Una finestra sull’arte: la gioia di vivere

Cari lettori,

vi parlerò della gioia di vivere nell’arte prendendo come riferimento due pittori che nei loro dipinti hanno espresso con grande determinazione la gioia di vivere. Si tratta degli artisti Marc Chagall (1887-1985) e Henri Matisse (1869 -1954). Inizio col presentarvi Marc Chagall mentre il prossimo articolo, sempre su “Informare online”, sarà dedicato a Henri Matisse.

Chagall, il cui vero nome era Moishe Sagal, nacque a Vitebsk, villaggio nell’attuale Bielorussia, il 7 luglio 1887 da una famiglia di ebrei molto poveri. Di certo questo non gli rese la vita facile durante la sua adolescenza, nella Russia dichiaratamente antisemita dell’epoca. Egli fu il maggiore di nove fratelli. Il villaggio russo dell’infanzia e dell’adolescenza con le sue chiese, le strade, i cortili, i tetti di legno e gli animali resterà sempre nel ricordo nostalgico di Chagall insieme con la memoria del piccolo mondo ebraico: i familiari, gli amici, i vicini. Tra il 1909 e i primi mesi dell’anno seguente si verificarono inoltre due avvenimenti di importanza fondamentale nella vita del pittore: l’incontro con una figura centrale della sua vita, Bella Rosenfeld, che sarà la sua compagna per molti anni, e la partenza per Parigi col suo maestro Leon Bakst (pseudonimo dello scenografo e pittore russo-francese Lev Samojlovic Rozemberg).

“Io ho portato i miei oggetti dalla Russia; Parigi vi ha versato la luce”, affermerà Chagall nelle sue memorie. A Parigi infatti, pur non rinunciando ad alcuno dei suoi soggetti e ricordi di ebreo russo, Chagall libererà la propria pittura per mezzo della luce e del colore. Aderisce alla massoneria nel 1912 quando nel primo periodo parigino è ancora venticinquenne.

L’incontro con la pittura di Van Gogh, con i fauves, Matisse, Derain, Vlamink, Roualt determinerà il progressivo abbandono del disegno a favore del colore come unico concreto elemento strutturante del quadro. L’artista definì le sue immagini “costruzioni psichiche”; acquisì una nuova capacità di scomposizione e costruzione unitaria dello spazio entro una trama geometrica in cui si organizzano i sogni e le visioni della memoria e dell’inconscio. Il simbolismo di Chagall si approfondì, si radicalizzò: si fece più frequente nei suoi quadri la comparsa di animali, la vacca, il toro, l’asino, il cavallo, la capra, il gallo e il pesce. Erano le immagini-archetipo dell’inconscio, evocate a rappresentare la realtà non fenomenica bensì psichica. La storia biblica fu intensamente sentita da Chagall che si dedicherà alle illustrazioni del Vecchio Testamento per oltre vent’anni. Il tema era legato ancora una volta alla memoria e al sogno: negli eventi e negli uomini biblici Chagall trovò non solo i propri avi e il passato della sua gente, ma anche la consapevolezza di una storia di sofferenze, peregrinazioni e persecuzioni. Chagall assistette in prima persona ai due conflitti mondiali più terribili della storia dell’umanità tuttavia non smise di rappresentare la meraviglia e la bellezza della vita. Egli riuscì ad esprimere una pittura lontana dal dolore e dall’angoscia e capace di trasmettere un senso di serenità d’animo. Attimi di gioia, stupore, istantanee di felicità immortalate nelle sue opere.

A Pietroburgo nel ’17 Chagall assistette agli avvenienti della Rivoluzione e con le sue opere denunciò, con toni espressionisti, l’orrore della guerra. Nel 1918 Chagall fu nominato commissario delle Belle Arti e direttore dell’Accademia di Vitebsk. Le preoccupazioni economiche e l’isolamento culturale lo indussero a partire prima per Berlino nel 1922 e poi di nuovo per Parigi, dove illustrò, rivelandosi un interprete eccezionalmente capace di compenetrarsi nel testo, “Le anime morte di Gogol”. Negli anni successivi viaggiò in alcuni paesi europei tra cui l’Italia e per mettersi al riparo dalle leggi antisemite accettò l’ospitalità americana che gli era stata offerta, tramite il Musem of Modern Art di New York, dove venne accolto con entusiasmo e ammirazione. Interrotta la sua attività per circa un anno dopo la morte di sua moglie Bella, ritornò a dipingere e Bella tornò nei suoi quadri come evocazione dell’amore e della felicità perduta. Tornato in Francia si stabilì a Vence in Provenza e incontrò spesso Matisse e Picasso. La sua attività fu infaticabile. Con la seconda moglie, Vava, fu spesso in viaggio e una delle mete fu Napoli. Tra i suoi ultimi lavori di grande impegno si colloca la decorazione (1964) della volta del teatro dell’Opera di Parigi. Morì a 97 anni nella sua villa a Saint-Paul de Vence.

Dopo questa breve presentazione dell’artista Marc Chagall passo a descrivervi alcune sue opere più rappresentative della gioia di vivere nell’arte.

“Gli amanti in rosa”
1916, olio su cartone, San Pietroburgo.

