Una finestra sull’arte: Diego Velázquez: il faro del Seicento spagnolo

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Care lettrici e cari lettori,

oggi, sperando di farvi cosa gradita, ho deciso di condividere con voi l’arte del maggior pittore spagnolo dell’età barocca,  Diego Rodriguez de Silva y Velázquez, noto come Diego Velázquez (Siviglia 1599-Madrid 1660).

Velázquez fu uno degli artisti più rappresentativi dell’epoca barocca e un grande ritrattista. Fu il principale esponente della cultura artistica spagnola del Seicento e uno dei grandi protagonisti del naturalismo europeo. La sua pittura era affine a quella di Tiziano. Le sue figure acquistavano plasticità grazie a una colorazione delicata e ricca di sfumature.

Diego Velázquez incominciò a dipingere a dieci anni nella bottega di Francisco de Herrera il Vecchio, dal quale però rimase per breve tempo,  e poi entrò alla scuola di Francisco Pacheco, pittore accademico, dove si fermò dal 1610 al 1617. Velázquez studiò Tiziano, Van Dyck e Rubens con il quale fece la conoscenza durante il suo passaggio a Madrid come ambasciatore dei Paesi Bassi.

Nel 1617 Velázquez superò l’esame e fu accolto nella corporazione sivigliana dei pittori. L’anno seguente sposò Juana, la figlia sedicenne del pittore Pacheco. Nel 1623,  grazie alla propria bravura e al sodalizio con il vecchio maestro e al primo ministro, il conte duca Gaspar de Olivares, (che diventerà suo protettore), riesci’ a inserirsi nel mondo madrileno, diventando uno dei pittori più amati dal sovrano Filippo IV. Velázquez si dedicò principalmente alla ritrattistica, raffigurando soprattutto membri della casa reale di Spagna, come ad esempio il  “Ritratto di Filippo IV in corazza”, 1628, olio su tela, cm57x44cm, Madrid Museo del Prado.

Nel corso del XVII secolo la ritrattistica ufficiale dei sovrani e dei personaggi di alto rango è di fondamentale importanza come strumento del potere politico. La tela ritrae Filippo IV ancora molto giovane, nella sua bellezza esile e nobile. Filippo IV d’Asburgo, figlio di Filippo III e Margherita d’Austria, salì al trono di Spagna nel 1621, appena tredicenne. Fu re di Spagna e sovrano dei Paesi Bassi spagnoli  e del Portogallo. L’artista andaluso per più di trent’anni descrisse l’evoluzione fisica del re il quale fu così soddisfatto da nominarlo pintor del rey .

“Ritratto di Filippo IV, 1655-60, olio su tela, cm 69x56cm, Madrid Museo del Prado. Di questo ritratto esiste un’altra versione conservata alla National Gallery di Londra.

“Il principe Baltasar Carlos a cavallo”, 1635-36,olio su tela, cm207x173cm, Madrid, Museo del Prado. Nel dipinto è raffigurato il ritratto di Baltasar Carlos, il giovane erede al trono di Spagna che morì all’età di diciassette anni. L’espressione del volto appare malinconica. Il quadro fu realizzato per una  sovrapporta nel Salone dei Regni del Palazzo del Buen Retiro di Madrid obbligando chiunque vi passasse sotto a un gesto di omaggio nei suoi confronti.

Marianna d’Austria”, 1652, olio su tela, cm 231×131,  Madrid Museo del Prado.

Maria Anna o Marianna d’Asburgo, è stata un’arciduchessa d’Austria e regina consorte di suo zio Filippo IV di Spagna. Filippo IV decise di sposare sua nipote Maria Anna poiché la morte del giovane figlio Baltasar Carlos l’aveva lasciato senza erede e al contempo gli era morta per parto, all’età di 41 anni, anche la moglie Elisabetta di Borbone. Da questo secondo matrimonio di Filippo IV nacque Carlo, il futuro re di Spagna. Marianna d’Asburgo all’epoca aveva quattordici anni ed era precedentemente destinata a sposare Baltassar Carlos.

“L’Infanta Margherita”, 1635-1654, olio su tela, cm128,5x100cm, Vienna, Kunsthistoriches Museum.

Nel dipinto è effigiata l’infanta Margarita Teresa, figlia di Filippo IV e Marianna d’Austria; all’età di soli quindici anni, nel 1666, sposò il cugino l’imperatore Leopoldo I di Germania.

