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Una finestra sull’arte: Lucio Fontana (Prima Parte)

Mattia Fiore 26/10/2021
Updated 2021/10/26 at 4:08 PM
7 Minuti per la lettura

Care lettrici e cari lettori, oggi, col piacere e la bellezza della condivisione, ho deciso di presentarvi. Lucio Fontana, (Rosario di Santa Fé, 1899 – Comabbio, Varese 1968), artista passato alla storia dell’arte dell’ultimo Novecento grazie ai suoi famosi tagli sulla tela e fondatore, nel 1946, a Buenos Aires, del movimento artistico spazialista.

 Desidero inoltre informarvi che, vista la lunghezza, l’articolo è stato diviso in “tre parti” e pertanto le pubblicazioni della “Seconda” e “Terza Parte” seguiranno nei prossimi giorni.

 Lucio Fontana è stato pittore, ceramista e scultore italiano e padre  riconosciuto delle avanguardie artistiche del dopoguerra. Oltre all’importanza che ha assunto per le sue realizzazioni, egli va considerato anche uno dei maestri, ai quali più di una generazione, da oltre sessant’anni, ha fatto e fa riferimento. Fontana studia e inizia l’attività artistica in Argentina, dove lavora il padre scultore, lombardo di nascita, emigrato, che aveva fatto fortuna con un’impresa di scultura decorativa. Lucio Fontana trascorre l’infanzia in parte in Argentina, in parte a Milano, dove giunge all’età di sei anni e si diploma all’Accademia di Brera nel 1930. La parentesi della guerra, per lui “ragazzo del 1899” è breve: partito come volontario, è ferito e congedato. Dopo gli studi di formazione tecnica all’Istituto Carlo Cattaneo (1914-1915), e gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera (1920-1922), lascia Milano per recarsi a Buenos Aires, dove lavora per quattro anni come assistente del padre scultore. Nel 1924, in Argentina, apre il primo studio di scultore e l’anno successivo espone la sua prima opera.

 Dal 1926 al 1930, Fontana riprende gli studi a Brera dove continua il suo tirocinio di scultura con il maestro Adolfo Wildt, una delle massime autorità internazionali nel campo della scultura. Nel 1930, si diploma all’Accademia, presenta la sua prima personale alla galleria il Milione di Milano e partecipa alla Biennale veneziana: è di questo periodo il suo legame con il gruppo astrattista lombardo.

Nel 1934 entra a far parte del gruppo astrattista della Galleria del Milione dove conosce, Osvaldo Licini, Atanasio Soldati, Luigi Veronesi e Fausto Melotti che per tutta la vita rimarrà il suo interlocutore privilegiato. Nel 1935 si unisce al gruppo francese Abstraction-Création”.  Le opere di questo periodo sono la preparazione a quello “Spazialismo”. Nel 1937-1938, realizza il “Soffitto della Vittoria”, oggi all’interno della Stazione dei Carabinieri di Piazza S. Sepolcro a Milano.

 Agli anni 1938- 1939 risalgono numerose sculture in ceramica e alcune in mosaico policromo.

Nel 1940 Fontana, certo insofferente del cupo e tragico clima europeo, decide di ripartire per l’Argentina dove rimarrà fino al 1947. Si stabilisce a Buenos Aires dove insegna alla scuola di Altamira e compie una serie di disegni tendenti all’automatismo.

Fontana è affascinato dal Barocco e dal Futurismo. Nel 1946 elabora il manifesto (Manifesto blanco),  redatto in Argentina, insieme a un gruppo di allievi. “Si richiede il superamento della pittura, della scultura, della poesia e della musica”, vi si legge. E ancora ”Abbordiamo lo sviluppo di un’arte sull’unità del tempo e dello spazio”. Sono i risultati di una sua ricerca le pitture con effetti materici, interventi sulla materia scultorea quali graffiti, segni, ceramiche quasi barocche.

Fino al 1947, nonostante la sua inclinazione per l’arte astratta, continua a produrre anche opere figurative. Nel 1947 torna in Italia, questa volta per il definitivo trasferimento a Milano, dove partecipa a numerose manifestazioni artistiche e promuove dibattiti. Seguono a breve, con il suo ritorno in Italia, il Primo Manifesto dello Spazialismo e il Manifesto Tecnico dello Spazialismo a cui faranno seguito, negli anni a venire, ulteriori estensioni e precisazioni.

Alla fine del 1948 concepisce il secondo “Manifesto dello Spazialismo”.

L’opera plastica di Fontana è rappresentata in gran parte dalla ceramica, un amore giovanile dell’artista. Nel 1949 realizza il bellissimo ritratto della moglie Teresita Rasini, che è stata più d’una volta la sua modella.

Nel 1949, prepara i primi bozzetti e disegni per la quinta porta del Duomo di Milano.

Fontana realizza l’Ambiente nero alla Galleria del Naviglio a Milano, dove, oscurata la galleria, vi dispone sagome astratte dipinte e fosforescenti, che rilucono a una luce ottenuta mediante un particolare filtro, detta luce nera o luce di Wood. L’effetto è sconvolgente.

Proprio dalle ricerche sullo spazio nasce nel 1949, presso la Galleria il Naviglio, il primo ambiente creato tramite l’utilizzo della luce elettrica.

Crea i “Concetti Spaziali”.

“Scoprire il Cosmo è scoprire una nuova dimensione, l’Infinito. Così, bucando questa tela ho creato una dimensione infinita. Qualcosa che per me è la base di tutta l’arte contemporanea”. Così Lucio Fontana spiegava i suoi iconici “Concetti Spaziali”.

Inizia nello stesso anno il taglio delle tele, da cui hanno origine le prime opere spaziali, i buchi e i “concetti”; queste ultime anche spesso interpretate come risultati di un gesto sprezzante e irrispettoso, volevano invece portare lo sguardo dello spettatore oltre il quadro, sublimando la violenza del gesto con la monocromia della tela.

Sono   questo periodo i primi segni gestuali con buchi su cartone e su tela. Fontana realizza tele e carte che, anziché essere dipinte o disegnate, si animano di sequenze di perforazioni vere e proprie , con orientati andamenti spaziali frequentemente a vortice. La sorpresa e lo scandalo sono grandi: il pubblico e gran parte della critica sono infatti abituati ancora alle forme severe, ma rassicuranti, del Novecento. Per loro le ricerche di Fontana altro non sono che stravaganze, provocazioni cervellotiche, trovatine contrabbandate per arte.

 Nel ringraziarvi per l’attenzione che mi avete dedicato, vi confermo che a breve saranno pubblicate la “Seconda” e la “Terza Parte” di questo stesso articolo. Arrivederci a presto.

di Redazione Informare

 

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