Una finestra sull’arte: l’Amore nell’Arte, il sentimento capace di muovere il mondo

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Care lettrici e lettori,

In un momento così delicato come quello che stiamo vivendo, in cui il coronavirus ci è cascato addosso come un meteorite, ho deciso, sperando di fare cosa gradita, di presentarvi, in poche righe, alcune celebri opere di artisti che hanno interpretato e decantato l’Amore nell’Arte.

Il motivo di questa scelta è riconducibile al fatto che l’arte e l’amore sono uno strumento potente per rimanere uniti e superare insieme questo momento così difficile. Inoltre, l’amore ha una certa affinità con la bellezza e il mondo ha bisogno di entrambi per non piombare nello sconforto. Per Platone, bellezza, amore e felicità sono strettamente collegati.

Amare è ascendere verso l’alto. C’è una parentela tra l’amore e la bellezza, hanno le stesse caratteristiche: di fronte all’amore e alla bellezza rimaniamo trafitti, posti in uno stato di passività, in cui siamo colpiti. Il nostro io rimane passivo e pertanto tutto l’apparato egoico non conta niente.

L’amore è l’ala che ci aiuta a volare verso l’infinito.
(Romano Battaglia)

Dopo questa breve introduzione passo a descrivervi i dipinti con i ragguagli sulla storia, lo stile e il loro significato.

Lucas Cranach il vecchio (1472-1553)
“Venere e amore”, (1509, olio su tavola trasportato su tela, cm 213x 102 cm, Museo de l’Ermitage, San Pietroburgo)

La Venere, probabilmente destinata a un committente privato, è il primo esempio, giunto sino a noi, della rappresentazione di una dea nuda nella storia dell’arte tedesca. L’iscrizione alle spalle della donna dice: “Scaccia con tutte le tue forze le tentazioni di cupido, affinché’ venere non si impadronisca del tu cuore accecato”. È un invito a fare attenzione a non cedere all’amore. La figura della donna si staglia su un fondo scuro acquistando monumentalità mediante il ribassamento della linea dell’orizzonte. La donna è descritta con una linea di contorno sinuosa e continua.

Caravaggio (1571-1610) “Amor vincit omnia” (1602, olio su tela, Berlino, Gemaldegalerie, Staatliche Museen)

“Amor vincit omnia”, ovvero “L’amore vince su tutto”, è una delle opere più famose di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. Secondo l’ interpretazione del dipinto, il fanciullo rappresentato corrisponderebbe alla personificazione di un genio delle arti, una positiva figura di ispiratore e protettore delle attività artistiche, assimilabile nelle funzioni al committente del dipinto, il marchese Vincenzo Giustiniani.

Il modello che posò per raffigurare l’amore vincitore fu Francesco Boneri, detto Cecco del Caravaggio, uno dei ragazzi che seguivano il Merisi. Gli oggetti disposti nella parte bassa del dipinto, (strumenti musicali, attrezzi scientifici, parti di armatura), sono un esemplare repertorio di modelli per la natura morta barocca e rappresenterebbero le arti e i mestieri vinti dall’amore.

Jean-Dominique Ingres (1780-1867) “Raffaello e la Fornarina”, (1840, Columbus Museum of Art, Ohio)

Con questo dipinto, il pittore francese Ingres, considerato uno dei maggiori esponenti della pittura neoclassica, celebra l’amore tra il sommo Raffaello e Margherita Luti, figlia di un fornaio di Trastevere, che sarebbe stata la donna amata da Raffaello e passata quindi alla storia col nome di “Fornarina”, nome attribuito a uno dei più famosi ritratti del maestro urbinate, Raffaello Sanzio, in cui è effigiata Margherita Luti.

Come potete notare, sul bracciale della donna è firmato RAPHAEL VRBINAS e in questo modo Raffaello sembra voler comunicare al mondo intero il suo legame con la sua musa.

La loro travolgente storia d’amore fu intensa, ma breve.

La Fornarina” (1518-1519 circa, olio su tavola ;cm 87 x cm 63; Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma.)

Francesco Hayez (1791-1882) “Il bacio” (1859, olio su tela, cm 112×90 cm, Milano, Pinacoteca di Brera)

È forse il più celebre e il più amato fra i dipinti di Hayez, una scena toccante e senza tempo.

