Una finestra sull’arte: prosegue la mostra David e Caravaggio

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“La morte di Marat”, (1793, olio su tela, cm 165 x 128 cm , Musées Royaux des Beaux-Art de Belgique .Bruxelles)

Cari lettori ,
prosegue fino al 19 aprile 2020 la mostra:“David e Caravaggio. La crudeltà della natura, il profumo dell’ideale”

L’occasione di questa mostra David e Caravaggio nasce dalla presenza nella basilica reale pontificia di San Francesco di Paola a Napoli di una copia, (eseguita nel 1824 dal pittore napoletano Tommaso De Vivo), molto fedele e delle stesse dimensioni dell’originale, considerato uno dei maggiori capolavori di Caravaggio, la “Deposizione nel sepolcro”, oggi conservato presso la Pinacoteca Vaticana (vedi foto 1).

Proprio da questo dipinto è scaturita la scelta di mettere a confronto la copia della “Deposizione nel sepolcro” con una delle quattro repliche della “Morte di Marat” (vedi foto2), di cui l’ originale è conservata al Musées Royaux des Beaux-Art de Belgique, Bruxelles, eseguita dagli allievi del maestro francese Jacques-Louis David nel suo atelier e sotto la sua direzione.
David, riducendo la scena all’essenziale, è riuscito a creare un’immagine toccante ed intensa, contrassegnata dalla solennità tragica di una Pietà.
La replica dell’opera di David è riferita invece a quella conservata al Musée de Baux-Art di Reims.

(Foto 1) Michelangelo Merisi da Caravaggio, (Milano 1571-PortoErcole 1610)
“Deposizione”, (1602-1604, olio su tela, cm 300 x 203 cm, Pinacoteca Vaticana, Città del Vaticano)

Per un approfondimento su Caravaggio a Napoli vi allego il link relativo all’articolo pubblicato sul sito di ”Informare Magazine”.

 

 

 

 

 

Genesi di un capolavoro:

(Foto 2) Jacques-Louis David, (Parigi 1748-Bruxelles 1825)
“La morte di Marat”, (1793, olio su tela, cm 165 x 128 cm ,
Musées Royaux des Beaux-Art de Belgique .Bruxelles)

Jean-Paul Marat, protagonista indiscusso e controverso delle vicende della Parigi rivoluzionaria, fu un brillante medico e pubblicista, autore di infiammati libelli politici.
La sera del 13 luglio 1793 Jean-Paul Marat venne pugnalato a morte nel bagno dalla girondina Carlotta Corday che l’aveva visitato col pretesto di fornirgli notizie su presunti moti controrivoluzionari a Caen ma col vero intento di ucciderlo e aiutare la Francia a estirpare il germe pericoloso della Rivoluzione.
La donna non fu linciata dalla folla, bensì processata e ghigliottinata.
Appena morto, Marat divenne un martire della rivoluzione, divenne un’arma potente che aiutò Parigi a imporsi sul resto della Francia.
L’indomani un membro della Convenzione, Giraud, chiese a David una tela commemorativa del tragico evento. Le ceneri di Marat furono poi sepolte con una grandiosa cerimonia funebre nel Pantheon.
L’immagine del già sofferente uomo politico era ancora viva nel pittore, perché soltanto il giorno prima dell’assassinio gli aveva fatto visita e l’aveva visto al lavoro nella vasca da bagno, circondato dalle carte sparse sulla cassa da imballaggio che usava come tavolo.
Come potete notare, osservando il dipinto, Marat cinge il capo con un panno imbevuto d’aceto e la vasca è rivestita di un lenzuolo per evitare il contatto delle piaghe della pelle con il rame della tinozza(Marat cercava di lenire i dolori di una grave malattia della pelle contratta nei lunghi mesi trascorsi al freddo in umidi scantinati)
Il quadro che David eseguì attinse alla memoria di quella visita, ma il pittore volle farne l’epica esaltazione di un martire della Rivoluzione e il significato politico quasi scompare dietro l’allegoria morale.
David dispose l’eroe morente in una posa aggraziata e commovente, su uno sfondo scuro e uniforme (la stanza da bagno di Marat era al contrario tappezzata con una carta da parati e falsi pilastri, e sulle pareti vi erano una carta della Francia e due pistole). In primo piano, sulla cassa, un breve ma significativo messaggio: “A Marat, David”.
Marat, morente, tiene in mano una lettera macchiata di sangue: è il biglietto con cui Carlotta Corday si è introdotta proditoriamente presso di lui.
Accanto ad esso una nota che Marat stava scrivendo come accompagnamento al denaro destinato alla vedova d’un soldato: David vuole darci un segno delle virtù morali e della generosità del rivoluzionario Marat.