Tra il 1914 e il 1916 Chagall dipinse la fortunata serie degli Amanti , tra cui spiccano “Gli amanti in verde” e “Gli amanti in blu”. Protagonista è Bella Rosenfeld, figlia di un ricco gioielliere di Vitebsk. L’artista la conosce nel 1909 e si innamora subito di lei, tanto da dedicarle uno dei ritratti più belli, “La mia fidanzata coi guanti neri”. Il 25 luglio 1915 si sposarono e nella primavera dell’anno successivo nacque la figlia Ida. Questo dipinto è senza dubbio il più ricco di lirismo poetico e di delicati sentimenti, manifestato attraverso il gioco delle mani e la lieve inclinazione della testa. A differenza delle altre versioni, il volto dell’artista è nascosto, ma si riconosce dall’inconfondibile capigliatura arruffata. L’opera è dominata dall’espressione estremamente dolce del volto della fanciulla, sottolineata da un uso sapiente dei colori, palpitanti nelle lievi sfumature del fondo rosa.

“Gli amanti in blu”
1914, collezione privata

 

 

“Gli amanti in verde”
1914-1915, olio su carta incollata su cartone, collezione privataLe forme sembrano decomporsi nella rapidità del tocco, il colore comunica emozioni e stati d’animo.

 

 

“La mia fidanzata coi guanti neri”, 1909

“Bruscamente avverto che non è con Thea, ma con lei che dovrei trovarmi. Il suo silenzio è il mio. I suoi occhi sono i miei, è come se mi conoscesse da tanto, come se sapesse tutto della mia infanzia, del mio presente, del mio avvenire; come se lei vegliasse su di me, comprendendomi intimamente, benché sia la prima volta che la vedo. Sentii che era la mia donna.”

(racconta Marc Chagall in ‘Ma vie’)

 

“La passeggiata
1917-1918, olio su tela, San Pietroburgo, Museo di Stato Russo

L’arte di Chagall fu dominata da due grandi temi: la poesia e la favola. Negli anni trascorsi a Parigi, l’artista conobbe gli esponenti delle avanguardie, in particolare i cubisti e i fauve: dai primi imparò la scomposizione dello spazio in forme semplici; dai secondi assimilò i colori vivaci e brillanti.

L’unione di questi due elementi gli permise di mantenersi legato alla pittura figurativa, ma nello stesso tempo di creare una realtà fantastica, dominata dai sentimenti e dalle emozioni. In questa grande tela l’artista è al centro della composizione e guarda direttamente verso lo spettatore, con un sorriso che esprime tutta la sua felicità. Nella mano destra tiene un uccellino, mentre la sinistra, sollevata, fa librare nell’aria la moglie Bella, che sembra pronta a spiccare il volo. Dietro di loro, stravolta nei colori e nelle linee, si vede la città di Vitebsk (anche se trascorrerà gran parte della sua vita all’estero, Chagall sara’ sempre legato alla sua patria e ai luoghi della sua infanzia). Nell’angolo sinistro del dipinto spicca la tovaglia rossa, dai fiori colorati, una natura morta di straordinaria forza espressiva.

“Compleanno”, 1915, olio su tela.
Cm 81x100cm, Museum of Modern Art, New York

Era il giorno del compleanno di Marc e Bella stava adornando con fiori la stanza per festeggiare l’evento. Marc, le si avvicinò, la baciò dolcemente sulle labbra e indicandole la finestra le sussurrò : “ Fuori il cielo ci chiama “

“Gli sposi e la torre Eiffel , 1934, olio su tavola di legno, Parigi, Musée National d’Art Moderne, Centre Georges Pompidou

Nel dipinto i due sposi esprimono la gioia di vivere nell’affettuosa tenerezza che li unisce.

Lo sposo si rivolge dolcemente alla sposa ed entrambi volano quasi adagiati su un gallo che, col suo canto annuncia l’arrivo del giorno e in alto a sinistra un sole fiammeggiante, simbolicamente trasmette speranza mentre il violino, raffigurato in alto a destra, sta a voler indicare la sinfonia della vita vissuta nella fedeltà reciproca.

“Autoritratto con sette dita”
1912-1913,olio su tela , cm 128×107 cm.
Stedelijk Museum Amsterdam

L’opera rappresenta, in stile cubista, l’artista ritratto nel proprio studio mentre ha appena completato un dipinto che evoca la sua città natale, Vitebsk.

La mano dell’artista è raffigurata con sette dita e secondo alcune teorie farebbe riferimento ai sette giorni della creazione. Sulla parete alle spalle del pittore campeggiano in caratteri ebraici i nomi di due capitali europee in cui è vissuto Chagall, ovvero Parigi e Roma.

“Sopra la citta’”, 1918,olio su tela
cm 56 x 45 cm .Galleria Tretyakov

“E’ nel significato profondo dell’innamorarci che troviamo il motivo principale per vivere nella più segreta speranza della nostra felicità“

 

“Donna incinta”, 1913 ,Stedelijk Museum di Amsterdam

“L’importanza della figura materna unita alla bellezza”.

Il dipinto raffigura una donna con abiti folkloristici russi e Chagall sofferma l’attenzione sul particolare del grembo materno, proprio lì, dove si forma la vita.

 

 

 

“Le Tre candele”, 1938-1940, olio su tela, cm 130×96,5 cm, collezione privata

La candela, che simboleggia la fede, indica un augurio ai due giovani sposi

«Nella vita, proprio come nella tavolozza del pittore, non c’è che un solo colore capace di dare significato alla vita e all’arte: il colore dell’amore»

 

di Mattia Fiore

 

Print Friendly, PDF & Email