Una finestra sull’arte: “Pieter Paul Rubens” – seconda parte

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Care lettrici e cari lettori,

ho il piacere di presentarvi la seconda parte dell’articolo dedicato all’arte di Pieter Paul Rubens (1577-1640), grande pittore del XVII e massimo rappresentante del gusto barocco fiammingo.

Per tutti coloro che non hanno avuto la possibilità di leggere la prima parte di questo articolo ma che desiderano non perdere l’occasione per poterlo fare, Si può fare click su questo link

Rubens fu ricevuto nelle più importanti corti europee con tutti gli onori. Fu uno dei primi artisti che riuscì ad accumulare un’autentica fortuna, vendendo i propri dipinti a prezzi fino ad allora impensabili.

A Rubens erano risparmiati gli obblighi pressanti imposti agli altri pittori di corte. Egli stesso poteva decidere autonomamente dove vivere, quali opere realizzare, come e per chi. Durante la prima metà del ‘600 la pittura fiamminga fu dominata dalla impetuosa personalità di Pieter Paul Rubens.

La vivacità, il virtuosismo, ma anche la serenità e la voluttà dei suoi dipinti fecero di Rubens un artista molto apprezzato dai contemporanei; inoltre, grazie allo spiccato realismo delle sue opere, pale di altare, ritratti, paesaggi, nonché scene mitologiche e di caccia egli rientrava a pieno titolo nella tradizione fiamminga inaugurata da Van Eyck.

A caratterizzare i suoi dipinti non è la quiete, né l’armonia né un equilibrio quasi statico , bensì piuttosto quel tipo di dinamismo che ritroviamo anche nel barocco italiano.

Del 1620 circa è il “Colpo di lancia”, Anversa, Musée Royal.

In questa concitata scena di crocifissione, il pittore fiammingo Paul Rubens rappresenta il momento in cui il soldato romano Longino, incaricato di sorvegliare Cristo sulla Croce, trafigge con un colpo di lancia il costato di Cristo per accertarsi che Gesù fosse morto.

In seguito a questo episodio il centurione si convertì al cristianesimo. 

L’audace composizione di corpi e chiaroscuri è dinamica e potente.

La sua opera è ricca di drammaticità e di sensualità.

È del 1622 il dipinto “Perseo libera Andromeda”, olio su tavola trasferita su tela, cm99,5x139cm, Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo.

Il mito di Perseo, raccontato dal suo pennello abilissimo, viene presentato sia come lo splendore dell’eroe sia come una celebrazione alla forza dell’amore.

Rubens ricavò dalle “Metamorfosi di Ovidio” gli attributi dei suoi personaggi.

Andromeda figlia del re di Etiopia, offerta in sacrificio per placare l’ira di Poseidone ha la figura piena di una florida fanciulla fiamminga.

La testa di Medusa che orna lo scudo dell’eroe Perseo ha il potere di pietrificare chiunque con lo sguardo: grazie ad essa Perseo ha ucciso il mostro marino. Alla sua destra, ancora scalpitante si trova Pegaso, il cavallo che lo ha condotto in volo fino allo scoglio su cui era legata Andromeda.

La Vittoria, portante una palma,  incorona Perseo con una corona d’alloro. Il rosso del mantello mosso dal vento costituisce sia la nota cromatica più squillante sia il punto focale della composizione.

Tra il 1622 e il 1625 l’artista realizzò un ciclo di ventuno scene storico-mitologiche, opere  ispirate alla vita di Maria de’ Medici, moglie del re di Francia Enrico IV per decorare il Palazzo del Lussemburgo di Parigi e celebrare i momenti più significativi  della vita della regina proiettandoli in una sfera allegorica-mitologica.

Educazione di Maria de’ Medici”, 1622-25, olio su tela, cm394x295cm, Parigi, Museo del Louvre.

Il dipinto mette in scena una grandiosa allegoria celebrativa, raffigurando la giovane Maria attorniata dai principali protagonisti della mitologia greca. Apollo e Mercurio si apprestano a insegnarle i fondamenti della musica e dell’eloquenza, Minerva si applica con la giovinetta allo studio della lettura, mentre le tre Grazie le offrono la Bellezza.

Presentazione del ritratto di Maria de’ Medici a Enrico IV “,  1622-25, olio su tela, cm394x295cm, Parigi, Museo del Louvre.

Giunone, dea del matrimonio e della fedeltà coniugale, fa pervenire al re Enrico IV un ritratto di Maria, che gli rivela la sua splendida bellezza inducendolo a chiederla in moglie.

“Viaggio di Maria dé Medici” 1622-25, Parigi, Museo del Louvre.

In questa tela è soprattutto da sottolineare la forte novità della presentazione a cavallo della regina, secondo un’impostazione solenne  e ufficiale che fa riferimento alla statuaria equestre di epoca romana; fino ad allora tale rappresentazione era impiegata per le statue e i ritratti ufficiali dei re, e non era mai stata utilizzata nella raffigurazione di un personaggio femminile.

