Una finestra sull’arte: La vita e le opere di Pablo Picasso

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Una volta Picasso ha affermato : “ Io non cerco, trovo”.

 (PARTE TERZA)

 Care lettrici e cari lettori, l’Arte e la Cultura non si fermano.

Col consueto piacere della condivisione e sperando di farvi cosa gradita, vi presento la “terza parte” dell’articolo dedicato all’arte di Pablo Picasso, che è stato il più grande genio del Novecento, un artista eclettico sia nella forma sia nei contenuti, che meglio ha saputo incarnare lo spirito tumultuoso del ventesimo secolo. Per tutti coloro che non hanno avuto la possibilità di leggere la “parte prima e/o la parte seconda” di questo articolo, ma che desiderano non perdere l’occasione per poterlo fare, vi invito ad andare sulla pagina di “Informare” per rilevare i documenti già archiviati. Ecco i link. Parte seconda

Vi auguro buona lettura e vi ricordo che a breve sara’ pubblicata la quarta ed ultima parte dello stesso articolo.

Inizio la presentazione col descrivervi le tre fasi che caratterizzano l’esperienza del Cubismo:

1) “Cubismo primitivo” o “Proto-cubismo”(dal 1907 al 1910), in cui è molto forte sia l’influenza di Cézanne sia la scultura primitiva catalana e la scultura negra. I soggetti sono prevalentemente figure, paesaggi, nature morte. Picasso e Braque lavorano essenzialmente sul paesaggio.

Georges Braque Case a L’Estaque”, 1908, olio su tela, Museo d’arte moderna Lille Métropole.

Questo dipinto è considerato il primo paesaggio proto-cubista.

Esso suscitò derisione da parte del critico d’arte Louis Vauxcelles che lo definì come “composto da cubi” e da questa definizione scaturì poi il nome del movimento. Come ruotando intorno alla composizione, i pittori ritraevano gli oggetti contemporaneamente da diverse angolazioni così da fornire una rappresentazione più completa. In questo modo, a una veduta unidimensionale impostata sull’osservazione di un oggetto particolare i cubisti contrapposero una veduta multi-prospettica. Vengono usati colori spenti, neutri, terre. Noto esempio di proto-cubismo è il celeberrimo “Les demoiselles d’Avignon” che è stato già pubblicato nella “parte seconda” dello stesso articolo  relativo a Picasso.

2)Il Cubismo Analitico (dal 1910 al 1912) è proprio il primo Cubismo che nasce dalla lezione di Cézanne. I piani si frantumano in frammenti e scaglie.

Le linee sono spezzate, spigolose, quindi si ha la demolizione dell’oggetto.

I colori tipici del cubismo analitico sono i marroni, l’ocra, i grigi, il bianco e il nero. I cubisti rinunciavano volentieri a cromatismi miranti ad accentuare l’espressività o a comunicare particolari contenuti emotivi.

Elemento fondamentale è però il principio della simultaneità: la sovrapposizione in una stessa immagine di molteplici punti di vista, per cui un naso può essere visto di profilo e di fronte, uno stesso oggetto dall’alto e dal basso. Un esempio di Cubismo analitico è il “Ritratto di Ambroise Vollard”, collezionista, editore, mercante d’arte e geniale scopritore di Cezanne, dei Nabis, dei Fauves.

Ritratto di Ambroise Vollard”, 1910, olio su tela, cm 92x65cm, Mosca, Museo Puškin.

In questo dipinto la scomposizione e la frammentazione del soggetto raggiungono conseguenze estreme.

I quadri di questo periodo sono caratterizzati dalla piattezza dei volumi e dalla riduzione dei colori. Nel cubismo analitico i piani smembrati spezzano gli oggetti o i soggetti rappresentati e divengono simili a sfaccettature di un agglomerato di cristalli.

3) Cubismo sintetico, (dal 1912 al 1914), corrente all’interno della quale troviamo operare un altro artista, oltre che a Picasso e Braque, che è Juan Gris.

Nel Cubismo sintetico l’oggetto, dopo essere stato analizzato, viene ricomposto secondo il principio della visione simultanea.

Spesso viene inserito fisicamente nel quadro l’uso di materiali diversi (sughero, sabbia, carte da gioco, ecc.…): questa è la tecnica del collage, cioè è un assemblaggio di materiali. Infine, si reintroduce il colore.

I tre musici, 1924, Museum of Modern Art di Filadelfia.

Il dipinto è considerato il capolavoro del cubismo sintetico.

Infatti, Picasso in quest’opera realizza la composizione di tre figure nella tecnica che sara’ chiamata del “cubismo sintetico”, attraverso una composizione di forme semplici, colorate, accostate sullo stesso piano in modo facilmente leggibile. Le figure dipinte sono tratte dalla commedia italiana: Arlecchino che suona la chitarra, Pulcinella che suona un clarinetto, e infine un monaco. L’immagine di Arlecchino compare, sin dall’inizio del 1901, tra i personaggi del mondo pittorico di Picasso, tra i mendicanti ciechi, le prostitute, i saltimbanchi.

