Care lettrici e cari lettori,

In questo frangente storico che stiamo attraversando la fruizione dell’arte pone l’attenzione sull’utilizzo di modelli virtuali, siti web, visite online. Le gallerie stanno seguendo la strada del mercato online attraverso le piattaforme predisposte.

L’arte e la cultura non si fermano e popolano ora più che mai i social networks. È un cambiamento epocale, non solo per ciò che riguarda la visione dell’arte ma anche per quanto riguarda l’aspetto imprenditoriale messo in crisi dal Covid-19. Ma non tutto è perduto.

Intanto, adottando tutte le precauzioni che saranno necessarie e, tra queste, le dovute misure di distanziamento sociale, musei e mostre potranno riaprire al pubblico a partire dal 18 maggio, per effetto del nuovo Decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri, presentato il 26 aprile dal Premier Giuseppe Conte nel corso della conferenza stampa in diretta da Palazzo Chigi. Quindi, in attesa di questa riapertura al pubblico e con l’intento di mandare un messaggio di speranza, una risposta dell’arte a questa situazione di emergenza globale, oggi, ho deciso, di condividere un approfondimento sulla vita e la carriera artistica di Giambattista Tiepolo (Venezia 1696-Madrid 1770), uno dei più importanti pittori del Settecento veneziano di cui ricorre, quest’anno, il 250° anniversario.

In occasione di questa importante celebrazione, sara’ allestita la mostra Giambattista Tiepolo. Dagli anni della sua formazione all’affermazione internazionale, presso Le Gallerie d’Italia in Piazza Scala a Milano, dal 29 ottobre 2020 al 21 marzo 2021.

La mostra, curata da Fernando Mazzocca e Alessandro Morandotti,  ripercorre le tappe dalla sua formazione a Venezia all’affermazione internazionale durante la sua permanenza alle corti della città di Dresda, di Würzburg ed infine di Madrid, dove terminò la sua parabola artistica e concluse la sua vita.

L’affermazione di Giambattista Tiepolo nella Venezia del Settecento e ben presto in tutta l’Italia del Nord e in Europa fu rapida quanto lo sviluppo della sua originalissima espressione pittorica.

Giambattista Tiepolo fu noto per la pittura elegante e raffinata della luce. La sua fama è legata in particolare alle sue opere a soggetto storico e mitologico realizzate in un’epoca, il ‘700, che si divide in due periodi: il Rococò, che nasce in Francia, (dopo la morte di Luigi XIV, avvenuta nel 1715), e da lì si diffonde, e il Neoclassicismo che, sviluppatosi nella seconda metà del Settecento e conclusosi nei primi anni dell’ 800, nasce come reazione al tardo Barocco e al Rococò e si ispira all’arte antica greco-romana con l’intento di educare al bello e alla virtu’ grazie alle immagine di azioni eroiche e di sentimenti nobili.

Prima di continuare con l’approfondimento sulla vita e sulle opere di  Tiepolo, apro una breve parentesi sul ‘700, per meglio inquadrare la figura dell’artista nel periodo storico che l’ha visto protagonista della scena artistica Europea.

Il ‘700 fu l’epoca dell’illuminismo, un’epoca di fermenti culturali, dove vi era molta fiducia nelle capacità dell’uomo; un’epoca di orientamento del pensiero improntato al pragmatismo che attribuiva il primato assoluto alla ragione, ossia nella possibilità di  comprendere e sondare i segreti del mondo per mezzo dell’intelletto. L’illuminismo fu molto critico nei confronti delle autorità tradizionali, Chiesa e aristocrazia. Cambiò anche l’arte: la pittura barocca fu soppiantata dallo stile rococò.

Lo stile barocco fiorì a Roma intorno al terzo decennio del Seicento e fu fortemente influenzato dalla Chiesa con intenti propagandistici e autocelebrativi del clero per frenare l’avanzata del Protestantesimo al tempo della Controriforma. È uno stile patetico troppo solenne, rispecchia chiaramente l’arroganza e la sete di potere della Chiesa e dell’assolutismo.