Tre parche filano il destino di Maria de’ Medici”, 1622-25, Parigi, Museo del Louvre.

Artista fecondissimo, Rubens appare particolarmente portato a rappresentare forti passioni e soprattutto nei quadri di soggetto mitologico, in cui risente dell’influenza italiana. Pienamente fiammingo egli si rivela invece nei paesaggi e nei ritratti.

 

Nascita di Luigi XIII”, 1622-25, Parigi, Museo del Louvre.

Le sue sensuali raffigurazioni di dee e ninfe (dalle forme abbondanti, secondo il canone di bellezza dell’epoca), ma anche le sue commoventi rappresentazioni di scene religiose e i ritratti eseguiti con squisita sensibilità giustificano la sua fama.

Sbarco di Maria de’ Medici a Marsiglia”, 1622-25,olio su tela, cm394x295cm, Parigi, Parigi, Museo del Louvre.

L’opera si propone come celebrazione della regina e del  suo governo.

La composizione è caratterizzata da una ricca e vivace gamma coloristica e da movimentati e giochi di luce. La pennellata è larga e pastosa, i colori densi e vibranti di luce.

Rubens ha diviso nettamente lo spazio in due zone orizzontali.

In alto il gruppo delle dame e dei sudditi, il tutto presidiato dal solenne gentiluomo sulla tolda della nave.

In basso, in primo piano, la scena con le divinità marine: un prorompere di forme opulente, concatenate in torsioni, spinte da slanci esagitati.

Al suo sbarco a Marsiglia il 3 novembre 1600, la futura regina è accolta con onore dalla Francia, raffigurata come una giovane donna con l’elmo, drappeggiata in un manto cosparso di gigli dorati.

Gli stessi gigli, simbolo araldico dei reali francesi, ornano il baldacchino che la attende.

Maria domina il centro della tela e occupa una posizione di assoluto rilievo all’interno del quadro. Verso la sua imponente figura si indirizzano gli sguardi e i gesti di tutti i personaggi presenti alla scena.

Maria scende dal ponte della nave al fianco della sorella Eleonora, duchessa di Mantova, e della zia Cristina di Lorena, granduchessa di Toscana.

È vestita in abito colore argento ricamato d’oro, e i suoi capelli biondi raccolti sono ornati con un diadema di perle e pietre preziose.

Accanto a lei è la personificazione allegorica della città di Marsiglia con la corona turrita in testa.

In volo compare la Fama, suonando le trombe per l’arrivo di Sua Maestà. L’arrivo in terra francese viene salutato con uno scoppio di cannone, il cui fumo oscura ancora una parte del cielo.

Il tragitto per mare di Maria è seguito da Nettuno, e dai Tritoni, intenti ad ormeggiare la galera del granducato di Toscana, riccamente ornata con lo stemma della famiglia Medici.

Nel 1626 muore la moglie di Rubens, Isabella Brant.

Un suo ultimo ritratto, dipinto da Rubens nel 1624 e conservato presso gli Uffizi di Firenze, riflette uno sguardo dolcemente malinconico.

Risale al 1627 il dipinto, ”Enrico IV alla battaglia d’Ivry”, olio su tela, cm367x693cm, conservato agli Uffizi di Firenze.

È un quadro che fa parte del ciclo di tele celebrative di Enrico IV re di Francia commissionato dalla vedova Maria de’ Medici per il Palazzo del Lussemburgo a Parigi.

Rubens ha ripreso per questa grande tela, modelli dell’arte italiana, come il cartone preparatorio per la “Battaglia di Anghiari” di Leonardo, ma con slancio pittorico nuovo e barocco.

Il particolare del cavallo bianco al centro risente chiaramente dell’influsso del dinamismo leonardesco ma è accentuato dalla tecnica pittorica vorticosa tipica della pittura di Rubens.

Nel 1628 una missione diplomatica lo porta a Madrid alla corte di Filippo IV dove esegue alcuni ritratti del re. Sosta a lungo nelle raccolte imperiali ed esegue numerosissime copie di Tiziano, Raffaello e Tintoretto dimostrando il suo inestinguibile interesse per la pittura italiana del Cinquecento. Grande è la sua influenza nella pittura spagnola.

La seconda moglie diciassettenne che Rubens sposò nel 1630, all’età di cinquantatré anni,  è effigiata nel dipinto “Hèlène Fourment con i figli”, 1636, olio su tela, cm115x85cm, Parigi, Museo del Louvre.

Rubens la raffigura con il figlio François sulle ginocchia e la piccola Claire-Jeanne. La pennellata, rapida e nervosa, crea un effetto di grande energia. Il dipinto è rimasto incompiuto nella parte inferiore come si può notare dalle linee preparatorie che affiorano nelle gambe della sedia.

