Una finestra sull’arte: “Edgar Degas, impressionista degli interni”

Care lettrici e cari lettori, l’arte e la cultura non si fermano! L’augurio che questo 2021 ci porti una effettiva rinascita, un nuovo Umanesimo che ponga al centro l’uomo e l’Umanità intera. Bisogna dialogare per costruire ponti di fraternità e non barriere di divisione. Sperando di fare cosa gradita, oggi ho deciso di presentarvi una delle figure più importanti della cultura francese, il celebre pittore francese Edgar Degas ( 1834-1917).

Degas nacque a Parigi il 19 luglio del 1834, primogenito di Auguste Degas e di Célestine Musson, originaria di New Orleans. La versione esatta del cognome dell’artista era De Gas ma in seguito la famiglia adottò per precauzione il cognome Degas per sfuggire ai tumulti popolari rivolti contro la classe aristocratica alla quale appartenevano i De Gas.

Con il padre, banchiere, uomo di cultura e intenditore d’arte e di musica, visitò il Louvre e conobbe alcuni collezionisti di Parigi. La madre morì nel 1847, quando lui aveva appena compiuto tredici anni. Forse dal dolore provocato dalla prematura morte della madre gli deriverà il profondo odio-amore nei confronti del sesso femminile, che fu il grande interprete delle sue opere.

Dopo la laurea in giurisprudenza, Degas si dedicò interamente all’arte. Pur nutrendo un profondo rispetto per la tradizione consacrata dai grandi maestri del passato, attinse la propria aspirazione dalle scene vivaci della Parigi contemporanea.

Già dal 1853 Degas realizzò una serie di ritratti prendendo come modelli familiari, amici e sé stesso. Questo Autoritratto (1855, Parigi, Musée d’Orsay) dove l’artista si raffigura con uno sguardo interrogativo, sembra essere stato ripreso direttamente da una fotografia.

Nel 1853 studiò pittura con il pittore e illustratore francese Barrias che gli trasmise l’amore per la pittura di storia.

Poco dopo, nel 1854, si trasferì presso lo studio di Louis Lamothe, il quale a sua volta fu apprendista del grandissimo maestro Jean August Ingres. Qui Degas sviluppò l’amore per il pittore francese Ingres e per il disegno che lo accompagnerà per tutta la vita. Grazie al collezionista Leonard Valpinçon conobbe il celebre pittore Ingres. Più tardi passò all’ L’École des beaux-arts, tempio dell’arte ufficiale dell’epoca.

Il castello di Sant’Elmo a Napoli”, (1860 circa), Parigi, Bibliothèque Nationale.

Tra il 1856 e il 1859 si trasferì in Italia. Studiò i classici italiani come Botticelli e Raffaello e si avvicinò in modo particolare allo stile del Veronese e del Mantegna. Nel 1860 l’artista fece un breve soggiorno a Napoli. Il nonno paterno, esule a causa della Rivoluzione francese, con parte della famiglia, viveva a Napoli in a due salita Trinità Maggiore passi da piazza del Gesù e dal Monastero di Santa Chiara, in un palazzo di sua proprietà, oggi chiamato Palazzo Degas, ma all’epoca era noto come Palazzo Pignatelli di Monteleone.

Ritratto di Hilaire De Gas”, 1857, olio su tela, cm53x41cm, Musée d’Orsay, Parigi.

Durante il suo soggiorno a Napoli, Degas realizzò il ritratto del nonno paterno.

La Famiglia Bellelli”, ( 1858-1867), olio su tela, 200x250cm, Parigi, Musée d’Orsay.

Il dipinto raffigura gli zii dell’artista ritratti durate il soggiorno a Firenze e terminato nel 1867, dopo dieci anni di lavorazione. La famiglia Bellelli era composta dalla zia di Edgar Degas, Laurie de Gas, dal marito, il barone napoletano Gennaro Bellelli e dalle figlie Giovanna e Giulia di 7 e 10 anni. Il quadro coglie perfettamente l’atmosfera di tensione esistente tra i due coniugi , infelicemente sposati. La donna altera e distaccata, è incinta, ma vestita di abiti da lutto per la morte del padre, il cui ritratto è appeso alla parete alle sue spalle. Il marito siede isolato, sulla poltrona.

