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Care lettrici e cari lettori, l’Arte e la Cultura non si fermano. Esse fanno la differenza e rappresentano uno strumento possente per rimanere uniti e superare insieme un momento così arduo come quello odierno, aiutandoci a vincere la diffidenza, la paura dell’altro, donando conforto e cura all’anima e agendo come un balsamo per la psiche.

 Sperando di fare cosa gradita, oggi ho deciso di presentarvi Jan van Eyck,  considerato il fondatore della scuola fiamminga.

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Jan van Eyck (Maaseik, 1390 circa – Bruges, 1441) è l’artista che ha goduto larga fama tra i posteri, che ne hanno celebrato la magistrale abilità tecnica, definendolo addirittura “il re dei pittori” e attribuendogli l’invenzione della pittura a olio. Le opere di questo artista fiammingo sono caratterizzate da un’analitica rappresentazione della realtà, da luminosità, solenne monumentalità, sensibile evocazione naturalistica e ambientale. Jan van Eyck nasce nel 1390 circa, a Maaseick presso Maastricht.

L’uomo col turbante rosso, 1433, olio su tavola, cm 25,5x19cm, Londra, National Gallery. Questo dipinto è considerato da alcuni un autoritratto dell’artista. Nel periodo tra il 1422-24 lavora come pittore alla corte di Giovanni di Baviera all’Aia. Nel 1425 è nominato pittore e valet de chambre di Filippo il Buono duca di Borgogna. L’anno successivo gli muore il fratello Hubert, insieme al quale aveva dipinto “Il Polittico dell’Agnello Mistico”. In qualità di pittore e diplomatico l’artista effettua numerosi viaggi. Nel 1432 termina “Il Polittico dell’Agnello Mistico”; compra una casa a Bruges e nel 1433 si sposa.

La Pala dell’Agnello Mistico o Polittico di Gand”, olio su tavola, cm258x375cm, realizzato nel 1432 dai fratelli Jan e Hubert van Eyck per la Cattedrale di San Bavone, Gand.

Descrizione dell’opera:

A sportelli aperti il polittico sviluppa un’articolata narrazione interna il cui soggetto principale è lAdorazione dell’Agnelloche si sviluppa su due registri : sopra è raffigurato il mondo celeste, sotto quello terreno.

Nell’ordine superiore al centro, vi è la figura di Dio Padre affiancato dalla Vergine e da Giovanni Battista.

Il punto focale e il nucleo ideale dell’interno è l’Adorazione dell’Agnello.

Simbolo del Cristo sacrificato, l’Agnello  è posto sull’altare e il suo sangue fluisce in un calice. In primo piano vi è una fontana di bronzo, fonte della Vita e della Redenzione. Sopra l’Agnello, una colomba, che rappresenta lo Spirito Santo, diffonde i raggi dell’amore divino sulle fitte schiere dei profeti, apostoli, patriarchi, vescovi, martiri e vergini che lodano Dio.

Nel registro superiore gli angeli  cantori celebrano cantando la salvezza eterna. Adamo ed Eva, che furono la causa del sacrificio di Cristo, sono le uniche figure terrene incluse nel registro superiore. Tra i capolavori della pittura quattrocentesca, il polittico costituisce la più antica opera di pittura fiamminga firmata e datata. Il lavoro, principiato da Hubert van Eyck, venne condotto a termine dal fratello Johannes il 6 maggio del 1432. Il “Polittico dell’Agnello” costituisce un vero e proprio manifesto della pittura a olio per la varietà delle figure, la bellezza del paesaggio agreste e degli sfondi di città, la minuziosa descrizione degli oggetti e degli ornamenti.

A sportelli chiusi, il polittico mostra un’Annunciazione.

Come potete osservare dalla foto del dipinto, la Vergine è inginocchiata in atteggiamento di preghiera nella stanza di una torre, simbolo della purezza; la colomba indica la presenza dello Spirito Santo. L’arcangelo Gabriele saluta la Vergine. Il giglio che reca in mano è un altro simbolo di purezza. Nella stanza in cui ha luogo l’Annunciazione, compare il bacile che rimanda alla liturgia della Messa. In alto vi sono profeti e sibille sormontati da cartigli che predicono la nascita del Salvatore; nel registro inferiore appaiono i committenti dell’opera in atteggiamento di preghiera e di adorazione.

