Una finestra sull’arte: Pasqua, la passione di Cristo nel segno dell’arte

informareonline-pieta-tre-marie-ridotta
Ai tempi del coronavirus, l’Arte e la Cultura rappresentano un valido rimedio per evitare di sprofondare nella noia, nella disperazione e per governare la paura o per meglio dire l’angoscia.

In occasione della Pasqua, sperando di farvi cosa gradita, vi presento alcune opere di celebri artisti che hanno rappresentato la Passione di Gesù Cristo nel corso dei secoli.

Iniziamo con Cimabue:

Cimabue, pseudonimo di Cenni di Pepo (1240-1302) “Crocifissione”, (1268-1271), tempera su tavola, cm 336×267 cm, Arezzo, chiesa di San Domenico

In quest’opera Cimabue rinuncia ai particolari realistici , che con troppa crudezza alludevano all’agonia e alla morte, preferendo esprimere la sofferenza del Cristo nell’accentuato inarcarsi della figura. L’aureola decentrata rispetto all’asse verticale della croce accentua l’inclinazione della testa che si abbandona sulla spalla sinistra. Questa a sua volta appare asimmetrica rispetto a quella di destra, e si contrae assecondando il movimento del collo. L’uso del colore accentua la drammaticità del dipinto. Larghe ombre nere si allungano sul volto e sul corpo cadaverico del Cristo, in contrasto con le raffinate cromie circostanti. I terminali della croce appaiono rivestiti da un prezioso drappo policromo.

Giotto di Bondone (1266-1337) “Compianto sul Cristo morto”, (1303-05), affresco, Padova, Cappella deli Scrovegni

L’episodio, narrato dal Vangelo, descrive il momento nel quale il corpo di Gesù, dopo essere stato deposto dalla croce, viene cosparso di unguenti profumati e coperto da un lenzuolo bianco prima di essere sistemato nel sepolcro.

Asse portante di tutta la composizione è il corpo steso di Cristo morto, intorno al quale si dispongono tutti gli altri personaggi e lo spazio nel quale si muovono i protagonisti è delimitato dalla roccia che taglia diagonalmente lo sfondo.

La scena si svolge sullo sfondo di un desolato paesaggio invernale e l’albero spoglio appare come un richiamo alla morte di Cristo e testimonia il dolore universale conseguente al sacrificio di Gesù Cristo. Seduta per terra è raffigurata Maria Maddalena, riconoscibile per i lunghi capelli biondi e la veste rossa, tipica dell’iconografia della santa. La Maddalena sorregge i piedi di Cristo, segnati dai chiodi. A destra Nicodemo e Giuseppe di Arimatea contemplano in pietoso silenzio il corpo di Cristo; secondo il racconto evangelico furono i due uomini a deporre Gesù dalla croce e a chiederne il corpo a Pilato. La drammaticità della scena è resa soprattutto dalla vivace gestualità del giovane apostolo Giovanni. La figura di Giovanni esprime la novità della pittura di Giotto, volta soprattutto a raffigurare la natura e i sentimenti umani. Le due figure ammantate sedute di spalle in primo piano, assumano particolare importanza poiché accentuano l’effetto illusionistico di spazio reale.

Nella scena la sfera celeste, popolata di angeli, è nettamente separata da quella umana che occupa la parte inferiore della pittura. Una gestualità vivace ed espressiva caratterizza le figure degli angeli disposti nel cielo azzurro. La partecipazione delle creature celesti all’evento acuisce la drammaticità della composizione.

 

Rogier Van der Weiden,(1400-1464 )“Deposizione”, 1435, olio su tavola,cm 220x260cm, Madrid, Museo del Prado

Questa pala è a ragione considerata uno dei massimi capolavori della pittura quattrocentesca ed e’

