Una finestra sull’arte: “Jackson Pollock, i grovigli dell’anima”

informareonline-jackson-pollock-2

Care lettrici e cari lettori,

oggi, sperando di farvi cosa gradita, sono lieto di condividere con voi l’arte di Jackson Pollock (1912-1956), pittore statunitense, considerato uno dei maggiori rappresentanti dell’ “Action Painting” e uno delle figure più significative dell’Espressionismo astratto, movimento nato negli anni Quaranta negli Stati Uniti.

Che cos’è l’Action Painting?

Pollock anziché dipingere in senso tradizionale con il cavalletto disponeva le tele sul pavimento e quando per mezzo di scatole bucate e pennelli inzuppati lasciava sgocciolare il colore sul supporto, quando con gesti impetuosi si spruzzava il colore correndo egli stesso sulla tela come un piccolo derviscio.

In modo appropriato, il critico Harold Rosemberg definì nel 1952 questo procedimento, (tipico dell’Espressionismo astratto americano), “Action Painting” (pittura d’azione): nome dato all’azione pittorica di Pollock, perché, esigendo velocità ed applicandosi per lo più a superfici vaste, comporta il movimento rapido, l’azione, oltre che della mano e del braccio, anche di tutto il corpo.

Jack the Dripper, come fu soprannominato dal Times per la sua particolare tecnica pittorica.

Per Pollock se l’arte è espressione dei sentimenti, questi non possono avere un aspetto fisico. I sentimenti possono esprimersi dunque soltanto attraverso linee e colori liberamente fusi o accostati al di fuori dell’ordine razionale.

Per raggiungere questo occorre dipingere velocemente, seguendo l’impulso istintivo.

Pollock abbandona, quindi, la stesura del colore con il pennello (mezzo controllato dalla mano, quindi dalla ragione) e preferisce cazzuole, bastoncini, coltelli o addirittura il dripping (sgocciolatura del colore liquido sulla tela), lasciando gocciolare il colore, o dal pennello sospeso e vibrante, o, più spesso, dal barattolo, sulla tela, non più appoggiata verticalmente al cavalletto, ma adagiata a terra; in questo modo, ha dichiarato, posso camminarci intorno, percorrere i quattro i lati e andarci dentro, alla maniera degli Indiani del West che dipingono con la sabbia.”

Ma chi era Jackson Pollock?

Jackson Pollock nasce a Cody nel Wyoming nel 1912.

Nel 1925, all’età di tredici anni, Jackson Pollock si iscrive alla Scuola Superiore di Arti Manuali  Los Angeles.

Soggiorna per un beve periodo in Messico dal pittore Orozco da cui apprende la tecnica dei murales.

Poi nel 1929 si trasferisce a New York dove, all’Arts Students’ League, dove segue i corsi di Thomas Hart Benton, esponente del regionalismo pittorico e suo maestro.

Questa esperienza è fondamentale per  la sua formazione artistica in questi anni.

Nel 1931 Pollock scopre l’arte degli indiani d’America, in particolare le loro immagini totemiche e la tecnica della pittura di sabbia dei Navaho.

In seguito, Pollock subisce il determinante influsso di Mirò.

Dal 1938 al 1942 entra a far parte della Federal Art Projects, ente statale creato negli anni della Depressione per sostenere e incoraggiare la produzione artistica. L’arrivo degli artisti surrealisti europei in America è decisivo nell’opera di Pollock. Nel 1942 esegue “La donna-luna”,1942, olio su tela, cm177x107cm, Venezia, Coll. Peggy Guggenheim

Nel 1939 Pollock conosce la pittrice Lee Kasner che sposa l’anno dopo.

La sua prima importante esposizione viene realizzata nel 1939 alla Mc Millar Gallery di New York, ma il vero successo arriva con l’esposizione all‘”Art of this Century” di Peggy Guggenheim, che gli firma un contratto per cinque anni e che gli organizza la prima mostra personale, l’anno successivo.

Inutile dire che il supporto della Guggenheim, assieme a quello del critico Clement Greenberg, risulta fondamentale per l’ascesa di Pollock al rango di artista di prim’ordine.