Velázquez eseguì alcune composizioni secondo la tecnica pittorica associata al genere molto di moda a Siviglia, definita col termine bodegòn : genere pittorico diffuso tra il XVI e XVII secolo in Europa di cui gli artisti avevano l’abitudine di ritrarre persone di umili condizioni in rappresentazioni pittoriche di scene di vita quotidiana caratterizzate da un accostamento di vivande a personaggi anonimi popolani, introdotti all’interno di un ambiente di un’osteria, in scene di festa ecc. Ecco tre esempi di naturalismo spagnolo, con scene di genere e nature morte, caratterizzato da un forte senso della realtà e dalla ricerca di contrasti cromatici: “La friggitrice”, “Cristo in casa di Marta e Maria”, “Venditore d’acqua”.

“La friggitrice”, 1618, olio su tela, cm 99x128cm,Edimburgo, National Gallery of Scotland.

È il primo dipinto datato e firmato. Il quadro fu dipinto a Siviglia quando Velázquez non aveva ancora compiuto i venti anni. In questa rappresentazione si celano significati allegorici. Il contrasto tra gioventù e vecchiaia simboleggia il tema della caducità della vita terrena, mentre l’uovo in mano alla donna è il simbolo della rigenerazione. Ecco l’altro dipinto che rientra in quel genere pittorico, molto famoso nella Spagna di quegli anni che, come abbiamo già accennato,  viene definito col termine bodegòn.

“Cristo in casa di Marta e Maria”, 1617, olio su tela, cm60x103,5cm, Londra, National Gallery.

La scena rappresentata con soggetti biblici, in alto a destra, si ipotizza che possa essere un dipinto appeso alla parete. Già in quest’opera si evidenzia quindi il gioco  di rimandi, di “dipinto nel dipinto”, che troveremo in modo più palese nel quadro “Las Meninas”.

“Venditore d’acqua”, 1619-22, Firenze Galleria degli Uffizi

Nella rappresentazione del realismo della scena si nota l’influenza caravaggesca mentre di derivazione fiamminga appare la cura dei particolari veristici. Di questo dipinto esistono altre due versioni, una delle quali conservata al Victoria and Albert Museum, Londra. All’età di vent’anni  Diego Velázquez eseguì l’opera “L’adorazione dei Magi quando frequentava ancora la bottega del suocero Francisco Pacheco. Questa rappresentazione è uno dei primi capolavori di Diego Velázquez.

“L’adorazione dei Magi, 1619, olio su tela, cm203x125cm, Madrid Museo del Prado.

Velázquez utilizza per questo dipinto i componenti della sua famiglia: sua moglie Juana nei panni di Maria, la piccola figlia Francisca nei panni del Bambino mentre il suocero presta il volto per Gaspare. Lo stesso Velázquez compare nei panni del re Baldassarre inginocchiato in primo piano.

L’artista andaluso intraprese due soggiorni in Italia, rispettivamente del 1629-30 e del 1649-50, per conto del re di Spagna Filippo IV con l’incarico di acquistare dipinti e statue antiche per l’Alcazar, oltre che mosso da un personale interesse per lo studio della pittura italiana. Raggiunse Genova, Milano e Venezia, poi Bologna, Loreto e infine Roma dove venne ospitato prima in Vaticano e poi a Villa Medici. Al suo rientro in patria passò per Napoli dove visitò il pittore spagnolo Jusepe de Ribera, attivo principalmente a Napoli e conosciuto col soprannome Spagnoletto.

Nel corso del soggiorno romano, Velázquez, nel 1630, dipinse “La fucina di Vulcano”, 1630, olio su tela, cm223x290cm, Madrid Museo del Prado.

Velázquez non rinunciò a introdurre la sua vivissima curiosità per il vero e il naturale, che a Roma si rafforzò alla vista delle tele di Caravaggio e dei suoi seguaci. La scena raffigura l’ingresso di Apollo nella fucina di Vulcano, a cui il giovane dio rivela il tradimento della moglie Venere con Marte; la notizia coglie di sorpresa anche i garzoni di Vulcano, intenti proprio a fabbricare le armi per il dio della guerra. Nel racconto mitologico gli aiutanti di Vulcano sono i ciclopi, giganti con un occhio solo. In questo caso Velázquez dipinge normali garzoni di una fonderia che per la loro posa ricordano numerosi modelli di statuaria eroica.