Nel 1858 Degas intraprese un viaggio verso Firenze, sostando a Viterbo, Orvieto, Perugia ed Assisi. A Firenze, così come era già accaduto a Roma, incontrò di nuovo il pittore francese Gustave Mureau, precursore del simbolismo e del surrealismo. Sempre a Firenze, frequentò i macchiaioli al caffè Michelangelo.

La figlia di Jefte”, (1859-1860), Parigi, Biblioteche Nationale.

Degas si confronta con un tema biblico, la storia di Jefte che in cambio della salvezza degli ebrei, aveva promesso di sacrificare la figlia.

Nel 1860 conobbe e diventò amico di Edouard Manet.

Giovani spartani”, (1860-1862), olio su tela nel 1860, misura109x155 cm. e Londra, National Gallery.

Per questo dipinto di carattere storico Degas sembra essersi ispirato al pittore Delacroix che rappresentò lo stesso tema. È interessante notare come le figure femminili con i loro gesti ritmati e armonici, preludano già alle ballerine protagoniste di numerosi dipinti successivi.

Interieur-Le viol”, (1868-1869), Philadelphia, Museum of Art.

I panni bianchi disseminati in giro e al centro il contrasto con il rosso fuoco della scatola e delle decorazioni del muro, tradiscono molto chiaramente un triste episodio: la violenza subita dalla donna (Le Viol-Lo stupro). L’uomo nero del dipinto emana un’ombra scura, inquietante e minacciosa. A sinistra del dipinto vediamo la fanciulla di profilo, a destra, all’altro lato del dipinto, il giovane che osserva la scena.

Nel 1870, scoppiata la guerra con la Prussia, Degas si arruolò in fanteria e al Salon espose “Madame Camus in rosso con Ventaglio”, 1870, Washington National Gallery. La donna effigiata nel quadro, moglie del dottor Camus, era un’eccellente musicista.

Il broncio”, 1869-1871, Olio su tela, misura32x46cm, New York, Metropolitan Museum.

In quest’opera Degas esprime uno stato d’animo che dona al dipinto naturalezza e familiarità. La scena è imperniata sul contrasto della figura china e imbronciata dell’uomo e il disinvolto atteggiamento della giovane donna appoggiata sulla sedia.

Degas esploro’ la vita parigina si rivolgeva a vari aspetti pubblici e privati, dalle corse dei cavalli, alle scene dei balletti e delle orchestre, alle cantanti di cabaret fino alle stiratrici e alle donne intente alla toilette.

Fantini davanti alle tribune”, (1866-1868), olio su tela, cm46x81cm, Parigi, Musée d’Orsay.

Non predilesse i paesaggi, tuttavia, l’artista francese affrontò anche scene immerse nella natura che rappresentavano prevalentemente ippodromi o campi di corse ippiche, che permisero a Degas di affrontare uno dei temi preferiti, quello dei cavalli. Spesso però queste composizioni erano ripensate a lungo da fotografie. Degas realizzò una serie di studi sulle sagome dei cavalli e dei cavalieri e sui loro eleganti movimenti. Nei quadri ispirati alle corse, Degas trascurava la gara vera e propria per concentrarsi sui momenti che precedevano la partenza.

L’orchestra dell’Opéra”, 1869, olio su tela, cm56×46cm, Parigi, Museo d’Orsay.

In questo stesso periodo Degas si avvicinò al gruppo di pittori che si riunivano al Café Guerbois, Monet Renoir, Pissarro e Cézanne.

Degas ritrae nel dipinto i musicisti che sono tutti suoi conoscenti, tra i quali spicca al centro l’amico carissimo suonatore di contrabbasso Désiré Dihau, musicista presso l’Opéra di Parigi e il giovane compositore Emmanuel Chabrier sul palco, disposti lungo una striscia scura e orizzontale che prende buona parte dell’opera. L’amico di Degas gli aveva commissionato il proprio ritratto e l’artista scelse di rappresentarlo in una composizione audace, in mezzo ai suoi colleghi musicisti. In alto è ritagliato il palcoscenico, dove si muovono le ballerine in tutù rosa e azzurri.

