Una finestra sull’arte: Eugene Delacroix

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Care lettrici e cari lettori, l’arte e la cultura non si fermano e, specie in questo momento storico, abbiamo un grandissimo bisogno di arte e di cultura. Con l’auspicio di fare cosa gradita, oggi ho deciso di condividere con tutti voi la presentazione del celebre pittore francese Eugene Delacroix.

Delacroix nasce il 26 aprile 1798 a Charenton-Saint-Maurice da Charles Delacroix, ministro del Direttorio, poi prefetto dell’Impero e da Vittoria Oeben, figlia di un famoso ebanista di corte.

Morto il padre nel 1805, Delacroix si traferisce con la famiglia a Parigi  e l’anno successivo si iscrive al Liceo imperiale dove compie gli studi classici.

Nel 1815 l’artista, lasciato il liceo è presentato dallo zio a Pierre Narcise Guerrin, pittore seguace del capofila del Neoclassicismo in Francia Jacques-Louis David e già direttore all’Accademia di Francia a Roma.

Nel 1816 Eugène si iscrive all’Ecole des Beaux-Arts. Frequenta il Louvre esercitandosi in copie dei maestri del ‘500 e del ‘600 ma contemporaneamente studia Goya.

Risale al 1882 il dipinto “Barca di Dante, olio su tela, cm 189x246cm, Louvre, Parigi.

Delacroix in questo dipinto ritrae un episodio tratto dall’ottavo canto dell’Inferno descritto nella Divina Commedia di Dante Alighieri

Delacroix, influenzato dall’opera del pioniere della pittura romantica francese, Theodore Gericault, realizza quadri di colorito lucente e dalle composizioni turbolenti, che miravano ad eccitare i sentimenti e ad agitare gli animi. Un esempio è dato dal dipinto che ricorda per molti versi la “Zattera della Medusa” di Gericault.

Nel 1823, l’artista francese dipinge “Orfanella in un cimitero”,  olio su tela, cm66,5×54,3c, Parigi, Louvre.

Il massacro di Scio”, 1824, olio su tela, cm417x354cm, Parigi, Louvre.

Delacroix eseguì questo dipinto per denunciare le atrocità compiute dai Turchi contro la popolazione civile dell’isola greca di Scio, che costò la vita a circa ventimila persone. La sua tela viene esposta nel Salon del 1824.

La Grecia morente a Missolungi”, 1826, olio su tela, Bordeaux, Musée des Beaux-Arts

Il dipinto si ispira all’assedio della città greca Missolungi, nel corso della guerra d’indipendenza greca combattuta tra il 1821 ed il 1832 per liberarsi dall’assoggettamento da parte dell’ Impero ottomano.

In questo dipinto la “Grecia” viene rappresentata da una giovane donna in costume sulle rovine della città. I difensori della città, il 22 aprile del 1825, piuttosto che arrendersi ai turchi si fecero saltare in aria.

La famosa battaglia di Navarrino e la completa distruzione della flotta turco-egiziana furono la risposta dell’Europa liberale al rifiuto della Turchia di accettare la sua ingerenza.

 Frequentando i salotti parigini, Delacroix conosce Stendhal, Victor Hugo e si lega d’amicizia con Alexandre Dumas.

La morte di Sardanapalo”, 1827, olio su tela, cm395x495cm, Parigi, Louvre.

Eugène Delacroix in questo quadro ritrae il re assiro Sardanapalo che distrugge il suo palazzo e si suicida per non cadere in mano ai rivoltosi che assediavano il suo palazzo.

La rivoluzione del 1830 esalta Delacroix ispirandogli La Libertà che guida il popolo”, 1830, olio su tela, cm260x325cm, Parigi, Louvre. Il dipinto è stato definito la prima composizione politica della pittura moderna perché segna il momento in cui il romanticismo cessa di rivolgersi all’antico per partecipare alla vita contemporanea.

Questo dipinto fu eseguito per celebrare le tre giornate della Rivoluzione di luglio del 1830, che portarono alla cacciata  re Carlo X che aveva sciolto il Parlamento per decreto e limitata la libertà di stampa. L’insurrezione dei parigini aveva come obiettivo il ritorno alla Repubblica, che non si verificherà.

L’allegoria della Libertà brandisce il tricolore, seguita da una folla di armati visibile attraverso il fumo delle esplosioni che avvolge Parigi.

Delacroix, che parteggiava per i rivoltosi, scrisse al fratello che non potendo combattere, egli voleva almeno dipingere qualcosa per la patria. Quindi dipinse questo quadro, dai colori lucenti e dalla pennellata sciolta, ritraendo sé stesso nei panni del combattente in prima linea con il cilindro nero sul capo. Il dipinto viene esposto al Salon del 1831 e sara’ acquistata dallo Stato francese. Per accentuare l’impressione di movimento e tensione egli ricorre , oltre ai contrasti chiaroscurali, anche a contrasti tra colori complementari che esaltano la reciproca luminosità. Per lui il colore assume un valore emotivo intrinseco, con il quale tenta di rendere il carattere e lo stato d’animo delle persone.

 Risale al 1834 il dipinto “Donne di Algeri nelle loro stanze”, olio su tela, cm180x229cm, Parigi, Louvre.

Questo quadro, un capolavoro tra i più celebri dell’Ottocento, nasce dalle impressioni riportate da un breve soggiorno ad Algeri. Delacroix aveva effettivamente visitato un Harem, rimanendo affascinato dalla sua atmosfera ricostruita in questa scena. Il dipinto fu esposto al Salon del 1834. Picasso ne eseguirà ben quindici variazioni.

Il Salon del 1859, l’ultimo a cui Delacroix partecipa, è esplicativo dei temi fondamentali della sua ricerca. Baudelaire dirà degli otto dipinti esposti da Delacroix al Salon. ”È l’infinito nel finito, è il sogno…Delacroix dipinge soprattutto l’anima nelle sue ore più belle”.

 Con oltre 800 dipinti e opere murali di grande formato e più di 6000 disegni a mano, Delacroix figura tra gli artisti più influenti e prolifici  del XIX secolo. Egli sostenne il perseguimento dell’”eterno ideale di bellezza” nell’arte. Fu celebrato quale massimo esponente della scuola romantica in Francia, poiché la sua opera veniva percepita come antitesi della modalità pittorica, fredda, distante e ben definita dal  pittore neoclassico Jean Auguste Dominique Ingres. Alla pittura dei neoclassici Delacroix contrappone una composizione dinamica e fondata sul colore, secondo il modello di Tiziano e Rubens, maestri da lui molto ammirati.

Muore il 13 agosto del 1863.

di Mattia Fiore

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