La vita e le opere dell’artista: 1483-1511

Raffaello nasce il 1483 a Urbino da Giovanni Santi di Pietro e da Magia di Battista di Nicola Ciarla.
Riceve un primo indirizzo alla pittura dal padre, maggiore pittore urbinate alla corte di Federico da Montefeltro.
Per la sua formazione ebbero indubbiamente un’ importanza notevole le influenze della società artistico-letteraria della corte di Urbino, dominata nella seconda meta’ del XV secolo dalle grandi personalità di Piero della Francesca (uno dei più grandi pittori italiani del quattrocento), dall’architetto Luciano Laurana e dal senese Francesco di Giorgio Martini (architetto, pittore e scultore).
Nel 1491, morta la madre, il padre si risposa ma Raffaello non riuscirà mai ad avere buoni rapporti con la matrigna. Nel 1494 muore il padre Giovanni Santi.
Dal 1495 circa Raffaello è presso il Perugino che fonde insieme la luce e la spazialità monumentale di Piero della Francesca, (dominata dalla prospettiva e da un solenne impianto compositivo), con i modi lineari del Verrocchio, suo maestro, in ampie composizioni dove i personaggi in posa si inseriscono in spazi nitidi e luminosi.
Il 10 dicembre 1500 Raffaello riceve l’incarico di dipingere la Pala del beato Nicola da Tolentino insieme a Evangelista da Pian di Mileto, primo assistente alla bottega del padre di Raffaello.
All’epoca diciassettenne, Raffaello è già indicato nel contratto come magister, ritenuto pittore autonomo dall’apprendistato concluso. La Pala sarà compiuta il 13 settembre 1501. Di questo periodo sono la Madonna Solly, la Madonna col bambino e i santi Gerolamo e Francesco, entrambi conservati presso la Gemaldegalerie di Berlino.
In questo momento l’interesse di Raffaello appare concentrato su Pietro di Cristofaro Vannucci detto il Perugino, suo maestro, e sul Pinturicchio.
Tra il 1500 e il 1502 , Raffaello guarda al pittore favorito dalla corte di Alessandro VI, Bernardino di Betto Betti detto il Pinturicchio, eclettico decoratore che riprende Pietro di Cristofaro Vannucci detto il Perugino, suo maestro, il Signorelli e il Ghirlandaio. Dopo questa parentesi Raffaello si riaccosta al Perugino da cui poi si allontana rendendo maggiormente, nei suoi dipinti, i volumi e trattando i colori in maniera diversa, più intensi e con una maggiore profondità delle sfumature.

L’influsso del Perugino è prevalente nel San Sebastiano (1501-02, Accademia di Carrara di Bergamo), mentre nella Resurrezione ( 1501-02, San Paolo del Brasile, Museu de Arte) si notano suggestioni del Pinturicchio, particolarmente evidenti nel paesaggio e negli atteggiamenti dei personaggi.

La badessa delle Clarisse di Monteluce a Perugia commissiona a Raffaello l’Incoronazione eseguita poi da Giulio Romano e dal Penni dopo la morte del Maestro e consegnata il 21 giugno 1525.
Nel 1502 Maddalena degli Oddi commissiona la Pala con l’incoronazione della Madonna per la chiesa di San Francesco a Perugia.
Nel 1503 è dipinta la Crocifissione Mond per città di Castello: il richiamo ai modi del Perugino è così chiaro che il Vasari scrive che “se non vi fosse il suo nome scritto nessuno la crederebbe di Raffaello, ma sì bene di Pietro“.

Nel 1504 è compiuto lo Sposalizio della Vergine (Pinacoteca di Brera, Milano), opera commissionata dalla famiglia Albizzini per la chiesa di S. Francesco a Città di Castello: lo schema compositivo è ripreso dal Perugino, ma il tipo di spazialità proposta è più vicina alle ricerche sull’architettura a pianta centrale sviluppate da Bramante e Leonardo tra Milano e Roma negli ultimi anni del Quattrocento e nei primi del Cinquecento.
Nell’autunno 1504 Raffaello si stabilisce a Firenze e subito dopo l’arrivo in questa cittaà esegue una serie di Madonne con bambino fra le quali la Madonna del granduca (Palazzo Pitti, Firenze). Raffaello poté entrare in contatto con gli ambienti artistici toscani già prima del 1504, accompagnando il Perugino in qualcuno dei suoi viaggi.
Questo è il periodo del cardinale Giuliano della Rovere eletto papa nel 1503 con il nome di Giulio II, il più accanito avversario dei Borgia e, mosso dal desiderio di realizzare il primato della Chiesa, perseguì questo ideale in modo realistico, con durezza e senza scrupoli, diventando così l’erede di quel programma di annientamento dei potentati locali che era stato proprio di Cesare Borgia detto il Valentino e figlio di Alessandro VI.

Databili al 1503-1505 sono alcune opere come il dittico formato dal Sogno del cavaliere (1503-04, National Gallery di Londra) e le Tre Grazie (1503-04, Museo Condè di Chantilly ), la Pala Colonna (1503-05, Metropolitan Museum di New York), la Madonna Conestabile (1504 circa e conservata nel museo dell’Ermitage a San Pietroburgo), la Pala Ansidei (1505, National Gallery di Londra ) e San Giorgio e il drago (1505, Museo del Louvre, Parigi).

