Una finestra sull’arte: Jean-Auguste-Dominique Ingres

248
informareonline-una-finestra-sullarte-jean-auguste-dominique-ingres
Pubblicità

Care lettrici e cari lettori,  Oggi, col piacere e la bellezza della condivisione, desidero presentarvi il celebre artista Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867), appartenente alla corrente artistica del Neoclassicismo(1770-1800), un movimento culturale a diffusione internazionale che dettò il ritorno alla compostezza e all’armonia dell’arte antica e che ebbe come teorico per eccellenza l’archeologo tedesco Johann Winckelmann.

Il termine “neoclassico” venne usato per indicare, in modo dispregiativo, un’arte fredda e accademica; quest’arte prendeva come esempio l’arte greca antica che ricercava l’ideale di bellezza data dalla proporzione, simmetria, equilibrio, armonia. Il nitido vocabolario formale del neoclassicismo divenne in Ingres unicamente espressione di bellezza della forma pura. I due artisti neoclassici più famosi furono lo scultore Antonio Canova e il pittore francese Jacques Louis David .

Pubblicità

Ingres nasce il 20 agosto del 1780 a Montauban, in Francia, da Anne-Marie Moulet e  da Jean-Marie-Joseph, scultore, decoratore, pittore e miniaturista.

Fin da piccolo si esercita a copiare le collezioni di stampe del padre, da Raffaello a Tiziano, Correggio, Rubens, Watteau e Boucher.

Diventa un disegnatore prodigioso dal segno grafico fine e preciso e dimostra una grande ammirazione per gli antichi e per Raffaello, individuando nel mondo classico l’unico depositario della bellezza e della perfezione artistica.

Più tardi dirà : “Fui allevato nella sanguigna che mi destinò alla pittura insegnandomi la musica come passatempo”.

Ingres viene avviato allo studio della musica per violino dimostrando grandi doti musicali al punto da coprire il ruolo di secondo violino dell’orchestra municipale di Tolosa.  A soli undici anni entra nell’Accademia di Tolosa; entra  poi nello studio parigino del pittore francese Jacques Louis David, il più grande interprete degli ideali della Rivoluzione francese e capofila del Neoclassicismo in Francia. Ebbe modo così di apprendere gli ideali neoclassici e di sviluppare quella sua tecnica dell’utilizzo del colore e delle linee morbide, i contorni netti ed essenziali, le composizioni molto equilibrate e simmetriche.

 Nel 1800 vince il secondo premio nel concorso per l’École de Rome e l’anno seguente ottiene il Prix de Rome con il quadro Achille e Patroclo con Ulisse, Aiace e gli inviati di Agamennone”, 1801, olio su tela, cm110x155cm, Parigi, École nationale supérieure des beaux-art

Nel 1802 Ingres partecipa al Salon con il suo primo ritratto femminile.

Autoritratto”,1806, olio su tela, cm77x64 cm, Chantilly, Musée Condé.

Le opere d’arte italiane possedute in questi anni dal Louvre costituiscono la materia preferita dei suoi studi.

Nel 1806 Ingres parte per Roma sostando brevemente a Firenze per studiare Masaccio. Egli scrive: “il vero culmine della pittura è la cappella Brancacci”. A Roma si entusiasma alla vista della Cappella Sistina e soprattutto delle Stanze Vaticane. Risale al 1806 il dipinto Napoleone I sul trono imperiale”, olio su tela, cm260x163cm, Musée de l’Armée.

Nel 1808 Ingres dipinge “La bagnante di Valpinçon”, olio su tela, cm 146x98cm, Museo del Louvre, Parigi

Per Ingres ogni pittura doveva fondarsi sull’osservazione e su un disegno accurati. Per questo dava particolare rilievo ai contorni delle forme, da cui parevano scaturire purezza, bellezza e grandiosità. Evitando ogni eccesso decorativo, egli riempiva le superfici con delicate misture di colore simili a smalti.

Nel 1813 sposa Madeleine Chapelle,  ritratta nel quadro più celebre , (1859-1863)“ Il bagno turco”, nei panni  dell’odalisca con le braccia alzate che si stiracchia in primo piano. La descrizione di questo dipinto proseguirà più avanti.

La grande odalisca”, 1814, olio su tela, cm91x162 cm, museo del Louvre, Parigi.

Nel 1819 Ingres decide di stabilirsi a Firenze e proprio di questo periodo rimangono gli studi sui pittori toscani del Quattrocento e Cinquecento e, inoltre, i lavori preparatori per la prima commissione ufficiale che riceve dal nuovo governo francese, Il voto di Luigi XIII”, 1824, olio su tela, Montauban, Cattedrale di Notre-Dame.

Tornato a Parigi apre un atelier.

La sorgente” (dal 1820 al 1856), olio su tela, cm163×80 cm, museo d’Orsay, Parigi.

Quest’opera è un di equilibrio perfetto fra la linea di contorno, la composizione spaziale e il colore.

Nel 1826 gli viene affidata la decorazione di una sala della nuova ala del Louvre. Per questa egli esegue l’ “Apoteosi di Omero”, 1827, Parigi, Louvre.

Quest’opera fu assunta a manifesto dei classicisti contro il disprezzato romanticismo.

Nel 1833, nominato presidente dell’ École des Beaux-Arts, Ingres rimane molto scosso dall’accoglienza negativa riservata al Martirio  di San Sinforiano olio su tela, cm407x339cm, Cattedrale di Saint-Lazare d’Autun cui aveva lavorato lungamente. In seguito alla delusione subita Ingres accetta l’incarico di Direttore dell’Accademia di Francia a Roma .

Al suo ritorno a Parigi nel 1840, Ingres è accolto trionfalmente.

Appartengo a questi anni alcuni dei suoi bei ritratti.

Ritratto del figlio primogenito di re Luigi Filippo di Francia Ferdinando Filippo d’Orleans”, 1842, Museo del Louvre, Parigi,  figlio primogenito di re Luigi Filippo di Francia.  Sono di questo secondo periodo romano l’ Interno di Harem con odalisca, suonatrice e guardiano”, 1839, Cambridge, U.S.A, Fogg Art Museum.

Nel 1849 muore la moglie Madeleine Chapelle.

Tra le sue opere più mature è considerato Il bagno turco”, 1859-1863, olio, tela su tavola, diametro 180cm, Parigi, Museo del Louvre.

Si tratta della summa di esperienze avviate più di cinquant’anni prima, quando la lettura delle lettere di lady Mantague aveva rivelato a Ingres che i costumi dei suoi venerati greci proseguivano nel mondo islamico. Ingres modificò il formato del quadro rendendolo circolare dopo che esso gli era stato restituito dall’acquirente, il principe Napoleone. La trasformazione valorizzò appieno la struttura compositiva. Numerosi disegni provano che le figure sono state studiate singolarmente e nelle reciproche, mutevoli relazioni. Il processo creativo è stato quindi assai lungo. Ingres muore a Parigi nell’agosto del 1867, all’età di 87 anni.

di Mattia Fiore

Print Friendly, PDF & Email
Pubblicità