Una finestra sull’arte: “Michelangelo: divino artista”

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Care lettrici e cari lettori,

Le sale del palazzo Ducale di Genova, (Piazza Matteotti,9), ospiteranno la mostra dedicata ad uno dei grandi maestri del Rinascimento: “Michelangelo: divino artista” con sculture, disegni e opere originali che costruiscono un percorso incentrato soprattutto sul ruolo di Michelangelo nelle corti dei grandi signori e sugli  eccezionali incontri intercorsi con personalità di grande rilevanza come Lorenzo il Magnifico, Leone X, Clemente VII,  Francesco I di Valois e Caterina de’ Medici.

La mostra, curata da Cristina Acidini, con Elena Capretti e Alessandro Cecchi, era inizialmente programmata per il periodo dal 26 marzo al 19 luglio 2020, è stata spostata dall’8 ottobre 2020 al 24 gennaio 2021 a causa del diffondersi del COVID-19. Sara’ possibile ammirare circa 60 tra disegni autografi e fogli del carteggio di Michelangelo, delle rime e altri suoi scritti originali, in gran parte conservati nella Casa Buonarroti.

Oltre a tutto questo saranno esposte anche due importanti sculture in marmo: “La Madonna della Scala, 1490 ca.”, capolavoro giovanile dell’artista conservato in Casa Buonarroti a Firenze e “Cristo Redentore, 1514-16”, conservato nella chiesa di San Vincenzo Martire a Bassano Romano (Viterbo). È prevista anche una speciale sezione dedicata al rapporto della sua arte con la Liguria.

Dopo questa breve introduzione, sperando di fare cosa gradita, ho deciso di scoprire, insieme a voi, la vita e le opere di Michelangelo Buonarroti (1475-1564), uno dei massimi esponenti del “Rinascimento “e con questo  termine s’intende la corrente letteraria, artistica, filosofica e scientifica che si sviluppa in Italia, con precisione a Firenze, tra il Quattrocento e il Cinquecento. I caratteri distintivi del “Rinascimento” sono: l’idea della centralità dell’uomo, l’amore e l’interesse per ogni cosa del mondo classico (un ritorno all’età classica). Il termine “Rinascimento” venne coniato dagli intellettuali dell’epoca che erano convinti di vivere un momento di rinascita delle arti, della cultura, della fiducia nell’uomo e nelle sue capacità.

Michelangelo Buonarroti nasce nel 1475 a Caprese, in provincia di Arezzo, da una ricca famiglia guelfa e socialmente altolocata. Già nel 1488 comincia il suo apprendistato nella bottega del Ghirlandaio a Firenze. Nel 1489 entra al servizio, Bertoldo di Giovanni, allievo di Donatello, che lo introduce nella cerchia dei Medici dove viene accolto come figlio adottivo da Lorenzo il Magnifico. Nel 1490 conosce, tramite Lorenzo il Magnifico, i grandi eruditi dell’Accademia platonica, le cui idee umanistiche influenzeranno in modo decisivo la sua opera.

Nel 1494, dopo la caduta dei Medici, si trasferisce a Bologna; l’anno successivo ritorna a Firenze, dove rimane per un breve periodo prima di recarsi per la prima volta a Roma. Nel 1496 si reca a Roma dove esegue il “Bacco “e la “Pietà” 

Nel 1501 è di nuovo a Firenze, dove lancia la sfida a Leonardo da Vinci, suo contraltare artistico. Purtroppo, gli affreschi (La battaglia di Cascina di Michelangelo e la battaglia di Anghiari di Leonardo), realizzati dai due artisti nella sala del Maggior Consiglio di Palazzo Vecchio, non si sono conservati.

Michelangelo scultore

Michelangelo durante la sua prima visita a Roma nel 1496, su commissione del cardinale Raffaele Riario, realizza una scultura marmorea, il “Bacco”, Conservata nel Museo nazionale del Bargello a Firenze. Nel 1499, durante il primo soggiorno romano, Michelangelo esegue l’opera, spirituale e drammatica, della “Pietà” .

