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Un viaggio nella Massoneria di Napoli: siamo stati nella loggia più antica della Campania

Giovanni Cosenza 11/03/2024
Updated 2024/03/11 at 2:15 AM
4 Minuti per la lettura

Parlare oggi, nel ventunesimo secolo, di massoneria può sembrare anacronistico, quasi che sia roba d’altri tempi ma non è così. A ben guardare la massoneria è più viva che mai, diffusa in tutto il mondo e in modo capillare anche in Italia, divisa fra tre grandi obbedienze – il Grande Oriente d’Italia, la Gran Loggia d’Italia degli ALAM e la Gran Loggia Regolare d’Italia – che, messe insieme, raccolgono circa 35.000 iscritti. Le logge sono circa 1.500, almeno quelle regolarmente censite, e di queste 53 sono in Campania, presenti soprattutto a Napoli.  

La loggia più antica è la “Bovio – Caracciolo”, che si trova nella Galleria Umberto a Napoli, ricca di richiami massonici: l’incrocio ortogonale tra i bracci che genera un ottagono centrale, gli otto pennacchi della cupola, le otto figure femminili, gli otto lampadari: il numero otto è il simbolo della resurrezione e della vita eterna, utilizzato anche nella simbologia cristiana, soprattutto nell’architettura degli antichi battisteri. Ma l’elemento più significativo, presente ripetutamente nel tamburo della cupola, è la stella di Davide, un’antica figura formata dall’incrocio di due triangoli equilateri che richiama l’equilibrio tra le forze cosmiche del fuoco e dell’acqua. Ma è anche il sigillo di Salomone, al cui tempio si richiama la massoneria di tutto il mondo. Ebbene, se fino a qualche tempo fa la massoneria era un’associazione segreta, dopo i fatti della P2 – la loggia eversiva che annoverava tra gli iscritti nomi di spicco tra cui Silvio Berlusconi, Maurizio Costanzo, Claudio Villa e tanti altri personaggi di rilievo della finanza italiana – la massoneria fece un’operazione trasparenza, almeno così dissero i suoi capi. 

 

Ma di trasparente e pubblico, ad oggi, pare ci sia ben poco, vista la “riservatezza” sugli aderenti e della ritrosia generalizzata di questi ad ogni forma di dialogo o intervista. Svariati tentativi di contatto ufficiale con il Grande Oriente d’Italia sono caduti nel vuoto, ed anche la disponibilità di qualche massone è stata prontamente abortita dal “maestro venerabile” della loggia o sconsigliata dai suoi “fratelli”. Eppure le domande non sembravano lesive di nessuna privacy: perché hai deciso di diventare massone? Quali sono gli impegni comunitari della loggia? Parlare di politica e religioni nelle riunioni, cosa vietata dalle costituzioni, non contribuirebbe a migliorare la società? Come è fatta una loggia? In cosa consiste la cerimonia di iniziazione? Quanto è diffusa la massoneria in Campania? Non è anacronistico il divieto delle donne di essere massoni? La Chiesa ritiene i massoni eretici: ci sono ecclesiastici iscritti? Se i massoni non fanno nulla di male, anzi dicono di contribuire al miglioramento di sé stessi e del mondo, perché tanta riservatezza?

Ebbene, dopo una lunga e amichevole conversazione con lo stimato amico massone, in un dialogo che sembrava aprirsi alla possibilità di riconsiderare l’attività dell’associazione “riservata” e la sua utilità alla crescita di “sé stessi e della società” – questo il fine dichiarato della massoneria – la risposta criptica dell’amico è spiazzante: «Buon pomeriggio Giovanni, ho trascorso un bel po’ di tempo incontrando vari personaggi che tu sai. Ho parlato loro della tua richiesta ed il massimo che sono riuscito ad ottenere è stato un invito per te, senza passare per la lista d’attesa, per un’iniziativa di visita pubblica. In quell’occasione potrai visitare i vari “ambienti” e porre domande alle quali ti verrà risposto nel “migliore dei modi”. Di più non mi è stato concesso per le “riservatezza” dell’istituzione. Ti abbraccio con sincero affetto, ci vediamo nei prossimi giorni». La stima all’amico rimane, insieme ai dubbi sulla massoneria.  

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