Una finestra sull’arte: la vita e le opere di Picasso

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(PARTE QUARTA)

Care lettrici e cari lettori, l’Arte e la Cultura non si fermano.
Ritengo che il mondo oggi più che mai abbia bisogno di bellezza, arte e cultura. Bisogna investire in cultura e credere nell’arte, reagendo con ottimismo e sensibilità di fronte alla spiazzante condizione con cui la pandemia ha ridisegnato le nostre vite. L’arte e la cultura sono uno strumento possente per rimanere uniti e superare insieme un momento così arduo come quello odierno, aiutandoci a vincere la diffidenza, la paura dell’altro.

Sperando di farvi cosa gradita, vi presento la “quarta e ultima parte” dell’articolo dedicato all’arte del celebre Pablo Picasso.

Per tutti coloro che non hanno avuto la possibilità di leggere la “parte prima e/o la seconda e/o la terza ” di questo articolo, ma che desiderano non perdere l’occasione per poterlo fare, vi invito ad andare sulla pagina di “Informare” per rilevare i documenti già pubblicati.
Ecco i link , 2 e 3.
Vi auguro buona lettura.

Picasso scultore

La fama di Picasso come pittore ha forse oscurato il suo lavoro come scultore. Picasso è stato uno dei primi artisti a realizzare sculture composte da vari materiali piuttosto che modellate o scolpite.

Testa di toro”, 1942, sellino e manubrio di bicicletta, Parigi, Museo Picasso.

La più celebre scultura di Picasso è in realtà un semplice assemblaggio di un sellino e di un manubrio di bicicletta.

Dal 1946 al 1948 l’artista spagnolo vive ad Antibes e si dedica non solo alla decorazione delle terrecotte già formate, ma anche alla loro creazione, apprendendone la tecnica in brevissimo tempo presso la fabbrica di ceramiche a Vallauris, diretta dalla famiglia Ramié. Nel ritiro mediterraneo Picasso conclude la sua ultima fertilissima stagione creativa. Inizia le rivisitazioni dei capolavori dei grandi maestri del passato e coltiva un’intensa produzione erotica e ritrattistica.

La sua attenzione ai maestri del passato si fissa su dipinti ispirati a celebri opere come “Las Meninas di Velazquez” e “Colazione sull’erba” di Manet.

Pablo Picasso, ormai ottuagenario, decide quindi di confrontarsi con una delle opere più note sia di Velazquez e sia di Manet traducendole nel suo personale linguaggio artistico.

“Las Meninas”, 1957, olio su tela, cm194x260cm, Barcellona, Museo Picasso.

Con questo dipinto Picasso compie la prima rivisitazione del capolavoro di Velazquez e consacra la sua appartenenza al pantheon della storia universale.

 Colazione sull’erba 1960, olio su tela, Parigi, Museo Picasso.

Questo dipinto è la rivisitazione del capolavoro di Manet. 

Quadri di denuncia delle atrocità della guerra: “Carnaio” e “Massacro in Corea”.

Carnaio, 1944-1945, olio su tela, cm200x250cm, New York, The Museum of Modern Art.

L’opera dipinta dopo la fine della guerra del 1945 tratta e denuncia il genocidio nazista dell’Olocausto. L’oppressione nazista aveva convinto l’artista del fatto che la rivoluzione portata avanti sul terreno della pittura dovesse essere sostenuta da un concreto impegno civile. Quindi, in questo suo manifesto politico, Picasso rende omaggio alle vittime della brutalità nazista.

Il conflitto coreano (1950-1953) tra la Corea del Nord e la Corea del Sud determina una nuova reazione di sdegno da parte di Picasso che dipinge Massacro in Corea”, 1951, olio su compensato, cm110x210cm, Museo Picasso di Parigi che si lega ideologicamente sia a “Guernica” che al “Carnaio”.

Questo dipinto ribadisce la condanna di Picasso nei confronti di tutte le guerre e della loro crudeltà, come già era accaduto quattordici anni prima con “Guernica”. Il quadro mostra un gruppo di soldati che stanno per fucilare vittime innocenti, donne (alcune gravide) e dei bambini.

L’opera si ispira chiaramente alla tradizione pittorica spagnola attingendo al dipinto”3 maggio 1808” di Francisco Goya, in cui viene rappresentata la fucilazione di alcuni ribelli da parte di un plotone di esecuzione di soldati francesi. I soldati sono raffigurati con tratti robotici, a voler indicare vere e proprie macchine della morte.

Il tema della corrida

Nel 1960 Picasso sperimenta una nuova tecnica, l’incisione su linoleum, ed esegue “Tori e toreri”.

Il tema della corrida, che ricorre in maniera incisiva nella produzione degli ultimi anni, aveva esercitato da sempre una forte attrazione su Picasso, il quale assiste a numerose corride che hanno luogo in Provenza, nelle antiche arene romane di Nimes e Arles, con la partecipazione di famosi matadores spagnoli.

Minotauromachia

Minotauro cieco guidato da una bambina”, 1934, collezione privata.

Chi era il Minotauro?

