Una finestra sull’arte: “Piero della Francesca”

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Care lettrici e cari lettori, 

L’arte non si ferma. 

L’arte è quella bellezza capace di suscitare emozioni, di trafiggere, di contagiare, di allontanare le miserie del mondo e di rivelare la vera vita di un popolo, di una comunità, di una cultura. 

“L’Arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire“ (cit. scritta sul frontone del Teatro Massimo di Palermo) 

Oggi, sperando di farvi cosa gradita, sono lieto di condividere con voi l’arte di  Piero di Benedetto de’ Franceschi, noto comunemente come Piero della Francesca, il più importante pittore rinascimentale del Centro Italia.

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Piero della Francesca nasce tra il 1412 e il 1420 a Borgo Sansepolcro, nei pressi di Arezzo. Incerta la data di nascita dell’artista. A Firenze, nel 1430, Piero entra a far parte della bottega di Domenico Veneziano  dal quale impara la realizzazione di una pittura chiara e luminosa oltre che nozioni di prospettica. Durante il soggiorno a Firenze, Piero risente dell’influenza esercitata dagli artisti come Masaccio e i contemporanei Brunelleschi, Alberti e Donatello, dai quali avrebbe appreso la concezione rigorosa dello spazio mediata attraverso le regole della prospettiva. 

Nel 1442 Piero della Francesca rientra a Borgo Sansepolcro dove ricopre l’incarico di consigliere del popolo nel consiglio comunale.

Tre anni più tardi gli viene commissionata la prima opera dalla Confraternita della Misericordia per l’altare maggiore della loro chiesa e finanziata dalla famiglia Pichi. Un grande polittico per l’altare della Chiesa, composto da ventitré scomparti e da realizzare in tre anni. 

Polittico della Misericordia”, 1445-1460, tempera su tavola, Sansepolcro, Pinacoteca Comunale.

Il polittico è in chiave medievale con l’uso dello sfondo d’oro e la dimensione ridotta delle figure umane e dei santi ai piedi della Madonna, ma la sua lucida composizione trasforma l’oro dello sfondo in una fonte di luce. È una rappresentazione di Maria Vergine che apre il mantello per accogliere e proteggere i fedeli che la venerano, derivata dalla tradizione medievale della “protezione del mantello”, che le nobildonne potevano concedere a perseguitati e bisognosi d’aiuto.

Battesimo di Cristo1450 circa, tempera su tavola di pioppo, cm 167x116cm, Londra, National Gallery 

La tavola, uno dei capolavori di Piero della Francesca, fu eseguita dall’artista come pala d’altare per la chiesa di San Giovanni Battista a Borgo Sansepolcro, la sua città natale che si intravede sullo sfondo. 

Le figure sono disposte nel paesaggio secondo una precisa intenzione architettonica che trova origine nella pittura del primo Quattrocento fiorentino, nell’arte di Masaccio. Gli angeli, in piedi a sinistra , si tengono per mano in un gesto di concordia, che potrebbe alludere alla riconciliazione delle Chiese d’Oriente e d’Occidente avvenuta in seguito al concilio di Firenze del 1439. La forma allungata in orizzontale della colomba dello Spirito Santo al centro della composizione richiama la morfologia delle nubi del cielo. La scena del battesimo è contemplata e bloccata nell’assoluta immobilità dell’attimo rappresentato. Accanto al tronco dell’albero, che l’artista sembra trasformare in una colonna marmorea, sono presenti tre angeli. Giovanni Battista mentre compie il gesto di battezzare Cristo, sembra ritirarsi, quasi non potesse varcare la soglia tra divino e terreno. In questo dipinto la luce è chiarissima e, come è stato spesso notato nell’arte di Piero, sembra quasi illuminare le figure dall’interno. 

Nel 1451 l’artista è a Ferrara alla corte degli Estensi  e sembra che a questa data sia entrato in contatto con il pittore ufficiale della città di Bruxelles, l’artista Fiammingo Rogier van der Veiden. Oltre a Ferrara Piero è presente a Rimini presso la corte dei Malatesta dove esegue l’affresco per Sigismondo Malatesta, signore di Rimini e Fano.

San Sigismondo e Sigismondo Pandolfo Malatesta, 1451, affresco, cm157x 345cm, Rimini, Tempio Malatestiano

Piero della Francesca è il primo pittore del Rinascimento italiano che riconosca l’effetto unificante della luce e la sua importanza per la resa dei materiali e colori. I suoi quadri acquisiscono una particolare luminosità, dando l’impressione di essere rischiarati dalla luce naturale, grazie alla tecnica della velatura che consiste nel porre uno strato sottilissimo di colore molto diluito sul sottostante dipinto, ormai asciutto, per ottenere effetti di trasparenza, semitrasparenza, per creare l’effetto traslucido o per mutare il colore sottostante. Egli apprende questa tecnica artistica di finitura del quadro dai pittori fiamminghi attivi alla corte di Urbino. 

