Una finestra sull’arte: “Leonardo da Vinci: maestro di tutte le scienze”

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Care lettrici e cari lettori, 

innanzitutto, mi auguro che dopo questi tre mesi di lockdown tutti i musei e i siti di cultura tornino ad essere luoghi di scambio e dialogo attivi. L’arte deve continuare ad avere il suo grande valore educativo e terapeutico. L’arte ci fornisce gioia, ispirazione e conforto ed è quella bellezza capace di allontanare le miserie del mondo e scatenare emozioni.

Sperando di farvi cosa gradita, oggi ho deciso di condividere con voi l’arte del celebre Leonardo da Vinci ( 1452-1519) che non fu soltanto uno dei più grandi artisti del Rinascimento, ma probabilmente anche il genio più versatile che sia mai esistito. Leonardo fu il prototipo dell’homo universalis rinascimentale, di illimitato talento, di inestinguibile sete di conoscenza e ricerca.

Leonardo da Vinci incarno’ lo spirito del Rinascimento

Egli non si distinse soltanto come geniale innovatore in pittura, bensì estese il suo sapere a tutti i campi delle scienze dell’epoca, della tecnica e dell’architettura. 

La sua concezione pittorica influenzò l’arte contemporanea e dei secoli a venire. Nei suoi dipinti Leonardo si proponeva di rappresentare non soltanto il mondo esterno ma anche quelli che egli chiamava i “moti dell’animo”. 

È questa concezione che trasformo’ la sua opera in quella di un genio. 

Leonardo da Vinci nacque il 15 aprile del 1452 nella località di Vinci in provincia di Firenze. 

Nel 1469 si trasferì a Firenze e, a partire dal 1471, lavorò per cinque anni come apprendista nella bottega di Andrea del Verrocchio che in quel periodo era il primo scultore di Firenze e uno dei pittori più richiesti di tutta Italia e fu anche maestro di Pietro Perugino, che più tardi fu il maestro del grande Raffaello.

Verso il 1470 Leonardo fu incaricato dal Verrocchio a dipingere uno degli angeli del “Battesimo di Cristo”. Narra il Vasari che il Verrocchio non toccò più i colori vedendo che quel ragazzo ne conosceva l’uso meglio di lui. Leonardo diventò così un artista accreditato, si iscrisse alla corporazione dei pittori, la Compagnia di S. Luca, e intraprese l’attività di artista indipendente. 

Battesimo di Cristo (Verrocchio e Leonardo, 1474-75, Firenze, Uffizi).

Leonardo dipinse l’angelo di sinistra nel Battesimo di Cristo sbalordendo il suo maestro, Andrea del Verrocchio.

Madonna Dreyfus (Madonna del melagrana), 1469, olio su tavola, cm13x16cm, National Gallery of Art, Washington.

L’opera apparteneva a Gustave Dreyfus, grande collezionista parigino di arte rinascimentale. Maria tiene in mano il melagrana, simbolo di fertilità ma anche presagio del sangue della Passione, che il Bimbo offre alla madre con i piccoli chicchi.

Tra le sue prime opere spica la celeberrima “Annunciazione”, (1472, olio e tempera su tavola, cm98x 217cm, Galleria degli Uffizi, Firenze). 

Leonardo elaborò la sua personalissima tecnica dello sfumato che consisteva in un uso di contorni non netti, in un passaggio soffuso e graduale dalle superfici.

La scena dell’”Annunciazione”si svolge di fronte alla casa di Maria, alla luce del tramonto. Il giardino rinascimentale è delimitato da un muretto e il bosco che si profila nella metà superiore del quadro; il paesaggio costellato di alberi e colline. Il tappeto fiorito rivela l’amore di Leonardo per il particolare botanico e le ali dell’angelo non sono stilizzate e simboliche, ma modellate su quelle degli uccelli. L’arcangelo Gabriele, avvolto in una tunica rossa e bianca, piega il ginocchio destro per annunciare a Maria la lieta novella.

La Vergine ricambia il saluto dell’angelo con uno sguardo franco e senza alcuna timidezza, tenendo il braccio destro appoggiato a un lavoro di ricamo e alzando la mano sinistra in segno di accettazione, consapevole delle parole che l’angelo sta per pronunciare.

Con i suoi capelli fluenti e il viso dei tratti delicati, Maria incarna l’ideale di bellezza di Leonardo.  

L’attenuazione dei contorni marcati e delle limitazioni nette, la precisione del disegno rappresentano il tentativo di rivelare l’interiorità, l’anima dei soggetti, attraverso il loro aspetto esteriore.

I colori sfumati, l’alternarsi di zone d’ombra e di luce, rivela la vitalità dei corpi e in definitiva li anima .  

