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Una finestra sull’arte: “La vita e le opere di Picasso” parte seconda

Mattia Fiore 20/03/2021
Updated 2021/03/22 at 2:58 PM
16 Minuti per la lettura

Care lettrici e cari lettori, come vi ho anticipato nella prima parte della presentazione del grande artista spagnolo, Pablo Picasso, oggi avrò il sentito piacere di condividere con voi la seconda parte.

Per tutti coloro che non hanno avuto la possibilità di leggere la “parte prima” di questo articolo ma che desiderano non perdere l’occasione per poterlo fare, vi invito ad andare sulla pagina di “Informare” per rilevare l’articolo già pubblicato Vi auguro buona lettura.

Inoltre, vi informo che a breve sara’ pubblicata, su “Informare online”, la terza parte a cui poi seguirà la quarta ed ultima parte.

Le fasi della sua evoluzione artistica: “Periodo blu” e “periodo rosa”

Il “periodo blu” (1901-1904) di Picasso è così definito dall’intonazione dominante dei dipinti: dipinti cupi realizzati nei toni del blu e del turchese. I personaggi raffigurati sono essenzialmente povere madri con bambini, mendicanti, prostitute, senza tetto e solitari avventori di osteria, vecchi colti nella propria solitudine evidenziata da uno sfondo indefinito soffuso di azzurro monocromo, colore freddo che induce alla malinconia. L’artista guarda in faccia alla realtà, alla miseria e alla sofferenza, oltre che alla morte. La morte dell’amico Carles Casagemas nel 1901, colpisce profondamente Picasso, lascia un segno indelebile nella sua arte e nella sua vita e apre la fase stilistica del  cosiddetto “periodo blu”.

La morte di Carles Casagemas”, 1901, olio su tavola, Parigi, Museo Picasso.

Picasso dipinge Carles dentro la cassa da morto, all’obitorio.

Il poeta e pittore spagnolo Casagemas, amico e compagno di avventure di Picasso,  si suicida dopo essersi accertato del tradimento da parte della donna di cui era innamorato follemente, la ballerina del Moulin Rouge Laure Gargallo (in arte Germaine). In questa storia di amore e tradimento è coinvolto proprio Picasso. Picasso è ossessionato da questa tragedia e nel 1903, con il quadro “La vita”, in cui aveva dipinto sé stesso, cerca di pagare il debito a Casagemas per il torto procuratogli, inserendo nel dipinto, al proprio posto, l’amico Carles accanto all’amata Germaine. Il dipinto ha per oggetto la rappresentazione poetica del ciclo dell’esistenza umana: l’amore giovane, la delusione, la maternità.

La vita”, titolo originale “La vie”, 1903, olio su tela, cm197x127,5cm Museum of Art, Cleveland.

Le opere che seguono sono pervase da un senso di tristezza e malinconia e popolate da figure dallo sguardo assente.

Il ritratto di Jaime Sabartès , 1901, olio su tela, Mosca, Museo Puskin.

Questo sembra essere il primo dipinto collocabile nella fase stilistica del “periodo blu”. Raffigura l’amico e segretario personale di Picasso, Jaime Sabartès.

La bevitrice d’assenzio, 1901,olio su tela , San Pietroburgo, Ermitage.

A un tavolino di un caffè una donna sola, con lo sguardo perso nel vuoto, è colta in un inquietante momento di isolamento interiore. Il modo in cui è effigiata questa figura di donna, ne fa un simbolo della solitudine e del disagio esistenziale. In primo piano si scorge un bicchiere dall’intenso colore verde, tonalità caratteristica di una bevanda, altamente tossica, allora molto in voga, l’assenzio. Dotato di proprietà allucinogena, l’assenzio veniva disciolto in una mistura di anice e menta ed era sorseggiato lentamente con l’aiuto di un cucchiaino, nel quale veniva fatta sciogliere una zolletta di zucchero.

I due saltimbanchi”, 1901, olio su tela, Mosca, Museo Puskin.

Il tema del caffè ritorna a più riprese nell’opera di Picasso, trasformandosi da gioioso luogo d’incontro e scambio culturale in una solitaria parentesi di riflessione interiore. Molti dipinti parigini del periodo blu furono ambientati al Lapin Agile un locale situato nel cuore di Montmartre. I due protagonisti hanno un’aria assorta e vacua e caratterizzati da una mancanza di comunicazione. La stilizzazione dei tratti, le ampie campiture di colori contrastanti e le lunghe mani dei protagonisti sono gli stilemi di questa fase artistica.

Poveri in riva al mare”, 1903, olio su tela, 105cmx69cm, Washington , National Gallery of Art. Il dolore, la tristezza, la stessa povertà e la rassegnazione dei personaggi sono accentuati dalla forza espressiva del colore blu utilizzato.

 “Periodo rosa”: fase artistica compresa tra il 1904 e il 1906.