Il committente Joos Vyd era uno degli uomini più ricchi delle Fiandre.

Jan van Eyck lo ritrae con impietoso realismo, senza tralasciare le verruche sul viso, la calvizie, le vene rilevate sulle mani giunte. Il San Giovanni Battista che gli sta accanto, dà l’impressione di essere una vera e propria statua nel vigoroso modellato e nella pienezza del panneggio. Lo stesso dicasi per Giovanni Evangelista che è accanto alla moglie del committente.

Questo dipinto ha avuto una storia piuttosto concitata nel corso dei suoi 589 anni di vita.

Rischiò di essere bruciato ma riuscì a sfuggire alla furia iconoclasta dei calvinisti.

Nel 1781, i pannelli raffiguranti i nudi di Adamo ed Eva furono spostati in sagrestia, poiché l’imperatore Giuseppe II trovava offensiva la loro nudità; altre tavole vennero trafugate in Francia nel 1794.

Nel 1882 un incendio danneggiò alcune tavole che erano ancora presenti all’interno della Cattedrale di S. Bavone.

Nel 1934 il pannello in basso a sinistra sul recto, raffigurante i “Giudici Integri “ fu trafugato e mai trovato. Quello che vediamo oggi è una copia realizzata nel 1943-44.

Nel 1942, l’opera fu requisita da Hitler per il suo museo di Linz che però non vide mai la luce. Jan Van Eyck dipinge nel 1434 “I coniugi Arnolfini”, tempera all’olio su tavola,  cm82x59,5cm. Londra, National Gallery.

Questo dipinto venne commissionato in occasione delle nozze tra Giovanni Arnolfini, (mercante originario di Lucca, stabilitosi a Bruges nel 1420) e Giovanna Cenami, anch’ella lucchese. Alla sacralità del vincolo matrimoniale alludono infatti numerosi particolari come, ad esempio, l’uomo e la donna sontuosamente vestiti, sono ritratti nella loro camera da letto come per sugellare la loro unione in matrimonio, il cagnolino ai loro piedi allude alla fedeltà coniugale, mentre l’unica candela che brilla, in alto, sullo scintillante lampadario a corona simboleggia la presenza del Cristo. Nel quadro di Van Eyck anche gli oggetti più minuti vengono messi a fuoco con straordinario realismo. Si veda la cornice dello specchio, nei cui tondi sono rappresentati le scene della passione di Cristo , con tecnica quasi miniaturistica.

Il pittore fissa nel dipinto la cerimonia che si svolge in un interno borghese accuratamente descritto e vi appone la propria firma:  sopra lo specchio convesso, in cui si intravedono altri due testimoni, si legge l’iscrizione” Johannes van Eyck hic fuit”, “Jan van Eyck è stato qui”. Nello specchio, infatti, si riflette il pittore nell’atto di dipingere la coppia. Più di duecento anni dopo, Velazquez adopera un analogo artificio nel dipingere “Las Meninas”.

Madonna del cancelliere Rolin, 1435, cm66x62cm, Parigi, Louvre.

Nicolas Rolin, raccolto in preghiera dinanzi alla Vergine col Bambino, era cancelliere di Borgogna e Brabante. Le tre arcate sono forse simbolo della Trinità. Sullo sfondo appare un paesaggio fluviale di grande bellezza e suggestione atmosferica.

Madonna del canonico Van der Paele, 1434-36, cm122x157cm, Bruges, Musée Communal des Beaux-Arts.

Il canonico Van der Paele, facoltoso ecclesiastico, volle offrire alla Chiesa di S. Donaziano a Bruges, dove lo stesso Van Eyck venne seppellito. A sinistra appare il santo patrono della chiesa, mentre sulla destra è san Giorgio, il quale presenta il donatore alla Vergine. Il viso rugoso e la calvizie del Van der Paele sono resi con sorprendente realismo. Esempi di virtuosismo tecnico sono anche il particolare degli occhiali del canonico attraverso le cui lenti risulta ingrandito il corpo del libro sacro che egli reca in mano e quello dell’armatura di San Giorgio, impreziosita dal gioco dei riflessi della luce.

 Il grande talento per la resa prospettica, la cura del particolare e la rappresentazione aderente al vero di figure e oggetti fanno di Jan van Eyck un precursore della pittura realistica.

Johannes van Eyck muore a Bruges nel 1441.

di Mattia Fiore

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