Lo stile rococò è invece uno stile fondato sulla grazia e la ricchezza della decorazione, ed è caratterizzato da una pittura frivola ed evanescente del mondo aristocratico, un’arte luminosa e decorativa, intima, giocosa, suggestiva ed emotiva e uno stile architettonico ornamentale molto sfarzoso. Dopo questo breve parentesi sul ‘700 riprendo a parlare di  Giambattista Tiepolo.

L’arte europea del Settecento è dominata dalla figura travolgente e radiosa di Tiepolo, maestro ”universale”, capace di raffigurare i soggetti più disparati, con tecniche diverse, in tutte le dimensioni, dalle vaste decorazioni, a fresco e a bozzetti, delle residenze principesche. In ogni composizione, l’artista dette sempre prova della sua abilità nel rendere ogni materia, ogni effetto luministico.

La formazione giovanile di Tiepolo si svolse a Venezia in stretto rapporto con il maestro veneziano Giambattista Piazzetta, ma il giovane non tralasciò lo studio della grande pittura veneta del Cinquecento, che costituì per lui un modello di riferimento fondamentale per l’intonazione chiara e smagliante della sua arte. Nel 1710, da ragazzo lavorerà presso lo studio di Gregorio Lazzarini, pittore modesto ma ben considerato nell’ambiente veneziano. Nel 1717, sentendosi orami pronto, Tiepolo lascerà la bottega.

Tiepolo è un artista che ama aggiornarsi, un artista che studia gli artisti del suo tempo, in particolare il Piazzetta e Sebastiano Ricci, ma soprattutto è un artista che studia i grandi maestri e questo per lui fu fondamentale; studia soprattutto l’arte del Tintoretto e del Veronese. L’artista apprese dagli artisti contemporanei il dinamismo del movimento. Tali maestri però utilizzavano un forte chiaroscuro, Tiepolo invece trovò, virtuosisticamente, il modo di esprimere la vivacità del movimento con toni chiarissimi, armonizzati in un raffinato riverbero avorio. La sua tavolozza si chiarì sotto l’influenza del pittore del Rinascimento Paolo Caliari , cittadino della Repubblica veneta, detto il Veronese.

Tiepolo fu maestro della tavolozza cromatica e della leggerezza del segno della pittura veneziana del Settecento, la cui fortuna dominò il mondo della nobiltà della città lagunare. L’artista realizza delicati effetti spaziali, che includono leggerissime figure fluttuanti nell’aria.

Tiepolo nella sua pittura applica la giusta apposizione dei colori complementari che è proprio il mezzo con cui Paolo Veronese riusciva ad ottenere quella pittura luminosissima che tutti noi oggi conosciamo. Inoltre, Tiepolo mette in atto un artificio, che è la realizzazione delle ombre colorate, che era proprio di Paolo Veronese.

Ma egli non fu soltanto pittore dell’aristocrazia. Magistrali restano  le sue prove in dipinti religiosi che a brani di sentita commozione per il dolore umano uniscono la spettacolarità dell’apparizione divina. Il decennio 1740-50, segna la maturità dell’artista che realizza un gran numero di opere fra le più alte e impegnative. Il pittore muore il 27 marzo 1770 e viene sepolto nella chiesa di S. Martino a Madrid.

Continuiamo l’approfondimento su Giambattista Tiepolo con l’analisi e la descrizione di alcune sue opere.

Ratto di Europa”, 1720-1721, olio su tela, 100×135 cm, Venezia, Gallerie dell’Accademia.

Il dipinto fa parte di una serie di quattro tele con episodi tratti dalla Metamorfosi di Ovidio probabilmente destinate a un palazzo nobiliare di Belluno. Qui è raffigurato il mito di Europa, la fanciulla di cui Giove si innamora e che, trasformatosi in un candido toro, rapisce portandola a Creta, dove la giovane darà alla luce tre figli: Minosse, Sarpedone, e Radamanto. Tiepolo ambienta la scena su una incantevole spiaggia marina; Europa, seduta sul toro-Giove, assume la posa di una dama aristocratica intenta alla toeletta quotidiana, aiutata dalle proprie ancelle e da un servitore che regge il vassoio. L’immagine dell’aquila sopra le nubi è una chiara allusione alla presenza di Giove. Accanto all’aquila alcuni putti dall’atteggiamento irriverente giocano tra loro.

