Una finestra sull’arte: Mozart, “Il Flauto Magico” e la simbologia massonica.

Care lettrici e cari lettori,

In questo periodo difficile di emergenza e di quarantena l’arte e la cultura possono rappresentare un modo di reagire alla disperazione, consentendo di astrarci dalle difficoltà del momento e di proiettarci nel futuro.

I musei e le gallerie stanno già implementando l’utilizzo di modelli virtuali, siti web, visite online. Con i teatri chiusi dall’inizio dell’epidemia di Covid-19, lo streaming può essere il modo per continuare a godersi, da dietro uno schermo, le rappresentazioni delle diverse arti performative come la musica, la danza, il teatro.

Quest’anno, dal 27 marzo al 5 aprile, si sarebbe dovuto rappresentare Il Flauto Magico di Wolfgang Amadeus Mozart presso il teatro lirico di San Carlo di Napoli, il più antico teatro d’opera e uno dei più famosi e prestigiosi al mondo. Purtroppo, a causa dell’epidemia di Covid-19, la programmazione è stata annullata e così, per molti fan di Mozart e fra questi anche il sottoscritto, non è stato possibile assistere alla rappresentazione.

Pertanto, sperando di fare cosa gradita, ho scelto di condividere con voi questa storia fiabesca, ricca di elementi fantastici, il Flauto Magico, opera in due atti K620, del celebre Mozart (1756-1791), bambino prodigio e precoce autore di sonate e sinfonie.

L’opera è nutrita di elementi massonici.

Il Flauto Magico, fiabesco rito di iniziazione, carico di simbolismi che riflettono i canoni del pensiero massonico, propone i grandi sentimenti di umanità, di bontà e di fratellanza. Infatti, Mozart aderì ad una loggia massonica, attratto dagli ideali nobili perseguiti dalla massoneria settecentesca.

Nella complessa simbologia massonica, celata nel Flauto Magico, incontreremo più volte la simbologia ternaria, il numero ”3”, numero ritenuto “perfetto”, sacro per la Massoneria, ed è la cifra più ricorrente, sia musicalmente, (note del triplice accordo dell’ouverture, ripetute all’inizio del secondo atto e al momento dell’iniziazione di Tamino), sia rappresentativamente (tre sono le Damigelle, tre i Geni, tre i Sacerdoti, tre gli Schiavi, tre le porte del Tempio, tre le prove del silenzio, dell’acqua e del fuoco).

La struttura dell’Opera si fonda sul simbolismo prettamente massonico della piramide. Sulla scena del Flauto Magico accade misteriosamente che la luce e il buio, il principio maschile e quello femminile, la coscienza e l’inconscio si incontrano secondo il principio di Amore.

La Regina della Notte rappresenta il principio del potere del Male che incarna la morte e vuole impadronirsi, delittuosamente del lato luminoso, quello solare del Bene. Ella è anche il simbolo della Dea della Notte che l’Eroe mitico Tamino deve sconfiggere nel suo cammino verso l’iniziazione.

Sarastro è il sole raggiante che sconfigge la notte.

Il principe Tamino potrà conoscere la verità, che si nasconde sotto apparenze ingannevoli, soltanto se saprà pazientare, osservare, valutare appieno il significato delle cose, esercitare su sé stesso la volontà di capire, liberarsi dal pregiudizio, dall’ira, e giungere al cuore delle cose attraverso la propria coscienza. In tal senso Tamino supera il buio della notte e il suo animo si apre alla Luce : l’iniziato ritrova sé stesso come giudice della realtà che lo circonda; l’uomo libero e di buoni costumi decide, quindi, secondo coscienza quale sia il comportamento da tenere al fine di perseguire gli ideali di giustizia, di uguaglianza nella libertà, di fratellanza ai quali intende ispirare le proprie azioni.
La genesi dell’opera

Il Flauto Magico, definito da molti critici il testamento spirituale di Mozart, fu subito riconosciuto come capolavoro assoluto; lodevoli apprezzamenti furono rivolti a Mozart dal suo antagonista, Salieri, e dallo scrittore, poeta e drammaturgo tedesco, Goethe.

Sembra che il progetto per il Flauto Magico sia nato nella primavera del 1791, l’ultimo anno che restava da vivere a Mozart. Secondo una tradizione non molto attendibile, il 7 marzo dello stesso anno, alle otto del mattino, Emanuel Shikaneder, librettista e direttore del teatro Auf der Wiedern, oberato dai debiti, andò a trovare Mozart, che era ancora a letto, e gli chiese di comporre la musica del Flauto Magico per aiutarlo a rialzare le sorti del suo teatro, il cui repertorio era orientato verso forme di spettacolo popolare, misto di musica e recitazione. Quindi affidò la sua sorte a Mozart e andò via.

