Una finestra sull’arte: René Magritte

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Care lettrici e cari lettori, Oggi, col piacere e la bellezza della condivisione, ho deciso di presentarvi il celebre artista belga René Magritte (Lessines, 21 novembre 1898 – Bruxelles, 15 agosto 1967). Desidero inoltre informarvi che, vista la lunghezza, l’articolo è stato diviso in due parti e la pubblicazione della sua “seconda parte” seguirà nei prossimi giorni. René Magritte è considerato il maggior pittore del Surrealismo in Belgio insieme a Paul Delvaux.

Nasce nel 1898 nel comune belga di Lessines. Nel 1912, dopo il suicidio della madre, avvenuto quando egli aveva quattordici anni, si trasferisce a Charleroi, dove frequenta il liceo e dove incontra la sua futura compagna Georgette Berger, che sposerà nel 1922. Dopo aver concluso gli studi classici, nel 1916 Magritte frequenta l’Accademia di Belle Arti a Bruxelles e lavora inizialmente come disegnatore pubblicitario. In questo periodo si interessa ai movimenti d’avanguardia, in particolare al Cubismo orfico e al Futurismo.

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Terminati gli studi Magritte si sposa e inizia a lavorare come  grafico, disegnando manifesti pubblicitari, copertine di libri e dischi, carte da parati e tappezzerie. È risaputo la svolta surrealista dell’artista belga avvenne nel 1923 con la scoperta dell’opera di Giorgio de Chirico, in particolare con la visione del dipinto “Canto d’amore (1914)”, nel quale compare sul lato di un edificio la testa enorme di una statua greca ed un gigantesco guanto in lattice, esperienza che lo colpì profondamente.

Questo dipinto costituì per Magritte la chiave di volta e quando lo vide affermò: “I miei occhi avevano visto il pensiero per la prima volta”.

Nel 1924 partecipa alle attività del gruppo surrealista belga di cui diventa ben presto capofila. Nel 1926 Magritte prende contatto con André Breton, leader del movimento surrealista, e con gli amici Camille Goemans, Marcel Lecomte e Paul Naugé fonda il primo gruppo del Surrealismo belga.

 Che cos’è il Surrealismo? È un movimento, nato nel 1924 secondo il quale solo conciliando sogno e realtà si può giungere a una realtà superiore, la sur-realtà. Questo movimento si ispirò, quindi, all’irrazionale e all’inconscio e ricevette notevole impulso dalla psicanalisi di Sigmund Freud. La poetica surrealista è caratterizzata dalla ricerca sull’inconscio, sul sogno e sull’automatismo, forze creatrici che devono essere liberate nel processo artistico. Il Surrealismo non nega la realtà, la trasfigura con deformazioni irreali e accostamenti inconsueti. Il teorico del gruppo fu il poeta André Breton che descrisse il Surrealismo come ”automatismo psichico puro mediante il quale ci si propone di esprimere sia verbalmente, sia per iscritto o in altre maniere, il funzionamento reale del pensiero, con assenza di ogni controllo esercitato dalla ragione” .

Il Manifesto del Surrealismo di André Breton (1924) esaltava l’importanza del subconscio e mirava a fondere il sogno e la realtà. “Io credo nella futura fusione tra sogno e realtà in una sorta di, se si vuole,  assoluta “sur-realtà”dichiarò André Breton, coniando allo stesso tempo il nome di tale orientamento. Poiché l’inconscio riaffiora soprattutto nei sogni e negli stati di trance, il mondo dei sogni acquista grande importanza per i surrealisti. Il più importante pittore visionario, precursore del movimento fu, per i Surrealisti, il pittore olandese Hieronymus Bosch (1453-1516).

Il surrealismo non rimase confinato nelle arti figurative, bensì si espresse anche in letteratura. Tra gli artisti che aderirono a questo movimento si distinsero gli spagnoli Salvador Dalì e Joan Mirò, il tedesco Max Ernst, il belga René Magritte e la messicana Frida Kahlo, per citarne solo alcuni tra i più importanti. Ciò che li accomunava, era l’idea di “anteporre la realtà psichica al mondo reale esteriore”.

 Nel 1927 Magritte si trasferisce con sua moglie a Parigi.

