri e il ritmo furioso dei colpi di spatola sulla tela.

“Campo di grano con voli di corvo”, 1890 , olio su tela, cm50,5×100,5 cm, Amsterdam, Rijksmuseum Vincent Van Gogh

 

 

In solo cinque anni, dal 1885 al 1890, l’artista olandese trasformò le capacità espressive dell’arte moderna.

“L’unico momento in cui mi sento vivo è quando dipingo”
(Van Gogh)

 

di Mattia Fiore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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