 In realtà, il teatro era molto florido, (gli spettacoli erano molto affollati, gli incassi aumentavano), ed è quindi più probabile che Mozart, vedendo tramontare la sua popolarità e non avendo in vista alcuna commissione per il teatro italiano ufficiale, (diretto dal poco amichevole Salieri), avesse offerto la sua collaborazione a Schikaneder, (suo confratello in massoneria), per un’opera tedesca.

Otto giorni dopo Mozart ebbe in mano il libretto di questa opera fiabesca, redatto dallo stesso SchiKaneder che nelle rappresentazioni, assunse la parte di Papageno, il personaggio comico e popolaresco del cacciatore di uccelli al seguito del principe Tamino nel corso della sua avventura iniziatica fra i misteri dell’antico Egitto.

È stato messo in dubbio che Schikaneder sia stato l’autore del libretto. All’epoca il merito fu rivendicato da un commediografo Johann Georg Metzler, tuttavia la sua partecipazione alla redazione del Flauto magico non è stata mai provata. Le forti implicazioni massoniche del testo e dei suoi più minuti particolari derivano soprattutto dalla diretta consulenza offerta da uno dei più influenti amici di Mozart, Ignaz von Born, massone appartenente alla setta più progressista degli Illuminati e scienziato nobilitato dalla regina austriaca Maria Teresa d’Asburgo. Allo stesso von Born fu forse ispirato il personaggio di Sarastro, (Gran Sacerdote del regno della Saggezza).

L’opera sarebbe andata in scena il 30 settembre 1791 nel teatro Theater auf der Wieden di Vienna. Presso questo teatro si rappresentavano soprattutto Singspiel, (recita cantata, ovvero azioni non interamente musicali ma comprensive di parti parlate e di canto). Le due prime rappresentazioni furono dirette dallo stesso Mozart e il successo del Flauto Magico fu immediato. Nel 1792, quando Mozart era morto già da un anno, l’opera aveva toccato solo a Vienna le 100 recite.

COSA SUCCEDE IN QUEST’OPERA?

La trama – Prima parte

Il principe Tamino si è smarrito in una valle rocciosa, circondata da montagne, e viene assalito da un serpente.

Il giovane ha in mano un arco, ma ha finito le frecce, e chiede aiuto; poi, stremato, perde conoscenza.

Sopraggiungono tre damigelle velate, armate di lance d’argento, e uccidono il serpente.

Le damigelle restano ammirati dalla bellezza di Tamino ancora privo di sensi, ma, dopo una breve disputa su quale di essa debba restare a fare la guardia, rinunciano tutte e tre e vanno a informare la loro sovrana, la Regina della Notte, dell’accaduto.

Tamino intanto rinviene e si stupisce di essere ancora vivo e di vedere il serpente morto; il suo stupore aumenta quando vede avvicinarsi uno strano personaggio ricoperto di piume, che suona una siringa e porta sulle spalle una gabbia piena di uccelli.

È Papageno, che nel corso dell’aria si presenta: il suo mestiere è la caccia ai volatili ed è noto in tutta la zona, vorrebbe trovare una moglie da coccolare e da nutrire di marzapane.

Tamino gli rivela di essere figlio di un grande sovrano e egli rivolge alcune domande; ma Papageno non sa come si chiami la regione in cui si trovano e sa dire soltanto che sopravvive portando la cacciagione alla corte della Regina della Notte e che viene ricompensato con cibo e bevande.

Tamino chiede a Papageno se è possibile vedere la Regina della Notte ma l’uccellatore, spaventatissimo, risponde che non è visibile; poi si vanta di aver strozzato con le sue mani il serpente che giace per terra.

A questo punto ritornano le tre damigelle, le vere salvatrice di Tamino e provvedono a punire Papageno dalle sue vanterie; gli consegnano il suo compenso, cioè acqua pura invece del vino, un sasso invece del pane e, invece dei fichi, applicano un lucchetto alla bocca di Papageno, che può ora soltanto mugolare.

Poi si rivolgono a Tamino e, dopo avergli rivelato di essere state loro a salvarlo gli consegnano il ritratto di Pamina, la figlia dell’Astrifiammante Regina della Notte, quindi se ne vanno lasciando soli Tamino e Papageno.

