Una finestra sull’arte: Il cinema d’arte al tempo del coronavirus

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Nonostante le chiusure dei locali in attesa che il virus COVID-19 si traformi in un ricordo, il cinema non si ferma e si prepara a celebrare l’arte sul grande schermo: da Modigliani a Raffaello.

Nei prossimi mesi ci saranno le nuove uscite di film e documentari d’arte che speriamo di poter ammirare sul grande schermo con l’auspicio che questa pandemia finisca al più presto, in modo da essere pronti a ripartire più responsabili, con più entusiasmo e gioia di vivere.

I contenuti dei film e documentari d’arte, si potrebbe, in alternativa, ipotizzare di diffonderli attraverso le piattaforme di streaming a un pubblico che ama l’arte e che, in questo momento storico cosi’ delicato, deve con grande senso di responsabilita’, comportarsi nel massimo rispetto di se stesso e della collettivita’, ponenedo in essere le raccomandazioni emanate dal Governo e dall’OMS per contrastare e prevenire la diffusione del virus COVID-19.

L’arte e la bellezza non devono fermarsi, devono continuare a portare avanti, attraverso i canali social, la loro mission di sensibilizzare, diffondere e stimolare riflessioni sul concetto della Bellezza con l’intento di educare al bello, perche’ guardate, il concetto di Bellezza non e’ disgiunto dal tema dell’Etica, della Morale, della Politica. Tra Estetica ed Etica c’e’ un nesso. Infatti, secondo Patone, “il bene e’ bene se si coniuga col bello e il bello e’ la misura del bene”. Certamente in una condizione”brutta” non alberga una grande Etica.

 I film e i documentari d’arte che usciranno nei prossimi mesi sono:
  • “Volevo nascondermi”, diretto da Giorgio Diritti, interpretato da Elio Germano e dedicato ad Antonio Ligabue (Zurigo, 1899- Gualtieri 1965), uno dei pittori più rappresentativi del Novecento.
  • “Maledetto Modigliani “, per celebrare il centenario della scomparsa dell’illustre pittore Amedeo Modigliani (Livorno 1884- Parigi 1920), diretto da Valeria Parisi e incentrato sulla biografia breve e tormentata dell’artista livornese.
  • Documentario “Botticelli e Firenze. La nascita della Bellezza”, di Marco Piangiani e dedicato al grande pittore Sandro Botticelli (Firenze 1445- Firenze 1510) che esprime la bellezza ideale in opere come la Nascita di Venere e la
  • Film documentario per la celebrazione del cinquecentenario della morte di uno dei pittori più illustri del Rinascimento ,Raffaello Sanzio ( Urbino 1483-Roma 1520). Il film documentario, “Raffaello il giovane prodigio”, è diretto da Massimo Ferrari e ci conduce attraverso la scoperta delle opere, delle città e dei luoghi più significativi che hanno caratterizzato il percorso artistico dell’Urbinate.

Dopo questa breve presentazione, con l’intento di fare cosa gradita, colgo l’occasione per parlarvi del grande Amedeo Modigliani , l’artista bohémien.

“Per Modigliani…. la pittura è un modo di vivere, di sentirsi vivi, vitali, esistenti, un modo sofferto, trepidante, aspro come la vita stessa, di partecipare al fluire dell’essere” (Maltese).
L’esistenza di Amedeo Modigliani fu breve, sregolata e tragica.

La sensibilità romantica, lo stile di vita anticonvenzionale e l’ostentata indifferenza per il proprio stato di salute, sacrificato in nome di superiori ideali artistici, hanno fatto di Modigliani il prototipo di paintre maudit (pittore maledetto).

Dedo, come era chiamato in famiglia il piccolo Modigliani, nacque a Livorno il 12 luglio 1884 e fu il quartogenito di Flaminio e di Eeugenia Garsin. Nel 1898 frequentò lo studio del pittore Guglielmo Micheli, allievo di Giovanni Fattori, considerato tra i principali esponenti del movimento dei Macchiaioli. Amedeo fu iniziato dalla madre alla lettura dei poeti romantici e simbolisti, tra i quali Leopardi, Baudelaire, Rimbaud e Wilde. La zia Laura lo introdusse invece alla filosofia di Nietzsche, e in particolare alle sue teorie relative alla figura dell’artista emarginato dalla società a causa del suo genio creativo e della sua natura intuitiva.

