informareonline-boccioni-autoritartto

Una vita fulminante, all’insegna del viaggio, della scoperta, della sperimentazione,
dell’intuizione geniale”.

Care lettrici e cari lettori, 

sperando di farvi cosa gradita, sono lieto di presentarvi una delle personalità più rilevanti del movimento futurista italiano, Umberto Boccioni

Nato a Reggio Calabria nel 1882, trascorre l’infanzia a Forlì, Genova e Padova poiché’ la famiglia è costretta a seguire gli spostamenti del padre, impiegato prefettizio.  A sedici anni lascia la famiglia perché ostacolato nel suo interesse per la pittura. Si rifugia presso una zia a Roma, dove può seguire i corsi all’Accademia di Belle Arti. 

Nel 1900 conosce Gino Severini, uno dei massimi esponenti del divisionismo, con cui inizia a frequentare lo studio di Giacomo Balla, quello che sara’ poi il suo maestro che lo introdurrà al divisionismo ovvero il movimento pittorico italiano sviluppatosi a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento e caratterizzato da aspetti tecnici come la scomposizione e composizione dell’immagine in mille filamenti luminosi, l’uso di una fitta rete di pennellate di colori lunghe e filamentose sovrapposte, l’accostamento di colori puri sulla tela (non mischiati sulla tavolozza) per ottenere la massima luminosità e un’immagine vivida e vibrante. Il movimento nacque ufficialmente nel 1891, quando le prime opere divisioniste vennero esposte all’esposizione Triennale di Brera.

Nel 1902 Boccioni compie un viaggio a Parigi e poi in Russia nel 1904. 

Verso gli anni 1905-1906, mentre lavorava come illustratore, nasce il suo interesse per i pittori della corrente del divisionismo italiano, Previati e Segantini, la cui pittura influisce sulla sua formazione pittorica. 

Nel 1908, l’artista si stabilisce a Milano con la madre e la sorella, dove ha i primi contatti con il nucleo fondatore del futurismo, in particolare la sua guida spirituale, il poeta Filippo Tommaso Marinetti

In questo dipinto del 1909, Boccioni concentra la sua attenzione sul carattere dinamico della vita urbana.

Officine a Porta Romana, olio su tela, cm 145x 75 cm,  Milano, Gallerie d’Italia.

L’utilizzo della tecnica divisionista conferisce all’immagine un notevole dinamismo.

Il 20 febbraio del 1909, Marinetti pubblica sul quotidiano parigino “Le Figaro” il “Manifesto del Futurismo”. 

Marinetti dichiara, con enfasi sul Manifesto futurista, nel 1909, che “ un auto da corsa, un auto ruggente …è più bella della Vittoria alata della Nike di Samotracia”, massimo ideale di bellezza occidentale. 

Con questa pubblicazione Marinetti celebra l’età industriale, la velocità, l’amore del pericolo, e la sfrenata energia della fabbrica, del cantiere, della locomotiva e dell’aeroplano.

Umberto Boccioni ne viene a conoscenza e ne rimane entusiasta

Boccioni contribuì come pittore, scultore e teorico al movimento d’avanguardia italiano promosso da Marinetti.

L’artista sottoscrive il Manifesto dei pittori futuristi e partecipa alle mostre futuriste. Il Manifesto sviluppa una serie di proposte: rifiuto indiscriminato della vecchia cultura, identificata nel mondo delle accademie e dei musei; esaltazione della vita come energia, della velocità, del dinamismo simboleggiato dai nuovi mostri tecnologici (automobili, aeroplani, ecc.), della guerra “sola igiene del mondo”. I futuristi forniscono la loro adesione al fascismo. 

Boccioni, tuttavia, si distingue dai suoi colleghi e amici, sia per le sue convinzioni socialiste, sia per l’atteggiamento profondamento analitico nell’elaborazione della sua pittura.           

I pittori che aderiscono al gruppo futurista sono: Umberto Boccioni (1882-1916), Carlo Carrà (1881 – 1966) e Luigi Russolo (1885 – 1947) che con Giacomo Balla (1871-1958) e con Gino Severini (1883-1966). A questi si unì  successivamente l’architetto Antonio Sant’Elia.      

Il Futurismo fu un movimento essenzialmente italiano e patriottico. Come dice il nome stesso, questo movimento intendeva ribellarsi ai modelli e agli ideali del passato, sfociando in una violenta polemica contro l’arte accademica. Era quindi necessario elaborare un’arte in grado di esprimere la vita frenetica della metropoli moderna. Un’arte che possa ispirarsi alla velocità alle sensazioni che tale dinamismo produce, moltiplicando i ritmi, deformando gli oggetti, permettendo visioni simultanee. Un’arte  che si   ispiri alla macchina, strumento di progresso. Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido.