Dipinge ancora, con evidenti motivi leonardeschi, la Gravida (1505-06, Palazzo pitti, Firenze), la Dama con liocorno (1505-06, Galleria Borghese, Roma), e i ritratti di Agnolo e Maddalena Doni (1506, Uffizi, Firenze): quest’ultimo ripete lo schema della Gioconda, ma se per Leonardo il rapporto tra figura e spazio è dato attraverso la vibrazione luminosa dell’atmosfera, per Raffaello è misura proporzionale, ottenuta usando la forma ovoidale come un modulo architettonico.
Le esperienze fondamentali di Raffaello prima di conseguire la “maniera moderna” sono Leonardo, Michelangelo e fra’ Bartolomeo, frate domenicano, di cui Raffaello osserva la “preziosa misura fiamminga” e il colorismo.
Raffaello prova alcune sperimentazioni sullo schema piramidale realizzando opere in cui le figure, sovente raccolte nella monumentale composizione piramidale, appaiono legate da moti e sguardi affettuosi, espressione di sentimenti semplici e spontanei. In tali opere si accentua l’incanto dei colori e dei paesaggi limpidissimi.
Si tratta di dipinti tra i più raffinati e popolari dell’Urbinate: la Piccola Madonna Cowper (1504-05, National Gallery of Art, Washington DC), la Sagra Famiglia con l’agnello ( 1507, Museo del Prado, Madrid), la Madonna del prato (1506, Kunsthistorishes Museum, Vienna ), la Madonna Esterhazy (1508, Budapest Museo delle Belle Arti), la Bella Giardiniera (1507, Museo del Louvre,Parigi), la Madonna Tempi (1508,Alte Pinakothek, Monaco) e la Madonna del cardellino (1506,Galleria degli Uffizi, Firenze) dove l’Urbinate tende a sintetizzare la composizione del cartone Leonardesco della Madonna con S. Anna (1501-05, National Gallery di Londra) con la Madonna di Bruges di Michelangelo in cui la figura della Vergine include il bambino (1503-05, Chiesa di Nostra Signora, Bruges).
Del 1507 è la Deposizione commissionata da Atalanta Baglioni in memoria del figlio assassinato in una faida familiare. Il dipinto presenta effetti di monumentalità statuaria che riecheggiano a motivi classici e michelangioleschi. Dalle vigorose espressioni dinamiche risulta evidente l’ascendente di Michelangelo: il Cristo morto deriva dalla Pietà, la donna che sostiene la Vergine dal Tondo Doni.
Di questo stesso periodo sono: la Sacra famiglia Canigiani (1507, Alte Pinakothek di Monaco), la Muta (1507,Galleria Nazionale delle Marche, Urbino), opera in cui la struttura piramidale viene riprese con un numero maggiore di figure e S. Caterina di Alessandria (1508, National Gallery di Londra), che si impone con ritmo grandioso ed effetti plastici accentuati dal colore smaltato contro il paesaggio brumoso.
Subito prima del trasferimento a Roma il Sanzio esegue l’affresco della Trinità e santi nella chiesa del Monastero di S. Severo a Perugia, iniziato probabilmente nel 1505.
Raffaello giunge a Roma alla fine dell’anno 1508 chiamato dal papa Giulio II su suggerimento del Bramante e forse anche per bloccare la crescente influenza di Michelangelo. Già il primo incarico che riceve è di grandissima importanza: la decorazione dell’appartamento del papa in Vaticano.
Seguendo l’esempio dei suoi predecessori, il papa Giulio II fece decorare ex novo una serie di appartamenti privati nel palazzo papale. La sua biblioteca privata, che diventa in seguito la Stanza delle Segnatura che prende il nome dal più alto tribunale della Santa Sede (la Segnatura di Grazie e Giustizia), presieduto dal pontefice.
Essa venne decorata da Raffaello tra il 1508 e il 1511 con quattro grandi affreschi (la Scuola di Atene, la Disputa del Sacramento, il Parnaso, le Virtù), che volevano rappresentare le quattro sfere della conoscenza: la Teologia, la Filosofia, la Poesia e la Giurisprudenza, rifacendosi ai criteri di classificazione bibliografica allora in vigore.
Raffaello decora la Stanza della Segnatura con l’esaltazione dei concetti del Vero, del Bene e del Bello attuati attraverso la teologia, la filosofia, la
giustizia e la poesia. Il motivo dominante è l’accordo tra la filosofia antica e lo spirito cristiano.
In questo modo Raffaello si dimostra grande pittore del genere storico, capace di cogliere in un’azione particolare l’ordine universale, di vedere la vita umana inquadrata in una perfetta architettura, di essere contemporaneamente coltissimo e popolare, immediatamente comprensibile in una forma chiara e valida per tutti, realizzata attraverso una perfetta fusione di segno e colore.

Grazie agli incarichi ricevuti dal papa Giulio II, Raffaello divenne una delle figure più importanti del mondo artistico romano.

 

di Mattia Fiore

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