Rachele nasconde gli idoli rubati al padre”, 1727-28, Udine, Palazzo dell’Arcivescovado

Le scene bibliche dipinte nella galleria del palazzo dei Patriarchi , successivamente divenuto la sede dell’Arcivescovado, costituiscono il capolavoro giovanile di Giambattista Tiepolo. Commissionate all’artista dal patriarca Donisio Dolfin, esse allietavano con la straordinaria luminosità dei colori questo ambiente destinato alle dotte discussioni religiose e filosofiche. L’episodio è la traduzione visiva del momento culminante di un passo della Genesi, che ricorda come Giacobbe, partito con la moglie Rachele , i figli e gli schiavi dalla casa del suocero Labano, fosse stato da questi raggiunto e interrogato sul motivo della precipitosa fuga. A Labano, che cercava gli idoli rubati il cui possesso sanciva il diritto di eredità, la figlia Rachele, che li aveva sottratti e li celava sotto di sé, disse di non potersi alzare poiché aveva “quello che avviene di regola alle donne”. Sulla sinistra una bellissima scena pastorale. Al centro della scena, su un piano lievemente rialzato per un dislivello del terreno, campeggiano Rachele, nella quale l’artista ritrasse le sembianze dell’amata moglie Cecilia Guardi, la quale gli darà nove figli . Nella stessa scena sono raffigurati l’anziano padre Labano e Giacobbe, ingiustamente accusato del furto, in cui si riconosce un autoritratto del Tiepolo dallo sguardo languido e dal curioso berretto. La tensione si palesa nel gioco delle mani.

San Giuseppe con Gesu’ Bambino e santi, 1735 ca., olio su tela, 210×114 cm, Venezia, Gallerie dell’Accademia.

Il dipinto, proveniente dalla chiesa delle monache benedettine di San Prosdocimo a Padova, raffigura san Giuseppe in compagnia del Bambino e dei santi Francesco, Anna, Antonio e Pietro d’Alcantara. In questa tela san Giuseppe appare senza la vergine. Un fascio di luce irrompe da destra investendo il piccolo Gesù, posto su una sorta di altare sacrificale che ne preannuncia la futura passione. La stessa luce indugia sui personaggi , cerchiandone gli occhi e scavandone i volti pensosi e preoccupati , sguardi intensi ed espressioni tese, come consapevoli del dolore che attende Cristo.

Alle spalle di Giuseppe è raffigurata una verga fiorita. San Girolamo racconta che tutti i pretendenti di Maria portarono un bastone al sommo sacerdote nel tempio di Gerusalemme. La verga di san Giuseppe , unica tra tutte, fiorì, rivelando così la volontà divina che il giovane divenisse sposo della vergine.

Scoperta della Vera Croce e sant’Elena”, 1743 ca., olio su tela, diametro 500cm, Venezia, Gallerie dell’Accademia

La tela ornava in origine il soffitto della chiesa delle Cappuccine a Castello, un complesso situato nell’area ora dei giardini della Biennale di Venezia. La scena raffigurata nel dipinto è tratta dalla leggenda medievale che narra della storia della croce di Gesù. Il dipinto di Tiepolo si sofferma sul ritrovamento della croce da parte di Elena, madre di Costantino, l’imperatore romano che promulgò l’editto grazie al quale il cristianesimo venne ufficialmente riconosciuto. Secondo la tradizione, le tre croci del Golgota furono dissotterrate alla presenza di Elena, ma erano indistinguibili l’una dall’altra; venne allora posto in successione davanti ad esse un cadavere, che al contatto della croce di Gesù resuscitò. Il raffinato impasto cromatico, intriso di luce, pone in risalto la figura di Elena ritratta in un atteggiamento solenne davanti alla Vera Croce.

