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Una finestra sull’arte: Lucio Fontana (Seconda Parte)

Mattia Fiore 29/10/2021
Updated 2021/10/29 at 11:11 AM
5 Minuti per la lettura

Care lettrici e cari lettori, come promesso, oggi, Vi presento la “SECONDA PARTE” dell’articolo relativo a Lucio Fontana,(Rosario di Santa Fé, 1899 – Comabbio, Varese 1968), pittore, ceramista e scultore italiano passato alla storia dell’arte dell’ultimo Novecento grazie ai suoi famosi tagli sulla tela e fondatore, nel 1946, a Buenos Aires, del movimento artistico spazialista.

Per tutti coloro che non hanno avuto la possibilità di leggere la “PRIMA PARTE” di questo articolo ma che desiderano non perdere l’occasione per poterlo fare, vi invito ad andare sulla pagina di “Informare” utilizzando il seguente Link

 Nel 1950 presenta il terzo “Manifesto dello Spazialismo: Proposta di un regolamento.

Nel 1951, in occasione del I Congresso internazionale delle proporzioni alla IX Triennale di Milano propone il manifesto tecnico e, nell’ambito della ricerca di “ambienti spaziali” crea un’installazione spaziale luminosa con tubi di neon di 200 metri di lunghezza sullo scalone d’onore del Palazzo dell’Arte della Triennale di Milano, in collaborazione con l’architetto Baldessari.

Il neon, con la sua luce fredda e bianca, permette di disegnare lo spazio con grande libertà inventiva data la sua flessibilità tecnica.

Alla fine dell’anno propone il “Quarto Manifesto dell’arte spaziale” .

Concetto spaziale”, 1951

Nel 1952 è frequente il tema del vortice.

Concetto spaziale” 1952. L’opera appartiene alla serie dei “buchi” iniziata nel 1942.

Dal 1952 al 1957 realizza numerosi esperimenti : i “Pietri”, i “Barocchi“ con i pastelli, i “Gessi” , gli “Inchiostri”.

Dal 1958 realizza così i primi tagli ”che per mezzo di ombre e incavi realizzano una nuova dimensione spaziale.

I “tagli” sono le sue opere più note che, dal punto di vista quantitativo costituiscono il ciclo più ampio e maggiormente sviluppato nell’arco della ricerca di Fontana. L’artista ottiene i suoi famosi tagli fendendo la tela con un gesto secco e breve, in modo che i lembi si rilevino e non mostrino slabbrature. Dietro l’apertura colloca una banda di tela nera, che assorbe la luce che penetra e dà il senso di una profondità incommensurabile. Quando i tagli sono in serie non hanno mai identico orientamento e durata, e appunto questa loro irregolarità determina il ritmo visivo dell’immagine.

Concetto spaziale. Attese” 1958,

È uno dei primi lavori di Fontana in cui compaiono “i tagli” che, disposti qui in andamento orizzontale e su diversi piani, imprimono un forte ritmo a tutta l’immagine. Il nero retrostante seve a dare un senso di “sfondamento” della superficie pittorica che assume una presenza tridimensionale.

 Seguono le serie dei quanta”, tele di forma e dimensione irregolare, spesso trapezoidali percosse dai consueti tagli e disposte in un ordine-disordine molto variato una accanto all’altra così da creare sulla parete una sorta di costellazione imprevedibile.

Seguono, inoltre, le serie dei “metalli”, dei “teatrini” e delle “ellissi”, (questi ultimi riguardano lavori monocromi in legno laccato con buchi ed alcune sculture, in metallo laccato, su gambi).

Dal 1959 il suo interesse per la natura si manifesta in opere in grès intitolate appunto “Nature”, grandi masse di forme vagamente ovoidali in terracotta  di circa un metro che paiono schiudersi, sulle quali interviene con profonde fenditure e buchi.

Fontana si dedica poi a una serie di dipinti ovali, “gli olii“, pitture monocrome di materia spessa e duttile, distinte dall’uso corposo del colore a olio. I protagonisti dell’avanguardia sperimentale degli anni Sessanta (Yves Klein, Piero Manzoni, Enrico Castellani, Dadamaino), guardano a lui come a un maestro, come all’unico punto di riferimento per un’arte moderna non solo nei modi, ma nell’atteggiamento mentale.

 Concetto spaziale. All’alba Venezia era tutta d’argento”, 1961, olio e vetri su tela, argento, collezione privata. Fa parte di un gruppo di ventidue grandi dipinti dedicati a Venezia, esposti nei mesi di luglio e ottobre del 1961 nella città lagunare, a palazzo Grassi, in occasione della rassegna intitolata ”Arte e contemplazione”. La disposizione degli elementi sulla tela, i buchi, i pezzetti di vetro, non è casuale, ma è frutto di uno studio attento e metodico sull’incidenza della luce. Nel ringraziarvi per l’attenzione che mi avete dedicato, vi confermo che a breve sara’ pubblicata la “Terza ed ultima parte”  di questo stesso articolo. Arrivederci a presto.

di Mattia Fiore

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