Una finestra sull’arte: “Gian Lorenzo Bernini, genio barocco”

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Care lettrici e cari lettori,

Con l’intento di fare cosa gradita,  oggi vi parlerò dell’arte di Gian Lorenzo Bernini, definito il “ gran Michelangelo del suo secolo”.
Bernini, (Napoli, 7 dicembre 1598 – Roma, 28 novembre 1680), fu il più importante interprete dello spirito barocco.

Cos’è il Barocco?

Nel corso del Seicento si andò diffondendo una nuova sensibilità figurativa, definita dispregiativamente ”Barocco” da quei teorici dell’arte che non accettavano la complessità delle sue forme. Il Barocco fu un movimento culturale che fiorì a Roma da inizio 1600 e si diffuse in tutta Europa fino ai primi decenni del XVIII secolo, coinvolgendo non solo le arti figurative ma anche la letteratura, la musica e la filosofia.

La Chiesa di Roma appoggiò la nuova espressione artistica capace di rivolgersi ad un vasto pubblico, affidandole il compito di comunicare in forme grandiose i valori politici e religiosi che ne legittimavano il potere.

Così l’arte barocca divenne espressione del potere, strumento per  autocelebrarsi ed esaltare così le proprie glorie insieme alla potenza della fede riconfermata.

Il barocco fu l’arte della Controriforma trionfante che usciva dalla severità e dal rigore tridentino ( Il concilio di Trento durò ben 18 anni, dal 1545 al 1563, e l’opera svolta dalla chiesa per arginare l’avanzata della diffusione della dottrina di Martin Lutero produsse la “Controriforma”). Quindi, l’arte barocca fu utilizzata per diffondere i dogmi della Controriforma e si rivelò particolarmente adatta a tradurre visivamente l’allusione del potere, sia politico sia religioso.

La Chiesa romana, trionfante sulla riforma protestante, affidò all’arte la funzione di creare l’immagine della propria grandezza: un’immagine fastosa, eloquente, che voleva nascondere una realtà ben diversa, di profonda crisi e lacerazioni. L’arte non rappresentò più, come in epoca rinascimentale natura, ma l’artificio che consentiva di mettere in scena una seconda realtà.

La formazione di Gian Lorenzo Bernini si svolse al fianco del padre Pietro, apprezzato scultore fiorentino. La sua educazione fu indirizzata verso lo studio dei grandi del Rinascimento, dei marmi antichi delle raccolte vaticane e di alcuni pittori moderni come Annibale Carracci e Caravaggio. Si interessò anche con particolare ammirazione alla statuaria greca e in particolare alle opere della tarda antichità ellenistica, che furono i suoi principali modelli di ispirazione: il Laocoonte, il Torso del Belvedere e l’Antinoo del Belvedere. In Bernini l’impeto dello scultore e la grandiosità dell’architetto furono sempre sostenuti da un’assoluta fede nei principi dell’arte barocca.

Bernini, celebrato come scultore e architetto, famoso per la sua attività teatrale, sia tecnica sia letteraria, e apprezzato anche come pittore, venne accolto dalla più alta società del tempo. Molto intensa fu anche la realizzazione di opere ideate dall’artista per feste, manifestazioni pubbliche e scenografie.

La città papale costituì lo spazio dell’esperienza creativa di Bernini e l’artista trasformò Roma nello specchio del suo tempo.

Nato a Napoli , Gian Lorenzo Bernini fu un talento precoce: la famiglia nel 1605 si trasferì a Roma, dove egli poté subito attirare l’attenzione di uno dei più importanti mecenati del Seicento, Scipione Borghese ”cardinal nipote” del papa, Paolo V, per conto del quale il padre, Pietro Bernini, fu chiamato ad eseguire la decorazione della cappella Paolina in Santa Maria Maggiore a Roma.

Il primo importante committente del Bernini fu Scipione Borghese, esperto conoscitore e acquirente di opere d’arte. Per i Borghese Bernini scolpì sedicenne laCapra Amaltea”. È una scultura alta 45 cm, realizzata nel 1615 e conservata presso la Galleria Borghese di Roma.

