Una finestra sull’arte: Renato Guttuso (parte seconda)

286
informareonline-una-finestra-sullarte-renato-guttuso-prima-parte
Pubblicità

Care lettrici e cari lettori,

Sperando di fare cosa gradita, vi presento la “seconda parte” dell’articolo dedicato all’arte del celebre artista palermitano Renato Guttuso (1912-1987), uno tra i principali esponenti del Neorealismo pittorico, Corrente che, facendo riferimento al Realismo socialista, si proponeva la realizzazione di opere pittoriche ispirate alla realtà che potessero essere intese anche dalle classi popolari.

Pubblicità

Per tutti coloro che non hanno avuto la possibilità di leggere la “parte prima” di questo articolo ma che desiderano non perdere l’occasione per poterlo fare, vi invito ad andare sulla pagina di “Informare” per rilevare l’articolo già pubblicato utilizzando il seguente Link. Vi auguro buona lettura.

“Come potrò io, pittore del XX secolo, pensare di essere in una tradizione , di misurarmi con gli artisti del passato…cosa dovremo fare perché la modernità …sia degna di diventare antichità? (Renato Guttuso, 1984)

La spiaggia”, 1955-56, olio su tela, cm 301x452cm, Galleria nazionale, Parma.

In questo dipinto si può notare un ritratto di Pablo Picasso che sventola un asciugamano verde come se fosse il drappo di un torero.

 Dopo il 1958 Guttuso abbandona i rigidi dettami dell’estetica realista.

Realizza il dipintoLa discussione”, 1959-60, Tate Gallery, Londra.

Risale al 1966, l’opera di ispirazione politica “Nuvola rossa”,1966, National Gallerie, Berlino.

Musa ispiratrice dell’artista sara’ la modella e stilista Marta Marzotto conosciuta a Milano nel 1967. Saranno uniti da una passione travolgente che durerà vent’anni nonostante entrambi fossero sposati. Lui la chiamava “libellula d’oro” e “nuvola bionda”.

A lei sono ispirate le opere della serie “Le cartoline”.

 La notte di Gibellina”, 1970, olio su tela, cm 260x300cm, Roma, collezione privata.

Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 la Valle del Belice (area della Sicilia compresa nelle province di Palermo, Trapani e Agrigento), fu colpita da un violento terremoto, causando centinaia di morti e feriti e ingenti danni in diverse città, tra cui Gibellina, completamente rasa al suolo. Guttuso dipinge la tragica processione di morte raffigurando mezze figure in primo piano e l’agitarsi degli uomini e delle donne che vanno e vengono con le fiaccole in mano. Spicca la figura di una grande donna chiusa nello scialle nero( la Sicilia?) il cui volto è cancellato dalle lacrime.

Le visite“(particolare con Durer), 1970, acrilici su carta incollata su compensato, collezione privata. Questo è uno dei quattro pannelli originariamente pensati per formare un’unica opera di grandi dimensioni, circa otto metri per tre. Intitolata “Le visite”, quest’opera viene esposta per la prima volta alla Galleria La Parisina di Torino nel 1970.

Guttuso ha voluto rappresentare una parte del suo ricco mondo interiore, gli incontri fondamentali, le sue preferenze di uomo e artista. Nel primo pannello si vede un angolo dello studio del pittore e dalla vetrata aperta entra una misteriosa donna nuda senza volto; nel secondo compare Picasso, seduto a un tavolo; nel terzo si vede Mao con il libretto rosso e un altro uomo( forse Lin Piao) che applaude. In quest’ultima sezione ci sono due personaggi : Durer e Marlene Dietrich, nella classica posa di Lola nel film “L’angelo azzurro”, L’artista si è posto all’altro capo del tavolo: di lui si vedono solo le mani, che porgono un dolce ai due ospiti nel suo studio.

È il 1970 e da questo momento la storia del pittore diventa prevalente rispetto a quella del politico, del polemista , dell’ideologo. Un’opera monumentale come “I funerali di Togliatti” e la scena emotiva della “Vucciria” non sono più quadri politici, ma espressione di sentimento e di stile.

Tra le opere più famose di Guttuso figura I funerali di Togliatti, 1972, acrilici e collage di carte stampate su carta incollata su quattro pannelli di compensato, cm340x 440cm, Bologna, Galleria d’Arte Moderna.

Tra i quadri di ispirazione politica di Guttuso, questo è certo il più importante. Quest’opera diventerà Manifesto del Partito Comunista Italiano. Nel quadro si impone il cielo con i bagliori del tramonto romano, tra lo scorcio del Colosseo, simbolo di morte del passato e il gruppo di operai con il pugno alzato, simbolo di vita del presente. Il colore rosso delle bandiere diventa il vero protagonista del ricordo di Togliatti.

