Una finestra sull’arte: Raffaello, l’artista e il suo tempo

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La vita e le opere dell’artista : dal 1511 al 1520, anno della sua morte

Nell’estate del 1511, su commissione di Giulio II Raffaello, dopo aver decorato con quattro grandi affreschi le pareti della Stanza della Segnatura nei Palazzi Vaticani, incominciò a preparare i disegni per la decorazione della seconda stanza  quella detta di Eliodoro dove rappresenta fatti storici realmente accaduti  e dove l’interesse dell’artista è soprattutto sul colore, forse per l’influenza dei pittori veneti Lorenzo Lotto e Sebastiano del Piombo presenti a Roma, il primo nel 1509 ed il secondo nel 1511. Raffaello affrescò  la volta con scene di episodi biblici.

I quattro affreschi con cui egli decorò le pareti della sala, tra il 1511 e il 1514, rappresentano quattro episodi che rievocano la protezione divina a protezione della Chiesa, come l’ Incontro di Leone Magno con Attila (1514) in cui viene rappresentato Leone I ,(detto anche Leone Magno), che ferma Attila, la Messa di Bolsena (1512) riferita al prete boemo che, nel 1263, travagliato dal dubbio, vide sanguinare l’ostia mentre celebrava la messa, la Cacciata di Eliodoro dal Tempio (1511-12) e la Liberazione di S. Pietro (1513-14) in cui la luce, emanata dall’angelo che appare al Santo , illumina la scena con intenso e drammatico effetto.

Di questo periodo sono: la Madonna d’Alba (1511, Washington , National Gallery of Art), la Madonna di Foligno (1511-12, Pinacoteca Vaticana, città del Vaticano), il Ritratto di Giulio II (1511, National Gallery di Londra mentre ne esiste una seconda versione su tela, anziché’ su tavola, databile 1512, Uffizi di Firenze) e la Madonna Sistina (1513-14, Gemaldegalerie, Dresda).

Nel 1512 l’Urbinate esegue, nella villa di uno dei maggiori mecenati del Rinascimento, il banchiere senese Agostino Ghigi, l’affresco con il trionfo di Galatea di cui descrive così all’umanista e letterato Baldassarre Castiglione: per dipingere una bella, mi bisognerà vedere più belle, con questa condizione: che Vostra Signoria si trovasse meco a far scelta del meglio . Ma essendo carestia e di buoni giudici e di belle donne , io mi servo di certa idea che mi viene nella mente“. Il fine dell’arte è dunque il “bello”, ma Raffaello si rende conto che esso non è più raggiungibile con il metodo classico di riunire in una figura i più begli elementi scelti fra i diversi corpi, bensì, secondo l’estetica neoplatonica, attenendosi a una “idea” e considerando l’arte un fatto mentale .L’affresco con il Trionfo di Galatea e’ conservato nella Villa Farnesina di Roma.

A papa Giulio II, morto nel 1513, succede il figlio di Lorenzo il Magnifico, Giovanni di Lorenzo de’ Medici col nome di Leone X, il quale raccoglie intorno a sé l’élite degli intellettuali e prova a realizzare il sogno, (Renovatio Romae), della restaurazione di Roma antica in nome di una cultura universale e pronta a raccogliere la successione di Firenze come centro della cultura e dell’arte del Rinascimento.

Tra il 1514 e il 1517 Raffaello decora la terza stanza, la Stanza dell’Incendio che è l’ultima stanza in cui lavorò personalmente Raffaello. 

I quattro affreschi alle pareti sono: Incendio di Borgo (1514 ), Battaglia di Ostia (1514-15), Incoronazione di Carlo Magno (1516-17) e il Giuramento di Leone III (1517). L’affresco dell’Incendio di Borgo è di Raffaello per quanto riguarda la composizione mentre l’esecuzione fu degli allievi Giulio Romano e di Giovan Francesco Penni. Esso si riferisce a un incendio sviluppatosi nell’847 e placato da papa Leone IV con un solo segno di croce. La volta della stanza venne dipinta con temi legati alla Trinità da Pietro di Cristoforo Vannucci, noto come il  Perugino, maestro di Raffaello Sanzio.