Questa tela fu esposta a Brera nel 1859 con il titolo Il bacio” e poi venne donata al Museo nel 1886. Il dipinto conobbe una fama straordinaria e divenne un vero e proprio simbolo del Risorgimento, amato per le sue suggestioni patriottiche e per la sua vena sensuale che si trasmette dagli amanti abbracciati allo spettatore. La scena del bacio all’interno di un castello medievale , come suggeriscono anche i tagli degli abiti, venne ribattezzata dalla critica “il bacio del volontario”. Il giovane ha un piede appoggiato sul gradino e questo è un elemento che lo fa sembrare in partenza, mentre dedica un ultimo momento all’abbraccio dell’amata.

Ad accrescere il successo dell’immagine concorse anche un certo virtuosismo esecutivo, che rende i riflessi e pieghe delle stoffe con un’evidenza quasi tattile, nella serica lucentezza dell’abito della fanciulla ( che il pittore Carlo Carrà nel 1919 commentò ”come di latta”).

Auguste Rodin (1840- 1917) “Fugit Amor”, (1887, marmo, Parigi, Musée Rodin)

L’opera è ispirata all’episodio di Paolo e Francesca narrato da Dante nella prima cantica della Divina Commedia. I corpi di Paolo e Francesca sono avvinti in una composizione fortemente dinamica, le braccia e le gambe dei due amanti proiettano l’opera verso l’esterno, creando una molteplicità di prospettive che rifiuta la concezione del punto di osservazione fisso. Al dinamismo delle forme corrisponde l’instabilità della luce, che serpeggia mobile sulle superfici creando forti contrasti con le zone d’ombra.

Gustav Klimt (1862-1918)“Il bacio” (1907-1908, olio su tela, cm180x 180 cm, Vienna, Osterreichische Galerie Belvedere)

Una silente, immobile unione di uomo e donna, simbolicamente realizzata come l’innesto di due grandi alberi della vita. Nella raffigurazione è simboleggiato il tema della fusione erotica e spirituale tra gli amanti. Il “bacio” appartiene al momento culminante del “periodo aureo” dell’artista coincidente con l’utilizzo dell’oro come elemento decorativo e strutturale dei quadri, usato in foglia o steso come in questo caso, col pennello. Il lirismo e l’astrazione decorativa di questo quadro sono espressi proprio dallo sfondo dorato, di ascendenza bizantina e gotica, e dagli abiti ricchissimi di decorazioni policrome, mentre sono raffigurati con precisione naturalistica il volto femminile, le mani e le braccia, parte delle gambe. Si comprende dunque l’importanza e l’influenza del viaggio in Italia intrapreso da Klimt nel 1903, durante il quale l’artista visitò anche Ravenna con le sue glorie bizantine.

Marc Chagall (1887-1985) “Sopra la citta’”, (1918,olio su tela cm 56 x 45 cm .Galleria Tretyakov)

Marc Chagall: “E’ nel significato profondo dell’innamorarci che troviamo il motivo principale per vivere nella più segreta speranza della nostra felicità “

«Nella vita, proprio come nella tavolozza del pittore, non c’è che un solo colore capace di dare significato alla vita e all’arte: il colore dell’amore».

Antonio Canova (1757-1822) “Amore e Psiche”, (1787-93, marmo bianco, Parigi, Museo del Louvre)

Opera giovanile di Antonio Canova, straordinario capolavoro che esprime tutta la poetica della sua arte. Le figure di Amore e Psiche si allacciano in un tenero abbraccio. Appena si sfiorano, toccandosi l’uno negli occhi dell’altro. Psiche solleva le braccia circondando la testa dell’amato, che le sostiene con delicatezza la nuca, cingendo con l’altro braccio il seno. Il moto ascensionale suggerito dallo slancio di Psiche prosegue nelle ali di Amore, delineate con cura in tutto il loro morbido piumaggio. Pur nell’estrema finezza del marmo, levigato fino alla trasparenza, il gruppo dei due amanti, con le labbra schiuse nell’attimo del bacio, palpita di aneliti di vita e di passione.

Il gruppo di Amore e Psiche è basato su un soggetto tratto dalle Metamorfosi di Apuleio. Psiche era una fanciulla talmente bella da suscitare l’invidia di Venere, la quale inviò Amore con lo scopo di farla innamorare di un uomo insignificante con le sue magiche frecce. Fu invece lo stesso Amore a perdere la testa per lei. Il tema, spesso affrontato dagli artisti fin dall’età Rinascimentale, simboleggia la sensualità sottile e raffinata, un erotismo languido, mai volgare, che ben si presta all’evocazione nostalgica di un mondo e di un’epoca lontana quale quella della Grecia classica.

 

di Mattia Fiore

 

 

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