Sono del 1943 le due opere “Pasiphae” e “Custodi del segreto”, ispirate entrambe alla genesi del Minotauro dall’unione carnale tra il toro bianco, inviato come dono al sovrano Minosse dal dio del mare Poseidone, e la regina di Creta Pasiphae, un’importante figura mitologica, moglie di Minosse e madre del Minotauro.

La mostruosità del Minotauro rappresenta la natura più oscura dell’animo umano.

Pasiphae Metropolitan Museum of Art di New York

Quando Poseidone viene a sapere della decisione di Minosse di non sacrificare il toro bianco come concordato inizialmente, per punirlo, fa in modo che la moglie del re, Pasifae, perda la testa per l’animale al punto di congiungersi con esso, grazie all’aiuto di Dedalo che realizza una giovenca in legno, cava all’interno, nella quale avviene il rapporto sessuale tra la bellissima Pasifae e il toro bianco.

Da questa unione nasce il Minotauro, un essere mostruoso e feroce, con il corpo di un uomo e la testa di un toro che fu relegato nelle profondità del labirinto di Cnosso.

Custodi del segreto, olio su tela, cm 122,5×191,3cm, San Francisco, Museum of Modern Art

All’inizio degli anni Quaranta Pollock comincia ad allontanarsi dalla pittura figurativa, semplificando le forme fino a dissolverle in un groviglio disordinato di linee.

Risalgono al 1943 le due opere eseguite da Pollock: La lupa” e “Composition with pouring I”.

La lupa”, olio su tela, cm106,7×170,2cm, New York, The Museum of Modern Art.

Composition with pouring I”,  olio su tela, collezione privata

Nel 1945 Pollock realizza il dipinto “Due, olio su tela, cm110x193cm, Venezia, Coll. Peggy Guggenheim

Nel 1946 Jackson Pollock si stabilisce con la moglie a Long Island dove rimane fino alla morte, tornando a New York solo per gli impegni di lavoro.

Gradualmente le sue immagini perdono ogni riferimento col mondo del visibile condensandosi nel segno grafico.

Incomincia a usare la tecnica del “dripping” , ottenuta sgocciolando e spruzzando il colore sulla tela distesa per terra.

In tal modo egli ottiene un groviglio labirintico di segni e macchie, un intrigato viluppo di linee avvolgenti. Mette in primo piano l’azione del dipingere base fondamentale dell’”Action Painting”, di cui diventa una delle guide fondamentali. Come nella musica jazz, nella pittura di Pollock si saldano caos, improvvisazione e libertà estrema.

Occhi nel calore I, 1946, olio su tela, cm137x112cm, Venezia, Coll. Peggy Guggenheim

Per Pollock dipingere è un atto, un’azione per quanto incontrollata e compiuta in uno stato simile alla trance. Nella maggior parte dei casi il titolo dell’opera consiste in una semplice cifra o nella data di esecuzione, mentre altre volte il titolo manca del tutto, per lasciare la massima libertà all’osservatore.

Il 1947 è il periodo della definitiva conversione di Pollock al lirico astrattismo espressivo: “Cattedrale” e “Full Fathom Five” segnano anche l’inizio della nuova tecnica del dripping.

Cattedrale” 

Nel quadro. l’artista non mira più a rappresentare una sua immagine mentale; soggetto dell’arte diviene l’atto stesso di dipingere.

La sua pittura è profondamente emotiva. Il gesto diventa l’espressione diretta dell’emotività dell’artista che sfugge al controllo vigile della ragione.

Full Fathom Five”, 1947, olio su tela, cm129,2×76,5cm, New York, The museum of Modern Art.

Per Pollock l’atto del dipingere è più importante del soggetto.

È il dipingere il momento espressivo e non il dipinto.

Secondo l’arte degli indiani del suo paese eseguire un’opera equivale a compiere un atto “sciamanico” di cui l’opera stessa costituisce testimonianza.

Jackson Pollock lavora in maniera intensa tra il 1947 e il 1950: il periodo del dripping si serve dell’automatismo per produrre le sue opere totalmente astratte.

Foresta incantata”, 1947, olio su tela, cm221,3×114,6cm, Venezia, Coll. Peggy Guggenheim.

Le sue originalissime tele di grandi dimensioni, del tutto prive di punto focale, mirano volutamente a stordire lo spettatore.