Nello stesso anno Magritte la realizza la sua prima mostra personale surrealista alla Galleria Le Centaure dove espone  il suo primo quadro surrealista Il Fantino Perduto”, 1926, olio su tela, cm39,5x54cm, Collezione Privata, New York.

Questo dipinto, che non viene accolto bene dalla critica e dal pubblico, raffigura un sipario aperto su un palcoscenico con la scena di un fantino che spinge al galoppo il suo cavallo in una foresta fatta di alberi senza fronde, i tronchi sono scacchi da cui spuntano rami neri, e sono disposti su una scacchiera. Nella pittura di Magritte si percepisce non il virtuosismo del pennello ma il pensiero che la fa scaturire e che da essa scaturisce. La pittura non ha a che fare con la realtà ma con il pensiero. Magritte si concentra sulla ricerca di effetti di spaesamento e di mistero.

 Il doppio segreto”,  1927, olio su tela, cm114×162 cm, Parigi, Musée national d’Art moderne, Centre Georges Pompidou.

In questa tela Magritte utilizza artifici quali la trasformazione degli oggetti noti, il mutamento di materia, lo straniamento  degli oggetti. L’opera esercita un potente effetto straniante acuito dal contesto. Pur riconoscendo di trovarsi di fronte a due immagini distinte, poste sullo sfondo di un paesaggio marino, il nostro sguardo ”vede” una donna, ricomponendo i due frammenti. La figura alla destra ha un’ampia profondità, simile alla corteccia di un albero adorna di sonagli al posto di ossa, sangue e fasci muscolari.

Gli amanti”, 1928, olio su tela, cm54x73cm.

In questo stesso anno furono realizzate due versioni dello stesso dipinto.

La prima versione è custodita presso la National Gallery of Australia, la seconda, invece, si trova al MoMA di New York che corrisponde a quella che potete osservare in foto. Il dipinto ritrae due amanti coi volti coperti da lenzuoli bianchi che tentano un improbabile bacio. La presenza di lenzuoli e’, secondo molti, riconducibile al suicidio della madre che nel 1912 morì gettandosi nel fiume Sambre. Magritte che aveva appena quattordici anni assistette al recupero del corpo della madre che aveva una camicia da notte avvolta attorno alla testa.

Il bacio tra i due amanti suscita turbamento, è un simbolo di morte e di impossibilità di comunicare. I protagonisti del quadro si scambiano un amore muto.

Il falso specchio”(Le Faux Miroir), 1928, olio su tela, MoMA, New York.

Questa è una delle più significative opere del Surrealismo. A chi credeva di aver compreso i suoi dipinti Magritte diceva: E’ più fortunato di me”. Magritte utilizza il “paradosso visivo”, tipico procedimento dei Surrealisti, consistente nel mettere insieme elementi che non hanno alcuna relazione tra loro e costringendo così l’osservatore ad usare la sua immaginazione per conferire senso al quadro. L’occhio, ritenuto simbolicamente lo specchio dell’anima, occupa l’intera superficie della tela da totale protagonista. Nella sua struttura sono inseriti elementi altrettanto simbolici come il cielo attraversato da nuvole, nel quale la pupilla appare come una sorte di sole nero.

 Ceci n’est pas une pipe”, 1928-29, olio su tela, cm60×81 cm, Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles, California.

La figura della pipa è accompagnata da una frase. L’incongruenza però appare immediata alla lettura: la scritta recita “Ceci n’est pas une pipe” (questa non è una pipa).Quello che intende dire Magritte è che quella non è una pipa ma la sua rappresentazione. Ci avverte che ciò che è raffigurato è solo una rappresentazione, come rappresentazioni sono le parole e i pensieri; rappresentazione non significa realtà, l’immagine di un oggetto non è l’oggetto stesso! La pittura di Magritte, precisa e meticolosa, quasi fotografica crea un’immagine della realtà che stupisce e sorprende. Per Magritte la pittura è in primo luogo un’arte del pensiero”.

 Nel ringraziarvi per l’attenzione che mi avete dedicato, vi confermo che a breve sara’ pubblicata la seconda ed ultima parte di questo stesso articolo. Arrivederci a presto.

di Mattia Fiore

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