Guttuso pubblica, inoltre, un volume sul ruolo dell’artista nel contesto sociale “Il Mestiere di pittore”, un libro che raccoglie i suoi scritti sull’arte e la società.

È insignito del premio Lenin per la pace.

Banchetto funebre (Convivio)” 1973, Aachen, Neue Gallerie.

Renato Guttuso ricordò l’amico Picasso con quest’opera, in cui raffigura l’artista spagnolo circondato da amici, quali Gertrude Stein, Dora Maar, Apollinaire, Casagemas. Intorno al tavolo ritrae le figure tratte da “Guernica” e una donna bionda (Marta) che porge una mela.

Nel 1974, Guttuso realizza il grande quadro che poi dona all’Università di Palermo, “La Vucciria”, (olio su tela, cm300×300cm, Palazzo Steri, Palermo), il più famoso e affollato mercato di Palermo, dipinto a cui lo scrittore Goffredo Parise dedicherà un saggio nel quale si legge: “ Nessun altro quadro di Guttuso ha mai espresso con tanta intensità il sentimento profondo del nostro paese”. “E’ una specie di natura morta attraversata dalla gente”, così parla del dipinto l’artista stesso.

In questo dipinto è evidente il legame fortissimo che lega l’artista alla sua terra, la Sicilia. Anche se dipingo una mela, c’è la Sicilia”( Renato Guttuso).

Solo la “sicilianità” di Guttuso poteva concepire di raccontare quel mercato , quel vociare, quell’ammassarsi di carni , verdura, frutta, pesci , uova, animali. Un luogo dove si mescolano gli odori di prodotti di ogni genere, dove risuonano le grida dei venditori secondo le cadenze antiche, dove sembra concentrarsi la vita di Palermo.

Alle elezioni politiche del 1976 Renato Guttuso viene eletto senatore della Repubblica Italiana nel collegio di Sciacca per le liste del PCI.

Dipinge ”Il Caffè Greco”, 1976, omaggio a De Chirico e alla vita come flusso e memoria.

Guttuso dipinge la sala interna del Caffè Greco, di Roma, che ha ospitato nelle salette accoglienti artisti ed intellettuali da oltre un secolo. Tra gli avventori, turisti, le ragazze in piedi , sedute o abbracciate, spicca la presenza di Giorgio De Chirico, il nume della pittura metafisica, protagonista delle ore dell’aperitivo nel caffè. Accanto a De Chirico è rappresentato un suo duplicato che fa riferimento all’autoritratto ”Nudo del 1942”.

Seduto al tavolo al centro del Caffè Greco, è raffigurato il ritratto del poeta Guillaume Apollinaire.

Del 1982 è “Spes contra Spem“Speranza contro Speranza”, olio su tela, cm300x500cm, allegoria e foto di gruppo della sua vita d’artista e di chi gli è stato vicino. 

Siamo nello studio del pittore: al centro della parete di fronte , una donna nuda(l’amore?) , vista di spalle, spalanca la finestra su un azzurro paesaggio marino. In alto, in luogo del soffitto, un affollarsi di “mostri” di Villa Palagonia, a Bagheria.

Il dipinto attraverso una fitta serie di simboli parla chiaramente di morte e resurrezione.

Sugli scaffali della libreria, un teschio e un uovo a ricordarci la morte e la resurrezione. Una bambina , simbolo della vita, corre felice con un garofano in mano. Davanti alla tela rossa è ritratta la moglie Mimise con uno sguardo melanconico, mentre a lato è ritratto l’amico Elio Vittorini.

Del 1984 è “ Il bosco d’amore”, olio su tela, cm300x410cm, Bergamo, collezione privata.

È il suo congedo, dove Eros e Thanatos celebrano una primavera inquieta , un sogno perduto di giovinezza.

La struttura della composizione è circolare. Sullo sfondo, il ritmo verticale dei tronchi d’albero e davanti tre coppie di amanti in piedi. Seduta sul prato, ancora una volta nell’atteggiamento della “Melancholia” di Durer, è la fanciulla dai capelli sciolti.

Guttuso muore il 18 gennaio del 1987, un anno dopo la morte della moglie lasciando in eredità alla città natale, Bagheria, molte opere che sono state raccolte nel museo locale di villa Cattolica.

Lascia incompiuto il grande dipinto Nella stanza le donne vanno e vengono”, 1986.

di Mattia Fiore

Print Friendly, PDF & Email
Pubblicità