Secondo il mito il minotauro era un mostro feroce, con il corpo d’ uomo e la testa di toro. Era figlio della regina Pasifae, moglie di Minosse, e del Toro  inviato in dono da Poseidone, il dio del mare. Il re cretese aveva concordato con Poseidone che il toro sarebbe stato sacrificato. Invece lo tenne per sé da utilizzare farlo accoppiare con le mucche delle sue mandrie e al suo posto, sacrificò un altro toro. Il dono si trasformò in una maledizione: Pasifae si innamorò del toro e si accoppiò con esso, grazie all’aiuto dell’architetto Dedalo che realizzò una giovenca di legno all’interno della quale si dispose Pasifae per essere fecondata dall’animale.

Dora e il Minotauro1936, inchiostro, matita colorata e raschiatura su carta, Parigi, Musée Picasso.

Il volto della donna effigiata nel dipinto è quello della compagna di Picasso, Dora Maar, con la quale l’artista intreccia un’intensa relazione erotica e intellettuale. L’amplesso si compie all’interno di uno scenario agreste dai colori infuocati.

Le donne stregate dal mito, che sconvolsero la vita di Picasso: Fernande Olivier, Marcelle Humbert (Eva), Olga Koklova, Marie-Thérèse Walter, Dora Maar, Françoise Gilot e Jacqueline Roque.

Sposato due volte, Picasso ha avuto quattro figli da tre donne diverse e numerose relazioni extra-coniugali.

Il primo folle amore di Picasso a Parigi è stata la sua musa ispiratrice  Fernande Olivier, con la quale trascorre sette anni, dal 1904 al 1912, quelli della miseria nell’abitazione studio al Bateau-Lavoir, a Montmartre. Lei morì sette anni prima di lui.

Nel 1912, dopo la rottura con Fernande Olivier, l’artista conosce e si innamora di una giovane donna, Eva Gouel, nome d’arte di Marcelle Humbert. La loro relazione dura solo tre anni perché Eva muore di cancro. Distrutto dal dolore l’artista va ad abitare nei pressi di Parigi, dove fa amicizia con il musicista Erik Satie e con Jean Cocteau. Essi lo convincono a partecipare alla realizzazione del balletto Parade disegnando scene e costumi.

Ed è in questo periodo che conosce Olga Koklova, una ballerina ucraina della troupe del direttore dei Balletti russi, Sergej Djagilev.

Olga nel 1918 diviene sua moglie. I due hanno un figlio, Paulo, ma dopo nove anni si separano.

Ritratto di Olga in poltrona, 1917, olio su tela, cm130x88, 8cm, Parigi, Museo  Picasso. La moglie di Picasso viene raffigurata come una statuaria dea classica.

Nel 1927 Picasso conosce la modella diciassettenne Marie-Thérèse Walter, musa ispiratrice di una nuova fase stilistica. Dalla loro relazione nasce la figlia Maya. La relazione con Marie-Thérèse Walter incomincia a deteriorarsi nel 1936. Marie-Thérèse Walter si suiciderà impiccandosi quattro anni dopo la morte di Picasso.

Nel 1936, Picasso conosce Dora Maar, fotografa e pittrice francese, con la quale vive nove anni insieme. La crisi del rapporto raggiunge l’apice intorno al 1943. Nel 1944, dopo la liberazione di Parigi, Picasso lascia la sua musa e giovane amante Dora Maar.

Ritratto di Dora Maar, 1937, olio su tela, cm92x65cm, Museo Picasso, Parigi. Nel dipinto è raffigurato il volto sorridente  di Dora Maar contemporaneamente di profilo e di fronte con la tecnica cubista.

Picasso avvia una relazione con una giovane studentessa d’arte, la ventiduenne francese Françoise Gilot. Insieme hanno due figli, Claude e Paloma. Stanca dell’infedeltà di Pablo, Françoise lo lascia. «Morirò senza avere mai amato», dichiarò Picasso a Françoise Gilot, l’unica che si sottrasse dalla sadica personalità dell’artista.

Nel 1952, all’età di settant’anni, Picasso si innamora di Jacqueline Roque e la sposa in segreto nel 1961. Da allora Picasso condurrà una vita ritirata nelle sue numerose proprietà, dalla bella villa La Californie, a Cannes, ai castelli di Vauvenargues e di Mougins.

Jacqueline rimane insieme a Picasso fino alla sua morte ma nel 1986 lei si suicida, con un colpo di pistola alla tempia.

Pablo Picasso muore in Francia (Mougins, in Provenza), per un attacco di cuore, l’8 aprile 1973 , all’età di 91 anni e viene sepolto nel parco del castello di Vauvenargues.

Muore così un mito intramontabile del nostro tempo, l’uomo dalla creatività vulcanica, dai mille volti e dalle molte contraddizioni, colui che ha avuto il coraggio di schierarsi di fronte ai drammatici avvenimenti della sua epoca e che meglio ha saputo incarnare lo spirito tumultuoso del XX secolo.

N.B. Le foto sono state attinte da internet a scopo puramente didattico-illustrativo

di Mattia Fiore

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