Una finestra sull’arte: alla scoperta dei caravaggeschi che operarono a Napoli

Cari Lettori,
dopo la pubblicazione dell’articolo “Alla scoperta di Caravaggio a Napoli” vorrei condividere con voi gli artisti che operarono a Napoli e che seguirono la strada aperta da Caravaggio, subendo il fascino della sua arte e realizzando opere eccezionali che potrete ammirare durante una vostra visita nel capoluogo partenopeo. A tale proposito desidero sottoporre alla vostra attenzione un itinerario pittorico dei caravaggeschi che lavorarono a Napoli.

Allo stesso tempo vi annuncio che con la prossima pubblicazione su “Magazine Informare” vi esporrò l’analisi e la descrizione di alcune opere degli stessi artisti.

Una finestra sull’arte: “Alla scoperta dei caravaggeschi che operarono a Napoli“ 

Col termine “Caravaggeschi” vengono chiamati quegli artisti del periodo barocco (XVII secolo), che furono influenzati dalla personalità di Caravaggio e ne seguirono lo stile, ispirandosi alla sua pittura. Benché non si possa parlare di una scuola del Caravaggio, molti furono quelli che imitarono la sua maniera. L’efficacia delle immagini caravaggesche assicura a Caravaggio un forte influsso sulla pittura del suo tempo.

Tra i pittori locali che aderirono con maggiore convinzione alla nuova visione artistica si ricordano: Carlo Sellitto, Filippo Vitale, Battistello Caracciolo, Massimo Stanzione, Bernardo Cavallino; tra gli immigrati il calabrese Mattia Preti che fu caravaggesco nei dipinti giovanili prima di convertirsi al barocco nelle opere tarde, la fiorentina Artemisia Gentileschi che di Napoli fece la sua seconda patria, e lo spagnolo italianizzato Jusepe de Ribera.

Sulla cultura caravaggesca si innestò, con esiti particolarmente felici, il filone classicista diffuso dalle opere dei maggiori pittori bolognesi. Guido Reni, il Domenichino e il Lanfranco soggiornarono infatti in tempi diversi, nella città partenopea e qui furono coinvolti in alcuni importanti commissioni.

Domenichino (Domenico Zampieri, Bologna, 21 ottobre 1581-Napoli, 6 aprile 1641) dipinse “Angelo custode” conservato nel Museo nazionale di Capodimonte, Napoli  mentre nel 1630 dipinse gli affreschi della cappella del Tesoro di san Gennaro.

Itinerario pittorico dei caravaggeschi a Napoli 

  • Carlo Sellitto, autore sia delle “Storie di San Pietro” nella Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi  sia del dipinto “Santa Cecilia” nel Museo di Capodimonte di Napoli. Sellitto spicca tra i caravaggeschi della prima ora, insieme a Filippo Vitale e Battistello Caracciolo.

Carlo Sellitto ( Napoli 1581-1614)

“Santa Cecilia” ( olio su tela ,cm 245x 184 cm , Museo nazionale di Capodimonte ,Napoli.)

 

 

 

 

Filippo Vitale è l’autore del “Sacrificio di Isacco”, dipinto olio su tela, databile tra il 1615 e il 1620, Museo nazionale di Capodimonte di Napoli. 

La composizione è intensamente naturalistica e strettamente legata alla lezione di Caravaggio per i forti contrasti chiaroscurali, il lucido luminismo, il realismo dei particolari anatomici e il muto e intenso colloquio di Abramo con l’angelo .

Filippo Vitale (Napoli 1585-1650)  

“Sacrificio di Isacco”(olio su tela, cm 130×200 cm, 

Museo nazionale di Capodimonte, Napoli)  

 

Giovan Battista Caracciolo, detto Battistello, pur recependo le novità formali ed espressive di Caravaggio, le rielaborerà in una visione più astratta, attraverso forme che elegantemente emergono dall’oscurità dei fondi. Nei suoi dipinti le figure emergono dalle tenebre per effetto di una luce che ne fissa l’evidenza naturalistica. Squarci luminosi caratterizzano le opere dell’artista, non di rado incupite da un’impronta di austero rigorismo religioso. 

Battistello è autore della “Immacolata Concezione con san Domenico e san Francesco di Paola” conservata nella chiesa di S. Maria della Stella (Napoli) e della “Crocifissione”, dell’ “Ecce Homo”, del “Cristo alla colonna”, “Compianto sul corpo di Abele”, ”Venere e Adone”, “Miracolo di Sant’Antonio da Padova” “Fuga in Egitto”, tutti conservati nel Museo nazionale di Capodimonte, Napoli. La Chiesa di San Giorgio ai Genovesi custodisce il “Sant’Antonio resuscita un morto” .

