Un viaggio nella follia: “Matricola Zero Zero Uno”

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L’esperimento sociale
di Nicola Graziano

Un esperimento sociale quello di Nicola Graziano, magistrato del Tribunale di Napoli, ricoveratosi volontariamente nel 2014 all’interno delle mura del “Filippo Saporito”, primo ospedale psichiatrico giudiziario d’Italia, con l’intento di comprendere l’istituzione creata dai giuristi dedicata ai folli rei.

L’esigenza del raccontare gli orrori perpetrati all’interno degli ex-OPG nasce per preservare la memoria di quei luoghi, che di lì a poco, sarebbero stati chiusi in forza di legge e sostituiti dalle Residenze per l’esecuzione di misure di sicurezza (R.E.M.S.).

Ha dichiarato Nicola Graziano ai microfoni di Informare:

«Quando abbiamo chiesto il nulla osta, per poter entrare, abbiamo dovuto superare le maglie della burocrazia e, dopo un diniego dal provveditorato regionale, ci fu chiesto cosa volessimo fare all’interno dell’ospedale psichiatrico.

Io risposi che avevo bisogno di fare un viaggio insieme agli internati per sperimentare sulla mia pelle cosa ci fosse dietro le sbarre: l’umanità, la sensibilità, il dolore, la necessità del confronto, la solitudine, la paura, la fame».

Accompagnato dal giornalista e fotoreporter freelance Nicola Baldieri, co-autore del libro, e con la complicità del direttore dell’ospedale e del comandante delle guardie, Graziano si spoglia delle sue vesti di giudice per diventare, per circa 72 ore, una matricola, e precisamente Matricola Zero Zero Uno.

Un racconto introspettivo, fatto di sensazioni, sapori ed odori, la cui cassa di risonanza è costituita unicamente dalla coscienza del magistrato stesso.

L’intensità dell’esperienza vissuta, infatti, è stato il motivo per cui Graziano pubblicherà il libro soltanto tre anni dopo.

Tratto dal libro “Matricola Zero Zero Uno”:

“La malattia mentale reclusa è l’anticamera della morte che vive, perché qui si compiono atti di eutanasia vivente.

Al di là delle sbarre il cielo non muta mai e solo le stagioni annunciano stancamente il fluire del tempo.

Tutto sembra immobile, ma la mia mente vola via, verso la libertà. Dio ha abbandonato nell’oblio me e tutti questi suoi figli e la sua assenza rimbomba come un’esecuzione capitale”

La narrazione, che inizialmente viaggia lungo un filo cronologico, soffermandosi sulle modalità di interazione tra il magistrato e le figure degli internati, diventa sempre più rarefatta.

Un flusso di coscienza dove la voce narrante, quella del protagonista, viene affiancata non solo da quella della Follia, cicerone all’interno delle menti con cui Graziano si rapporta, ma anche da quella dei malati stessi.

Un altro intento del libro, infatti, è quello di restituire loro una voce, di cui, purtroppo, sono stati privati dalla società civile.

Dal libro:

“Fin da piccolo volevo essere come lei, Giulia, mia sorella; e volevo essere come lei non perché era bella e sorridente, ma perché non mi trovavo nel mio corpo. Un corpo di maschietto. […]

Il tempo passava ed il mio disagio aumentava, così come aumentava la violenza con cui mio padre cercava di contrastare le mie movenze […].

Sarà stato il dolore per la morte prematura di Giulia, o per le ripetute botte subite con violenza inaudita dalle cattive mani di mio padre, ma ben presto incominciarono a definire strano […],

e per la verità non ho mai capito se mi definivano folle perché ero omosessuale, perché avevo l’anima impaurita o perché portavo con me in ogni dove, il ricordo di mia sorella che erano le sue bambole”

Bocche deformate, sorrisi spezzati e sigarette spente, questo è quello che ci viene recapitato di quelle persone, attraverso le foto di Nicola Baldieri, e che rappresentano alla perfezione lo spaccato di dolore in cui si vuole condurre il lettore.

Matricola Zero Zero Uno nel 2018 diventa uno spettacolo teatrale, per la regia di Antonio Iavazzo.

«Quando l’autore mi ha chiesto di rendere “verticale” la sua opera, oltre all’oggettiva difficoltà di traslazione, mi si è subito evidenziata la necessità e anche oserei dire “l’urgenza”, di evitare luoghi comuni, dogmatismo e prassi quotidiane in relazione alla salute mentale.

Così come mi era chiaro l’imperativo di non cadere in facili suggestioni pietistiche e in un moralismo da cronaca spicciola», ha dichiarato il regista prima del debutto.

Le pagine di Matricola Zero Zero Uno, pioniere nel voler istituire un legame empatico tra il lettore ed il malato, costituiscono un viaggio nei volti, nelle sofferenze e nelle parole di questi ultimi, in grado, paradossalmente, di insegnarci il valore della Libertà.

di Carmelina D’aniello

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°192 – APRILE 2019

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