La purezza delle forme e la penetrazione psicologica di quest’opera, appartenente alla prima fase della lunga carriera di Michelangelo, ne hanno fatto una delle immagini più note dell’arte di tutti i tempi. Elementi caratteristici sono la perfetta tornitura del marmo, la levigata lucentezza della materia e la particolare sensibilità per la rappresentazione anatomica

Pieta, 1499, marmo, Roma, Vaticano, San Pietro

La “Pietà” ha una impostazione piramidale, di grande equilibrio; il corpo del Cristo morto è posto sulle ginocchia della Madonna che lo sostiene con la stessa naturalezza di quando lo teneva in grembo bambino. La carica emotiva scaturisce proprio dalla straziante tenerezza di Maria, in accordo all’ideale neoplatonico della contemplazione del bello come mezzo di elevazione a Dio. La fede religiosa di Michelangelo si esprime nella sublimazione delle figure e l’estrema lucentezza del marmo, levigato fino a sembrare traslucido, contribuisce a rafforzare il senso di profonda spiritualità che emana dall’opera.

Al periodo fiorentino, tra il 1501 e il 1504, risale il celebre “David”, ideato originariamente come statua da inserire in una nicchia nel Duomo, ma poi collocato davanti a Palazzo Vecchio, che attualmente ne ospita una copia, mentre l’originale è alla Galleria dell’Accademia di Firenze.

Nel suo equilibrio tra forza e furia, il David appare già ai suoi contemporanei come l’immagine del difensore degli ideali di libertà, di forza e di indipendenza, come allegoria politica della repubblica di Firenze e delle sue virtu’ civiche.

David, 1501-1504, marmo a tutto tondo, Galleria dell’Accademia di Firenze

Michelangelo realizzò un’opera di grande potenza espressiva, ritenuta già dai contemporanei l’emblematica espressione dei valori artistici e culturali del Rinascimento fiorentino.

La figura di David emana un pathos eroico e nella sua posa calma, ma carica di tensione, personifica le due virtu’ del Rinascimento, l’Ira e la Fortezza, e assume il significato politico della difesa delle libertà repubblicane quando nel 1504 viene collocato in piazza della Signoria. La parte inferiore del corpo sostiene il busto pesante e poderoso.

Tutto il peso grava sulla gamba destra rigida, definita “gamba portante” contrapposta a quella “libera”, mentre il resto del corpo è teso in uno sforzo. Le mani sono grandi e pesanti, e tale impressione è accentuata dalla posa della sinistra sopra la spalla. Tutta l’attenzione e l’energia si concentrano nel capo e si esprimono nella contrazione dei muscoli delle sopracciglia alla radice del naso, come in un punto focale.

Nel 1505, appena eletto papa, Giulio II porta con sé Michelangelo  Roma e gli commissiona la realizzazione del proprio monumento funebre all’interno della chiesa di San Pietro in Vincoli, che nelle sue intenzioni doveva essere di una grandiosità senza precedenti.

Giulio II è un guerriero, che guida le sue truppe con la spada sguainata alla conquista di nuove città da annettere allo Stato della Chiesa. Ma è anche un patrocinatore delle arti, che raccoglie intorno a sé i più importanti artisti della sua epoca, tentando di sottometterli al proprio volere. La sua irascibilità lo induce addirittura a colpire l’opera di Michelangelo con un bastone.

Sebbene il progetto e le sculture per la tomba del papa fosse stato ripreso dopo la morte di Giulio II, non venne mai portato a termine; alcune statue sono però giunte sino a noi, e fra queste il “Mosè” che mostra la grande tecnica scultorea dell’artista Caprese.

Tomba di Giulio II, 1513-1516, Roma, Basilica di San Pietro in Vincoli.

Mose”, 1515, Roma, Basilica di San Pietro in Vincoli.