La quarta ed ultima stanza, ovvero la Sala di Costantino (o dei Pontefici), fu commissionata da papa Leone X nel 1517 e venne tutta decorata, dopo la morte di Raffaello, dai suoi allievi tra cui spiccavano soprattutto Giulio Romano, Giovan Francesco Penni  e Raffaellino del Colle. A Raffaello Sanzio è attribuita soltanto l’ideazione del complesso decorativo.

Dal 1514 in poi l’interesse di Raffaello si sposta dagli affreschi al tema della pala d’altare che rinnova completamente ai cartoni per gli arazzi raffiguranti gli atti degli apostoli per la cappella Sistina ,nell’ Estasi di S. Cecilia (1514 , Pinacoteca Nazionale di Bologna), dove l’estasi della santa diviene tema unico della “sacra rappresentazione” proposta come modello alla devozione e alla meditazione degli spettatori .

Raffaello Sanzio è nominato provvisoriamente architetto di S. Pietro come aiuto di Donato Bramante e gli succede alla morte di questi avvenuta nel 1514; nell’agosto del 1515 diventa conservatore delle antichità romane.

Di questo stesso periodo sono: il Ritratto di Baldassarre Castiglione (1515, Parigi, Louvre), la Madonna della Seggiola (1513-14, Galleria Palatina di Palazzo Pitti, Firenze), e il Ritratto di Fedra Inghirami, (1514-16 circa), di cui esistono due versioni, una esposta nella Galleria Palatina di Firenze e una nell’Isabella Stewart Gadner Museum di Boston.

Da notare come nel Ritratto di Fedra Inghirami, Raffaello, grazie alla perfezione formale dell’opera riuscì a conferire eleganza anche al difetto fisico dello strabismo, dal quale era affetto l’umanista ritratto. Come architetto e con stile architettonico simile a quello del Bramante, il Sanzio progettò il palazzo Branconio dell’Aquila, la cappella Ghigi in S. Maria del Popolo, il Palazzo Jacopo da Brescia e il Palazzo Alberini, Villa Madama, (iniziata da Raffaello sulle pendici di Monte Mario ,per il cardinale Giulio de’ Medici) , il Palazzo Pandolfini a Firenze (i cui lavori vennero poi seguiti dai fratelli Sangallo) e S.Eligio degli orefici .

Nel 1516 dipinse La Velata, (Galleria Platina di Palazzo Pitti , Firenze ), ritratto che fonde perfettamente l’assoluta qualità pittorica del maestro urbinate con la realistica ed espressiva descrizione del soggetto rappresentato. Del 1516 sono anche il doppio Ritratto di Andrea Navagero e Agostino Beazzano ( Galleria Doria Pamphilj di Roma) e il Ritratto del Cardinal Bibbiena ( Galleria Palatina di Firenze).

Nel 1518-19 il Sanzio dipinse la Fornarina (1518-19 Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini, Roma). 

L’identità della modella e’ controversa . Prevale tuttora l’identificazione  della modella con Margherita Luti , figlia di un fornaio di Trastevere e che sarebbe stata la donna amata da Raffaello nel periodo romano e  passata quindi alla storia col nome di “Fornarina

Tra le ultime imprese pittoriche non completamente abbandonate all’esecuzione della bottega , sono alcuni ritratti, come  quello di Giovane donna ( 1518-19,Musée des Beaux-Arts ,Strasburgo ), che si suppone raffiguri la Fornarina , il Doppio ritratto ( Parigi, Museo del Louvre),e il Ritratto di Leone X tra due cardinali ( Firenze, Galleria degli Uffizi ), la mirabile tavoletta raffigurante la Visione di Ezechiele ( 1518 circa,  Firenze, Galleria Palatina di Firenze,  Palazzo Pitti ) e la grande pala con la Trasfigurazione ( Pinacoteca Vaticana) dipinta per il cardinale Giulio de’ Medici della quale il Vasari narra che, quando l’artista morì , il 6 aprile del 1520 , gli venne posta accanto : “ la quale opera, nel vedere il corpo morto e quella viva , faceva scoppiare l’animo di dolore a ognuno che quivi guardava “

L’artista e’ sepolto nel Pantheon a Roma e a dettare l’epigrafe e’ il Bembo : “Qui giace Raffaello : da lui , quando visse , la natura temette di essere vinta , ora che egli e’ morto , teme di morire “

 

di Mattia Fiore

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