Ma il desiderio di innovazione dei futuristi va ancora più in là: oltre a forme artistiche per la rappresentazione del tempo e del movimento, essi intendevano trovare il modo di rendere graficamente anche i rumori. 

Quindi, l’esaltazione dei futuristi per i moderni rumori dei motori si espresse anche musicalmente: gli artisti organizzavano infatti ”concerti rumorosi” e componevano musiche per macchine.

Tra i futuristi Umberto Boccioni rappresenta senz’altro la personalità più rilevante. Boccioni fu anche uno dei teorici della pittura futurista: elaborò il “Manifesto della pittura futurista” che, nel febbraio del 1910, fa sottoscrivere agli amici e colleghi Gino Severini, Giacomo Balla, Carlo Carrà e Luigi Russolo. 

La pittura futurista”, proclama il manifesto, deve esprimere il “dinamismo universale” come sensazione dinamica e la struttura essenziale dei corpi resi immateriali dal moto e dalla luce.          

L’11 aprile dello stesso anno esce il Manifesto tecnico della pittura futurista dove si puntualizza il carattere dinamico dell’arte inserito nella realtà contemporanea. La base linguistica su cui elaborare tale pittura è costituita dal divisionismo di Segantini, Previati, e Pellizza da Volpedo. 

I pittori si sforzavano di riunire diverse impressioni in una sola immagine, come una foto con un tempo di esposizione prolungato

Un cane che corre viene rappresentato con dodici gambe, e la mano di un violinista con una moltitudine di dita vorticanti. I loro quadri esprimevano anche un grande entusiasmo nei confronti delle innovazioni tecnologiche e, come si deduce dal nome di questo movimento, una grande fiducia nel futuro

Il nucleo della poetica di Boccioni è espresso nella sua grande opera del 1910, La città che sale, (olio su tela, cm 199,3 x 301 cm, Museum of Modern Art di New York). Il dipinto allude a un avvenimento reale, un cantiere alla periferia di Milano. 

Questo dipinto è il primo e grandioso capolavoro con cui l’”anima avventurosa e inquieta” di Umberto Boccioni, come lo definiva Marinetti, presentò al mondo la pittura futurista , di cui fu uno degli ideatori. 

Originariamente l’opera era stata chiamata “Il lavoro” e assunse il titolo attuale al momento in cui fu presentata alla prima mostra di pittura futurista, alla Galleria Bernheim-Jeune di Parigi.

Realizzato con vibranti tocchi di colore d’ispirazione divisionista, questo dipinto ”manifesto” sintetizza la crescita turbinosa della città industriale, il dinamismo , la velocità e  l’energia rappresentata nella grande massa del cavallo, arcuato in un’enorme tensione. 

Per Boccioni doveva essere un simbolo innalzato alla vita moderna. 

In tre opere del 1910, “Rissa in galleria”, la “Baruffa”, la “Retata” il dinamismo di Boccioni è sviluppato nel tema dello scontro tra la folla e la polizia, fatto assai frequente in questo periodo di fermenti sociali. 

In tali opere la materia pittorica si fa luce pulsante nel colore puro.

Rissa in galleria”, 1910, Pinacoteca di Brera, Milano

In questo dipinto Boccioni coniuga, nel colore puro, divisionismo ed espressionismo

Retata”, 1910

Baruffa”, 1911, olio su tela, cm 50,5×50,5 cm, 

Museum of Modern Art di New York 

Nel 1911 Boccioni, con Carrà, compie un viaggio a Parigi dove può vedere le opere dei cubisti. A tale periodo risale il grande dipinto La risata in galleria (olio su tela, 110,2 x 145,4 cm, Museum of Modern Art, New York), sfregiato da uno sconosciuto nel corso della Mostra d’Arte Libera e ridipinto dopo il viaggio a Parigi.

Un pilastro importante della sua poetica pittorica è la “simultaneità” ovvero la possibilità di generare visioni multiple, di rendere nello stesso momento ciò che è vicino e ciò che è lontano, ciò che è appena passato, ciò che è presente e che si smaterializza per proiettarsi nel futuro.

L’entusiasmo nei confronti della tecnica e della velocità si manifesta in questo quadro in qualità di celebrazione della produttività. Agli occhi dei futuristi, gli uomini sembravano ormai in possesso dei mezzi necessari a cambiare attivamente il volto del mondo. 