Lo “Schiavo morente”  e lo “Schiavo ribelle” di Michelangelo, sono tra le statue  più celebri del Louvre. Furono scolpite per il basamento del mausoleo del pontefice condottiero Giulio II, un progetto più volte interrotto. Nel 1542 Michelangelo le donò a Roberto Strozzi ma successivamente, dopo vari passaggi, divennero proprietà dello stato francese. Si è ipotizzato che le due statue rappresentassero le provincie sottomesse da papa Giulio II, o le arti liberali ridotte in schiavitù a causa della morte del papa, o ancora il concetto platonico dell’anima prigioniera, che si dibatte per liberarsi dalle catene del corpo.

Schiavo morente”, 1513-1515, marmo, alt. 209 cm, Parigi, Museo del Louvre.

Schiavo ribelle”, 1513-1515, marmo, alt. 215 cm, Parigi, Museo del Louvre.

Alla morte di  papa Giulio II, il suo successore Leone X, appartenente alla famiglia dei Medici, ordina a Michelangelo di tornare a Firenze per realizzare i monumenti funebri dei principi Giuliano e Lorenzo nel complesso delle Cappelle Medicee che fa parte del complesso monumentale della Chiesa di San Lorenzo, che era la chiesa dei Medici, diventando successivamente il mausoleo di famiglia.

Tra il 1520 e il 1524 Michelangelo vi realizza la Sacrestia Nuova, lavorando alle statue dei sarcofaghi, ma furono completate soltanto le statue delle tombe dei Medici, Giuliano duca di Nemours e Lorenzo duca d’Urbino. Opere in cui conferisce ai suoi soggetti un’espressione più spirituale e malinconica.

Tomba di Lorenzo dei MediciCappelle Medicee, Firenze

Tomba di Giuliano dei Medici, Cappelle Medicee, Firenze

Le ultime sculture di Michelangelo vennero eseguite senza commissione e sono tutte caratterizzate dal cosiddetto ”non finito” che per l’artista fiorentino starebbero a significare il sentimento della vita come tragica lotta e come tormento. L’artista concentra la sua riflessione sulla morte di Cristo, scegliendo il tema della Pietà.

Tra il 1545 e il 1555 scolpì per la propria tomba la Pietà con san Giuseppe d’Arimatea e santa Maria Maddalena.

Pietà Rondanini” Milano, Museo del Castello Sforzesco

Questa statua fu scolpita nel 1552-1553 e rilavorata dal 1555 circa al 1564.

Per essenzialità plastica drammatica e compositiva, questa Pietà, nota come Rondanini poiché per molti secoli e’ appartenuta a tale famiglia, si ispira a quelle medievali. Rappresenta, l’ultima, altissima prova di scultura, cui Michelangelo stava ancora lavorando nei giorni che precedettero la sua morte.

Michelangelo Pittore

Al 1503-1504 risale la “Sacra Famiglia”, altrimenti nota come “Tondo Doni”

 Tondo Doni”, 1503-1504, tempera grassa su tavola, diametro cm120, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Questo dipinto fu commissionato a Michelangelo dal mercante fiorentino Agnolo Doni, in occasione delle sue nozze con Maddalena Strozzi. La composizione ha un andamento a spirale; sullo sfondo oltre la balaustra sono raffigurati giovani nudi che rappresenterebbero i neofiti che attendono di immergersi nelle acque del fiume Giordano come allude la presenza del Battista, riconoscibile per la veste di pelle di cammello. Secondo un’altra spiegazione gli ignudi raffigurano l’umanità che non ha ancora ricevuto da Dio le tavole della legge.

La figura centrale di Maria, accovacciata sul prato, in primo piano, si volge a destra con una torsione del busto per prendere tra le braccia Gesù Bambino portole da Giuseppe, situato alle sue spalle. La Vergine siede a terra secondo un’iconografia medievale che la raffigura come la Madonna dell’Umiltà. Il Gesù Bambino ha la fronte cinta dalla fascia della vittoria e gioca con i capelli della madre con spontanea naturalezza.