Nel periodo 1902-1906, superata una insidiosa malattia polmonare, iniziò gli studi a Firenze, poi li proseguì a Venezia presso il Regio Istituto di Belle Arti. A ventidue anni si trasferì dalla casa natale a Parigi, nel tradizionale quartiere degli artisti di Montmartre, dove visse in condizioni economiche precarie, spesso trovando conforto nel bere, negli stupefacenti e in rapporti irregolari con diverse amanti. In seguito, si trasferì sulla Rive Gauche, a Montparnasse. Furono anni di sperimentazione e di scoperta della propria identità di artista. Il modesto sussidio che la madre gli inviava non bastava a mantenerlo, era insufficiente per acquistare sia il materiale da lavoro sia l’hashish e l’assenzio dai quali era ormai dipendente. Egli viveva tra Caffè e case di tolleranza. Non potendo pagare i conti , era costretto a svendere i suoi quadri e a dedicarsi a lavori di poco conto, come i ritratti estemporanei che eseguiva nei locali per qualche franco. Pare che giungesse a sottrarre alcune traversine della linea della metropolitana per usarle come materia prima, e che molte delle Cariatidi siano state ricavate da blocchi di pietra rubati nottetempo nei cantieri o scalzati dalla pavimentazione stradale.

Nella capitale francese venne a contatto con vari pittori e poeti ma preferì sviluppare un linguaggio personale piuttosto che aderire a una precisa corrente dell’avanguardia. Sulla sua formazione artistica agirono vari influssi, ma un ruolo privilegiato sembra spettare a Cézanne. Modigliani passò da un naturalismo macchiaiolo a immagini più misteriose ed evocative, elaborate in una stesura di colori delicati e fumosi. Malgrado l’indiscutibile abilità come pittore e scultore, in vita non riscosse che un modesto successo di mercato e l’esistenza da bohémien non fece che aggravare il suo già malfermo stato di salute. Nel 1917 conobbe la diciannovenne pittrice Jeanne Hébuterne e l’anno successivo nacque la loro figlia Jeanne. Sperando che il dolce clima mediterraneo potesse giovargli, nel 1918 il suo mercante Zborowski gli offrì un soggiorno nel sud della Francia, ma senza risultato: nel gennaio del 1920, a 36 anni, Modigliani moriva per tubercolosi e la sua compagna Jeanne Hébuterne si suicidava.

L’unico autoritratto di Modigliani 

“Autoritratto”, 1919, olio su tela, cm 100x 65 cm, Museo d’arte di San Paolo

L’opera fu l’unico autoritratto di Modigliani, ma già erano chiari i segni del male che lo ucciderà il 24 gennaio 1920. Rifiutando ogni scuola, Modigliani non lasciò quindi seguaci.

 

 

 

“I nudi più belli dipinti dopo Ingres”

“Nudo sdraiato a braccia aperte” 1917, olio su tela , cm 60×92 cm, collezione privata, Cina.

In foto è rappresentato uno dei celebri nudi di Modi’, di estremo equilibrio formale e intriso di una dolce sensualità.

È soprattutto nella serie di nudi che Modigliani raggiunge il vertice della propria esperienza espressiva. L’artista dipinge i ritratti di nudi di giovani modelle occasionali utilizzando un contorno lineare e campiture bidimensionali e conferendo ai personaggi forme morbide e rotonde. La tavolozza calda esalta la sensualità della sua linea sinuosa, che modula le forme , vivificate da vibranti tocchi di pennello. Il nudo sdraiato è un tema che ha affascinato alcuni dei più grandi artisti del Rinascimento in poi, e Modigliani è il più significativo esponente novecentesco di questa tradizione. Il suo modo di trattare il soggetto è in genere scopertamente erotico e spesso, come in questo caso, la donna è posta in primo piano. Questa è una delle migliori interpretazioni del nudo femminile lasciataci da Modigliani e rivela, oltre alla perfetta padronanza dell’espressiva linea di contorno, la notevole abilità del pittore come colorista, per il modo con cui la carnagione della modella spicca contro i rossi e i blu dello sfondo.