Ginevra Benci”, 1474 circa, tempera e olio su tavola, cm 42x37cm, Washington, National Gallery  

Probabilmente questo quadro fu dipinto da Leonardo per celebrare le nozze di Ginevra figlia di un suo amico e ricco banchiere, Amerigo Benci

Il fogliame che le incornicia il capo è quello di un arbusto di ginepro: si tratta di un riferimento esplicito al nome della donna, dallo sguardo impenetrabile. Un nastro avvolto alla ghirlanda dipinta sul retro del quadro riporta l’iscrizione in latino “Virtutem forma decorat” : “La bellezza adorna la virtù”.

Nel 1476 Leonardo venne denunciato due volte per sodomia, sebbene entrambe le accuse cadessero poi per la mancanza di prove. 

A partire dal 1478 circa cominciò a stilare un compendio di tutto il sapere tecnico-artigianale del suo tempo, si dedicò allo studio delle funzioni della meccanica e dell’ottica per mezzo della matematica e indagò le leggi fisiche di azione e movimento. In Leonardo l’amore per la natura e le cose non fu mai disgiunto dalla volontà di studiarle scientificamente, padroneggiarle e raffigurarle. Realizzò invenzioni e progetti straordinari, come quelli del sottomarino, del carro armato e dell’elicottero.

Come architetto e ingegnere realizzò progetti estremamente avveniristici e anticipò future scoperte, ad esempio prefigurando velivoli propulsi con la forza muscolare. Compì importanti esperimenti sul volo, l’eterno sogno dell’uomo. Insieme a rinomati medici, si occupò di anatomia umana (all’epoca ancora ufficialmente proibita), dando conto per iscritto e con disegni dettagliati di tutte le sue esperienze. Il suo perfezionismo non gli permise comunque di portare a termine che un numero relativamente ristretto di grandi opere.  

Madonna Benois”, 1478-1480, olio su tavola trasferita su tela, cm49,5x33cm, Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo.

Il fiore con cui la Madre distrae il Figlio, tuttavia, con i suoi quattro petali allude alla futura Crocefissione.

San Gerolamo”, 1482, tempera grassa su tavola, cm193x74cm, Roma, Pinacoteca Vaticana.

Non si sa per chi fu eseguito questo dipinto né perché Leonardo lo lasciò allo stato di stesura monocroma. Il dipinto ritrae San Gerolamo, penitente e genuflesso, accompagnato dal leone ammansito, si sta per percuotere sul petto con un sasso.

Adorazione dei Magi“, 1481-82, olio su tavola e tempera grassa, cm246x243cm, Galleria degli Uffizi, Firenze

Nel 1482 Leonardo lasciò Firenze diretto a Milano, al castello di Ludovico Sforza, in veste di pittore di corte, dove intraprese alcuni progetti artistici. 

Ben presto, però, in virtu’ della vastità delle sue conoscenze, gli venne affidato il compito di progettare canalizzazioni idriche e fortificazioni, nonché la coreografia di sfarzose feste di corte e rappresentazioni teatrali. 

Nel 1483 ricevette la commissione per “La Vergine delle rocce” 

Vergine delle rocce”, eseguita tra il 1483 e il 1485, olio su tavola ,trasferito su tela, cm199x122cm, Parigi, Museo del Louvre.

Al centro della scena la Madonna cinge con la destra San Giovannino, mentre la sinistra è aperta su Gesù Bambino benedicente, sostenuto alle spalle dall’angelo Uriele, davanti a un anfratto roccioso. 

Il significato sacro e profetico della vicenda è amplificato da riferimenti simbolici al Battesimo(la pozza d’acqua in primo piano), alla Passione(le foglie a forma di spada degli iris, prefigurano la lama di dolore che avrebbe trafitto il cuore di Maria), alla Resurrezione (le foglie di palma).

La “Vergine delle rocce” era destinata originariamente alla cappella dell’Immacolata Concezione della chiesa milanese di San Francesco Grande.  Leonardo sfruttò le potenzialità della pittura a olio per ammorbidire i contorni, realizzando, grazie alla tecnica dello sfumato, un nuovo genere di prospettiva aerea che è “quella che si verifica in natura quando guardiamo l’orizzonte, a causa dell’aria vediamo le cose sempre più sfumate nei contorni e nei colori meno brillanti e tendenti a scurirsi e freddarsi se chiari e a sbiadirsi se scuri, diminuiscono i contrasti e la luce, fondendosi il tutto in un’evanescenza bluastra che sembra unirsi al cielo”. 

Questo dipinto è la prima delle due versioni che Leonardo eseguì di questo soggetto. Una  seconda versione del dipinto fu realizzata nel 1503-06 ed è conservata alla National Gallery di Londra. 

Ritratto di dama con l’ermellino”, 1485 circa, olio su tavola, cm54x39cm, Cracovia, Museo Czartoryski.