Questa scultura riprende un episodio in cui Giove bambino ed un fauno  vengono nutriti col latte della capra Amaltea presso il monte Ida, con l’aiuto delle Ninfe.

A partire dal 1618 Scipione Borghese commissionò al giovane Bernini  una serie di sculture marmoree per la sua villa-museo.

L’artista creò per l’occasione un gruppo di opere di soggetto prevalentemente mitologico.

“Enea e Anchise”, 1618-1619, marmo, altezza 220 cm, Galleria Borghese di Roma

È la prima prova di Bernini, poco più che ventenne, su un blocco di marmo di grandi dimensioni. È probabile che sia stato aiutato dal padre.

Il gruppo con “Enea e Anchise” appare impostato su una composizione a “torre“ di memoria tardo cinquecentesca, forse legata all’influenza del padre, Pietro Bernini.

Bernini illustra l’episodio narrato da Virgilio della fuga di Enea da Troia, esempio di devozione di un figlio nei confronti del padre e anche origine dell’impero di Roma prima e della Chiesa cristiana poi.

La figura di Enea è ispirata al Cristo di Michelangelo in Santa Maria sopra Minerva.

Ratto di Proserpina1621-1622, altezza 255 cm,marmo di Carrara, Galleria Borghese di Roma

Questo gruppo scultoreo fu commissionato da Scipione Borghese. L’opera rappresenta il rapimento Proserpina, figlia di Giove, da parte del re degli Inferi, Plutone, e il cane Cerbero.

La tensione drammatica viene espressa attraverso il realismo di particolari quali la deformazione della carne di Proserpina, stretta dalla forza di Plutone, e dei capelli del dio dell’Ade, violentemente spostati dalla giovane nel tentativo di respingerlo. Sul viso della giovane è visibile lo scorrere di una lacrima.

La scelta del mito di Proserpina, che, grazie all’intercessione della madre Cerere, ogni anno poteva lasciare gli Inferi per tornare sulla terra e risvegliare così la natura, deve essere collegata alla cristiana speranza di resurrezione del papa Borghese, defunto nel 1621.

L’unica scultura della serie dedicata a un soggetto religioso, fu il “David,  scultura alta 170 cm, eseguita tra il 1623 e il 1624 ed esposta nella Galleria Borghese di Roma.

L’eroe biblico appare trasfigurato nella presentazione muscolosa e atletica di un corpo maschile di statuaria bellezza, colto nello sforzo e nella tensione del movimento nel momento precedente al lancio.

L’artista rappresenta David nel momento di massima tensione fisica ed emotiva. L’avversario non si vede, ma la sua presenza è implicita nei gesti e nell’espressione dell’eroe.

La figura pare avvitarsi su sé stessa , in un ampio gesto che parte dalla gamba sinistra e culmina nello scatto della testa e nelle braccia sollevate per preparare il tiro della fionda. Ogni particolare esprime energia e tensione trattenuta. I muscoli del corpo si contraggono e la mimica del viso, per il quale Bernini prese a modello il proprio volto, riflesso in uno specchio che il cardinale Maffeo Barberini ( papa dal 1623 col nome di Urbano VIII) usava reggergli; gli occhi si stringono per prendere la mira, le narici si gonfiano, la fronte è corrugata, le labbra serrate, la chioma pare investita da un vento impetuoso. La corazza prestatagli da Saul giace ai piedi di David, accanto all’arpa che egli suonerà dopo la vittoria.

Traduzione fedele del racconto desunto dalle Metamorfosi di Ovidio è invece il gruppo conApollo e Dafne”, gruppo scultoreo (altezza 243 cm) realizzato da Gian Lorenzo Bernini tra il 1622 e il 1625 ed esposto nella Galleria Borghese di Roma.

In quest’opera, come nella scultura con il “Ratto di Proserpina” , l’artista concentra il suo interesse sulla resa dei corpi in movimento e sul rapporto con lo spazio circostante.

È considerato unanimemente uno dei capolavori di Bernini , opera senza precedenti in scultura sia per il soggetto trattato, sia per il virtuosismo esecutivo. Fu l’ultima opera eseguita per Scipione Borghese e consacrò la fama del giovane Bernini che diverrà l’assoluto protagonista del Barocco romano.

