Una finestra sull’arte: la gioia di vivere nell’arte di Matisse

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Cari lettori,

come anticipato nel precedente articolo pubblicato su “Magazine Informare online”, ho pensato che avrebbe potuto farvi piacere condividere con me la figura del celebre pittore, Henri Matisse che nei suoi dipinti ha espresso con grande determinazione “la gioia di vivere”.

Henri-Emile Benoit Matisse, (1869 Cateau-Cambrésis – Nizza 1954), attraverso la sua pittura ha espresso un’autentica gioia di vivere, ritmo, esaltazione cromatica che resterà costante in tutta la sua produzione pittorica. L’artista si è dedicato al tema della felicità di vivere; “bisogna guardare tutta la vita con gli occhi di un bambino”, amava dire.

Matisse compie gli studi di Diritto all’Università di Parigi e lavora presso uno studio legale, ma dopo il conseguimento della laurea,(1892), abbandona la carriera giuridica per dedicarsi alla pittura. È ammesso all’Ecole des Beaux-Arts dove segue il corso del pittore francese Gustave Moreau, precursore del Simbolismo e del Surrealismo.

Nel 1898, durante un periodo trascorso sulla Costa Azzurra, tramite l’artista Pissarro, si accosta all’ Impressionismo, eseguendo una serie di schizzi sintetici e vibranti, realizzati a rapidi tocchi, con l’impiego di toni puri e luminosi. Nel 1904 espone al Salon d’Automne e per la prima volta nella galleria di Ambroise Vollard. Nelle sue prime opere sperimenta lo stile puntinista, ma nel 1905 da’ vita al movimento dei Fauves, ( le “belve” ,denominazione data dal critico Louis Vauxcelles al gruppo di artisti fauves al Salon d’Automne ). La pittura espressa dai fauves è caratterizzata da colori forti e intensi che danno all’opera una forte carica espressiva.

La pittura fauve non è tutto, ma è il fondamento di tutto”. Con colori abbaglianti, ottenuti attraverso una pittura veloce, dipinge le tele con una vera esplosione cromatica e realizza opere di straordinaria intensità: la natura, la città con la sua vita brulicante, l’interno di una casa sono i suoi soggetti preferiti.

Dopo essersi avvicinato alle geometrie cubiste, realizza la serie delle odalische, di ispirazione orientalista, ricordi dei suoi viaggi in Marocco. Si dedica anche alle sculture e ai libri illustrati, e verso la fine degli anni’40, lavora ai famosi “papiers découpés” (carte ritagliate), gli splendidi collage degli ultimi anni, carte colorate a tempera, ritagliate e incollate su tela, una sintesi di sorprendente nitidezza cromatica e formale. Passato l’incubo della guerra che aveva colpito nei suoi affetti l’artista,( la moglie imprigionata e la figlia Marguerite deportata per attività partigiane), Matisse espone a Londra nel ’45 al Victoria ed Albert Museum insieme a Picasso.

Nel 1950 Matisse riceve il Gran Premio della Biennale di Venezia. Nel 1954 muore a Nizza e viene sepolto nel piccolo cimitero di Cimiez. Il suo ricordo più vero è nella breve frase scritta in una lettera del 1950 all’amico André Rouveyre: “…spero che per quanto a lungo vivrò, io possa morire sempre giovane”

Dopo questa breve presentazione dell’artista Henri Matisse passo ora a descrivervi alcune sue opere più rappresentative della gioia di vivere nell’arte.

“La danza”, (1910), olio su tela, cm 260 x 391 cm, San Pietroburgo, Ermitage

“La danza” è uno dei capolavori dell’arte moderna e riassume vari aspetti delle ricerche compiute da Matisse. Il grande dipinto, assieme al suo pendant “La musica” (1910-Ermitage, vedi foto1), fu eseguito da Matisse per Sergej Schukin, il grande collezionista russo d’arte contemporanea che desiderava due grandi pannelli decorativi da sistemare sulla parete della scalinata del suo palazzo. Il tema classico della danza viene qui descritto in maniera estremamente sintetica.

L’idea iniziale per “La danza” è già contenuta nelle sei danzatrici che si vedono sullo sfondo della “Gioia di vivere”, ( vedi foto 2 ), eseguita nel 1905-1906, una delle opere migliori del periodo fauve, ora conservata alla Fondazione Barnes. Matisse elimina una figura e adatta la composizione alla forma rettangolare del dipinto. La vera grande novità consiste nella tonalità dei colori (rosso, verde e blu), molto più decisi e forti, secondo l’impostazione “Fauve” per la violenza degli gli accostamenti cromatici ma soprattutto nell’evidente tensione dinamica dei corpi, che sprigionano un incredibile energia vitale. Dal punto di vista compositivo e tematico l’opera comunica grande armonia: figure maschili e femminili nude si snodano in un movimento di danza circolare, in un paesaggio molto semplificato.

Il colore è steso in aree piatte e indifferenziate che assumono un rilievo tridimensionale grazie a una linea di contorno marcata e sintetica. Essa definisce il movimento della muscolatura nello spazio. Il suolo verde rappresenta l’orizzonte terrestre, la curva del mondo; il cielo turchino ha la profondità degli spazi interstellari; le figure gigantesche danzano tra terra e cielo, rapite in un vortice senza tempo. “La danza” esprime la continuità ciclica della vita cosmica, diventa la visione simbolica di un abbraccio universale, in cui la vita è interpretata come un’armonia ciclica che continuamente, ritmicamente, ripete sé stessa. La prima versione, risalente al 1909, è conservata al Museum of Modern Art di New York, mentre l’altra, del 1910, è situata al museo dell’Ermitage di San Pietroburgo.

