Care lettrici e cari lettori,
La crisi del Coronavirus è una crisi totale che trasformerà ogni aspetto della nostra vita. Tuttavia, l’arte e la cultura non si fermano.
Per effetto del nuovo Decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri, presentato il 26 aprile dal Premier Giuseppe Conte nel corso della conferenza stampa in diretta da Palazzo Chigi, musei e mostre potranno riaprire al pubblico a partire dal 18 maggio.

In attesa di questa riapertura al pubblico, ho deciso, sperando di fare cosa gradita, di condividere la mostra “Georges de La Tour. L’Europa della luce”, (7 febbraio –7 giugno 2020), ospitata presso il Palazzo Reale di Milano, presentandovi il celebre artista Georges de La Tour (1593-1652) e le sue opere.

La mostra, allestita a Palazzo Reale di Milano, è un’esposizione grandiosa, evento imperdibile per chi ama la pittura seicentesca, l’arte del Barocco e questo grande artista, a cui Milano dedica la prima monografica italiana, a cura della Prof.ssa Francesca Cappelletti. 

L’artista La Tour, considerato  il più celebre pittore francese del Seicento, nasce il 1593 nella roccaforte del cattolicesimo, Vic-sur-Seille in Lorena, figlio di un fornaio ricco e cattolico, nel momento in cui il Protestantesimo si afferma nella regione. 

La sua formazione inizia a 12 anni probabilmente a Nancy dove si erano stabiliti numerosi pittori. Nel 1610 fece un viaggio in Italia e fu allievo di Giudo Reni. 

Nel 1617, ritornato nella sua città natale, sposa Diane Le Nerf, figlia di un nobile, argentiere del duca Enrico II di Lorena, che nel 1623 acquisterà una tela dell’artista e diventerà il suo più importante committente. È così introdotto negli ambienti dei notabili.

Nel 1620, dopo la nascita e la morte del primo figlio Philippe, si stabilisce nel paese di sua moglie, Luneville. L’anno successivo nasce il secondo genito Etienne, che sara’ il solo dei suoi dieci figli a raggiungere l’età adulta.

Tra il 1631 e il 1636 per l’artista è un periodo difficile: si consumano le tragedie della guerra tra l’Impero e la Francia che vedono il saccheggio, la devastazione della Lorena dove infuria anche la peste. Nel 1638 si stabilisce a Parigi dove pare che Luigi XIII, che aveva ammirato il suo San Sebastiano curato da Irene, gli conferisca il titolo di “pittore del re”. Nel 1643, essendo tornata la calma in Lorena, La Tour ritorna nella città di Luneville e la sua fortuna continua a crescere.  Gli anni successivi, (1645-50 ), saranno quelli che vedranno la stretta collaborazione del figlio Etienne e la realizzazione di due grandi opere: “Il pentimento di San Pietro” e “La negazione di San Pietro”.

Nel 1652 La Tour muore insieme alla moglie a Luneville a causa di un’epidemia di “pleuresia”, forse polmonite virale. Georges de La Tour, il maggior pittore della Lorena del XVII secolo, esponente del Barocco, è considerato indirettamente discepolo di Caravaggio. 

Ma che cos’è che differenzia i due autori dal punto di vista luministico?

Mentre nelle scene di Caravaggio dallo spazio in ombra dove sono immerse, le figure vengono evidenziate per mezzo di un fascio di luce che proviene da una sorgente fuori quadro, nei dipinti di La Tour la sorgente luminosa sempre ben definita, un lume o una candela spesso schermata dal palmo della mano aperta a ripararla, e’ sempre nello spazio del quadro e sono le figure con le loro luci e le loro ombre a definire lo spazio del dipinto. Continuiamo l’approfondimento di La Tour con l’analisi e la descrizione di alcune sue opere.

I suoi dipinti sono una luce nel buio.

“Rissa di musicanti”1625-1630, olio su tela, 83x 136 cm, Chambery, Musée des Beaux -Arts

In questa “Rissa di musicanti”, La Tour sottolinea la violenza dei movimenti con il gioco delle diagonali che si incrociano (le braccia e lo strumento) e si combinano con la scansione ritmica delle verticali delle figure. I due musicanti sono in realtà l’immagine dello stesso musicante, ripreso da un lato e dall’altro.