Classe di danza”, 1871, olio su tela, cm85x75cm, Metropolitan Museum of Art.

Il taglio che Degas impone al dipinto è di tipo fotografico.

Fu famoso come il pittore delle ballerine dell’Opera di Parigi che ritrasse durante le loro prove tra le pareti della scuola di danza o quando, trasformate dalle luci della ribalta, si esibivano sul palcoscenico.

Scuola di ballo dell’Opera in Rue Pelétier”, 1872, olio su tela, cm 32×46, Parigi, Musée d’Orsay.

In questo dipinto Degas si diletta a studiare i corpi delle fanciulle e usa accordi solari e luminosi con il giallo oro della stanza e i bianchi dei tulle delle ballerine.

Tali accordi sono rotti magnificamente in vari punti da fiocchi rossi, arancioni e neri, stretti ai fianchi delle fanciulle, e anche da un ventaglio rosso, semiaperto su una seggiola di legno chiaro.

Pur inserendosi nella tradizione neoclassica di Ingres, Degas si sentiva legato agli impressionisti per il fatto di voler fissare l’attimo e la vita moderna.

L’ufficio di Musson”,1873, olio su tela, cm74x92cm, Pau, Muséee des Beaux-Arts.

Il taglio fotografico in questo dipinto è esplicito. Degas ritrae lo zio, Monsieur Michel Musson in primo piano nell’ufficio dei coltivatori di cotone a New Orleans. Al centro della sala ritrae suo fratello René Degas seduto a leggere il giornale locale, mentre l’altro fratello, Achille Degas, si appoggia alla vetrata della parete a sinistra, con le gambe incrociate

Lezione di danza”, 1873-75,  cm85x75cm, Parigi, Jeu de Paume.

Con questa rappresentazione spontanea e realistica di una lezione di danza all’Opéra, Degas invece di rappresentare una famosa ballerina in costume mentre si esibisce nel suo ruolo favorito, ha preferito volgere la sua attenzione all’esercizio quotidiano delle giovani e spesso anonime rappresentanti del corpo di ballo. La tela raffigura un gruppo di ragazze partecipanti a un corso di ballo disposte a semicerchio intorno a un vecchio maestro, probabilmente alla fine degli esercizi, o durante una pausa, dal momento che nessuno sembra prestare attenzione all’insegnante.

Due ballerine in scena”, 1874, cm62x46cm, Londra, Courtauld Institute Galleries.

Le due giovani ballerine che si esibiscono alle luci della ribalta sono inquadrate dall’alto. Il taglio asimmetrico della composizione aggiunge un delicato tocco di precarietà alla ballerina in equilibrio sulle punte: l’ impressione di movimento laterale è accentuato dalle linee tracciate sul pavimento del palco, alle sue spalle.

Ballerina che fa il saluto”, (1876-1878), pastello nel 1878, cm58x42cm, Parigi, Musée d’Orsay.

Quest’opera risale al periodo in cui Degas inizia a sperimentare la tecnica del monotipo. Degas “inventa” negli anni 1870 la tecnica del monotipo che consiste nel ricoprire una lastra di vetro con inchiostro grasso, che viene poi eliminato con un panno o uno spazzolino nelle zone che devono risultare chiare nella composizione finale; il disegno viene così trasferito, tramite la stampa. Solo la prima copia, però, presenta dei buoni contrasti, da qui il nome di monotipo.

Nel 1876, presentò ventiquattro opere alla seconda esposizione impressionista.

L’assenzio”, 1876, olio su tela, cm92×68cm, Parigi, Musée d’Orsay.

Un’immagine che è quasi una malinconica istantanea con la volontà di denunciare una piaga della vita moderna, l’alcolismo.

La composizione del dipinto presenta una costruzione a zig-zag che parte dal basso verso l’alto per semplificare e sveltire la visione, fino a schematizzarla in modo che si concentri sulle due figure. Le due figure effigiate nel dipinto, imbambolate e con gli sguardi inebetiti, non sono figure prese per caso dalla realtà, ma sono messe lì, volutamente in posa. Si tratta dei personaggi noti nel mondo dello spettacolo e della cultura: l’attrice Ellen André che siede con lo sguardo vacuo davanti al suo bicchiere d’assenzio mentre il pittore e incisore Marcellin Desboutin segue con gli occhi arrossati dall’alcool il viavai della gente. Si trovano nella “Terrace” del caffè di moda, che proprio nel 1876 diventa il luogo di incontro dei giovani impressionisti.