Dietro un muretto a destra si trova Giovanni Battista che ancora bambino, con lo sguardo verso l’alto e la croce posta sulla spalla, è simbolo del Battesimo che porta alla salvezza l’anima. La figura è posta tra i pagani in attesa della Salvezza. La divisione spaziale allude alla futura separazione delle loro strade: Giovanni andrà nel mondo ad annunciare la venuta del Signore, mentre Cristo si avvia a percorrere la via della passione. Tutte le figure hanno un’espressione seria e solenne.

Nel 1508 il papa affida al Buonarroti, il quale preferiva dedicarsi alle sculture, il compito di affrescare le pareti della Cappella Sistina. La scelta dei soggetti, tratti dalla Genesi, è effettuata da papa Giulio II, ma l’originalità dell’interpretazione è frutto del genio di Michelangelo. A rammentarci la paternità del progetto, è la quercia, emblema della famiglia della Rovere, che rappresenta un motivo ricorrente nella decorazione della volta, ad esempio nelle ghiande che compaiono sotto la figura di Adamo.

Un anno più tardi, fino al 1512, l’artista delinea l’opera nei suoi tratti principali. Suddivide la colossale volta a botte della cappella con strutture architettoniche dipinte ed elegge a tema principale la creazione del mondo e dell’uomo fino al peccato originale. Originariamente la volta era decorata a stelle d’oro su uno sfondo azzurro cupo.

La Cappella Sistina Vaticano, Roma

In questo ambizioso progetto, nonostante i continui conflitti con il committente, Michelangelo realizza il suo ideale di rappresentazione della mitologia cristiana. Descrive il ciclo della Genesi con nove episodi, a partire dalla separazione tra luce e tenebre fino alla derisione di Noè e aggiunge figure tratte da diversi contesti: profeti, sibille, i predecessori di Gesù e i cosiddetti ”ignudi”, figure nude, variamente atteggiate, che si rifanno alla statuaria classica e che potrebbero alludere alla rinascita spirituale sotto papa Giulio II. La sua decorazione della Cappella Sistina è caratterizzata da una straordinaria varietà di forme e torsione del corpo umano che suggeriscono l’incessante evolversi delle vicende Al centro della creazione biblica si pone l’uomo liberato, in grado di esprimere tutta la propria forza creativa e capacità di azione: ossia l’ideale rinascimentale portato al suo massimo compimento.

Nei pennacchi d’angolo sono descritte le Salvazioni miracolose di Israele.

Le vele e le lunette sono occupate dai regali ascendenti di Cristo fino ad Abramo. Nella decorazione della volta della cappella Sistina e‘ raffigurata la decrepita Sibilla amata da Apollo il quale le donò l’immortalità ma dimenticò di darle anche la perenne  giovinezza.

La creazione di Adamo”, 1508-12, affresco, cm 280×570 cm, Cappella Sistina, Vaticano, Roma

Qui la figura di Adamo rispecchia un prototipo di bellezza classica.

Nella scena della creazione avviene il contatto tra due potenti energie: Dio come forza attiva e l’uomo come potenza in attesa di trasmutarsi in atto. Sara’ sufficiente lo scoccare della scintilla nel punto di contatto tra le dita per conferire all’uomo la sua capacità di azione. Dio appare come un turbine possente: il suo braccio sinistro cinge Eva, non ancora creata, mentre la sua mano poggia sulla spalla di Gesù Bambino, non ancora nato. Secondo l’interpretazione tradizionale, la scena rappresenterebbe la creazione di Adamo, mentre nuove ipotesi sostengono che si tratterebbe del momento in cui Dio indica a Adamo la sua prole futura.

Risalgono al periodo tra il 1532 e il 1536 i due incontri più importanti della vita di Michelangelo: nel 1532 conosce il nobile romano Tommaso Cavalieri al quale rivolge commosse poesie e disegni a soggetto mitologico sul tema dell’amore; nel 1536 conosce Vittoria Colonna, il cui fervore religioso porterà l’artista alla conversione.