Il giardino d’amore”, 1630, olio su tela,cm198x283cm, Madrid, Museo del Prado

Il dipinto è un inno all’amore e alla felicità che ne deriva.

Un Rubens dall’aria maliziosa scruta il profilo della bella e florida Hélène Fourment, sposata in seconde nozze. Con lei stretta al petto, come in un giro di danza, l’artista si ritrae nella parte sinistra del dipinto. All’estremità opposta in alto, è raffigurata, accovacciata su un delfino una dea, dai cui seni sgorgano acque, simbolo di amore e di fertilità.

“Il giudizio di Paride“, 1632-35, olio su tavola,cm145x94cm, Londra, National Gallery.

Rubens tratta il tema mitologico rappresentando l’episodio delle tre dee in gara per aggiudicarsi il primato della bellezza.

Giunone, Minerva e Venere si rivolsero a Paride, principe troiano per sapere chi fosse tra loro la più bella: l’assegnazione della mela d’oro, detta anche “pomo della discordia”, a Venere, che gli promise la più bella donna del mondo, causò la guerra di Troia cantata da Omero.

Venere aiutò Paride a rapire Elena, moglie di Menelao, re di Sparta, e a portarla a Troia.

Il talento e la maestria del pittore fiammingo svelano in questa fiaba mitologica i morbidi nudi femminili e le sensuali e pingui carni rosate. L’elmo dorato, lo scudo con la testa di Medusa e la civetta sono i simboli di Minerva, dea della sapienza. Minerva promise a Paride, se l’avesse scelta come la più bella, l’invincibilità in battaglia, ma essendole stata preferita Venere, nelle vicende della guerra di Troia si schierò dalla parte dei greci e protesse Achille.

Nel 1635 Rubens abbandonò l’attività diplomatica.

Negli ultimi anni sempre più frequenti furono i soggetti campestri come” La Kermesse” del 1635 e “Il ritorno dai campi” del 1637.

La Kermesse”, 1635, olio su tela, cm149x261cm, Parigi, Louvre

 Il ritorno dai campi”, 1637, olio su tavola, cm121x194cm, Firenze, Galleria Palatina.

È del 1635 il dipinto “Betsabea alla fontana”, olio su tavola, cm175x126cm, Dresda, Gemaldegalerie.

Il dipinto rappresenta la donna, moglie di Uria l’Eteo, nel momento in cui fa toilette. Un ragazzo moro le porta una lettera del re Davide che si era invaghito di lei. Nella figura di Betsabea sono riconoscibili i tratti della seconda moglie del pittore, Helena Fourment, che incarna il canone della bellezza muliebre di Rubens.

Nel 1637-38, Rubens volle dipingere “Conseguenze della guerra”, quadro allegorico come monito contro gli effetti distruttivi della guerra in Europa, teatro della guerra dei Trent’anni.

Conseguenze della guerra, olio su tela, cm206x345cm, Firenze, Galleria Palatina.

Nella parte sinistra del dipinto, è effigiata la donna che personifica l’Europa, distrutta dal dolore e vestita a lutto, che invoca la pace alzando gli occhi e le braccia al cielo. La segue un putto con in mano un globo di cristallo simbolo della cristianità.

Nella zona centrale del dipinto è raffigurata Venere, la dea dell’amore accompagnata da amorini, che cerca invano di trattenere il suo amante Marte, il dio della guerra, raffigurato con scudo e spada sguainata e che semina morte e distruzione. A separare i due amanti ci pensa la Discordia.

Neanche l’amore sara’ quindi in grado di arrestare la distruzione della guerra al fine di evitare che l’Europa sia sconvolta dal lutto.

Alle spalle di Venere si intravede il tempio di Giano lasciato con le porte spalancate in tempo di guerra.

Le Arti, quali la musica e l’architettura, personificate, in basso, da un uomo e una donna, vengono travolte dal dio Marte che avanzando calpesta e distrugge anche dei libri a indicare che la guerra non solo è causa di morte e distruzione ma cancella anche il  patrimonio culturale.

Lo stesso Marte travolge anche una donna che tiene stretto a sé il suo bambino per sottrarlo al pericolo e questa rappresentazione è una chiara denuncia alla crudeltà della guerra che non risparmia nessuno.

Infine,  una nuvola di fumo di incendi si intravedono delle figure mostruose che personificano la Peste e la Carestia, a significare che queste due  sciagure sono sempre compagne di viaggio della guerra.

 

Agli inizi del 1640 la gotta che ormai da tempo lo paralizzava si aggrava. Rubens muore il 30 maggio del 1640 e viene sepolto secondo la sua volontà nella chiesa di San Giorgio ad Anversa.

 

 

N.B. Le foto sono state attinte da internet a scopo puramente didattico-illustrativo.

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