Il 15 marzo scorso milioni di ragazzi, anche giovanissimi, sono scesi nelle piazze di tutto il mondo per chiedere un cambio a 360° delle politiche industriali e sociali del mondo. Essi vogliono semplicemente un mondo più pulito.

Ma non hanno competenze per spiegare i perché e per dare soluzioni a problemi complessi. Loro sono ragazzi e ragazze, spesso adolescenti, e non è loro compito dare soluzioni: sarebbe, piuttosto, il nostro.

Noi che da cinquant’anni abbiamo alimentato, con scelte sbagliate e votando il peggio che c’era in giro, un disastro planetario che ora non ha soluzioni semplici né, soprattutto, un basso costo sociale e politico. Dobbiamo pagare il nostro debito ecologico e lo dobbiamo fare adesso.

Siamo un pianeta umano che “campa” di debiti ecologici (e non solo) da troppo tempo.
Ma sappiamo anche che Gea non accetta sconti né scuse, al contrario di noi esseri umani.
Il conto arriverà puntuale, come stiamo vedendo, senza sconti e senza distinzioni sociali.

Anzi, purtroppo, tutti gli studi sugli impatti climatici sulla società ci dicono che saranno proprio i più poveri a pagare da subito il prezzo più alto. Tutto dipende e dipenderà sempre più dal Global Footprint Network, cioè dalla nostra impronta ecologica.

Rappresenta di fatto la somma di tutte le nostre richieste ogni anno: dalla domanda di cibo, legname, fibre all’assorbimento delle emissioni di carbonio dovute alle fonti fossili che usiamo (gas, petrolio, carbone).

Rappresenta cioè il nostro consumo di risorse naturali contrapposto alla disponibilità di queste ultime nell’ambiente in cui viviamo. Esiste una data precisa ogni anno nel calendario in cui terminiamo le nostre risorse disponibili e cominciamo a consumare le riserve.

Cioè peschiamo pesci troppo piccoli non dandogli la possibilità di riprodursi, consumiamo troppa terra cementificandola, consumiamo e sprechiamo troppa acqua dolce. L’Italia è messa molto male, nel 2018 abbiamo raggiunto questa data prestissimo: il 19 maggio.

Il mondo in media ad Agosto, mentre il paese più virtuoso è il Vietnam.
Da anni la data cade sempre prima, a testimoniare uno stile di vita ormai insostenibile e dall’impossibilità di Gea di reggere un impronta ecologica umana così forte.

Sono sempre meno i giorni in cui la biocapacità del pianeta, cioè la sua capacità di produrre risorse naturali, riesce a sostenere la nostra impronta ecologica.

Questi due valori, impronta ecologica e biocapacità di Gea, sono espresse in ettari globali, vale a dire in tutta la superficie terrestre e marina necessaria a fornire tutto ciò che ci serve per la nostra sussistenza: piante che assorbano la CO2 emessa, superfici occupate da conglomerati urbani, cibo e acqua.

In un mondo sempre più sovrappopolato di esseri umani (oggi siamo sette miliardi, ne saremo dieci a metà secolo) o troveremo un equilibrio con Gea, oppure scompariremo come i dinosauri.

Il tempo di cambiare è ora.

di Roberto Braibanti

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°192 – APRILE 2019

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