Una finestra sull’arte: Edouard Manet

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Care lettrici e cari lettori, sperando di fare cosa gradita, oggi ho deciso di presentarvi il maggiore interprete della pittura preimpressionista, Edouard Manet (Parigi, 23 gennaio 1832-Parigi, 30 aprile 1883). Manet non si definì mai un impressionista e per tutta la vita cercò di ottenere il riconoscimento del mondo dell’arte ufficiale, ma rimase a lungo un artista discusso. Ogni opera di Manet metteva puntualmente in subbuglio il mondo dell’arte dell’epoca. Nel 1845 Edouard Manet, seguendo il consiglio dello zio, grande conoscitore e amatore d’arte si iscrive a un corso speciale di disegno.

Nel 1848, terminato gli studi presso il collegio Rollin, decide di tentare la carriera dell’ufficiale di marina ma l’anno successivo viene bocciato al concorso per accedere all’Accademia Navale.

Dal 1850 frequenta l’atelier di uno dei più apprezzati pittori ufficiali, Thomas Couture, pittore di grandi quadri storici commemorativi e orgiastici. Qui Manet impara l’importanza del disegno, l’applicazione e lo studio delle armonie colorate e dei toni espressivi. Dopo sei anni di frequentazione lascia lo studio Couture.

Nel 1853 i musei sono la sua vera scuola: visita il Louvre dove copia Velazquez e poi, spinto dall’ammirazione per la pittura italiana, parte per Firenze dove visita gli Uffizi.

Lo stesso anno viaggia attraverso l’Austria e l’Olanda dove studia e copia gli antichi maestri. Fu probabilmente molto colpito dalla pittura spagnola, dato che gli artisti come Velázquez e Goya avrebbero influenzato a lungo la sua opera.

Nel 1859 Manet invia al Salon un suo dipinto che viene rifiutato, il “Bevitore d’assenzio”, 1858-59, olio su tela, cm180,5×105,6cm,  Ny Carlsberg Glyptotek, Copenaghen.

Il personaggio effigiato nel quadro è un frequentatore della zona del Louvre, un alcolizzato di nome Collardet. Indicativo è la presenza su un muretto di un bicchiere contenente assenzio, un liquore amaro di colore verdognolo e fortemente alcolico. Nel 1859, Manet, colpito profondamente dal drammatico suicidio del suo modello Alexandre, che in un momento di disperazione si impicca proprio nella bottega nell’artista, dipinge il ”Ragazzo con le ciliegie”, olio su tela, cm65x55cm, Oeiras, Fundaco Calouste Gulbenkian. Manet benché scegliesse soggetti moderni e contemporanei e avesse intrattenuto stretti contatti con il gruppo degli impressionisti, talvolta esponendo addirittura  insieme a loro, non può tuttavia essere classificato come impressionista.

Manet miscelava i colori in modo tradizionale senza scomporli, prediligeva una modalità pittorica tendenzialmente piatta e attribuiva grande importanza a una nitida definizione dei contorni; impiegava il nero come uno dei suoi colori principali e non dipingeva tanto i paesaggi, quanto piuttosto le persone.

 Dal 1861 Manet conosce i primi successi.

Infatti, il Salon accetta un suo dipinto, il “Chitarrista spagnolo”, 1860, olio su tela, cm147x114cm, Metropolitan Museum of Art, New York.

Gli impressionisti lo influenzarono soprattutto nella scelta dei temi moderni e contemporanei, nelle tinte luminose e nel loro modo libero di giustapporre i colori in forme piatte e semplificate, senza sfumature tra luna e l’altra.

 Victorine Meurent in costume di Espada”, 1862, olio su tela, cm 166x129cm, New Yok, Metropolitan Museum.

Manet raffigura nel dipinto la sua modella preferita, Victorine Meurent, che mima i gesti del torero. Lo sfondo riproduce una scena della Tauromachia del pittore spagnolo Francisco Goya.

 “Lola de Valence”, 1862, olio su tela, cm123x92cm, Parigi, museo d’Orsay.

Questo quadro raffigura una ballerina di nome Lola in costume andaluso.

Nel 1863, l’artista parigino realizza il dipinto, poi esposto al Salon di Parigi del 1865, dal titoloOlympia”, olio su tela, cm130,5×190 cm, Parigi, museo d’Orsay.

Manet reinterpreta qui con irriverenza grandi modelli del passato, (La Venere di Urbino di Tiziano e la Maya desnuda di Goya), interessato a rappresentare il vero senza filtri morali. La tela fu considerata dai suoi contemporanei un insulto alla morale borghese e alla tradizione accademica. Manet, al posto del nudo idealizzato della Venere di Urbino, simbolo di femminilità e fedeltà domestica, raffigura l’immagine di una giovane prostituta che guarda negli occhi senza vergogna lo spettatore. Nell’Ottocento Olympia era un soprannome che veniva  frequentemente usato per le prostitute. Dal punto di vista simbolico l’orchidea rossa fra i capelli indica un segno di sensualità, il gattino nero rappresenta un simbolo erotico legato alla sessualità femminile ed infine il mazzo di fiori porto dalla serva nera sta ad indicare l’offerta di un cliente. L’evidente assenza di profondità spaziale deriva dallo studio delle stampe giapponesi. Il pittore abolisce volumi, chiaroscuro e sfumato, applicando i colori in modo piatto ed entro contorni ben definiti.