Cantante del caffè concerto”, 1878, pastello e tempera su tela, cm53x41cm, Cambridge(Massachusetts), Fogg Art Museum.

Saranno i caffè, il mondo dello spettacolo, della musica e della danza ad affascinare l’artista per tutta la vita. Degas ritrae qui Alice Desgranges, moglie del pianista Theodore Ritter. Un bellissimo guanto nero sbarra la visione fino a diventare una specie di inserto pop su un fondo a strisce.

Gli effetti della luce sono comuni a Degas e agli impressionisti e per questi ultimi la pittura era caratterizzata da immediatezza della percezione e di variazioni cromatiche resi con rapidi tocchi di pittura, con macchie di colori che stemperavano contorni e forme. Per gli impressionisti, però, si trattava sempre di luci esterne (paesaggio dipinto en plain air), mentre Degas, da parte sua, amava gli ambienti chiusi.

Degas, probabilmente meglio di altri suoi colleghi impressionisti, non si fermava solo alla realtà ottica ma andava più nel profondo, per scorgere la realtà della vita quotidiana.

Piccola danzatrice di quattordici anni”, 1880, cera, tulle e raso con varie riproduzioni in bronzo, altezza 98cm, con tulle, Parigi Muséè d’Orsay.

Degas rinunciò alla riproduzione sulla superficie bidimensionale della tela ed affrontò la scultura utilizzando un materiale, la cera, che si presta molto meglio del bronzo a dare l’idea della carne. Forse l’artista era rimasto particolarmente colpito dalle cere di Madame Tussauds che aveva visto a Londra.

La statuetta raffigura la ballerina quattordicenne Marie Van Goethem, già ritratta da Degas nell’opera “La lezione di danza”. Lei sognava di diventare étoile e di esibirsi all’Opéra di Parigi ma la sua vita fu travolta da burrascose vicende che sfociarono nella prostituzione e nella solitudine.

Due stiratrici”, (1884-1886), olio su tela, cm76x81,5cm, Parigi Muséè d’Orsay.

L’artista eseguì molti disegni e molti quadri dedicati al mondo umile e faticoso delle lavandaie e stiratrici. Il suo repertorio si arricchì di questi temi.

Degas realizzò quattro varianti della stessa composizione raffigurante una donna che sbadiglia e un’altra che stira energicamente e questo dipinto esposto al Museo d’Orsay è la terza versione. La bottiglia che la donna tiene in mano non è vino ma serve a dare forma ai risvolti inamidati delle camicie degli eleganti clienti.

Le tub”,(1885-1886), Farmington(Connecticut), Hill-Stead Museum of Art.

Nudo grande visto di schiena”( 1886-1888)

Donna alla toeletta che si fa pettinare”, ( 1892-1895), cm 124x150cm, Londra, National Gallery.

Il colore acceso e la mancanza di particolari dettagliati sono caratteristici dell’ultima pittura di Degas. Con il peggioramento della vista, il suo stile venne facendosi sempre più fluido.

Donna in poltrona che si asciuga la nuca di schiena”, 1888-92, cm104x92cm, Londra, National Gallery.

Uno dei temi favoriti di Degas è quello delle donne intente a lavarsi e ad asciugarsi. L’inquadratura di spalle adottata nel pastello sottolinea l’intenzione di dare alla scena un effetto spontaneo. Nonostante questi nudi siano sempre parzialmente coperti dalle pieghe di un asciugamano, essi erano considerati osceni dai contemporanei.

L’artista dal 1886 a 1891 non espose più e accusò disturbi sempre più forti alla vista. Schivo ed introverso, difensore della propria privacy, Degas non ebbe nessuna relazione amorosa, preferendo di votare la propria esistenza alla pittura. Fu il disegnatore di maggiore talento della sua generazione.

Morì in solitudine il 27 settembre del 1917, a ottantatré anni e fu sepolto nel cimitero di Montmartre.

di Mattia Fiore

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