Anche la Chiesa della Pietà dei Turchini ospita dipinti di Battistello: la “Trinitas Terrestris” e una sua notevole opera, la “Sacra Famiglia”, con un chiaro richiamo alle “Sette opere di Misericordia” del Merisi. Inoltre, è possibile ammirare, presso la Quadreria dei Girolamini le seguenti opere: “Il battesimo di Cristo”, “Cristo portacroce” e il “Martirio di San Bartolomeo”.
Altre opere importanti sono esposte presso i seguenti siti della città di Napoli:
-Basilica del Gesù VecchioNapoli: “San Luigi Gonzaga in Gloria”
Certosa di San Martino ,Napoli: “Lavanda dei piedi”(1622) e “Adorazione dei Magi” (1626),Decollazione di San Gennaro” e “Martirio di San Gennaro”.
Museo civico Gaetano Filangieri , Napoli: San Giovannino
Chiesa di Santa Maria di PortosalvoNapoli: “Gloria della Vergine”
Palazzo RealeNapoli: “Storie di Consalvo di Córdoba, ciclo di affrescho
-Museo nazionale di San Martino, Napoli : “San Gennaro nell’anfiteatro” e “ Gesù Portacroce verso il Calvario” 

Giovanni Battista Caracciolo detto Battistello (Napoli 1578 – Napoli 1635)       

                             

“La liberazione di San Pietro” 

(1615 olio su tela , cm 310 x 207 cm, Pio Monte della Misericordia, Napoli)                       

 

“Cristo alla colonna” (databile  poco dopo il 1630, olio su tela, 

cm 130×80 cm, Museo nazionale di Capodimonte, Napoli) 

 

 

 

 

 

Jusepe de Ribera, detto lo Spagnoletto, di origine valenciana, ma napoletano per scelta di vita, ci stupisce con la sua pittura da cui traspaiono calde tonalità, la sontuosa larghezza compositiva. Trasferitosi definitivamente a Napoli nel 1616 dopo aver soggiornato a Roma, Padova e Parma, sulla scorta della lezione di Caravaggio intese il dato reale in termini di cruda fisicità.

Straordinario interprete del naturalismo caravaggesco, Ribera affrontò la rappresentazione di immagini sacre e profane, penetrando nei suoi personaggi attraverso una materia pittorica densa e spessa che gli consente di suggerire le epidermidi dure e rugose dei vecchi, il cuoio dei libri sacri, la consistenza delle pergamene, la pesante e ruvida stoffa dei sai. La resa pittorica è spietata ai limiti della brutalità. Il pittore riuscì a cogliere gli aspetti contingenti e quotidiani, le passioni elementari, il disfacimento fisico provocato dalla vecchiaia, la crudeltà delle violenze dei martiri, traendo da queste tematiche lo spunto per un’accorata meditazione spirituale Adottando una luce caravaggesca e una pennellata densa e corposa. Ribera giunse a uno stile lontano da ogni idealismo formale e sperimenta drammatici effetti di luce radente. 

Emblematiche sono le opere esposte al Museo di Capodimonte, Napoli: “Maddalena in meditazione”, “Eterno Padre”, “San Gerolamo e l’Angelo del giudizio”, ”Sileno ebbro”, “Apollo e Marsia”, “San Girolamo e l’Angelo del Giudizio” e  “Trinitas terrestris e Santi”.  Nella Chiesa del Gesù Nuovo ,Napoli è presente il dipinto “Sant’Ignazio in gloria e l’approvazione della regola” Presso la Quadreria dei Girolamini ,Napoli sono presenti le opere “Cristo legato”, “San Paolo”, ”San Giacomo Maggiore”, “San Pietro” e “Sant’Andrea  Maggiore”. Il Museo nazionale di San Martino, Napoli conserva il “San Girolamo (1638-1651)” mentre la Certosa di San Martino, Napoli conserva la “Comunione degli apostoli “(1651) e “Profeti e Patriarchi”.

Jusepe de Ribera (Jativa, Valencia 1591- Napoli 1652)

“San Gerolamo e l’angelo del Giudizio”(1626, olio su tela,cm262x164cm, 

Museo nazionale di Capodimonte, Napoli)

 

 

 

 

Artemisia Gentileschi , autrice dell’ “Annunciazione” e la “Giuditta e Oloferne ”, entrambi al Museo nazionale di Capodimonte ,Napoli.

Figlia dell’artista pisano Orazio Gentileschi e da lui indirizzata giovanissima alla pittura, Artemisia visse per qualche tempo a Firenze, dopo essersi allontanata da Roma con il padre intorno al 1621 in seguito allo scandalo provocato dal processo contro il pittore Agostino Tassi, accusato di averle usato violenza. Verso il 1631 si trasferì a Napoli, dove soggiornò a lungo influenzando in modo determinante l’ambiente locale. Artemisia Gentileschi seppe inserirsi nell’ambiente napoletano quasi naturalmente, fondendo il suo raffinato mondo cromatico con la pittura naturalistica di stampo caravaggesco.