Il ritratto presenta un elegante naturalismo della posa e dell’espressione. Il volto sensibile della dama e l’espressione predatoria dell’animale sono frutto di insuperabile maestria.

Il dipinto, di una grazia straordinaria, è generalmente identificato con il ritratto di Cecilia Gallerani, l’amante di Ludovico Sforza. 

L’ermellino era infatti uno degli emblemi del signore di Milano, mentre il nome greco dell’animale, gale’, è un’allusione al cognome di Cecilia

L’ermellino è anche un simbolo di purezza, poiché’ preferisce morire piuttosto che macchiare la propria candida pelliccia.

Leonardo rompe con la tradizione del ritratto di profilo diffuso nell’ambito delle corti italiane: egli illumina la giovane dama facendola emergere dal fondo scuro, e concentra l’attenzione dell’osservatore sul purissimo volto di tre quarti e sul delicato gesto della mano che, come l’animale, è più grande del naturale.

Nel 1490, Leonardo prese con sé, come aiutante, un ragazzo di dieci anni, Gian Giacomo Caprotti detto il Salai (cioè il diavolo).  

Ritratto di musicista”, 1490, Milano, Pinacoteca Ambrosiana.

È l’unico ritratto maschile eseguito da Leonardo che sia pervenuto sino a noi. Tipicamente leonardesche sono la capigliatura boccolata,  le dita eleganti e l’intensità psicologica del volto.  

Madonna Litta”, 1490, tempera su tavola trasferita su tela, cm42x33cmMuseo dell’Ermitage, San Pietroburgo.

Lo sguardo del Bambino, rivolto a un punto al di fuori dello spazio pittorico, è un richiamo irresistibile per lo spettatore, che viene attratto all’interno del dipinto in un rapporto di comunicazione diretta con l’immagine.

La Belle Ferronière o (“Presunto ritratto di Lucrezia Crivelli”), 1490, olio su tavola, cm45x63cm, Museo del Louvre, Parigi.

Schema delle proporzioni del corpo umano1492, Gallerie dell’Accademia di Venezia

Nel 1493 terminò il modello in terracotta per il monumento equestre a Francesco Sforza, commissionatogli da Ludovico il Moro. La statua equestre non fu mai fusa. 

Nel 1495 Leonardo incominciò a lavorare all’affresco dell’”Ultima Cena”, raffigurando la scena in cui Cristo annuncia ai suoi discepoli, riuniti a gruppi di tre, che uno di loro lo tradirà e le reazioni dei personaggi vi sono colte con estrema sottigliezza psicologica. Leonardo utilizzò metodi alternativi alla tradizionale tecnica dell’affresco ma con risultati disastrosi: i colori del dipinto incominciarono a sfaldarsi quando l’artista era ancora in vita.

Ultima cena ”, 1495-1498, tempera all’uovo e olio su intonaco, m4,6×8,8m, Milano, Santa Maria delle Grazie(refettorio).

Questo affresco fu realizzato per il refettorio del monastero di Santa Maria delle Grazie di Milano su commissione dei monaci stessi e tenne impegnato Leonardo per circa tre anni, dal 1495 al 1498. 

La lunga tavola si estende orizzontalmente nella parte inferiore del dipinto e in posizione tale per cui Cristo e gli apostoli vengono a trovarsi esattamente di fronte all’osservatore. 

Cristo seduto al centro, ha appena pronunciato la celebre e presaga frase: “ Uno di voi mi tradirà “.

Gli apostoli respingono l’accusa con gesti concitati e si consultano tra loro. Il turbamento e la sorpresa si diffondono come un’onda che dal centro raggiunge i capi opposti della tavola e da lì rifluisce. 

La figura del Cristo, invece, esprime quiete ed equilibrio nella sua maestosa staticità. Al disopra della finestra centrale si scorge una cornice centinata che può essere interpretata come l’aureola del Cristo sollevata e incorporata nell’architettura. 

Sant’Anna, la Madonna, il Bambino e San Giovannino”, 1500-1505, cm 141,5x104cm, gessetto nero, biacca e sfumino su carta, Londra, National Gallery.

Leonardo lavorò per molti anni a questo soggetto, disegnato a carboncino con lumi di biacca e chiaroscuro a sfumato pittorico che gli danno toni morbidi. Questo era probabilmente un cartone per un dipinto mai eseguito. 

Nel 1962 il cartone fu scalfito con una coltellata da un turista e nuovamente danneggiato nel 1987 da uno squilibrato che esplose contro di esso un colpo di pistola.

Nel 1499 la città di Milano cadde in mano delle truppe francesi di Luigi XII e Leonardo dovette lasciare Milano e proseguire per Venezia, accompagnato dal giovane aiutante Gian Giacomo Caprotti detto il Salai. Leonardo patì le conseguenze della caduta degli Sforza a Milano. 

