Un osservatorio civico sui beni confiscati a Giugliano

0
informare-un-osservatorio-civico-sui-beni-confiscati-a-giugliano

Intervista al consigliere comunale Francesco Cacciapuoti

Intervista a Francesco Cacciapuoti, consigliere di Giugliano, per parlare di come sono andati questi primi 100 giorni e capire quest’esperienza di un ragazzo che fino ad adesso ha dimostrato un grande impegno nel sociale con l’associazione Polis e vedere da questa nuova esperienza come adesso lui, rispetto a prima che poteva solo testimoniare i problemi delle persone, invece può anche risolverli in prima persona.

Questo nuovo mondo come lo trova: le difficoltà, le soddisfazioni? Raccontaci

«E’ una grande sfida anche perché le responsabilità adesso sono altre. Se prima si portavano le istanze dei cittadini all’interno delle istituzioni, adesso sono diventato uno degli ingranaggi delle istituzioni quindi ho una responsabilità abnorme perché sono chiamato a dover risolvere, ad accogliere le istanze, a dare delle risposte concrete, ma anche a cercare di essere un buon amministratore che non è una cosa semplice in un territorio dove la mala gestione ed anche il rapporto della politica rispetto alla città, ha creato diverse distorsioni negli anni. Essere giovane ed essere consigliere con due deleghe importanti (una alle politiche giovanili ed un’altra ai beni confiscati) non è una cosa semplice perché da una parte c’è un certo scetticismo, si domandano come fa un ragazzo di 26 anni a poter promuovere iniziative come l’osservatorio civico sui beni confiscati, a rendere possibile che un comune (Il terzo della Campania) possa aderire ad avviso pubblico (che è un’associazione di enti locali sul contrasto della formazione contro le mafie e contro la corruzione), ad essere portavoce di un organo consultivo giovanile come “Il forum dei giovani” che non era scontato dopo vent’anni di silenzio totale su questo territorio; quindi c’è bisogno di lottare all’interno delle istituzioni anche contro questa sorta di “scetticismo” considerando che molto spesso i giovani hanno più esperienze e più capacità di problem solving e di gestione del territorio, che sentono proprio la missione di dove cambiare il prima possibile perché noi erediteremo nel futuro prossimo quelli che sono i frutti della politica degli ultimi 20 anni. Abbiamo la necessità di doverlo cambiare subito e bene per questo abbiamo questa funzione e questa responsabilità propositiva sia presso le generazioni che rappresentiamo sia per quelle future che dovranno vivere o ancora nascere e non avranno la possibilità di trasferirsi». 

Cosa ha fatto di concreto?

«Per adesso siamo riusciti a partecipare ad un bando (che non era scontato con una scadenza minima di 10 giorni) di sport e legalità che dava la possibilità di accedere ad un fondo di 700mila euro e siamo risultati idonei ed a settembre/ottobre avremo risposte ed abbiamo dato la possibilità a molte associazioni del territorio di poter finalmente avere un Comune ed un’amministrazione non sorda, anzi propositiva. Ho raccolto due proposte che mi sono state fatte da due gruppi di 12 giovani e le ho seguite affinché loro potessero partecipare al progetto Cantiere Giovani che dava la possibilità di finanziare progetti. Ci sono due progetti in essere: uno con la creazione di un cortometraggio che vede i disabili protagonisti nel set e un altro gruppo di attivisti di Casacelle che vorranno riqualificare un piccolo giardino che si trova vicino alla caserma dei Carabinieri. L’ultima iniziativa, la settimana scorsa in cui c’è stata l’adesione del Comune di avviso pubblico, una proposta mia e dell’associazione Polis che si era candidata a settembre e l’altra l’osservatorio civico sui beni confiscati: unico comune che si dota di un organo consultivo sui beni confiscati in tutto il Sud Italia e questo è un grande risultato raggiunto insieme a LiberaCGILLegambiente che hanno avuto un ruolo fondamentale. Aspettiamo solo che venga pubblicata una determina per individuare le associazioni meritevoli di entrare in questo osservatorio che hanno dei requisiti essenziali quali quelli della gestione dei beni confiscati e progettazione negli ultimi 5 anni in tutta la regione Campania e poter sedere ad un tavolo in cui affianco si sarà anche il Capitano Corazza dell’arma dei Carabinieri. Giugliano ha 133 beni confiscati ed abbiamo il desiderio profondo di poter creare in quei beni economie sociali capaci di essere anche dei moltiplicatori di risorse per evitare che un bene possa essere dato ad un’associazione vincitrice di un determinato bando e dopo 3/4 anni non ha più la possibilità di rifinanziare un determinato progetto e quindi la cosa essenziale che il Comune attraverso l’osservatorio farà, sarà costruire sì rapporti fiduciari con chi vuole gestire i beni confiscati ed ha tutte le carte in regola e le potenzialità e tutti gli elementi culturali per poterlo fare, ma li incentiverà per diventare moltiplicatori di risorse e creare queste economie sociali che creano occupazioni giovanili e di bloccare questa emorragia giovanile che decide di andare all’estero a studiare ed impiegare le proprie capacità intellettuali ed il proprio sapere da un’altra parte. Un’altra cosa che farà l’osservatorio, molto complicata ma concretamente attuabile, è quello di usufruire dei beni sequestrati. Il Codice antimafia del 2017 ci concede la possibilità di usufruire dei beni sequestrati qualora il giudice è consapevole che quel bene sarà confiscato o perché ci sono dei capi d’accusa gravi e quindi utilizzare quel bene per poter fare una serie di attività istituzionali prima che sociali, perché il bene sequestrato brucia di più alla criminalità organizzata rispetto ad un bene confiscato dato che non è ancora perso nelle mani della camorra, ma potrebbe esserlo e quindi è giusto dare una destinazione d’uso prevalentemente istituzionale». 