Tamino contempla il ritratto di Pamina ed è preso da un grande sentimento d’amore; intanto ritornano le tre damigelle e annunciano a Tamino che la Regina della Notte ha ascoltato le sue parole e ha deciso di affidargli il salvataggio di Pamina; la fanciulla infatti, secondo la versione della madre sarebbe stata rapita da Sarastro, (accusato ingiustamente e definito un demone malefico dalla Regina della Notte).

Sarastro abita in un castello turrito e ben sorvegliato.

Improvvisamente le rocce si aprono e appare la Regina della Notte, che narra a Tamino il rapimento di Pamina e gli promette la mano della fanciulla se egli riuscira’ a liberarla.

La Regina della Notte scompare tra le rocce che si richiudono; le tre damigelle tolgono il lucchetto dalla bocca di Papageno ma gli impongono di seguire Tamino al castello di Sarastro; quindi consegnano a Tamino un flauto magico, capace di trasformare i sentimenti degli uomini e a Papageno un carillon capace di allontanare la sventura: gli strumenti saranno utili per la loro difesa.

Inoltre, tre geni mostreranno a Tamino e a Papageno la via del castello di Sarastro.

In una magnifica stanza del castello di Sarastro, Pamina viene condotta in presenza del moro Monostato, il guardiano degli schiavi.

La fanciulla, che è stata ripresa dopo un tentativo di fuga, viene incatenata e Monostato cerca di approfittare della situazione per insidiarla, ma sopraggiunge Papageno, che ha preceduto Tamino: i due strani personaggi, il moro e l’uomo pennuto si incutono vicendevolmente un grande spavento, tanto che Monostato fugge.

Rimasto solo con Pamina, Papageno la informa del piano progettato per salvarla e dell’amore del giovane principe per lei: parlando con Pamina, Papageno non riesce a nasconderle l’ardente desiderio di trovare la sua anima gemella, la sua Papagena.

La principessa e l’uomo-uccello sono concordi nel celebrare le virtù dell’amore.

I tre geni che conducono Tamino verso la dimora di Sarastro gli rammentano le virtù che dovrà fare proprie: fermezza, pazienza e riservatezza, prima di lasciarlo solo.

Tamino si trova ora in un boschetto dove si affacciano le porte di tre templi: a sinistra è quello della Ragione, a destra quello della Natura, al centro quella della Saggezza.

Tamino si avvicina al tempio di destra, ma viene respinto da una voce misteriosa; un’analoga voce lo respinge dal tempio di sinistra.

Quando Tamino bussa al tempio centrale, quella della Saggezza, appare un sacerdote (l’Oratore) che gli rivela che Sarastro è in realtà il sovrano umanissimo e saggio di una schiera di eletti. Sarastro, il personaggio inizialmente pensato come cattivo presso cui Pamina è tenuta prigioniera non è un malvagio ma è il capo di una comunità di saggi, quei sacerdoti, dediti al culto della verita’, dell’onestà, che tengono in custodia Pamina proprio per proteggerla dalla madre, la Regina della Notte, che lei sì invece è malvagia.

Tamino, rimasto solo davanti al tempio, viene confortato da un coro invisibile; Pamina è viva.

Egli suona allora il flauto magico e richiama involontariamente una serie di animali che restano affascinati dal suono e spariscono quando esso finisce.

Al flauto di Tamino risponde, dall’ interno la siringa di Papageno; Tamino si allontana allora in cerca di Papageno proprio quando giungono Papageno e Pamina, a loro volta in cerca di Tamino.

Sopraggiunge Monostato con gli schiavi e vorrebbe incatenare Pamina, ma Papageno suona il carillon e il moro con i suoi compagni è costretto a introdursi in una danza incantata.

Acclamato dai suoi sudditi, entra Sarastro, davanti al quale Pamina si inginocchia, chiedendo perdono per la sua fuga.

Intanto Monostato, cessato l’incatesimo, introduce Tamino: i due giovani, che si vedono per la prima volta, si abbracciano, colti da reciproco amore. Monostato tenta di dividerli ma Sarastro lo condanna a subire settantasette frustate sulla pianta dei piedi e annuncia che Pamina e Tamino saranno accolti nel tempio per la cerimonia di iniziazione.

 

Atto secondo

In un bosco di Palme si svolge la solenne processione dei sacerdoti guidati da Sarastro; questi annuncia l’inizio della cerimonia di iniziazione per Tamino e Pamina, che dovranno superare le prove rituali, e invoca sui due giovani la protezione di Iside e di Osiride. Tutti escono. Nell’atrio del tempio, di notte, tre sacerdoti preparano Tamino e Papageno alle prove imminenti.