Nel frattempo, riceve da papa Paolo III, (divenuto papa nel 1534), la conferma dell’incarico di affrescare la parete anteriore della Cappella Sistina con il “Giudizio Universale” che gli era stato commissionato dal precedente papa Clemente VII.

Papa Paolo III Farnese elegge Michelangelo massimo architetto, scultore e pittore del Vaticano. Michelangelo lavora incessantemente per Paolo III Farnese anche come architetto e urbanista. Il papa gli affida la ricostruzione di San Pietro e del Campidoglio, centri ideali della Roma religiosa e civica, e il completamento di Palazzo farnese.

L’opera, terminata nel 1541, è una della più suggestive realizzazioni di questo tema mai compiuta e che dette a Michelangelo la fama imperitura come pittore.

Giudizio Universale”, 1536-41, affresco, cm1370×1200 cm, Cappella Sistina, Vaticano, Roma

Le fonti del Giudizio sono le Sacre scritture e la Divina Commedia di Dante. L’intera rappresentazione si articola attorno alla figura di Cristo Giudice, le cui sembianze ricalcano quelle dell’Apollo del Belvedere. Nella sua maestà divina, il Cristo risorto, reca ancora le stimmate della passione. Alla sua destra è seduta la Vergine mentre nelle due lunette, angeli recano i simboli della passione.

Nella metà superiore dell’affresco, alla sinistra di Gesù, scorgiamo i patriarchi e coloro che sono stati salvati dal limbo, tra cui Adamo; a destra troviamo i santi e i martiri con i loro attributi o gli strumenti del loro martirio( San Pietro con le chiavi, San Sebastiano con le frecce, Santa Caterina con la ruota). Ai piedi del Cristo, san Bartolomeo reca in mano la pelle del suo corpo scorticato, in cui si riconosce il ritratto deformato dell’artista stesso.

In alto, angeli senza ali sostengono con grande sforzo la croce su cui fu immolato il Salvatore. In basso gruppi di angeli suonano le trombe del Giudizio.

Nella zona inferiore, a sinistra, i morti si sollevano a fatica dalle loro tombe, mentre sopra di loro ascendono già al cielo gli eletti. Ma in questo moto di risalita i corpi non fluttuano liberamente bensì lottano con violenza contro la forza di gravità.

A destra, dove si spalanca la porta dell’inferno, vi sono i dannati. Gli angeli vendicatori, esecutori della volontà divina, spingono gli infelici di nuovo a terra, dove demoni di aggrappano ai loro corpi.

Qui essi soccombono infine alla furia della mostruosa figura dantesca di  Caronte e Minosse, personaggi tratti dall’iconografia infernale dantesca. Alla figura di Minosse tra i dannati, in basso a destra, Michelangelo ha dato le sembianze di Biagio da Cesena, vendicandosi delle critiche che il cerimoniere del papa aveva espresso sull’affresco.

La nudità delle figure suscita ben presto le ire dei successori di papa Paolo III, cosicché a Daniele da Volterra, allievo di Michelangelo, tocca il compito di ricoprire il corpo di Gesù e degli altri personaggi con un velo, in modo da seguire i voti del Concilio di Trento e salvare l’affresco dalla distruzione prevista dall’Inquisizione. Daniele da Volterra si guadagnò così il soprannome di “brachettone”

Nel 1542 Michelangelo inizia gli affreschi della Cappella Paolina all’interno del Palazzo Apostolico della città del Vaticano, che terminerà solo nel 1550. Negli ultimi anni della sua vita, Michelangelo si dedica soprattutto a progetti di chiesa e a opere per la basilica di San Pietro  in Roma, per la quale in particolare progetta una cupola in legno che verrà realizzata nel 1590 dall’allievo Giacomo della Porta. Il 18 febbraio del 1564 Michelangelo Buonarroti si spegne nella sua casa romana assistito da alcuni amici, tra cui il nobile romano Tommaso Cavalieri che gli era stato vicino nella breve malattia.

N.B. Le foto sono state attinte da internet a scopo puramente didattico-illustrativo.

di Mattia Fiore 

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