“Il suonatore di ghironda1622-1625, olio su tela, 162×105 cm, Nantes, Musée des Beaux -Arts

Il personaggio raffigurato nel dipinto è un personaggio soltanto pittoresco, di cui cogliamo i lineamenti e l’espressione contratta e di cui ci sembra ascoltare il canto stonato accompagnato dalle note della Ghironda. Nella figura  dolente, distorta e patetica del suonatore di ghironda affiora un’ espressione sofferente con quegli occhi chiusi e quella bocca spalancata. La cura posta dall’autore nel precisare lo strumento musicale non è casuale: risponde alla volontà di coinvolgere lo spettatore con tutti i sensi , soprattutto con l’udito, oltre che con la vista; e ai dettagli dello strumento corrisponde il volto del suonatore, colto e reso in tutta l’espressività del canto, gli occhi chiusi, la bocca storta spalancata nel canto. Infine, il particolare, quasi tromp-l’oeil, della mosca sulla tela non è solo un pezzo di bravura dell’autore, ; quell’insetto, se da un lato allude alla caducità delle cose terrene, dall’altro fa parte di un modo di vedere e di rappresentare la realtà in maniera realistica.

San Gerolamo penitente, olio su tela, 153x 106 cm, Stoccolma, Nationalmuseum

In quest’opera manca, rispetto all’iconografia tradizionale la presenza del leone: forse perché il realismo di La Tour necessita di modelli dal vero. Il santo è presenta il braccio teso con la mano stretta intorno al cilicio, il corpo nudo appena sfiorato dal manto rosso che ricade col panneggio dal braccio sinistro, che regge la croce, verso il grosso libro aperto, a terra. La Tour pone particolare cura all’anatomia del corpo di San Gerolamo, nella descrizione del fisico decrepito, ancor più di quanto faccia Caravaggio, aggiungendo alcuni dettagli veristi quali il sangue sulla corda e a terra. Sullo sfondo scuro risaltano i toni del corpo nudo del santo, i rossi accesi del cappello cardinalizio e del manto, i bianchi del cilicio, del perizoma, della Bibbia aperta sul pavimento.

La buona ventura”, olio su tela, 102×123 cm, New York, Metropolitan Museum

I personaggi sono come fermati nell’attimo di una rappresentazione; sono visti di fronte e di fianco, in piedi, diritti, l’uno in qualche modo legato all’altro, nel gioco delle braccia e delle mani: una delle giovani donne al fianco del cavaliere sta tagliando la catena d’oro; l’altra gli ha rubato la borsa e la passa discretamente alla terza donna che tende la mano nell’ombra. 

È la luce che definisce i volumi e caratteri ma è soprattutto il gioco degli sguardi a suggerire un colloquio eloquente quanto quello delle mani: la zingara a sinistra guarda il giovane, che come di sottecchi scruta la donna al suo fianco, che a sua volta lo guarda di traverso, mentre la maga a destra gli punta addosso gli occhi pungenti come spilli.

Il baro con l’asso di quadri”, olio su tela, 106×146 cm, Parigi, Musèe du Louvre

Qui l’autore, con la composizione ”a circolo” e con l’atteggiamento dei personaggi, ci mostra i giocatori da un lato, dall’altro, di fronte (quasi girassimo loro intorno)

San Giuseppe falegname”, 1640 ca., olio su tela , 137×101 cm, Parigi, Musée du Louvre.

Quest’opera è uno dei capolavori della maturità di La Tour e della pittura del XVII secolo. Il tema del dipinto non è suggerito soltanto dal gusto dei caravaggeschi per le scene di vita familiare, ma anche dalla devozione per San Giuseppe , per Gesù Bambino e per la Croce, evocata dalla trave lavorata dal falegname. Le figure che riempiono il quadro sono come raccolte e collegate in un rettangolo, secondo una composizione che rivela lo studio attento e ragionato, tutte giocate su una tinta monocroma, fatta di toni caldi( ocra, terra di Siena, rossi). L’intera rappresentazione ha inizio nella fiamma nascosta dalla mano del Bambino, continua sul suo volto, completamente in luce e prosegue nel profilo rugoso di San Giuseppe, nelle pieghe della pesante camicia, nelle mani gonfie dallo sforzo. La Tour riesce ad arrivare al cuore e al sentimento dell’osservatore, coinvolgendolo nella luce della fiamma. 

La Maddalena penitente”, olio su tela, 128×94 cm, Parigi, Musée du Louvre.

È questa (La Maddalena Terff),  la più austera delle Maddalene attribuite a Georges de La Tour. La splendida natura morta, il bicchiere con il lume, i libri, il cilicio non evocano tanto il momento della rinuncia piuttosto il rigore della vita di eremita. La Tour blocca i volumi del personaggio e degli oggetti nello spazio buio della scena, rivelandoli attraverso la luce della fiammella che arde nel bicchiere; e la luce mette in evidenza gli elementi più significativi, i libri, il teschio, il busto della donna. A ricordarci la penitenza o la rinuncia, è l’atteggiamento e l’espressione della donna , la testa poggiata sul braccio sinistro, lievemente china verso la fiamma e verso gli oggetti. 