La strada entra nella casa, 1911, olio su tela, cm70x75cm, Sprengel Museum, Hannover

Questo quadro di Boccioni è pervaso da un dinamismo dirompente, sembra quasi che l’energia degli operai intenti negli scavi edili prema sulle pareti degli edifici. Spostando e facendo ruotare gli assi, Boccioni crea un apparente accavallamento di diverse prospettive. Spazio e architettura si frantumano e, in una movimentata struttura di schegge dalla forma particolarmente aguzza, tendono a scindersi. 

La figura della madre ha un ruolo importante non solo nella vita ma anche nell’arte di Boccioni. L’artista continua a raffigurala nei suoi dipinti fino alla morte, eleggendola a simbolo universale di vita e di energia. 

Materia”,1912-1913, olio su tela, cm 226×350 cm, appartiene alla collezione di Gianni Mattioli, Milano. 

Questo è il ritratto più famoso, opera chiave della sua produzione futurista. Dal punto di vista formale l’opera si caratterizza per l’applicazione dei principi della scomposizione e della compenetrazione dei piani colorati. 

L’11 aprile 1912 Boccioni stilò ilManifesto tecnico della scultura futurista” in cui espresse le proprie convinzioni in merito allo sviluppo di un’opera d’arte plastica. Questo bronzo costituisce una delle opere più importanti del maggiore rappresentante del Futurismo. Secondo Boccioni è possibile trasferire le idee di movimento, velocità, espansione e simultaneità nella materia tridimensionale. 

Protagonista è ancora il dinamismo.

Forme uniche nella continuità dello spazio”, 1913, cm111x 88,5cm, Museum of Modern Art, New York

La grande scultura di bronzo “Forme uniche della continuità nello spazio”, rappresenta un uomo volitivo e coraggioso, impegnato in una corsa verso il futuro. Questo dipinto del 1907 era riconosciuto inizialmente come il“ Ritratto dello scultore Brocchi”. Lo scorcio cittadino sullo sfondo (forse Padova) è ottenuto per mezzo di piccole pennellate dai colori caldi e vibranti e utilizzando la tecnica divisionista della scomposizione della luce e del colore.

Ritratto di scultore”, olio su tela, collezione privata.

Quest’opera di Boccioni può essere considerata la sintesi delle sue prime ricerche divisioniste che si basano su un accurato studio scientifico dei meccanismi della luce e sulla divisione del colore. 

Risale al 1908 questo quadro dal titoloIl romanzo di una cucitrice”, (olio su tela, Collezione Barilla, Parma)

La composizione è ancora legata alle prime esperienze divisioniste e mostra come Boccioni abbia seguito attentamente la lezione dei due esponenti più rappresentativi della corrente del divisionismo italiano: Pellizza da Volpedo e di Gaetano Previati. 

Le tre donne effigiate in questa grande tela rappresentano per Boccioni le tre donne della sua vita e precisamente, la madre ( Cecilia Forlani), la sorella Amalia e, in posizione centrale e arretrata, la modella-amante Ines. 

Tre donne“, 1910, olio su tela, cm 180 x 132 cm,  Banca Commerciale, Milano 

Elasticità”, 1912, olio su tela, Milano, Civico Museo d’Arte

L’intera composizione, in cui predominano le linee curve e i toni accesi, è percorsa da un’energia interiore che si sprigiona verso l’esterno fino a coinvolgere quasi lo spettatore stesso.

Nel 1914-15 Boccioni si allontana progressivamente dalle concezioni futuristiche, continuando tuttavia a partecipare all’attività del movimento e collaborando alla rivista letteraria italiana “Lacerba”, fondata a Firenze nel 1913 da Giovanni Papini e Ardengo Soffici.

Nel 1915 Boccioni si arruola volontario nel battaglione ciclisti; un anno dopo, a Sorte, vicino Verona, cadendo da cavallo durante un’esercitazione, muore. Una morte tanto prematura quanto assurda.

Dopo la tragica morte di Boccioni, Severini ritorna alla figurazione, Carrà sfocia nella Metafisica e Balla giunge a una totale astrazione geometrica.

Gino Severini ha scritto “E ‘stato un grande colpo di fortuna per noi per incontrare un uomo, la cui direzione è stata decisiva di tutte le nostre carriere.”

N.B. Le foto sono state attinte da internet a scopo puramente didattico-illustrativo.

di Mattia Fiore

Print Friendly, PDF & Email