 “I Papiers collés”: 1912.

Questa tendenza si distingue dal cubismo analitico per i piani più larghi  e perché gli artisti inseriscono nelle loro opere anche ulteriori materiali, numeri, lettere, carte stampate, fotografia, legno e sabbia. Così il ”vero” si mescola al ”finto”.

Quella del “papier colle’” è una tecnica particolare che utilizza striscioline di carta che, perduto il significato originario ed incollate una sull’altra sulla tela con il colore, costituiscono un mezzo originante nuove forme (per esempio il lavoro di Picasso “Natura morta: violino e frutta” e “Natura morta con sedia impagliata” 

Natura morta: violino e frutta, 1912.

L’intento è quello di voler testimoniare così la sua esigenza di dare autonomia all’arte, svincolando i materiali utilizzati dalla loro naturale destinazione.

Natura morta con sedia impagliata” 1912, collage di pittura a olio, tela cerata e corda su tela, Parigi, Musée National Picasso.

Ai due periodi fondamentali della vita artistica di Picasso, precedentemente trattati nella “parte seconda”, e precisamente Periodo Blu (1901-1904) e Periodo Rosa (1904-1906), si aggiungono ulteriori due periodi ,altrettanto fondamentali, di cui provo a descrivervi i punti salienti: Periodo Africano (1906-1907) ed il Periodo Neoclassico (dal 1917).

 “Periodo Africano” o “Epoca Negra”: 1906-1909.

Sulla fine del 1906 Picasso inizia a scoprire “l’Arte Negra”, derivante dalla cultura africana e polinesiana e sperimenta un nuovo stile artistico, chiamato per l’appunto “Periodo Africano” o “ Epoca Negra”.

Durante le visite ai musei di Parigi, Picasso viene colpito dall’arte primitiva di civiltà remote provenienti dal continente africano.  Comincia così ad essere influenzato dalle maschere rituali africane e polinesiane, dalla loro capacità di far percepire all’osservatore sentimenti immediati come il terrore, l’ilarità, la paura o la forza.

Ecco alcuni esempi di opere del “Periodo Africano” e anche

Il “Periodo neoclassico”: 1915-1925.

Il pittore spagnolo giunge in Italia nel 1917 ed è influenzato dalla pittura classica. Il soggiorno italiano contribuisce a cambiare ulteriormente la sua visione artistica orientando sempre di più la sua arte verso quello che viene definito “Neoclassicismo”.

I quadri di Picasso mutano: le forme  sono monumentali, le immagini dilatate pervase di senso della grandezza. Queste sue opere sono influenzate dalle suggestioni neoclassiche ispirate alla scultura antica, al Rinascimento romano, fino alla scoperta della pittura parietale di Pompei.

Tre donne alla fontana, 1921, olio su tela, cm 203,9x174cm, New York, Museum of Modern Art.

Due donne che corrono sulla spiaggia (La corsa)”, 1922, gouache su compensato, cm32,5×42,5cm, Parigi, Museo Picasso.

Quest’opera riprende alcuni motivi raffaelleschi e pompeiani, ispirandosi agli angeli della stanza di Eliodoro in Vaticano e alla posa dell’iniziata ai riti dionisiaci della villa dei Misteri. I canoni classici sono rivisitati in modo del tutto personale da Picasso, le proporzioni stravolte attraverso deformazioni e ingrandimenti.

el 1925 Picasso partecipa alla prima mostra dell’allora nascente gruppo surrealista. Pur non aderendo al surrealismo, Picasso scopre il mondo nascosto e profondo dell’inconscio. Tra il 1930 e il 1939 si svolgono in diversi paesi ben cinquanta sue mostre. Nel 1936, allo scoppio della guerra civile in Spagna, Picasso reagisce in favore del legittimo governo repubblicano che lo nomina direttore del Museo del Prado. La sua reazione antifranchista si concreta nel grande pannello del padiglione spagnolo alla Esposizione di Parigi del 1937, “Guernica”, e con la poesia che accompagna due acqueforti “Sogno e menzogna di Francisco Franco”. Il dipinto di “Guernica”, che ho già presentato nella pubblicazione della“ seconda parte”,  si pone come contrapposizione della cultura alla violenza: alla distruzione della guerra, Picasso oppone la creazione dell’artista.

Nel 1944 Picasso dichiara pubblicamente la sua iscrizione al partito Comunista francese.

Nel gennaio 1949 il Partito comunista francese chiede a Pablo Picasso un disegno come simbolo del Movimento per la Pace.

La colomba della Pace di Picasso.

di Mattia Fiore

 

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