l’opera più famosa dell’artista fiammingo, uno dei capolavori del Prado di Madrid. Rappresenta la deposizione del corpo di Cristo, dipinta con tecnica prodigiosa, in grado di restituire con fedeltà la tessitura di carni, stoffe ed oggetti. La ridotta profondità dello sfondo conferisce alle figure un’evidenza scultorea. Il notevole impatto drammatico è affidato all’intensità espressiva dei volti e dei gesti. Le figure, di grandezza quasi naturale, esprimono con notevole efficacia il loro inconsolabile dolore e la loro angoscia, rendendone partecipe lo spettatore. Nella scena è predominante l’aspetto teatrale , concitato e drammatico. I margini della composizione sono segnati a destra dalla curva del corpo della Maddalena, a sinistra da quella del corpo di san Giovanni. L’altro elemento dominante è la doppia diagonale costituita dal Cristo e dalla Vergine che allude alla corrispondenza tra il dolore di Maria e quello del Figlio. Il corpo della Vergine appare scomposto e abbandonato nello svenimento , e i suoi occhi colmi di lacrime, il volto pallido, cinereo e sofferente esprimono un grande dolore. Allo stesso modo, la figura della Maddalena, sulla destra, trasmette, attraverso la posizione curva del corpo e il nervoso intreccio delle mani, tutta la sua disperazione. Uno dei volti più toccanti ed espressivi della Deposizione è quello di Cristo, nel quale il pittore non risparmia i particolari della sofferenza patita: rivoli di sangue gli solcano le guance, il naso e la bocca e’ dischiusa nell’estenuazione estrema.

Giovanni Bellini (1433 circa- 1516)“Pietà”, (1465-1470), tempera su tavola, cm 86×107 cm, Milano, Pinacoteca di Brera

Con Giovanni Bellini ebbe inizio la grande stagione della pittura veneta, continuata poi con Giorgione, Tiziano, Veronese. La tavola di Brera, uno dei capolavori riconosciuti di Bellini, rappresenta il dramma della scena dove il Cristo morto pare corrispondere con dolente intensità al pianto composto della Madonna e di san Giovanni. I personaggi sono ambientati con effetti di grande morbidezza di toni.

Andrea Mantegna (1431-1506)“Cristo morto”, 1480 circa, olio su tela, cm 68×81 cm, Milano, Pinacoteca di Brera

Il dipinto è tra i più famosi della Pinacoteca di Brera, soprattutto a motivo del sorprendente scorcio che sembra seguire chi guarda nel suo spostamento. La tela si trovava in possesso di Mantegna al momento della sua morte e fu venduto dal figlio del pittore, Ludovico, al cardinale Sigismondo Gonzaga. L’opera finì prima a Roma, nella quadreria del cardinale Mazzarino, e dopo una serie di passaggi arrivò a Parigi ed infine entrò a far parte delle raccolte di Brera nel 1824.

La rappresentazione del corpo di Cristo nel sepolcro secondo una composizione prospettica cosi ardita è un caso unico nella pittura rinascimentale. Il dipinto raffigura con grande realismo ed evidenza plastica le ferite sul corpo di Cristo disteso sulla pietra dell’unzione, sulla quale il Salvatore deposto dalla croce venne cosparso di unguenti contenuti nel vaso raffigurato in alto a destra. Le figure piangenti, molto ravvicinate della Madonna e san Giovanni sulla sinistra ne celano parzialmente una terza, che potrebbe essere quella della Maddalena. La tragicità della scena è accentuata dallo scorcio che riduce la figura giacente e la deforma mettendone in risalto le sporgenze anatomiche, in particolare il torace rigonfio. La scena è chiusa dal cuscino, che sorregge la testa abbandonata del Cristo, posto in verticale e da un muro che si erge alle sue spalle.

Il Cristo sdraiato è visto dallo spettatore da un punto poco più alto dei suoi piedi straziati dai chiodi, che risaltano in primo piano, conferendo alla scena una forte tensione emotiva. Di grande impatto drammatico sono il colore livido e il fitto panneggio di pieghe triangolari che, aspramente mosso, affonda tra le gambe e che sembra scolpito nel marmo.

Michelangelo Buonarroti (1475-1564)“Pieta”, 1499, Roma, San Pietro

L’opera, spirituale e drammatica, della Pietà fu eseguita nel 1499, durante il primo soggiorno romano di Michelangelo. Elementi caratteristici sono la perfetta tornitura del marmo, la levigata lucentezza della materia e la particolare sensibilità per la rappresentazione anatomica. La “Pietà” ha una impostazione piramidale, di grande equilibrio; il corpo del Cristo morto è posto sulle ginocchia della Madonna che lo sostiene con la stessa naturalezza di quando lo teneva in grembo bambino.

La carica emotiva scaturisce proprio dalla straziante tenerezza di Maria, in accordo all’ideale neoplatonico della contemplazione del bello come mezzo di elevazione a Dio.

La fede religiosa di Michelangelo si esprime nella sublimazione delle figure e l’estrema lucentezza del marmo, levigato fino a sembrare traslucido, contribuisce a rafforzare il senso di profonda spiritualità che emana dall’opera.