La Ninfa Dafne, per sfuggire ad Apollo che, innamoratosene, la insegue,  invocò la madre Gea, pregandola di mutare il suo aspetto e così nel momento in cui è raggiunta si trasforma in una pianta di alloro.

Dafne si volge terrorizzata al contatto con Apollo, non accorgendosi della trasformazione, di cui invece il dio si stupisce, mentre è ancora in corsa per afferrare la sua amata. Il marmo assume una levigatezza straordinaria , ha una perfezione di dettagli mai raggiunta: si pensi alla leggerezza raggiunta nei capelli di Dafne, alle delicate foglie di alloro, allo slancio armonioso di Dafne, mentre i piedi si trasformano in pianta e la legano a terra.

Alla fine, il dio, considerati inutili i suoi tentativi, proclamò a gran voce che la pianta dell’alloro sarebbe stata sacra al suo culto e segno di gloria da porsi sul capo dei vincitori.

Nel 1632 Bernini eseguì per Scipione Borghese un busto marmoreo e durante la lavorazione, però vi fu un gravissimo incidente: a opera quasi ultimata, sul marmo comparve una crepa che attraversava la fronte dell’effigiato e quindi Bernini fu costretto a eseguirne subito la copia, con una rapidità sbalorditiva, (la terminò in soli tre giorni)

Scipione Borghese”, 1632, marmo di Carrara, Galleria Borghese di Roma

Bernini fu il favorito dichiarato di otto pontefici consecutivi. Insieme al suo famoso rivale Francesco Borromini, realizzò alcune delle opere più importanti di Roma

Nel 1623 appena nominato papa col nome di Urbano VIII, Maffeo Barberini coinvolse Bernini con un ruolo ufficiale all’interno del suo programma di rinnovamento politico e culturale. Durante il pontificato di Innocenzo X Pamphili ( 1644-55) la fortuna di Bernini conobbe un momentaneo declino ma poi si riprese intensamente con papa Alessandro VII Chigi (1655-67) che gli commissionò una serie di grandi opere, valorizzando anche il suo talento di architetto.

Una delle prime grandi commissioni ricevute per incarico di papa Urbano VIII Barberini fu la statua di San Longino”, 1635-38, Roma, Basilica di San Pietro.

La scultura rappresenta la conversione clamorosa del soldato che aveva inflitto ferite mortali a Cristo crocifisso ed è collocata in una delle quattro nicchie nei grandi pilastri che reggono la cupola della basilica. Da papa Urbano VIII Barberini, Bernini ricevette la commissione che consacrò ufficialmente il suo successo: l’erezione del baldacchino bronzeo per l’altare della confessione di San Pietro, realizzato con la collaborazione del Borromini tra il 1624 e il 1633. La grandiosa struttura, poggiante su quattro sontuose colonne tortili, allude intenzionalmente alla foggia dei baldacchini che si innalzavano nelle chiese romane in occasione di varie cerimonie religiose.

Tra il 1628 e il 1647 Bernini, rifacendosi concettualmente alle tombe medicee di Michelangelo, realizzò la tomba per papa Urbano VIII Barberini, collocata nella nicchia destra dell’abside di San Pietro.

Il papa benedicente, rivestito dalle insegne del suo potere, appare seduto in trono, al di sopra di un alto basamento mentre ai suoi piedi le figure allegoriche delle Carità e della Giustizia affiancano il sarcofago sormontato da uno scheletro a grandezza naturale , immagine della Morte intenta a scrivere l’epitaffio di Urbano VIII a lettere d’oro.

A distanza di quasi trent’anni, nel 1671,  Bernini riprese a modello lo schema compositivo del Monumento funebre di Urbano VIII per realizzare con alcuni allievi la Tomba di papa Alessandro VII presentando l’ascetica figura di questo papa in ginocchio, nell’atto di pregare.

Bernini fu il più alto interprete di quel turbamento spirituale che Teresa di Avila descrisse nelle sue opere letterarie.

Estasi di Santa Teresa”, 1647-52, Roma, Santa Maria della Vittoria, Cappella Cornaro.