Il “periodo rosa” è caratterizzato da uno stile più allegro, ravvivato dalla prevalenza dei colori rosa e arancione. Picasso incomincia ad utilizzare il colore rosa e le sue rappresentazioni si popolano di soggetti legati all’ambiente del circo: saltimbanchi e acrobati ed è contraddistinto dalle figure degli arlecchini e per questo detto anche “periodo di Arlecchino”.

Il rischiaramento della tavolozza avviene anche grazie a tante suggestioni esterne parigine: la forza cromatica evidente di Modigliani. Gauguin.

Acrobata e giovane equilibrista”, 1905, olio su tela, cm147x95cm, Mosca, Museo Puškin.

 I giocolieri”, nota anche come “Famiglia di saltimbanchi”, 1905, olio su tela, Washington, National Gallery of Art.

Lo svago più comune tra gli artisti che frequentavano Montmartre era il circo. Anche Picasso stringe amicizia con i personaggi del circo che diventano naturalmente, i suoi modelli. Quest’opera vuole essere l’omaggio spontaneo ad un mondo che ama. Gli sguardi dei personaggi raffigurati nel dipinto sono assenti, pieni di solitudine e di rinuncia.

 Nel 1905, Picasso diviene amico di Guillaume Apollinaire e dei ricchi fratelli americani Leo e Gertrude Stein, collezionisti attorno ai quali ruota la storia dell’Arte delle Avanguardie del primo Novecento. Nel 1906 Picasso conosce Georges Braque e il gallerista Ambroise Vollard che gli acquista tutti i quadri del “periodo rosa”, consentendogli così di condurre finalmente una vita relativamente serena dal punto di vista economico. Nella primavera dello stesso anno Picasso ritrae la scrittrice americana Gertrude Stein in un dipinto che molti critici considerarono essere precursore del Cubismo.

Ritratto di Gertrude Stein, 1905-1906, olio su tela, Metropolitan Museum of Art, New York.

Il volto dai lineamenti duri, simile ad una maschera si avvicina ai canoni della scultura africana e primitiva.

Autoritratto”, 1907, Olio su tela, Praga, Národní Galerie.

Il dipinto annuncia alcuni motivi tipici del proto cubismo: stridore di diagonali e di accostamenti cromatici, sostituzione delle linee curve con linee spezzate taglienti. I tratti del volto subiscono una notevole semplificazione formale, come già era avvenuto nel ritratto di Gertrude Stein. Si fa sempre più evidente il distacco di Picasso dalla concezione classica della bellezza e del rispetto dei canoni rappresentativi tradizionali.

Le opere più famose di Pablo Picasso che occupano un posto fondamentale nella storia dell’arte, per motivi diversi: “Les demoiselles d’Avignon”, “Guernica”, “Il sogno(Le Rêve)”.

 Les demoiselles d’Avignon”, 1907, olio su tela, cm243,9×233,7cm, New York, Museum of Modern Art.

È un’opera emblematica che segna la nascita del Cubismo, convenzionalmente fissata nel 1907. Si chiamava inizialmente “Il bordello di Avignon” dal nome di via Avignone, una strada malfamata di Barcellona, ma poi nel 1916 il poeta e critico d’arte, André Salomon, ribattezzò la tela con il nome con cui è tutt’ora conosciuta.

Il 1907 è un anno-chiave: nell’evoluzione artistica di Picasso hanno notevole importanza la scultura iberica preromana, esposta a Parigi, e la scultura negra. Pablo esegue una grande tela con cinque nudi femminili, destinata a diventare famosissima in tutto il mondo con il nome “Les demoiselles d’Avignon”, considerato il primo esempio compiuto di arte cubista, caratterizzata dalla frammentazione delle figure e dello spazio figurativo e dalla asimmetria dei volti e l’incongruenza delle posture.

Il soggetto è ripreso dalle“Cinque bagnanti” di Cézanne.

L’interesse per la scultura negra è fondamentale, con le forme schematiche, deformate e geometrizzate. In questo dipinti scompare la prospettiva, frantumandosi in volumi distinti e marcati.

Quest’opera di grandi dimensioni, emblema del Cubismo sintetico, mostra lo scorcio di un bordello di Barcellona situato in Carter d’Avinyò (da cui il titolo)

Nel dipinto sono raffigurate cinque ragazze nude all’interno di un bordello che, in posa davanti all’artista, appaiono sfigurate da lineamenti asimmetrici, con i volti sformati, nasi aguzzi i seni acuminati.

Picasso non si limita a riprodurre la realtà così com’è, ma cerca nello stesso quadro di dare più punti di vista.

Inizialmente Picasso pensava di raffigurare sette figure, ossia cinque prostitute e due uomini (un marinaio e uno studente), raggruppate all’interno di un bordello e con una natura morta in primo piano. In un secondo tempo, l’artista decise di eliminare gli uomini.