Come il Cristo della Pietà di Michelangelo Buonarroti (vedi foto3) e la “Deposizione di Caravaggio” (foto1) anche Marat tiene il corpo riverso e il braccio abbandonato lungo il fianco.

(Foto3) Michelangelo Buonarroti (Caprese 1475-Roma 1564)
“Pieta’ vaticana” (1497-1499,
Basilica di San Pietro in Vaticano, Città del Vaticano)

Chi era Jacques-Louis David:

Jacques-Louis David, (Parigi 1748-Bruxelles 1825), figlio di un agiato commerciante di ferramenta, celebrò i fasti dell’epopea napoleonica attraverso uno stile impeccabile e soggetti celebrativi, guadagnando il ruolo di caposcuola dello stile neoclassico in pittura e fu per un decennio il protagonista assoluto della scena artistica francese.
La pittura di David trasse ispirazione dalle vicende degli eroi della storia antica, ma si alimentò anche della passione politica con cui l’artista partecipò alle vicende travagliate della sua epoca.
Nel 1766 David iniziò l’apprendistato presso Joseph-Marie Vien, convinto sostenitore del ritorno alle fonti classiche.
Nel 1775 David, che aveva vinto il Prix de Rome giunse in Italia e durante il soggiorno visitò Napoli e gli scavi di Pompei e di Ercolano e rimase sopraffatto dalla bellezza delle vestigia antiche.
In pittura rimase impressionato dalle opere di Guido Reni, del Domenichino, di Caravaggio, di Jusepe de Ribera, di Michelangelo, di Poussin e soprattutto del “divino” Raffaello Sanzio .
Nel 1784 espone “Il Giuramento degli Orazi” (vedi foto 4), che suscita grande scalpore e nel 1787 dipinge “La morte di Socrate” (vedi foto 5), la morte affrontata con grande dignità da uno dei maggiori filosofi dell’antica Grecia , simbolo di rigore morale e della nobiltà d’animo.
Come il “Il Giuramento degli Orazi”, anche questo dipinto, di elevata ispirazione morale, che esalta la virtu’ civica e incentrato sul sacrificio individuale, venne interpretato alla luce degli eventi politici contemporanei.
L’idea di far rivivere lo spirito dell’antichità di Roma e della Grecia e i suoi valori etici: coraggio. dedizione al dovere, patriottismo, libertà, eroico sacrificio di sé, integrità morale, fu alla base delle due opere di David, rappresentate in foto 4 e 5 .

David si votò completamente alla causa della Rivoluzione: fu un sostenitore di Robespierre e dell’estremismo giacobino e nel 1792 e nel 1794 fu per un breve periodo presidente della Convenzione Nazionale (Assemblea costituzionale incaricata di trasformare la Francia in una Repubblica)

(Foto 4) Jacques-Louis David, (Parigi 1748-Bruxelles 1825)
“Il Giuramento degli Orazi”
(1784, cm330x425cm, Parigi, Louvre)

 

 

 

 

 

 

(Foto 5) Jacques-Louis David, ( Parigi 1748-Bruxelles 1825 )
“La morte di Socrate“
(1787, olio su tela, cm130x196, New York, Metropolitan Museum)

 

 

 

 

 

 

Nel 1804 è nominato primo pittore di Napoleone ed ebbe l’incarico di tramandarne l’immagine ai posteri. Ecco un esempio di alcuni dipinti in cui David raffigurò Napoleone (vedi foto 6,7,8).
Nel dipinto “Incoronazione di Napoleone”(vedi foto 8), faccio notare che l’artista è ritratto in seconda fila, mentre esegue, degli schizzi. Infatti, David assistette di persona il 2 dicembre 1804 alla solenne cerimonia dell’incoronazione di Napoleone nella chiesa di Notre-Dame a Parigi.

(Foto 8) Jacques-Louis David, (Parigi 1748-Bruxelles 1825)
“Incoronazione di Napoleone”
(1805-07, olio su tela, cm610x970cm, Parigi, Musée du Louvre)

 

 

 

 

 

(Foto 6) Jacques-Louis David, ( Parigi 1748-Bruxelles 1825)
“Napoleone varca le Alpi al gran San Bernardo”
(1801, olio su tela, cm272x232cm, Castello di Malmaison)

 

 

 

 

 

 

 

(Foto 7) Jacques-Louis David, (Parigi 1748-Bruxelles 1825)
“Napoleone nel suo studio“
(1812, olio su tela, cm202x125cm, Washington, National Gallery)

 

 

 

 

 

 

 

 

David, coinvolto in prima persona nelle vicende rivoluzionarie e incarcerato, rischiò la condanna a morte e, dopo la caduta di Napoleone, fu costretto all’esilio.
Nelle sue migliori prove David offre testimonianza di un’etica fondata sulla nobiltà di spirito e la virtu’ repubblicana. Morì a Bruxelles all’età di 77 anni.

 

di Mattia Fiore

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