Piero della Francesca arricchisce la pittura, “relativamente statica del primo Rinascimento ”, di un’ulteriore dimensione: allo spazio, al colore e al corpo in quanto mezzi di rappresentazione, egli aggiunge la luce.

Oltre a Ferrara e a Rimini, Piero è presente anche a Urbino alla corte dei Montefeltro e a Roma, per i pontefici Niccolò V e di Pio II.

Flagellazione di Cristo”, 1445-1460, tempera su tavola, cm81,5x59cm, Galleria Nazionale delle Marche, Urbino.

Il dipinto illustra in maniera eloquente l’interesse di Piero per il linguaggio architettonico classico  e per l’uso della prospettiva nella composizione pittorica.

Il dipinto presumibilmente fu commissionato da un borghese, Giovanni Bacci, con ambizioni politiche che intendeva donarlo al principe di Urbino, Federico di Montefeltro, per convincerlo ad appoggiare una crociata.

La composizione è divisa in due scene mediante una colonna.

Gli uomini in primo piano sono contemporanei di Piero (Cardinale Bessiarone, Buonconte da Montefeltro e Giovanni Bacci), siamo quindi di fronte a una scena di attualità. 

La parte sinistra del quadro raffigura una scena diversa: la flagellazione di Cristo, probabilmente atta a evocare un particolare contenuto legato all’argomento discusso dagli uomini sulla destra.

La scena simboleggia qui le sofferenze dei cristiani sotto i turchi , che nel 1453 avevano conquistato Costantinopoli mettendo fine all’impero bizantino. 

Nel 1459 Piero termina gli affreschi della Chiesa di San Francesco ad Arezzo. Gli affreschi che occupano la zona del coro e che raffigurano la leggenda della Croce sono divisi in diversi riquadri. 

Piero compose 10 scene distribuendole in 2 lunette e 8 riquadri. Le 10 scene sono disposte sulla parete di fondo della cappella e sulle due laterali. Nelle zone basse sono rappresentate due battaglie.

I colori sono accostati secondo la loro qualità timbrica, senza alcuna sfumatura ma secondo precisi rapporti spaziali: la luce che circonda nello spazio definisce e limita i volumi dei corpi.

L’adorazione del sacro legno e l’incontro di Salomone con la regina di Saba”. 1452, cm 336x747cm, Arezzo, Chiesa di San Francesco.

Il sogno di Costantino”, 1455, affresco, cm329x190cm, Arezzo, Chiesa di San Francesco.

L’Annunciazione”, 1455, affresco, cm329x193, Arezzo, Chiesa di San Francesco.

Il supplizio dell’Ebreo, 1455, affresco, cm356x193cm, Arezzo, Chiesa di San Francesco.

La battaglia di Costantino e Massenzio”, 1458, affresco, cm322x764cm,  Arezzo, Chiesa di San Francesco.

La battaglia di Eraclio e Cosroe”, 1460, affresco, cm329x747cm, Arezzo, Chiesa di San Francesco.

Nel 615 accadde che il re persiano Cosroe II dopo aver conquistato Gerusalemme si appropriò della Croce di Gesù facendone un uso blasfemo. Tredici anni dopo l’imperatore bizantino Eraclio organizza una campagna bellica per liberare la città dagli infedeli. Nell’affresco è quindi illustrata la battaglia del 628 con la quale Eraclio sconfigge Cosroe II che verrà fatto prigioniero e poi decapitato.

Il ritrovamento delle tre croci e la verifica delle vera Croce”, 1460, affresco, cm 356x747cm, Arezzo, Chiesa di San Francesco.

Contemporanea o quasi alla fine dei lavori in San Francesco di Arezzo è la “Resurrezione di Cristo”, attualmente alla Pinacoteca Comunale di Sansepolcro. 

La Resurrezione di Cristo”, 1463-65, Affresco, cm 225x200cm, Sansepolcro, Pinacoteca Comunale.

La figura del Cristo è inserita al centro di due vedute naturali: il paesaggio invernale a destra e il paesaggio estivo a sinistra. 

Sempre più spesso Piero della Francesca è ospite a Urbino dei duchi di Montefeltro e in questa corte raffinata egli realizza due ritratti dei duchi, ripresi di profilo , secondo il gusto aulico della medaglistica, in cui i sovrani erano celebrati di profilo. Questa scelta va interpretata come un espediente per nascondere la menomazione del duca di Montefeltro (era privo dell’occhio destro perso durante una giostra a cavallo). 

Dittico dei duchi di Urbino, 1465 circa, ritratto di Federico da Montefeltro e di sua moglie Battista Sforza, Firenze, Galleria degli Uffizi. 