Osservando l’opera possiamo notare che non ci sono ombre né accenni di prospettiva, i piani sono incastrati gli uni negli altri e i volti delle donne posizionate all’estrema destra  sinistra del dipinto sono un chiaro riferimento alle maschere africane (che Picasso ha potuto vedere in una grande mostra parigina organizzata nello stesso anno). La ragazza in piedi a sinistra, nella sua posizione di profilo e con le braccia lungo il corpo ricorda invece le antiche figure della pittura egiziana. Il colore è dato con campiture piatte e l’artista utilizza le linee dure, taglienti e angolose, in modo che le superfici assumono proprio una consistenza volumetrica. I colori sono ridotti a due, essendo tutti variazioni dell’ocra e del blu.

 Per denunciare e commemorare la strage di Guernica, Picasso realizza un dipinto monumentale, una delle sue opere più celebri e toccanti,  considerato da molti il suo lavoro più famoso:

Guernica”, 1937, olio su tela, cm349,3×776,6cm, Madrid, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía.

La rabbia, il dolore, il dramma furono gli ispiratori di Picasso che con questo dipinto dimostra, in maniera immediata e struggente, la brutalità, la disumanità e la disperazione della guerra. Lo spazio è annullato, il colore è del tutto assente per accentuare la carica drammatica di quanto è rappresentato. Quel colore che, mancando, evoca la morte non solo delle vittime del bombardamento, ma della civiltà.

Il 28 aprile del 1937 aerei nazisti al servizio del generale fascista Francisco Franco effettuarono un bombardamento contro la popolazione civile inerme di una cittadina basca, Guernica, nel suo giorno di mercato.

Picasso esegue una tela enorme intitolata “Guernica” dalla quale prorompe la tragedia dell’ingiustizia esprimendo tutto l’orrore, lo sbigottimento e il dolore che questo terribile avvenimento scatena in lui.

Non è una cronaca, né un episodio; è un messaggio universale: la mancanza di colore, il bagliore del bianco che esplode, le drammatiche figure straziate, unite nella disperazione, non raccontano ma testimoniano dell’assassinio della libertà. Il dipinto fu esposto nel padiglione spagnolo dell’Esposizione internazionale di Parigi nel 1937, dedicata al progresso e alla pace.

Nella rappresentazione del dipinto la madre con il bambino morto tra le braccia ricorda alcune rappresentazioni della Pietà; la donna con la lampada in mano evoca la Statua della Libertà; la spada spezzata nella mano del soldato morto è simbolo di resistenza eroica già impiegato nel “Giuramento degli Orazi” dal neoclassicista David; da quel pugno però spunta la vita, un piccolo fiore bianco, segno di speranza, un omaggio al coraggio del suo popolo che resiste al fuoco, alle macerie, alla furia, alla paura; il toro rappresenterebbe simbolicamente l’icona della brutalità, la violenza della guerra ma anche il simbolo della Spagna offesa. Altre figure sono un cavallo trafitto a morte, simbolo del popolo che si contorce, e infine, i personaggi caduti a terra rappresenterebbero la sconfitta’ dell’ umanità. La fotografa Dora Maar, amica e amante di Picasso, fu lei a documentare la realizzazione di Guernica e a prestare il suo volto per raffigurare la donna strillante raffigurata nel dipinto.

Le truppe d’occupazione naziste, a Parigi, assieme all’ambasciatore tedesco, domandarono a Picasso vedendo il quadro di Guernica “Avete fatto voi questo orrore, maestro?” e lui rispose “No, è opera vostra“.

Il sogno(Le Rêve), 1932, olio su tela, cm130×97cm, New York, collezione privata di Steven A. Cohen.

Il motivo della dormiente compare nell’iconografia di Picasso sin dagli anni del periodo rosa. Probabilmente ispirato alla pittura fauves di Henri Matisse. Nel dipinto è effigiata la compagna di Picasso, Marie-Thérèse Walter .

Cari Tutti, nel ringraziarvi per l’attenzione che mi avete dedicato, vi anticipo che a breve saranno pubblicate la parte terza e la quarta di questo articolo in cui saranno trattati i seguenti argomenti:

  • Le tre fasi del Cubismo, incluso i Papiers collés : “Cubismo primitivo” o “Proto-cubismo” (dal 1907 al 1910), “Cubismo analitico” (dal 1910 al 1912), “Cubismo sintetico” (dal 1912 al 1914), i “Papiers collés” (dal 1912).
  • Ulteriori due periodi fondamentali della vita artistica di Picasso: Periodo negro (1906-1907); ed il Periodo Neoclassico (1915-1925).
  • Quadri di denuncia delle atrocità della Guerra: “Carnaio” e “Massacro in Corea”.
  • Picasso scultore
  • Dipinti che dimostrano l’attenzione di Picasso ai maestri del passato : Velazquez e Manet .
  • Il tema della corrida e della Minotauromachia
  • Le donne stregate dal mito, che sconvolsero la vita di Picasso

di Mattia Fiore

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