Edoardo Leo, è uno degli attori italiani di maggior talento, ha sempre scelto con coraggio i suoi ruoli, sperimentando e cercando sempre di esaltare la perfezione in ogni personaggio interpretato. Un successo dopo l’altro che gli ha permesso di disegnarsi una carriera che spazia tra cinema, teatro e televisione. È protagonista indiscusso di pellicole cinematografiche di grande successo come “Perfetti sconosciuti”, “Io c’è”, “Che vuoi che sia”; tra un set e l’altro, in attesa di rivederlo a gennaio sul grande schermo con una commedia tutta nuova dal titolo “Non ci resta che il crimine”, in questa estate lo vedremo approdare nei miglior teatri d’Italia col suo nuovo spettacolo “Ti racconto una storia”. Sguardo magnetico e sorriso spontaneo, l’attore romano con costanza, umiltà e modestia è riuscito a ritagliarsi un ruolo nel panorama cinematografico italiano, in un genere difficile come la commedia, sofisticata e anche romantica, in cui, con una grande dote, interpreta ruoli diversi abbracciando tutti i registri da quello drammatico a quello comico.

La sensibilità con cui accoglie i suoi ruoli lo rende unico e allo stesso tempo poliedrico, e regala grandi emozioni con l’onestà e rigore che lo contraddistinguono da sempre.

Quale cornice narrativa ha “Ti racconto una storia”?
«È uno strano spettacolo che porto in giro da tanti anni; sono storie raccolte in 25 anni che invitano a sorridere e a riflettere, le ho racchiuse in un grande librone una specie di zibaldone, che raccoglie una grande quantità di poesie e testi scritti da me e da altri grandi scrittori come Calvino, Umberto Eco, e attraverso articoli di giornale, monologhi, racconti, amalgamando parole e musica ripercorro le più grandi opere degli scrittori del ‘900. Quando vado in scena, decido di volta in volta cosa raccontare, per cui ogni sera è uno spettacolo diverso. C’è un universo incredibile della letteratura italiana».

Hai ricevuto a Napoli un riconoscimento che valorizza le eccellenze, a chi lo dedichi?
«Essere apprezzato qui, mi fa doppiamente piacere. Sono molto contento che in una serata dove vengono premiate le eccellenze campane, io che non sono campano, sono stato molto onorato di ritirare questo premio, mi sento un po’ straniero, però straniero in una terra che mi ha accolto sempre, ha accolto i miei film, i miei spettacoli con grande piacere. Sicuramente ad un personaggio che ha fatto grande Napoli nel mondo, anzi un’artista che ha fatto grande la musica napoletana nel mondo, a Pino Daniele».

Un modello a cui sei legato?
«Ho sempre ammirato Ettore Scola, ma non va nemmeno nominato, è un modello irraggiungibile. Si ho avuto la fortuna di conoscerlo e di lavorarci in “Tutto in quella notte”, ma i grandi li possiamo solo guardare da lontano e sperare di prendere un ennesimo del loro talento».

Se avessi la possibilità di rifare un film napoletano?
«Io ho una passione per “Operazione San Gennaro”, del mio attore preferito Nino Manfredi, mi sono spesso ispirato a lui, con il quale ho avuto il piacere di conoscerlo e di lavorare nel film “Grazie di tutto”. In assoluto mi piacerebbe molto rifarlo, anche se i capolavori non vanno toccati. La Campania, che mi ospita è una terra dove insomma è molto difficile esportare la commedia, perché è una terra che la commedia l’ha creata».

Progetti imminenti?
«Sto scrivendo il nuovo film, sarò in tournee con lo spettacolo per tutta l’estate. Mi rilasso lavorando».

di Chiara Arciprete

Tratto da Informare n° 184 Agosto 2018

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