L’opera fu realizzata dal Bernini  su commissione del cardinale veneziano Federico Cornaro e collocata nella cappella dedicata all’estasi di Santa Teresa, poiché la chiesa apparteneva all’ordine delle carmelitane scalze, fondato dalla santa canonizzata nel 1622.

Alla ricchezza dei materiali, (marmi policromi pregiati e oro),  corrisponde la raffinatezza della loro lavorazione, che denota la maestria dell’artista. La scultura rappresenta un angelo nell’atto di trafiggere la santa con un dardo, simbolo dell’amore di Dio.

Il fulcro di tutta la composizione è l’esperienza mistica della santa carmelitana: l’estasi, l’unione col Cristo, da’ luogo a un turbamento spirituale e sensuale al tempo stesso. Ai lati della cappella, nei palchetti ricavati dalla preziosa cornice, i personaggi della famiglia Cornaro assistono all’evento miracoloso.

Tra il 1671 e il 1674 Gian Lorenzo Bernini eseguì per la chiesa di San Francesco a Ripa il Monumento alla beata Ludovica Albertoni”, collocato nella cappella Altieri appartenente a una delle famiglie principesche più prestigiose di Roma.

Il grande scultore rappresenta l’esperienza mistica della santa come un turbamento che coinvolge lo spirito e la carne insieme.

La beata è raffigurata nel momento in cui passa dalla vita terrena a quella puramente spirituale: adagiata sul letto di morte, col busto sorretto da cuscini , la testa riversa all’indietro, la bocca semi aperta. Il momento della morte è reso dunque come un sensuale abbandono.

Bernini, realizzò anche alcune fontane a Roma: le prime fontane, la Barcaccia di Piazza di Spagna e il Tritone di piazza Barberini, erano però opere di dimensioni ridotte.

Fontana della Barcaccia”, 1629, Piazza di Spagna, Roma

Fontana del Tritone”, 1642-1643, Piazza Barberini, Roma

Tutta la fontana è sorretta dalle esili code di quattro delfini

La “Fontana dei Fiumi “ è invece organizzata in modo grandioso, con la personificazione dei fiumi delle quattro parti del mondo, simbolo del dominio della Chiesa sui continenti.: il Danubio per l’Europa, il Gange per l’Asia, il Nilo per l’Africa e il Rio della Plata per le Americhe, che sorreggono l’obelisco con l’emblema di papa Innocenzo X (la colomba dello Spirito Santo).

Fontana dei quattro Fiumi”, 1648-1651, Piazza Navona Roma

Tra il 1660 e il 1667 Gian Lorenzo Bernini realizzerà il colonnato di Piazza San Pietro, antistante la Basilica di San Pietro.

L’artista progettò un enorme porticato di forma ellittica a quattro file di colonne doriche, che si protende davanti alla basilica di San Pietro.

Secondo la spiegazione che Bernini stesso fornì, il colonnato da lui progettato stava ad indicare il grande abbraccio con cui la Chiesa avrebbe accolto tutti i suoi fedeli. Bernini aveva calcolato sapientemente l’effetto di sorpresa e di meraviglia che doveva cogliere lo spettatore al trovarsi di fronte , improvvisamente, il complesso scenografico della vastissima piazza. Il famoso scultore barocco si dedicò anche alla pittura, seppure in rare eccezioni lasciandoci dipinti di piccole dimensioni, alcuni ritratti di amici e familiari e diversi autoritratti di grande impatto emotivo che si caratterizzano per l’impasto cromatico, l’intensità delle espressioni e la penetrazione degli sguardi.

Gian Lorenzo Bernini”, autoritratto in età matura, Roma, Galleria Borghese

Gian Lorenzo Bernini  si raffigura con l’espressione propria di un temperamento vulcanico.

Durante la sua lunga attività l’artista lasciò Roma una sola volta per recarsi in Francia, nel 1665, alla corte di Luigi XIV in qualità di architetto e di scultore: all’artista gli erano state commissionate opere importanti, quali il progetto dell’ampliamento del Louvre e il monumento equestre del Re Sole.

Gian Lorenzo Bernini morì all’età di 82 anni, nel 1680 e venne sepolto in Santa Maria Maggiore a Roma.  

N.B. Le foto sono state attinte da internet a scopo puramente didattico-illustrativo.

di Mattia Fiore

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