Una finestra sull’arte: Albrecht Dürer (prima parte)

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Care lettrici e cari lettori, oggi, col piacere e la bellezza della condivisione, ho deciso di presentarvi uno dei maggiori esponenti del rinascimento nordeuropeo, Albrecht Dürer (Norimberga 1471 – 1528), definito “ il primo artista moderno a nord delle Alpi”. Egli fu il più grande pittore e incisore tedesco del Rinascimento, autore di meravigliosi dipinti e magnifiche incisioni.

 Desidero inoltre informarvi che, vista la lunghezza, l’articolo è stato diviso in “tre parti” e pertanto le pubblicazioni della “Seconda” e “della Terza Parte” seguiranno nei prossimi giorni.

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Albrecht Dürer, nacque il 21maggio 1471 a Norimberga, nella Germania meridionale, terzo dei diciotto figli che il padre, orafo di origine ungherese ebbe dalla moglie Barbara Holper, figlia del suo maestro di bottega. Autoritratto a tredici anni”, 1484, punta d’argento su carta, cm27,5×19,6cm, Albertina, Vienna.

Da bambino frequentò una locale scuola di latino che poi lasciò per dedicarsi all’apprendimento del mestiere di orafo nella bottega paterna.

Quantunque egli sapesse volgere quel lavoro alla perfezione, il suo cuore lo spingeva alla pittura e fu così che nel 1486, a quindici anni, convinse il padre ad entrare come apprendista nella bottega di Michael Wolgemut, pittore di Norimberga legato ai modi tardomedievali.

 Nel 1490, dopo tre anni di tirocinio, iniziò  i viaggi di studio di città in città,   visitando gran parte delle terre tedesche. Autoritratto con fiori d’eringio”, 1493, olio su pergamena trasportato su tela, cm57x45cm, Louvre, Parigi.

Unica opera del giovane artista tedesco in Francia, è il primo degli autoritratti dipinti da  Dürer. Il dipinto venne probabilmente eseguito in occasione del fidanzamento di Albrecht Dürer con la figlia di un calderaio locale, Agnes Frey, la giovane che sposò nel 1494 e che sara’ la destinataria del dipinto.

Egli vi appare con un’espressione seria sul volto ventiduenne, mentre tiene tra le dita un fiore di cardo, simbolo di fedeltà coniugale e della fortuna, ma anche come metafora della Passione di Cristo.

La scritta sulla sommità del dipinto, che recita “Le cose mi andranno come ordinato dall’alto”, potrebbe avvalorare entrambe le interpretazioni.

In questo dipinto, il giovane ci appare di grande bellezza, vestito con abiti eleganti e raffinati, fiero dei lunghi boccoli biondi e ancor più fiero della propria abilità pittorica, rilevando così una personalità già sicura e consapevole di sé, come uomo e come pittore.

Ritratto di Albrecht Dürer il Vecchio (ritratto del padre)”, 1490, olio su tavola, cm47,5×39,5cm, Uffizi, Firenze.

Il ritratto, opera eseguita a diciannove anni, mostra il padre dell’artista nell’atto di dire il rosario durante un momento di assorta meditazione; egli era infatti un uomo profondamente religioso.

Questo è il primo dipinto autografo del grandissimo artista di Norimberga. Da questo dipinto emerge il desiderio dell’artista di affermare il carattere e la forza di volontà del genitore.

A pochi mesi dalle nozze Dürer, nel 1494, lasciò Norimberga e la moglie per intraprendere il suo primo viaggio in Italia compiendo la traversata delle Alpi a cavallo, tra mille difficoltà.

Gli artisti tedeschi, disse, ”sono incolti come alberi selvatici e mai potati”,  quelli italiani, invece, “hanno riscoperto da duecento anni l’arte amata dai Greci e dai Romani“

 Tappa saliente del suo viaggio in Italia fu Venezia dove trascorse un periodo di studio e dove, grazie all’artista Giovanni Bellini, apprese i fondamenti dell’arte del Rinascimento, in particolare le regole matematiche e geometriche alla base delle proporzioni e della prospettiva, di cui riteneva carenti gli artisti tedeschi.

Nella città lagunare il pittore restò colpito dalla sintesi plastica, spaziale e cromatica di Giovanni Bellini e di Carpaccio ma si nutrì anche della conoscenza delle incisioni di Mantegna e del Pollaiolo.

Durante il primo soggiorno nella città lagunare, nel 1495, Dürer, affascinato dal mondo della natura, eseguì questo particolare acquerello e guazzo su cartoncino, di un granchio ancora vivo.

Granchio di mare, cm26,3×35,5cm, Rotterdam, Museum Boymans-van Beuningen.

L’anno successivo, ormai a conoscenza delle conquiste del Rinascimento italiano e con l’ambizione di trapiantarle nell’ambiente nordico, fece ritorno a Norimberga, dove riprese l’attività di xilografo ed incisore in rame.

Furono, infatti, le xilografie e poi le incisioni su rame (calcografie) che lo resero famoso e gli procurarono l’indipendenza. 

 Nel 1496 Dürer incontrò il potente elettore di Sassonia Federico III, detto il Saggio, che gli commissionò alcuni dipinti nei quali l’artista elaborò la lezione appresa nel viaggio italiano.

Federico il Saggio diventò il maggior mecenate di Dürer e gli commissionò questo ritratto, dipinto a tempera su tela, Berlino Staatliche Museen.

Nel 1498 Dürer pubblicò l’ “Apocalisse di san Giovanni”, xilografie, Staatliche Kunsthalle Karlsruhe

Erano anni di fermento per l’Europa centrale, agitata da predicatori che annunciavano la fine del mondo per il 1500. A quei diffusi sentimenti di fatalità e di morte si ispirano le quindici xilografie  eseguite da Dürer.

L’“Apocalisse di san Giovanni” fu il suo primo lavoro decisamente importante, che egli stampò e pose in commercio a proprie spese, quindi anche come editore. Fu questo il primo atto di una lotta, condotta per tutta la vita, mirante ad innalzare la condizione dell’artista nell’Europa del nord e ad assicurarsi il riconoscimento del proprio genio. Nel 1498  Dürer eseguì l’”Autoritratto con guanti”, olio su tavola, cm 52x41cm, Museo del Prado, Madrid.

L’Autoritratto con guanti fu dipinto a ventisette anni.

In questo dipinto, l’artista elogia sé stesso, la pittura e gli artisti.

presentandosi altero e sicuro di sé in un abito elegante, adeguato all’immagine di colto gentiluomo che aveva di sé e alla dignità della sua professione che egli considerava di gran lunga superiore a quella che in Germania si attribuiva tradizionalmente agli artisti.

La monumentalità delle forme, il taglio della posa, la morbidezza dei panneggi e l’armonia cromatica rivelano l’influenza italiana, in particolare di Giovanni Bellini, la cui opera l’artista conobbe direttamente a Venezia nel 1494-1495.

Nel 1499 Dürer dipinse il “Ritratto di Elspeth Tucher”, olio su tavola di tiglio, cm28x22cm, Kassel, Gemaldegalerie. I Tucher erano una delle famiglie piu’ in vista di Norimberga.

Nel ringraziarvi per l’attenzione che mi avete dedicato, vi confermo che a breve saranno pubblicate la “Seconda” e la “Terza Parte” di questo stesso articolo. Arrivederci a presto.

di Mattia Fiore

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