Artemisia Gentileschi (Roma 1593- Napoli 1653)

“Giuditta e Oloferne”( 1612-1613, olio su tela, cm159x126cm, Museo nazionale di Capodimonte, Napoli)

 

 

 

 

 

Bernardo Cavallino, altro illustre esponente del caravaggismo nella città partenopea, autore del “San Pietro liberato dal carcere” e dell’ “Incredulità di San Tommaso”, entrambi presso il Pio Monte della Misericordia, Napoli,  mentre presso il Museo nazionale di Capodimonte, Napoli sono esposte le tele relative a “Sant’Antonio da Padova”, ”Il martirio di san Bartolomeo”, ”Santa Cecilia in estasi”, ”Il ritorno del figliuol prodigo” e “ La cantatrice”. Un posto importante nell’ambiente napoletano fu occupato da Bernardo Cavallino, personalità solo da poco recuperata dalla critica, di cui si conoscono esclusivamente dipinti di piccolo formato per lo più di destinazione privata. Dalla complessa cultura locale il Cavallino ricavò una pittura fatta di preziosi accordi di toni sommessi e vellutati, su cui la luce scivola o si impregna esaltando le sfumature più sensibili e delicate. Su questa tavolozza raffinata l’artista impostò una trasposizione dei soggetti biblici, mitologici e cavallereschi con tono favolistico e sensuale, in cui è bandito ogni effetto di drammaticità e violenza.

Bernardo Cavallino (Napoli 1616 – Napoli 1656)

Santa Lucia in estasi ( 1645 olio su tela, cm183x129cm, 

Museo nazionale di Capodimonte, Napoli )

 

 

Massimo Stanzione: la fase di fusione tra l’ortodosso naturalismo caravaggesco e il naturalismo riformato e classicheggiante è rappresentata dall’attività del pittore Massimo Stanzione soprannominato il “Guido Reni napoletano”. Sensibile ai modi pittorici di Artemisia Gentileschi , egli diede vita a un linguaggio sapiente e poetico. Massimo Stanzione fu autore dell’opera “Sant’Agnese”, conservata presso il Pio Monte della Misericordia, Napoli, mentre la stupenda tela “Nozze di Cana” si trova presso la Pinacoteca dei Girolamini, Napoli. Inoltre, nella Quadreria dei Girolamini ,Napoli, sono presenti due opere: “Testa di santa“ e “Cena ad Emmaus”.
Presso la Certosa di San Martino, Napoli, sono conservate le seguenti opere:
-“Ultima cena” (1639)
-“Pietà” del 1638
-“Ecce Homo “del 1644
-“Adorazione dei Pastori”

I dipinti che decorano le pareti interne della Certosa di San Martino e datati 1633-1637 e precisamente: “San Bruno dà la regola ai suoi seguaci”, “Il Conte Ruggiero davanti a San Bruno” e “l’Apparizione della Vergine e di san Pietro ai certosini di Grenoble”; allo stesso pittore napoletano si devono inoltre gli affreschi della volta coevi ai dipinti : “San Bruno portato in cielo dagli angeli”, “l’Assedio di Capua da parte del conte Ruggiero” e “la Guarigione dei malati alla fonte miracolosa”

Massimo Stanzione (Orta di Atella1585 – Napoli 1656) 

“Sant’Agata in carcere”(1635-1640, olio su tela, cm 231×180 cm, 

Museo nazionale di Capodimonte, Napoli)

 

 

Francesco Fracanzano, pittore di origine pugliese, trasferitosi a Napoli nel 1622 ed entrato nella bottega del Ribera, fu successivamente maestro di Salvator Rosa. Francesco Fracanzano è l’autore del “San Benedetto”  conservato nella Chiesa di San Gregorio Armeno e del “ Trionfo di Bacco “ e “Interno di cucina” conservati nel Museo nazionale di Capodimonte, Napoli.

Francesco Fracanzano ( Monopoli 1612-Napoli 1656)

“Trionfo di Bacco” (olio su tela, cm 230 x 314cm, Museo nazionale di Capodimonte, Napoli)

 

 

Mattia Preti, detto anche il Cavalier Calabrese, fu presente a Napoli dal 1653 e dominò, per circa un decennio la scena artistica napoletana contribuendo all’affermazione della pittura barocca. Pittore assai prolifico, seppe curare relazioni sociali e legarsi a committenti illustri, ottenendo l’ambito titolo di Cavaliere dell’Ordine di Malta. Preti giunse a Napoli con un bagaglio culturale assai vasto e con la consapevolezza che collocare le figure in una tela adoperando un punto di vista ribassato consentiva effetti ottici di sorprendente spazialità. Scampato alla peste del 1656, che provocò la morte di un’intera generazione di artisti, riceve l’incarico di realizzare una serie di ex voto ad affresco sulle porte della città di Napoli. Nel 1661 si traferisce a Malta, dove resterà fino alla morte. 