Il capo di Apollo è incorniciato da un’aureola di raggi (iconografia del sole) e da una corona di alloro intorno al capo che è un suo attributo consacrato al dio dopo che la ninfa Dafne fu trasformata in tale pianta per sfuggire al suo amore. Per commemorare l’avvenuta riconquista di Breda, in Fiandra, da parte dell’esercito spagnolo nel 1625, Velázquez concepì  il dipinto “La resa di Breda” che fu la più celebre delle tele di soggetto storico per la grande sala del Buen Ritiro a Madrid.

“La resa di Breda”, 1635, olio su tela, cm307x367cm, Madrid Museo del Prado.

In questo dipinto epico Velázquez celebra la gloria militare spagnola, attraverso il ricordo della resa della fortezza di Breda nelle Fiandre, avvenuta dieci anni prima. Ogni personaggio è descritto con grande vigore e individualità psicologica.

Le chiavi della città vengono consegnate dal governatore olandese Giustino di Nassau al generale Ambrogio Spinola, un genovese al servizio della Corona spagnola, in un atto che enfatizza il concetto della pacificazione. Il generale Ambrogio Spinola con gesto cavalleresco impedisce a Giustino di Nassau di inginocchiarsi.

Le truppe dei due eserciti fraternizzano formando un circolo intorno ai due protagonisti. La porzione del dipinto, in alto a sinistra, è occupata per intero dalle lance ritte dei soldati spagnoli vittoriosi, sollevate simbolicamente a proteggere la città. Per la presenza di questo motivo il quadro porta anche il nome di “Las lanzas”(Le lance)

 “Il trionfo di Bacco, meglio conosciuto come “Los Borrachos”( I bevitori), 1628-1629, olio su tela, cm165x225 cm, Madrid Museo del Prado. Un efebico Bacco, seduto su una botte,  appare circondato da popolani allegri per effetto del vino. Evidente è il riferimento ai modelli delle tele di Caravaggio.

Come ogni artista spagnolo, Velázquez si dedicò ampiamente alla realizzazione di soggetti religiosi come quest’opera di grande impatto caravaggesco: “Crocifisso”, 1632, olio su tela, cm248x169cm, Madrid Museo del Prado.

Marte”, 1640, olio su tela, cm 179x95cm, Madrid Museo del Prado.

In questo dipinto Velázquez ritrae Marte, l’antico  dio della guerra seminudo, pensoso, malinconico, seduto su un ampio drappo rosso. Alcuni studiosi suggeriscono l’ipotesi che Marte sia rappresentato nell’atto di riflettere tristemente sulla fine, improvvisa della sua relazione con Venere, dea della Bellezza e sposa di Vulcano.

 La grande sensibilità e la spiccata dote di ritrattistica di Velázquez, caratteristiche grazie alle quali egli riesce ad analizzare l’animo umano fin nel profondo, affiora nel dipinto “Juan de Pareja”, 1650, olio su tela , cm81,3×69,8cm, Metropolitan Museum, New York.

Il dipinto ritrae il mulatto Juan de Pareja, che all’epoca era allievo di Diego Velázquez. L’uomo, un sivigliano di origini moresche, è raffigurato dal maestro spagnolo in una posa classica. Gli occhi profondi e severi disegnano un’espressione orgogliosa, perfettamente intonata con la postura elegante e gli abiti che indossa. La figura robusta, dalle labbra carnose e dallo sguardo penetrante si staglia sullo sfondo. La gamma cromatica è estremamente ristretta e si basa su un accordo dei toni di grigio e del bruno, su cui spicca il bianco del largo colletto ricamato. L’opera fu eseguita nel corso del secondo soggiorno italiano del pittore, che durò due anni dal 1649 al 1651. Appena terminato, il quadro fu esposto al pubblico nel Pantheon. Durante questo soggiorno Velázquez venne nominato accademico di S. Luca, grande onore questo per uno straniero. Il pittore andaluso eseguì a Roma “Venere allo specchio” e il ritratto di Giovanni Battista Pamphilj, papa col nome di Innocenzo X.

Papa Innocenzo X Pamphilj”, 1650, olio su tela, cm140x120cm, Roma Galleria Doria Pamphilj.

Il dipinto è uno dei più alti esempi di ritrattistica di epoca barocca, ispirato ai capolavori del rinascimento veneziano con particolare riferimento al ritratto di Papa Paolo III e i nipoti di Tiziano. La grandiosità di Velázquez viene espressa nell’abilità di riuscire a rendere la dimensione psicologica del Pontefice.

Nel 1651, Velázquez dipinse “Venere allo specchio”, una delle opere maggiormente legate alle esperienze italiane e che risentiva di influssi veneziani, come si può notare dalla posa del nudo.