Matthias Grunewald (1470-1528) “Crocefissione”,1510, olio su tavola, Washington, National Gallery

Il dipinto di Grunewald costituisce testimonianza insuperabile dell’intensità del sentimento religioso nel tardo Medioevo. Il dipinto riflette alcuni dei caratteri fondamentali dell’artista tedesco: la deformazione delle membra e l’intenso patetismo che contraddistingue i volti delle figure, raggiungono esiti decisamente espressionistici. Anche le vesti dei personaggi, in particolar modo il perizoma lacero di Cristo, sembrano accordarsi all’atmosfera di straziante dolore che pervade la scena. Le mani delle figure sono contratte in pose innaturali e legnose, e definite da una linea di contorno insistita. Il corpo martoriato di Cristo è punteggiato da una miriade di piaghe, e le palme delle mani sono rivolte verso l’alto. Questo dipinto emana una certa carica emotiva e una profonda spiritualità.

Tiziano Vecelio (1488-1576)“La sepoltura di Cristo”, 1559, olio su tela, cm 137×175 cm, Madrid, Museo del Prado

Ritratto del dolore. Di quest’opera, il famoso storico dell’arte tedesco George Gronau disse” Giammai il dolore umano è stato espresso in maniera più semplice e autenticamente artistica”.

La tela fu commissionata a Tiziano dal re spagnolo Filippo II, (figlio di Carlo V), nel 1559 e venne completata entro quell’anno. L’opera appartiene all’ultimo periodo di Tiziano, caratterizzato da una pennellata larga che stempera la nitidezza dei contorni delle figure. La luce illumina la scena a bagliori e crea un contrasto violento tra i chiari e gli scuri. La composizione si basa sulla piramide che formano le figure intorno al sepolcro, definita sul lato sinistro da Giuseppe d’Arimatea, in cui si è voluto riconoscere un autoritratto dell’artista, e sul lato destro da Nicodemo, che regge i piedi di Cristo, e dalla Maddalena. Ogni figura è caratterizzata con una forte enfasi espressiva. Due elementi, in questo senso, dominano sugli altri: il braccio destro del Cristo morto e il gesto tragico , a braccia aperte, della Maddalena dalla vesta bianca e agitata. In questo dipinto si nota un intenso afflato religioso, carico d’angoscia, un denso raggruppamento di figure che tende a sottolineare l’unanime sentimento di dolore e sofferenza che unisce tra loro i presenti.

Rembrandt Harmenszoon van Rijn (1606-1669)“Deposizione dalla croce”,1633, olio su tavola, Monaco, Alte Pinakothek

Questa Deposizione fu eseguita dal pittore olandese Rembrandt, probabilmente a puri scopi di devozione personale. Nell’opera qui riprodotta, Rembrandt si è ritratto nella scena: è l’uomo vestito d’azzurro che sulla scala sorregge il braccio di Cristo morto. Sono anche individuabili Giuseppe d’Arimatea, l’anziano gentiluomo vestito elegantemente, a destra della composizione, la Vergine svenuta, appena illuminata, in basso a sinistra.

La luce illumina in modo estremamente selettivo il gruppo di figure intorno a Cristo e trova nel candido sudario una superficie riflettente da cui riverbera sui volti delle figure, con un effetto che ricorda Caravaggio. Il candore del sudario contrasta, oltre che con le tonalità notturne del dipinto, con le macchie di sangue sula croce. La composizione segue un andamento piramidale, il cui vertice è costituito da Nicodemo, in cima allo strumento del martirio. Straordinario il modo con cui Rembrandt suggerisce il peso del corpo inerte, quasi disarticolato, del Cristo morto, anche attraverso l’espressione di fatica dipinta sul volto dell’uomo che lo sorregge dal basso.

Vincent Van Gogh (1853-1890) “Pieta”, 1890, olio su tela, cm 41,5x 34 cm, Musei Vaticani

L’artista dipinse quest’opera pochi mesi prima della sua tragica morte avvenuta ad Auvers-sur-Oise il 29 luglio 1890. Questo è l’unico dipinto in cui Van Gogh rappresenta la figura di Gesù Cristo.

L’opera è una reinterpretazione della “Pieta’” eseguita dal pittore francese Eugene Delacroix e ripresa da un’incisione di cui Van Gogh era in possesso.

 

di Mattia Fiore

Print Friendly, PDF & Email