 Nel 1863, il nome di Manet diventa d‘improvvisa notorietà quando propone l’olio su telaLe Déjeuner sur l’herbe”, cm208x264cm, Parigi, museo d’Orsay.

Quest’opera rappresenta un’aperta sfida alla critica ufficiale e mostra la sua predilezione per i maestri del passato come Tiziano, Raffaello e Giorgione. L’opera suscita uno scandalo clamoroso, poiché è l’inusitato realismo della scena a suscitare sdegno. Non si tratta di un’ambientazione storica o mitologica, nelle quali il nudo sarebbe stato accettabile,  ma di un momento di vita quotidiana che fu definito di dubbia moralità e interpretato come un insulto alla morale borghese.

Il quadro raffigura una colazione all’aperto e l’ambiente in cui si svolge l’azione è un bosco, sulla riva della Senna nei pressi di Argenteuil (località non lontana da Parigi).

Il pittore rappresenta giovani che indossano abiti moderni, una giovane si bagna nel ruscello, un’altra donna nuda (la modella diciannovenne Victorine Meurent) che parla con due uomini sullo sfondo (Gustave Manet, fratello del pittore, e, in primo piano, lo scultore olandese Ferdinand Leenhoff, cognato dell’artista). Questo tipo di raffigurazione fu percepita come indecente e indegna di essere considerata arte.

L’opera desta scandalo ed è subito rifiutata dai giurati del Salon, ma viene accolta al Salon des Refusés (Salone dei Rifiutati), l’esposizione parallela disposta da Napoleone III per accogliere i quadri non accettati alla manifestazione principale.

Manet per questo dipinto si ispira a insigni modelli italiani del Cinquecento: il “Concerto Campestre” di Tiziano e un’acquaforte di Marcantoni Raimondi tratta da un disegno di Raffaello, “Il giudizio di Paride”, realizzato nella stanza della Segnatura in Vaticano.

Le forme e i volumi delle figure risultano non dalla linea del contorno ma dalla giustapposizione dei colori, soluzione per l’epoca assolutamente innovative. Risale al 1866, questo dipinto, olio su tela, di Manet dal titolo

Le Fifre“, ( Il pifferaio)”, cm160x98cm, Parigi, museo d’Orsay.

Il pifferaio fu rifiutato al Salon  del 1866 per il suo realismo giudicato di stampo troppo popolare. Nel 1865 Manet visita a Madrid il Museo del Prado, dove vede per la prima volta il ritratto del buffone di corte “Pablo de Valladolid” di Diego Velázquez, un’opera che lo colpisce profondamente e che rientrato a Parigi lo ispirerà per realizzare l’opera “Le Fifre”. Il dipinto raffigura un soldato ragazzino dell’esercito della Guardia imperiale colto nell’atto di suonare il piffero. I colori semplicemente giustapposti creano una resa quasi piatta della superficie cromatica.

Donna con pappagallo”, 1866, olio su tela, cm 185x132cm, New York, Metropolitan Museum.

L’esecuzione dell’imperatore Massimiliano”,1867, olio su tela, cm252x305cm.

Questo quadro ricalca il “Tre maggio 1808” del celebre pittore Francisco Goya che Manet aveva visto a Madrid nel 1865.

Il dipinto rappresenta la fucilazione dell’imperatore Massimiliano d’Austria avvenuta in Messico, a Querétaro, il 19 giugno 1867. Manet veste il drappello del plotone di esecuzione con uniformi non messicane, ma francesi, proprio per ribadire la terribile responsabilità che Napoleone III ha rivestito nella vicenda. Di questo stesso soggetto sono stati realizzati da Manet quattro versioni oggi custodite rispettivamente alla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen e alla National Gallery di Londra.

Tre persone presso una tavola imbandita”, 1868, olio su tela, cm x cm, Monaco, Neu Pinakothek.

Emile Zola”, 1868, olio su tela, cm145x114cm, Parigi, museo d’Orsay.

Nel dipinto è effigiato Émile Zola, giovane scrittore e critico d’arte amico di Cézanne, che riconosce pienamente il talento di Manet e ne difende le opere.  Come segno della sua gratitudine Manet decise di omaggiare Zola con questo ritratto. Lo scrittore è seduto al tavolino su cui si trovano i simboli del mestiere e tiene un libro aperto in mano, forse un libro che Manet consultava abitualmente, l’Histoire des peintres (Storia dei pittori) di Charles Blanc. Lo stretto legame tra il critico e l’artista è sottolineato dalle tre immagini incorniciate davanti a Zola, che rappresentano l’opera più celebre di Manet ”Olympia”, una stampa giapponese e un’incisione che riproduce  “Il trionfo di Bacco” del pittore spagnolo Diego Velázquez, riferimento all’arte spagnola molto apprezzata da Manet.