Tamino è pronto a sottoporsi a qualunque prova, anche a mezzo della vita, mentre Papageno, terrorizzato dal buio e da forti tuoni, non è affatto desideroso di essere iniziato e solo quando apprende che gli è stata riservata la ragazza che tanto desiderava acconsente a sottoporsi alle prove.

La prima consiste nell’osservare il silenzio a qualunque costo.

I sacerdoti mettono in guardia i candidati, soprattutto contro le arti della seduzione femminile.

Ed ecco apparire le tre damigelle che tentano di indurre Tamino e Papageno a rompere il voto di silenzio.

Papageno ha qualche difficoltà a restare zitto, ma ci riesce: le tre damigelle sprofondano, intimorite dalla voce dei sacerdoti, che conducono Tamino e il renitente Papageno alle prove successive. In un giardino Pamina giace addormentata: le si avvicina Monostato con intenzioni lascive.

Appare la regina della Notte, scaccia Monostato, sveglia Pamina e le impone di uccidere Sarastro, visto che Tamino ha tradito l’impegno preso.

Sparita la regina della Notte, Monostato strappa il pugnale di mano a Pamina e la minaccia di morte se non cederà alle sue brame; questa volta è Sarastro a scacciare Monostato. Due sacerdoti conducono Tamino e Papageno in un atrio del tempio: i due devono osservare ancora la consegna del silenzio.

Papageno si vede improvvisamente corteggiato da una orrida vecchia che dice di avere diciotto anni e di chiamarsi Papagena.

Ricompaiono i tre geni che, su incarico di Sarastro, riconsegnano ai candidati il flauto magico e il carillon.

Il suono del flauto di Tamino fa accorrere Pamina, la quale non sa spiegarsi perché Tamino eviti di parlarle, e si dispera temendo che il giovane non la ami più.

Prima che Tamino inizi la terza e più difficile prova, un coro di sacerdoti esprime la speranza che il principe diventi presto degno di loro.

Tamino e Pamina sono condotti davanti a Sarastro, che annuncia loro che devono separarsi e dirsi addio.

Tamino è deciso ad accettare anche questa prova, mentre Pamina supplica e implora.

Intanto Papageno, che e’ in cerca dei due giovani, incontra un sacerdote che gli consenti di esprimere i suoi desideri; dopo aver chiesto del vino, Papageno confessa di continuare a sognare una moglie: detto fatto, ecco riapparire la vecchia Papagena che, dopo aver ottenuto una riluttante promessa di fedeltà da Papageno, si trasforma in una graziosa ragazza vestita come lui; i due però vengono subito separati dal sacerdote, poiché l’iniziazione non e’ ancora finita.

I tre geni annunciano che si avvicina l’epoca in cui la terra diventerà un “regno celeste”.

Intanto Pamina, che crede di essere stata abbandonata per sempre da Tamino, medita di uccidersi.

I geni la invitano a seguirli dall’amato e la rassicurano.

Tamino si trova ora sul luogo della prova più pericolosa.

Per raggiungere il grado supremo della purificazione egli deve spingersi nell’interno di una montagna che sprigiona fuoco e poi di un’altra montagna attraversata da una cascata d’acqua.

Nel momento in cui il giovane si accinge all’impresa sopraggiunge Pamina guidata da un sacerdote.

Viene consentito ai due giovani di affrontare insieme l’ultima prova: accompagnato da Pamina e protetto dal suo flauto magico, Tamino compie intrepido il percorso attraverso le fiamme e le acque.

Alla coppia si schiudono così le porte del tempio di Iside.

In un giardino Papageno si dispera perché ha perduto Papagena; quando gia sta meditando di impiccarsi a un albero, viene interrotto dai tre geni che gli suggeriscono di suonare il carillon; ecco riapparire Papagena e la coppia, felice, gioisce al pensiero di tanti futuri bambini.

In un sotterraneo del tempio la Regina della Notte, Monostato e le tre damigelle congiurano per distruggere il tempio e per uccidere Sarastro. Ma Sarastro previene l’assalto scatenando un uragano: fra tuoni e lampi la Regina della Notte sprofonda con i suoi accoliti in una voragine.

Nel Tempio del Sole Tamino e Pamina sono accolti solennemente nella cerchia eletta deli iniziati.

N.B. Le foto sono state attinte da internet a scopo puramente didattico-illustrativo.

 

di Mattia Fiore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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