(foto 1)
“La musica”, (1910), olio su tela, cm 260 x 389 cm, San Pietroburgo, Ermitage.

“Matisse non dipinge l’oggetto, ma il sentimento suggerito dalla sua contemplazione.” (Tassi)

Usa colori primari e ad essi accosta i colori complementari con l’intento di rafforzarne il contrasto e ottenere una vivacità cromatica più intensa dei colori stessi.

(foto 2)
“Gioia di vivere”, (1905-1906), olio su tela, cm 176 x 240 cm Filadelfia, Barnes Foundation

Matisse in “Gioia di vivere“ realizza una composizione piatta, dai toni cromatici accesi e solari, secondo i canoni fauves sul colore, inteso come materia carica di energia liberatoria, emozionale, indipendente dal disegno e dalla prospettiva accademica. Egli impiega una pennellata dal colore puro, piatto e brillante con tocchi larghi e un cromatismo valorizzato nei contrasti dei colori complementari. In questo dipinto Matisse illustra un’epoca idilliaca, attraverso nudi femminili sulla spiaggia e alcune figure che formano un piccolo girotondo danzante. Il dipinto è influenzato dai suoi viaggi in Africa.

Qui Matisse esprime con estrema felicità la più istintiva e sensuale gioia di vivere, in una visione dove uomo e natura convivono in un rapporto di assoluta armonia. L’artista è innovativo nel rappresentare la sua personale ricerca della “gioia di vivere” in un’epoca caratterizzata dall’angoscia.

“Figura decorativa su fondo ornamentale”, (1925-1926), olio su tela, Parigi, Musée National d’Art Moderne, Centre George Pompidou

 Il corpo della donna, imponente e scultoreo, è disposto come un tronco piramidale, mentre l’ovale perfetto del suo volto ricorda le ardite semplificazioni dei cubisti.

 

 

“Armonia in rosso (La camera rossa)”, (1908-1909), olio su tela, cm 180×221 cm, San Pietroburgo, Museo dell’Ermitage.

Nella primavera del 1908 Matisse inizia questa grande tela e la intitola “Armonia in verde”, per la predominanza di quel colore. Pochi mesi più tardi, però, la dipinge in blu, la espone al Salone d’Autunno e la promette a Sergej  Schukin, il grande collezionista russo d’arte contemporanea. L’artista però non è ancora del tutto soddisfatto e nella primavera del 1909, ”per soddisfare il desiderio di un migliore bilanciamento dei colori” la ripassa con un rosso acceso e vivace, dandole il titolo definitivo di “Armonia in rosso”. La profondità spaziale è completamente annullata specialmente nel paesaggio che si vede al di là della finestra aperta sullo sfondo. L’uso della luce, particolarmente intensa, è tipico del periodo fauve, con l’aggiunta di quegli elementi decorativi che diventeranno la sua caratteristica principale nella seconda parte della sua carriera.  

“Lusso, calma e voluttà “, (1904), olio su tela, cm 98,5 x 118,5 cm Parigi, Musée d’Orsay

Matisse trae il titolo di questa scomposizione da alcuni versi di Charles Baudelaire contenuti nella poesia “Invito al viaggio”: Là tutto non è che ordine e bellezza, Lusso calma e voluttà“.

Così scrive: “ciò che sogno è un’arte di equilibrio, di purezza, di tranquillità senza soggetto inquietante o preoccupante, che sia per ogni lavoratore intellettuale, per l’uomo d’affari come per l’artista di lettere, un lenitivo, un calmante cerebrale, qualcosa di analogo ad una buona poltrona che lo riposi dalle sue fatiche”. In questa opera, esposta al Salon e degli indipendenti nel 1905, Matisse rappresenta una colazione in riva al mare, una grande scena d’ispirazione pastorale. L’artista utilizza lo stile puntinista, anche se applicato in maniera meno rigorosa e sistematica.

La forma è infatti tutta dissolta nel cromatismo puntinista: “ tutti i colori dell’arcobaleno si sono polverizzati in un mosaico splendente”(Leymarie). La calda sensualità delle donne di Matisse, dalle linee sinuose e conturbanti, ricorda molto le “Bagnanti” di Cézanne. Altrettanto interessante, la natura morta in basso, sulla tovaglia bianca, minuziosa nel disegno e raffinata nei colori. Il dipinto fu esposto al Salon des Indipéndants del 1905 e venne acquistato dal pittore francese Paul Signac, colui che diede vita , insieme Georges Seraut al Puntinismo** e alla tecnica del Divisionismo**.

 **Il Puntinismo è una corrente artistica, sviluppatasi in Francia intorno al 1885, noto anche col termine francese Pointillisme, così denominato dal critico Félix Fénéon. Esso è caratterizzato dalla scomposizione dei colori in piccoli punti, costituiti da colori puri(soprattutto i colori complementari), non mescolati ma accostati poiché’, in base alle scoperte scientifiche sulla percezione del colore, ogni colore è influenzato dal colore o dai colori vicini e con questa tecnica, la fusione dei colori, non avviene nel quadro, ma nell’occhio dell’osservatore. Il Puntinismo ha in comune con il Divisionismo** il fatto che i colori non sono mischiati sulla tavolozza, la differenza sta invece nel fatto che i divisionisti usano pennellate più lunghe e filamentose sovrapposte mentre i puntinisti giustappongono i colori in piccoli puntini.

di Mattia Fiore

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