Le sue opere, “Ritorno del figliol prodigo”, ”Convito di Assalonne”, “San Sebastiano”, ”Bozzetti per gli affreschi votivi per la peste del 1656”, sono conservate nel Museo nazionale di Capodimonte, Napoli. Presso la chiesa napoletana di San Pietro a Maiella sono invece conservati una serie di dieci tele con episodi della vita di San Pietro Celestino( Papa celestino V) e santa Caterina d’Alessandria eseguiti da Mattia Preti nel corso della metà del Seicento. In questo straordinario ciclo di tele per il soffitto della chiesa napoletana di San Pietro a Maiella emerge un mondo cromatico ancora dominato dalla formazione caravaggesca, ma con una resa dello spazio scenograficamente ampliata

Mattia Preti (Taverna 1613-La Valletta, Malta 1699) 

“San Sebastiano” (1653 -1656, olio su tela, cm 240 x 169cm, Museo nazionale di Capodimonte, Napoli)

 

 

 

Luca Giordano: sono presenti nel Museo nazionale di Capodimonte ,Napoli un nutrito gruppo di tele di Luca Giordano, che documenta anche la grande fama del pittore napoletano, straordinaria figura di artista che dominò, nella seconda metà del Seicento, la scena non solo locale.

Le opere sono: “Apollo e Marsia”, ”Lucrezia e Tarquinio”, “Venere dormiente con cupido”, “Polifemo e Galatea”, “Estasi di san Nicola da Tolentino”, “Elemosina di san Tommaso”, “Madonna del Baldacchino”, “Madonna del Rosario”, ”La Sacra Famiglia ha la visione dei simboli della passione”. Nella certosa di San martino, Napoli, la scodella centrale della volta è affrescata da Luca Giordano nel 1704 circa con il “Trionfo di Giuditta” mentre ai quattro lati con eroine del Vecchio Testamento: Termutide, Debora, Seile e Giaele. Sempre dello stesso artista sono inoltre gli affreschi: “l’Adorazione del serpente di bronzo”,  la “Caduta della Manna e Mosè che divide le acque ”, la “Fornace di Nabucodonosor”, “Abramo e Isacco che salgono il Monte” e il “Sacrificio di Aronne”.

Luca Giordano (Napoli 1634- Napoli 1705)  

“Polifemo e Galatea” (1670, olio su tela, cm 127×250 cm, Museo nazionale di Capodimonte, Napoli)

 

Guido Reni è l’autore di “Fuga in Egitto” che si può ammirare presso la Quadreria dei Girolamini, Napoli, mentre “Atalanta e Ippomene” e “Le Quattro stagioni” sono conservate nel Museo nazionale di Capodimonte, Napoli.  La certosa di San Martino, Napoli  conserva la “Natività“ del 1642.

Guido Reni (Bologna 1575 -1642)

“Atalanta e Ippomene” ( 1620-1625, olio su tela, cm 192 x 264 cm, Museo nazionale di Capodimonte, Napoli)

Giovanni Lanfranco: “La Maddalena assunta in cielo”, ”Gesù’ servito dagli angeli”, ”Madonna con il Bambino e i santi Carlo Borromeo e Bartolomeo”, ”La Vergine con il Bambino e le sante Maria Egiziaca e Margherita” conservati nel Museo nazionale di Capodimonte, Napoli. Nella Certosa di San Martino, Napoli sono collocati la “Crocifissione”, eseguita tra il 1638 e il 1640. La volta della navata è arricchita da uno ciclo pittorico che maschera le strutture a crociera della copertura; gli affreschi furono compiuti tra il 1636 e il 1639. Nel 1633 si recò a Napoli, dove dipinse la cupola del Gesù Nuovo e quella del Tesoro  di San Gennaro. La lunga permanenza del Lanfranco, dal 1634 al 1647,fu invece segnata da successi e incarichi prestigiosi; le sue opere esercitarono un forte ascendente non tanto sui suoi contemporanei, quanto su artisti quali Luca Giordano e Mattia Preti. 

Giovanni Lanfranco ( Terenzo 1582-Roma 1647)

“La Maddalena assunta in cielo”( 1616-1617, olio su tela, cm 109 x 78 cm,Museo nazionale di Capodimonte, Napoli)

 

 

 

 

 

 

di Mattia Fiore

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