Nell’impostazione compositiva generale, il dittico rivela l’influsso dell’arte fiamminga per la raffinata attenzione ai dettagli minuti dei volti e del paesaggio, dell’acconciatura della sposa e dei gioielli.

La faccia anteriore di questa famosa coppia di ritratti raffigura i signori di Montefeltro, il duca Federico II, e sua moglie Battista Sforza.

Sul retro gli stessi personaggi sono rappresentati su carri trionfali: Federico, incoronato dalla Vittoria, è accompagnato dalle figure allegoriche delle Virtu’ Cardinali ( prudenza, giustizia, fortezza e temperanza) la moglie da quelle Teologali (fede, speranza e carità, oltre a un’altra figura allegorica identificata come la modestia). Il carro, guidato da un amorino,  è trainato da una coppia di liocorni, simbolo di castità. Si riconosce sullo sfondo il lago Trasimeno.

 

La Madonna del Parto, 1460, affresco, cm 260x203cm, Monteerchi, Cappella del Cimitero.

L’immagine è un’esaltazione della maternità e un omaggio di Piero della Francesca a sua madre, originaria di Monterchi.

Tra il 1465 e il 1467 Piero dipinge il Polittico di Sant’Antonio, tempera su tavola, cm338×238cm, conservato a  Perugia nella Galleria Nazionale dell’Umbria. È un’opera dove l’artista sembra sperimentare al massimo l’interesse scientifico per le regole della prospettiva e della matematica. 

Un preludio forse al trattato ricco di disegni per rinsegnare ai pittori i segreti della prospettiva “De prospectiva pingendi” da lui dedicata nel 1474 a Federico da Montefeltro. 

La Nativita’”, 1470, tempera su tavola di pioppo, cm124,5x123cm, Londra National Gallery 

Il Bambino giace lontano dalla madre che risponde solo con lo sguardo al figlio che le tende le braccia. Non lontano da Maria è presente il quintetto di angeli cantori mentre più indietro san Giuseppe tace assorto, seduto di profilo. I due pastori , collocati quasi di fronte, indicano forse la stella cometa non raffigurata nella tavola, rimasta incompiuta. Ai lati della capanna si intravede una città di torri e campanili a destra, forse la natia Borgo Sansepolcro. L’artista dipinge nel 1472 la “Madonna di Senigallia”, tempera su  tavola, cm61x 53,5cm, Urbino, Galleria Nazionale delle Marche.

L’attività di Piero della Francesca si conclude con un’opera che è anche il suo capolavoro, la “Sacra Conversazione”, anche detta pala di Brera o Pala di Montefeltro, databile intorno al 1472-74, tempera su tavola, cm 248x170cm, Pinacoteca di Brera, Milano

Il dipinto è un capolavoro del Rinascimento italiano. 

La sacra conversazione è ambientata entro una grande architettura rinascimentale simile a una chiesa. 

L’opera è stata interpretata come la celebrazione della nascita del figlio del duca di Urbino, Federico II da Montefeltro e di Battista Sforza, committenti della pala.

In questo quadro l’uovo di struzzo appeso al soffitto nel catino absidale  allude al simbolo del casato di Montefeltro e, insieme al ciondolo di corallo che Gesù Bambino porta al collo, simboleggia la nascita ad una nuova vita, ovvero alla resurrezione di Cristo.

Il colore rosso del corallo rimanda al colore del sangue e rappresenta il simbolo della passione.

Al centro la figura della Madonna in assorta preghiera, distante e distaccata come i personaggi posti in cerchio lungo la zona concava dell’abside.

Il duca è riconoscibile nel soldato armato che sta inginocchiato di fronte alla Vergine davanti al trono di Maria dove il potente signore di Urbino ha deposto il bastone del comando.

La conchiglia rimanda alla nascita della dea greco-romana della bellezza,  Venere(o Afrodite),  e quindi potrebbe simboleggiare la nuova Venere, Maria, simbolo della bellezza eterna. 

Nel folto gruppo di angeli e santi che circondano la Vergine è riconoscibile a sinistra l’effige di san Bernardino da Siena, titolare della chiesa urbinate alla quale era destinato il dipinto. Accanto a lui stanno san Gerolamo, che con una pietra si batte il petto in segno di penitenza, e san Giovanni Battista.

Sull’altro lato è raffigurato san Francesco che mostra i segni delle stigmate. 

Alle sue spalle si intravede la testa martoriata di san Pietro Martire e accanto a questi è rappresentato un evangelista.

Piero della Francesca muore a Sansepolcro  il 12 ottobre del 1492.

Solo verso la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento fu riscoperto Piero della Francesca uno tra i più importanti pittori rinascimentali 

 

N.B. Le foto sono state attinte da internet a scopo puramente didattico-illustrativo.

di Mattia Fiore

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