Giobbe e la moglie olio su tela, 145×97 cm, Epinal, Musée Départemental des Vosges.

Questo dipinto è considerato uno dei capisaldi della raggiunta maturità di stile di La Tour.

Nella composizione dell’opera tutto lo spazio della scena è occupato dalla figura in piedi della donna che sembra incombere su quella seduta di Giobbe. La candela posta nella mano destra della moglie di Giobbe svela il volume geometrico e imponente della figura femminile, la grande gonna gonfia tagliata dalle pieghe profonde, e in contrasto con il corpo del vecchio seduto ai suoi piedi, un corpo nudo e decrepito a sottolineare il destino e la caducità della natura dell’uomo. La luce della candela illumina dal basso il profilo della donna e il volto, più in ombra, di Giobbe. Un grande cerchio unisce le due figure, seguendo le linee delle braccia della donna e quella del braccio di Giobbe, contribuendo a rendere ancora più serrato il racconto.

L’educazione della Vergine”, olio su tela, 83,8×100,4 cm, New York Frick Collection

Nelle opere di La Tour la poesia diventa luceQuesta luce è sempre presente, nelle opere migliori del pittore Lorenese. 

La sua pittura è, infatti, basata sui giochi di luce, della fiamma nascosta da una mano ( magistralmente trasparente alla luce), dei volti accesi, delle tonalità calde, tutti sui rossi e sui bruni, dell’ambiente spoglio che avvolge i personaggi.

San Sebastiano curato da Irene,olio su tela, 162×129 cm, Berlino, Staatliche Museen 

Qui la visione si riduce a forme semplificate fino all’essenziale, quasi una successione di piani caratterizzati da variazioni di tono che producono una grande intensità emozionale. Lo schema della composizione evidenzia la struttura e il ritmo che si rifa’ allo schema della Deposizione di Caravaggio. Le figure, come bloccate negli atteggiamenti, sono disposte secondo la diagonale che procede da destra in alto, a sinistra in basso, con un ritmo discendente, per concludersi sulla linea arcuata dl corpo trafitto del santo abbandonato ai loro piedi. La luce non è più nascosta nelle mani, ma viva a illuminare il volto della santa, e in parte quello della donna subito dietro. Ma c’è soprattutto l’episodio magistrale delle mani intrecciate e del profilo appena accennato della donna nell’ombra, che escono dal manto nero, come dal nulla.

Il neonato”, 1645-48, olio su tela, 76×91 cm, Rennes, Musée del Beaux-Arts

La Tour cerca ancora una volta di definire lo spazio con la luce viva di una fiamma. Colpisce innanzitutto la naturalezza della scena, l’estrema semplicità: non c’è niente della sacra rappresentazione tradizionale. Qui, nel buio di uno spazio qualunque, scorgiamo la Vergine china dolcemente sul suo Bambino che tiene sulle ginocchia, mentre una donna illumina la scena con la luce fioca della candela: una luce che nella lirica pittorica di La Tour riesce a diventare luminosità divina. Tutta la religiosità, tutto il mistero della divinità è racchiusa in quella luce che sembra emanare dal volto di Gesù ed è in realtà la luce della candela che la donna tiene nella mano sinistra, riparandola con la destra. La mano ricurva profilata dalla luce sembra quasi un’aureola e pittoricamente la sostituisce.    

La negazione di San Pietro 1650, olio su tela, 120×160 cm, Nantes, Musée de Beaux -Arts  

Quest’opera di La Tour è stata eseguita un anno prima della morte. Alla sua stesura probabilmente ha contribuito in buona parte anche il figlio Etienne. Il tema fa parte dell’iconografia tradizionale caravaggesca, con la composizione che si estende in larghezza, il gruppo dei soldati che giocano a dadi in primo piano, San Pietro e la serva dietro di lato. In particolare, in questa atmosfera teatrale, colpisce la figura del soldato sulla destra visto di spalle, la cui silhouette si staglia in controluce, e la posizione del suo braccio arcuato. In una specie di dimostrazione di ulteriore bravura, La Tour crea qui due sorgenti di luce: una nascosta al centro del gruppo dei cinque soldati intenti a giocarsi la veste di Cristo, e l’altra tra le due figure di sinistra: quella della donna, vista di scorcio, e quella di San Pietro visto di fronte.

 

di Mattia Fiore

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