L’amministrazione, secondo lei, sta partendo bene? Sta affrontando le priorità in modo coerente? Se c’è una giunta in grado di affrontare queste problematiche di una città difficile dove occorre anche una grossa preparazione e se la giunta è espressione della migliore scelta che si poteva fare.

«La migliore scelta è in essere cioè siamo partiti con una giunta prevalentemente politica più che tecnica, ma in questo organo di amministrazione ho potuto constatare le qualità di alcuni di questi assessori. Non posso non negare l’impegno costante dell’assessore ai lavori pubblici Gaetano Coppola che è riuscito in poco tempo a risolvere la questione di via Reginelle che ancora oggi si trova ad affrontare problemi atavici che da oltre 20/30 anni hanno creato gravi problemi all’impianto fognario di Giugliano ed oggi abbiamo la possibilità anche di far rivalere le colpe e le responsabilità su altri enti. Se prima su certe strade come via Santa Caterina da Siena, Giugliano spendeva soldi propri nonostante fosse di competenza regionale, oggi abbiamo un assessore che porta alla regione Campania dei preventivi e che Giugliano non deve spendere nulla e che quel milione ed ottocento erano stati soldi spesi male e che non dovevano minimamente essere spesi dal comune di Giugliano». 

Crede che a Giugliano è possibile sconfiggere la criminalità e far vincere la legalità?

«Il cuore dice sì, la mente dice che è complicato. E’ una battaglia lunga, è un percorso che deve essere fatto piano piano perché la Camorra non ci mette nulla a riorganizzarsi, riadattarsi a quelli che sono le contingenze. La Camorra si combatte solo nel campo del lavoro, nel campo dell’istruzione, al di fuori di quella che può essere la contingenza comune della terra dei fuochi, perché le fondamenta di tutto è sempre il lavoro e noi lo possiamo fare creando i posti di lavoro e non in maniera populista, ma partendo dalle piccole basi. Noi dobbiamo riuscire a creare una città che finalmente riesce ad essere idonea ai grandi investimenti. Abbiamo la zona ASI che è una di quelle zone industriali che hanno un grosso potenziale, perché oltre ad essere vicina all’asse mediano, è vicina alla stazione del treno e potrebbe diventare un interporto data la vicinanza al porto di Napoli che adesso è interessato ad un progetto di ZESS da 900 milioni di euro e che diventerà uno dei principali hotspot del Mediterraneo. Ma soprattutto un altro elemento è quello culturale, entrare nelle scuole, far capire che la Camorra è il male e che bisogna abituare alle pratiche di legalità quotidiane. Per me è sì». 

di Luisa Del Prete

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE NUMERO 216

APRILE 2021

Print Friendly, PDF & Email