I ritratti, i volti della sua “commedia umana”

“Paul Guillaume seduto”, 1906, olio su tela, cm 81x 54 cm, Milano, Museo del Novecento

Dell’artista livornese sono noti i suoi ritratti e i volti stilizzati da colli affusolati e dai particolari occhi vuoti. Un’incredibile efficacia introspettiva realizzata attraverso un processo di stilizzazione e una disposizione dei piani facciali già cubista, per il ritratto di questo poeta, collezionista d’arte e grande amico di Modigliani.

 

“Jeune fille rousse” (Jeanne Hébuterne), 1918, olio su tela, cm 46x 29 cm, Parigi, collezione Jonas Netter

Colli lunghi, volti ovali e affilati: Modigliani adottò uno stile grafico e lineare, frutto del suo entusiasmo giovanile per l’Art Nouveau, e si servì dell’allungamento di alcuni elementi per potenziare le valenze espressive della linea. I suoi volti affilati riflettono in parte la moda delle grandi maschere dell’arte primitiva africana.

Nel ritratto di Jeanne Hébuterne il pittore raggiunge vertici di intensità spirituale. L’effigiata è la diciannovenne pittrice che il maestro conobbe nel 1917 e di cui perdutamente si invaghì ricambiato; la donna non gli sopravvisse, si suicidò il giorno dopo la sua morte, incinta del loro secondo figlio.

“Jacques Lipchitz e la moglie” 1917, olio su tela, cm 81x 54 cm, Chicago, Art Institute.

I due personaggi, ripresi secondo un’inquadratura molto ravvicinata, sono collegati dal gesto protettivo dello scultore Jacques che tiene una mano sulla spalla di sua moglie Berthe. La moglie dello scultore è resa in maniera assai espressiva, con i grandi occhi scuri e la bocca carnosa. Berthe non era simpatica a Modigliani e la sua espressione è decisamente presuntuosa, mentre lo sguardo vuoto le nega ogni rapporto col resto del mondo.

Lipchitz e Modigliani erano entrambi ebrei, borghesi e scultori, ma non risulta che siano stati amici intimi. Modigliani dipingendo senza interruzione terminò l’opera in un solo giorno ma a Lipchitz tuttavia il ritratto non piacque ed egli finì di conservarlo in un armadio fino a quando, nel 1920, subito dopo la scomparsa di Modigliani, ebbe l’occasione di scambiarlo con alcune opere giovanili dell’artista. Alla morte di Modigliani , Lipchitz eseguì la sua maschera mortuaria.

 “Bimba in azzurro”, 1918, olio su tela, cm 116×73 cm,        collezione privata, Parigi.

 

 

 

 

 

“Ragazzo con casacca azzurra”, 1918, olio su tela, cm 92,5×61, collezione privata.

Nel 1918, gli avvenimenti bellici e la salute cagionevole inducono l’artista a ritirarsi con l’amata Jeanne sulla Costa Azzurra, dove nasce una figlia che prende il nome della madre; qui Modigliani dipinge gli splendidi e indimenticabili Bimba in azzurro” e “Ragazzo con casacca azzurra”, d’una materia cromatica luminosa, tutta mediterranea. Modigliani ritrasse figure d bambini con grande naturalezza e senza mai cadere nel sentimentalismo. La “Bimba in azzurro”, dall’aria molto seria, è dipinta in modo più naturalistico della maggior parte delle altre opere di quegli anni; gli occhi, per esempio, anziché’ essere ridotti come di consueto a semplici fessure, sono descritti abbastanza dettagliatamente e anche la loro luminosità è inconsueta.

Il periodo delle sculture

“Cariatide”, 1914, Museum of Modern Art, New York

Nei primi anni a Parigi Modigliani si dedicò con passione alla scultura. Non fu attratto dalla creta, lavorò il legno e la pietra scolpendo una serie di busti e di figure fortemente influenzati dall’arte dell’Africa e dell’Oceania. Nel 1914 abbandonò però tale attività, in parte perché’ scolpire era troppo faticoso e danneggiava la sua salute già precaria, e in parte per l’impossibilità di procurarsi i materiali.

 

di Mattia Fiore

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