“Venere allo specchio”, olio su tela, cm122,5x175cm, Londra, National Gallery.

Il tema del nudo femminile, rarissimo nella pittura spagnola poiché nella cattolica Spagna i pittori venivano dissuasi dal dedicarsi al soggetto del nudo, è stato trattato dall’artista andaluso almeno in quattro occasioni, sebbene questo dipinto sia l’unico giunto sino a noi. Il motivo dell’opera trova origine nella pittura veneziana, particolarmente quella di Tiziano.

Il volto della Venere vista di schiena si riflette in uno specchio sorretto da Cupido. Lo specchio simboleggia la vanitas, è una metafora del passare del tempo e della bellezza. Si è notato che il riflesso risulta incongruo rispetto alla distanza tra la sua superficie e il volto della donna. Con questo espediente, l’artista crea un rapporto tra Venere e lo spettatore a cui la donna sembra rivolgere lo sguardo.

Proprio nei suoi ultimi anni l’artista andaluso eseguì “Las Meninas”, 1656, olio su tela, cm318x276cm, Madrid Museo del Prado.

“Las Meninas” è il quadro più famoso di Velázquez del museo del Prado e può essere considerato il capolavoro di tutta la storia della pittura europea. Quando il famoso pittore barocco, napoletano, Luca Giordano vide questo dipinto esclamò “Questa è teologia della pittura”. E ancora ”Così come la teologia racchiude in sé tutte le scienze, questo quadro racchiude tutte le possibilità della pittura”.

Il momento raffigurato è quello in cui gli astanti si accorgono dell’entrata dei sovrani, verso i quali rivolgono lo sguardo. Con questo artificio, l’artista trasforma l’osservatore in partecipante alla scena.

In questo dipinto l’artista andaluso intese nobilitare anche sé stesso, includendosi nella scena accanto ai sovrani che si riflettono nello specchio sulla parete di fondo. Si scorge Velázquez in piedi col pennello e tavolozza, davanti a un grande quadro. Pare in procinto di ritrarre lo spettatore.

La figura centrale e l’Infanta Margherita con i suoi capelli dorati, (figlia maggiore della seconda moglie del re, Maria Anna d’Austria), circondata dalle dame di corte, da una governante, da una sorvegliante, un nano, dalla nana Maribarbola e un cane in primo piano, stuzzicato col piede da Nicolas di Pertusato.

Sulle scale in fondo, compare il cortigiano José Nieto Velázquez, primo capo arazziere della regina e maresciallo di palazzo (un gioco di illusioni, di immagini che si rincorrono). L’artista propone il tema del quadro nel quadro. 

Nello specchio appeso alla parete di fronte si riflettono le figure del re Filippo IV e di sua moglie Marianna d’Austria, dando l’impressione che i reali partecipino e osservino la scena, siano al tempo stesso spettatori e protagonisti della scena.

I ritratti dei buffoni di corte formano un nucleo importante nella produzione ritrattistica del pittore andaluso, e saranno molto ammirati da Goya e Manet.

“Il buffone Sebastian de Morra”, 1644, olio su tela, cm106x81cm, Madrid Museo del Prado.

Uno dei suoi ultimi capolavori fu il dipinto de “Le filatrici”, opera realizzata pochi anni prima della scomparsa dell’artista. Il dipinto coglie una scena di lavoro nella fabbrica reale di arazzi.

“Le filatrici”, 1657, olio su tela, cm220x289cm, Madrid Museo del Prado.

Questa magnifica opera di Velázquez è la rappresentazione del mito di Aracne, tema mitologico, tratto dalle Metamorfosi di Ovidio che viene illustrato nell’arazzo sul fondo di un laboratorio di tessitura: Minerva, dea della filatura, sta per trasformare in ragno Aracne, famosa per la sua abilità al telaio, per aver osato sfidare la dea nell’arte della tessitura di una tela con il ratto di Europa.

La decorazione dell’arazzo si ispira a una tela di Tiziano e rappresenta un omaggio al grande pittore veneto. La morte lo colse il 7 agosto 1660. Due secoli più tardi, uno dei padri fondatori del movimento impressionista francese, Edouard Manet, in visita al Museo del Prado, luogo che racchiude più di ogni altro i capolavori del maestro andaluso, definì il pittore Diego Velázquez  in una lettera spedita all’amico Henri Fantin-Latour, come “Il Pittore dei Pittori”.

N.B. Le foto sono state attinte da internet a scopo puramente didattico-illustrativo.

 

di Mattia Fiore

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