Come si vede in questa grande composizione, il pittore non segue più un progetto, non sviluppa più un disegno, ma esprime la propria creatività in un atto spontaneo e irrazionale, non privo di casualità.

Numero 6, 1948 : blu, rosso, giallo”, olio e smalto su carta applicata su tela, collezione privata

La pittura di Pollock e in generale dell’Action Painting è stata spesso accostata alla musica Jazz, poiché entrambe mettono in primo piano la libera capacità dell’artista di improvvisare, di dare sfogo alla propria sensibilità e i colori possono essere interpretati come i singoli strumenti di un’orchestra, ciascuno dei quali esprime la propria voce, talvolta in contrasto con quella degli altri.

Fuori dalla rete, 1949, olio e duco su tela ritagliata e incollata su masonite, cm121,9x244cm, Stoccarda, Staatsgalerie.

La produzione dei primi anni Cinquanta, definita come il “periodo nero” di Pollock, è contraddistinta dall’uso quasi esclusivo del colore nero sgocciolato o dipinto.

Significativa di questo momento l’opera Numero 32del 1950 ( olio su tela, cm269x457,5cm, Dusseldorf, Kunstsammlung): il ritmo esasperato della linea raggiunge nell’incastro di diagonali e verticali, negli stacchi decisi, del chiaro-scuro, bianco-nero, il ritmo febbrile della musica Jazz.

One(Number31, 1950)”, olio su tela, cm269,5×530,8cm, New York, Museum of Modern Art

Immenso al punto di occupare un’intera parete, “One” è il capolavoro del padre dell’Espressionismo astratto.

Pollock arriva a realizzare questi grovigli di filamenti  intrecciati, connessi e profondi, grazie alla diversa natura dei materiali: smalti lucidi e compatti, olii trasparenti che insieme sono volti a comunicare la velocità, l’energia e la potenza del gesto attuato con strumenti utili a veicolare meglio il gesto artistico “la stecca, la spatola, il coltello”.

Del 1953 sono le seguenti tre opere: “L’Arcobaleno  agrigiato”, “L’oceano grigio “ e “Il profondo”.

L’Arcobaleno  agrigiato 

È lo stesso Pollock a spiegare qual ‘e’  l’iter della creazione delle proprie opere: “la mia pittura non nasce sul cavalletto, Raramente prima di mettermi a dipingere, tendo le tele. Preferisco fissarle, senza intelaiatura, sul muro o posarle a terra. Ho bisogno della resistenza di una superficie dura. Sul pavimento mi sento più a mio agio ; mi sento più vicino, più una parte del quadro, perché’ posso camminarci intorno, lavorarci dai quattro lati e essere letteralmente dentro il quadro…. io voglio esprimere, più che illustrare i miei sentimenti”.

L’oceano grigio

Il profondo”, tecnica mista su tela, Centre Pompidou

In questo dipinto l’artista, anziché far sgocciolare la materia pittorica sulla tela mentre si muove, utilizza una tecnica ancora diversa: il colore molto liquido viene schizzato per mezzo di una siringa sullo spazio da dipingere. La gamma cromatica è limitata al bianco e al nero, con l’effetto di suggerire un’apertura centrale.

Gli ultimi anni della vita di Pollock sono caratterizzati da un’attività pittorica particolarmente intensa e da un forte disagio esistenziale.

Luce bianca” 1954, Olio su tela, cm128x97cm, New York, The museum of Modern Art

Ricerca1955, olio e smalto su tela, collezione privata.

Le composizioni di questi anni rappresentano lo sfogo delle forti tensioni interiori che si agitano dentro di lui. Come si vede anche in questa tela, le linee sono ancora più contorte e nervose, mentre i colori esprimono un’evidente carica dinamica e violenta.

L’energia che guida la sua mano è istintiva, proviene dall’inconscio.

Pollock conduce un’esistenza “maledetta” a causa del grave alcolismo e

l’11 agosto 1956, guidando in stato di ubriachezza mentre accompagna a una festa la studentessa d’arte Ruth Kligman, si schianta contro un albero e muore a soli 44 anni.

N.B. Le foto sono state attinte da internet a scopo puramente didattico-illustrativo

di Mattia Fiore

Print Friendly, PDF & Email