Negli anni seguenti la sua vita fu caratterizzata da continui spostamenti tra Mantova, Firenze, Roma, Milano e Parma

Nel 1502-03 Leonardo fu ingegnere militare di Cesare Borgia, poi fece ritorno a Firenze per vivervi come artista. Fu quello il periodo estremamente creativo della sua pittura a cui risale il celebre dipinto, l’opera forse più osannata di  tutta la storia dell’arte, il ritratto di Monna Lisa, altrimenti nota come la Gioconda. 

Nel volto della donna Leonardo coglie il fluire delle emozioni. 

Gioconda”, 1503-1504, olio su tavola di legno di pioppo, cm77x53 cm, Museo del Louvre, Parigi 

La Gioconda rappresenta una sintesi perfetta dell’arte di Leonardo da Vinci, quasi una sorta di testamento, una sorta di autobiografia di questo straordinario artista. La Gioconda, con il suo sguardo interrogativo e soprattutto con il suo sorriso indeterminato, sospeso tra la gaiezza e la melanconia, è la più alta testimonianza di come sia possibile esprimere anche i movimenti dell’anima. 

Su questo dipinto pendono ancora molti quesiti irrisolti. Innanzitutto, non è certa l’identità della persona ritratta. Il Vasari, che tramanda il nome di Monna Lisa, afferma si tratti di Lisa Gherardini, moglie dal 1495 di Francesco del Giocondo e narra le circostanze della realizzazione del dipinto pur non avendolo mai visto di persona. 

Il soggetto della raffigurazione è una giovane donna dal sorriso lieve e dallo sguardo mite e tranquillo che rimandano alla sua natura interiore, alla sua anima. 

In questo dipinto è portata all’estrema perfezione la magia dello sfumato, della morbida e tenue luce

Proprio nella mancanza di definizione dei contorni propria dello sfumato con i delicati trapassi di luce e di colore, si manifesta la vitalità del viso. 

Nel suo “Trattato di pittura” Leonardo raccomanda di non tracciare il viso con contorni netti, perché questo li renderebbe rigidi e spigolosi. 

Infatti, nel viso di Monna Lisa, l’impossibilità di individuare una precisa linea di contorni delle gote, del mento e delle labbra fa sì che l’espressione appaia cangiante, in divenire. 

Il “Trattato della Pittura” fu un’opera di grande mole destinata ad esercitare un’autorevole influenza su intere generazioni di artisti. 

Nel 1503 il governo fiorentino gli commissionò l’affresco di una grande scena epica in Palazzo Vecchio, quella della “Battaglia di Anghiari”, con la quale Firenze intendeva celebrare un glorioso successo militare riportato circa sessant’anni prima sui milanesi dei Visconti. L’artista per questo incarico si servì di una tecnica sperimentale che purtroppo non diede buoni risultati, i colori colarono dalla parete non riuscendo a seccarsi ( il maestro aveva tentato di imitare la tecnica descritta da Plinio il Vecchio, la tecnica dell’encausto, il cui termine significa ”impresso a fuoco” ). 

Nel 1506 Leonardo tornò  a Milano e nel 1513-15 circa realizzò il dipinto 

Sant’Anna con la Madonna, il Bambino e l’agnello, olio su tavola, cm168x130 cm, Parigi, Louvre 

Quest’opera è una delle più alte espressioni artistiche sul tema dell’amore materno e testimonia l’incomparabile bravura dell’artista nella tecnica dello “sfumato” e la capacità di rendere l’evanescenza dell’atmosfera attraverso la prospettiva aerea. L’agnello simboleggia l’Agnus Dei e allude al sacrificio cui è destinato il Salvatore. 

Nel 512-13, dopo la cacciata dei francesi da Milano, Leonardo si trasferì a Roma, accompagnato dal Salai e da Francesco Melzi, un giovane che prese sotto la sua protezione e che finì con l’adottare.

San Giovanni Battista”, 1513, olio su tavola di noce, cm69x57cm, Museo del Louvre, Parigi.

Bacco”, 1510-15, olio su tavola, cm175x115cm, Museo del Louvre, Parigi. 

Nel 1516-17 Leonardo trascorse in Francia gli ultimi anni ospite del re Francesco I di Valois, successore di Luigi XII, onorato e riverito come nessun artista lo era stato prima di lui. Leonardo morì il 1519 in Francia, nel castello di Cloux, presso Amboise e fu sepolto a Sait-Florentin in Amboise.

Trascorse la sua vita nella ricerca della conoscenza e venne sempre onorato tanto per l’immensa portata dell’ingegno quanto per l’eccezionale talento artistico. 

N.B. Le foto sono state attinte da internet a scopo puramente didattico-illustrativo.

di Mattia Fiore

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