 Il balcone”, 1868-1869, olio su tela, cm169x125cm, Parigi, museo d’Orsay.

Manet passa l’estate del 1868 a Boulogne-sur-Mer, dove un giorno gli capita di vedere un gruppo di persone a un balcone, immagine che lo colpisce e gli ricorda le “Majas al balcone” di Francisco Goya. Al ritorno dipinge la scena ritraendo alcuni suoi amici sul terrazzo del proprio studio. La pittrice Berthe Morisot, una delle persone più intime del pittore, è ritratta seduta al centro del quadro. Lei indirizza Manet verso la pittura en plein air e spesso gli fa da modella. Il dipinto è presentato al Salon nel 1869 ma non riscuote successo a causa dei colori troppo brillanti, soprattutto il verde forte delle persiane e della ringhiera.

 Sulla spiaggia”, 1873, olio su tela, cm60x73,5cm, Parigi, museo d’Orsay.

La donna ritratta nel dipinto è la moglie di Manet, Suzanne, che è sulla spiaggia di Berck-sur-Mer insieme al fratello dell’artista Eugène, futuro sposo della pittrice Berthe Morisot.

Coppia in barca a vela”,1874, olio su tela, cm96x130cm, New York, Metropolitan Museum.

Questo  famoso dipinto di Manet è realizzato in una giornata di vacanza presso Argenteuil, sobborgo di campagna sulle rive della Senna frequentato dai suoi amici impressionisti: Claude Monet e Pierre-Auguste Renoir. L’uomo raffigurato nel dipinto è il fratello della moglie di Manet.

Claude Monet con la moglie nel suo studio galleggiante”, 1874, olio su tela, cm81x100cm, Monaco, Neu Pinakothek.

A partire dal 1874, (data dell’esposizione del gruppo impressionista presso lo studio del fotografo Nadar, a cui Manet non partecipa), le opere del pittore  furono caratterizzate da una pennellata veloce, vibrante, energica  e dalla luminosità della tavolozza, conseguenza della nuova passione per la pittura “en plain air”.

Argenteuil”, 1874, olio su tela, cm149x115cm, Tournai, Musée des Beaux-Arts.

Nell’estate del 1874 Manet si recò presso Argenteuil, cittadina situata sulla riva destra della Senna, dove possedeva un barcone, sorta di atelier acquatico dove riceveva gli amici e fonte di ispirazione per tanti quadri e autoritratti. In questo dipinto Manet ritrae un canottiere e una dama seduti sopra uno dei barconi della Senna. Essi sembrano costruiti solo di colore.

Stéphane Mallarmé”, 1876, olio su tela, cm27,5x36cm, Parigi, museo d’Orsay.

In questo quadro è effigiato il grande poeta Stéphane Mallarmé, ritratto da Manet  per ringraziare l’amico poeta per aver elogiato la sua arte scrivendo un articolo su una rivista britannica.

Nella serra” ( I coniugi Guillemet in giardino)”, 1879, olio su tela, cm115x150cm, Berlino, Alte Nationalgalerie.

L’Opera ritrae i coniugi Guillemet, titolari di un famoso atelier di moda affacciato sulla centrale rue Saint-Honoré a Parigi.

Coppia al Père Lathuille”, 1879, olio su tela, cm92x112cm, Tournai, Musée des Beaux-Arts.

Nel dipinto è ritratto un giovane che corteggia una ragazza presso il giardino del ristoranteChez le père Lathuille”. La coppia è osservata da un cameriere sullo sfondo che aspetta un loro comando che tarda ad arrivare, poiché le figure sembrano dalla posizione e dagli sguardi, intente in una intima, privata conversazione. Qui gli effetti vivi della luce tra le foglie sono, come sempre, un contorno di vita della scena umana che cattura l’attenzione del pittore.

Il bar delle Folies Bergère”,1881-1882, olio su tela, cm96x130 cm, Courtauld Institute of Art, Londra.

In questo quadro che fu dipinto un anno prima della sua morte, il pittore mostra una spiccata sensibilità per l’armonia cromatica. Riesce a catturare tutto il senso effimero della vita moderna parigina. Nel locale trasgressivo e alla moda di Parigi (noto come luogo di prostituzione), appoggiata al bancone, la giovane cameriera Suzon dallo sguardo enigmatico, comunica il proprio disagio esistenziale,  osserva malinconica e con occhi stanchi, distanti e privi di espressione il divertimento e il  trambusto dei clienti. Difronte a lei vi è un uomo elegantemente vestito: visibile nello specchio grazie a una raffinata angolazione dello sguardo pittorico. Nel 1883, le condizioni fisiche di Manet si aggravano a causa della malattia di cui è affetto: “atassia”, un grave disturbo nervoso del movimento. Il 20 aprile dello stesso anno gli viene amputata la gamba destra, attaccata dalla cancrena. Muore il 30 aprile.

di Mattia Fiore

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