Trasporto della Santa Croce di Loreto”, 1743 ca., olio su tela, 126×86 cm, Venezia, Gallerie dell’Accademia.

Si tratta di uno dei due bozzetti realizzati da Tiepolo per il soffitto della chiesa di Santa Maria di Nazareth( detta anche degli Scalzi )a Venezia, andato distrutto durante la Prima guerra mondiale in seguito a un bombardamento austriaco; il secondo bozzetto è conservato al Paul Getty Museum di Los Angeles. Il dipinto rappresenta il miracoloso trasporto della casa in cui alla Vergine era apparso l’angelo dell’Annunciazione. Secondo la leggenda, nel 1291 la Santa Casa, ovvero la casa di Maria a Nazareth, venne sollevata in cielo da una schiera di angeli per essere preservata dall’avanzata dell’esercito musulmano. Fu trasportata a Tersatz, sulla costa dalmata, ma la sua ultima  meta era Loreto, dove giunse nel 1224, divenendo a fine Quattrocento un importante luogo di pellegrinaggio. L’artista raffigura la Vergine come l’Annunziata, inserendo un angelo che scende in volo verso di lei con un giglio in mano. L’immagine del nunzio celeste venne in seguito eliminato.

Apoteosi della famiglia Pisani 1760-1762, Affresco, Villa Pisani, Stra (Venezia)

“Villa Pisani a Stra” detta “La Nazionale”, fu costruita a partire dal terzo decennio del Settecento su commissione di Alvise Pisani per celebrare la posizione sociale raggiunta dalla famiglia.

Tra il 1760 e il 1762 Giambattista Tiepolo affrescò il soffitto del salone centrale raffigurandovi l’Apoteosi della famiglia Pisani, ultimo capolavoro in terra italiana prima del suo trasferimento a Madrid dove si reca insieme ai figli Lorenzo e Gian Domenico.

Immacolata Concezione”, 1767- 1769, olio su tela, 279×152 cm, Madrid Museo del Prado

Conteso da principi e mecenati di tutta Europa, Tiepolo si recò a Madrid nel 1762, chiamato da Carlo III a dipingere la Gloria della Spagna nella sala del trono nel Palazzo reale. Questa pala d’altare fa parte di una serie di sette tele (ora disperse tra il Prado e altri musei) eseguite per la chiesa di San Pascual Baylon, allora in corso di costruzione ad Aranjuez. Il moto ascensionale della Vergine è suggerito dal celeste mantello, che si gonfia e palpita come una vela al vento. Quando Carlo III apprese della morte di Tiepolo, avvenuta a Madrid nel 1770, fece riportare in chiesa le tele, omaggio al maestro che le aveva da poco terminate. Tuttavia, il mutare del gusto e la nuova moda neoclassica ne imposero, cinque anni dopo, la sostituzione con opere del rivale Anton Raphael Mengs e dei suoi allievi spagnoli.

Nel dipinto Maria è raffigurata come “nuova Eva”, trionfatrice sul demonio tentatore, incoronata da dodici stelle e preceduta dalla colomba, simbolo della Grazia divina, dispensata sulla terra dall’amore della Vergine. I due angeli che l’accompagnano nell’ascesa sembrano giocare a nascondersi tra le ampie pieghe del mantello. La Vergine calpesta il serpente dalla coda infuocata , simbolo del male che insidia gli uomini, e con la mela del peccato tra i denti. La mezzaluna, antico attributo pagano della dea egizia Iside e della greca Artemide (Diana), fu trasferita all’iconografia   della protagonista femminile del culto cristiano, la Madonna. Nella cosmologia cristiana la Vergine-Luna affianca il Cristo-Sole nel governo dell’universo. Un paffuto puffo alato si libra in un turbine di nuvole dorate dalla luce divina e reca in mano un ramo di giglio, emblema della purezza dell’Immacolata Concezione. Il pennello stende una materia ricca, impastata di luce anche nei dettagli, come le piumate ali bicolori dell’angelo.

 

di Mattia Fiore

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