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Un mediatore europeo per contrastare la cattiva amministrazione

Redazione Informare 08/10/2021
Updated 2021/10/08 at 3:11 PM
5 Minuti per la lettura
Per i casi di cattiva amministrazione da parte di organi europei

Il Mediatore europeo, creato con il trattato di Maastricht (1993), è un organo poco noto al grande pubblico ma che, invece, mira ad aumentare la responsabilità democratica dell’Unione europea (UE). Il Mediatore europeo riceve denunce da parte di cittadini, giornalisti, società civile, imprese e altri, contro l’amministrazione dell’UE, ma svolge anche indagini di propria iniziativa.
Il mandato della Commissione europea, il Consiglio dell’UE, la Banca centrale europea e le banche per gli investimenti, le varie agenzie di regolamentazione europee, ecc.

Indice
Per i casi di cattiva amministrazione da parte di organi europeiLa Mediatrice, la cui «ambizione è quella di sostenere le istituzioni UE a diventare maggiormente efficaci, trasparenti ed affidabili aumentando strategicamente la visibilità e l’impatto dell’attività del Mediatore europeo», esamina le denunce relative a cattiva amministrazione da parte delle istituzioni e degli organi dell’UE e affronta in modo proattivo questioni sistemiche più ampie, sostenendo le istituzioni, gli organi e le agenzie dell’UE attraverso suggerimenti e raccomandazioni su come migliorare il loro lavoro.Il Trattato di Lisbona (2009) istituisce una procedura specifica che consente al Parlamento europeo di fissare lo statuto del Mediatore europeo e le condizioni generali per l’esercizio delle sue funzioni, previo parere della Commissione europea e con l’approvazione del Consiglio dell’UE, statuto però non più aggiornato. Il Parlamento europeo, quindi, ha presentato una proposta a febbraio 2019, senza però raggiungere un accordo con il Consiglio.Le nuove norme chiariscono la possibilità per il Mediatore europeo di esercitare il diritto d’accesso a informazioni UE classificate nel corso di un’indagine e di richiedere la condivisione di informazioni alle autorità degli Stati membri. Un esempio dell’attività del Mediatore europeo è la recente apertura di un’indagine sulla Commissione europea in base ad una denuncia a seguito di una richiesta di accesso a messaggi di testo e altri documenti relativi alle discussioni tra la Presidente della Commissione europea e l’amministratore delegato di un’azienda farmaceutica sull’acquisto di un vaccino contro il Covid-19. La Commissione europea ha affermato di non poter fornire l’accesso ad alcun messaggio di testo, poiché non è stata conservata la registrazione di tali messaggi.

La funzione di quest’ultimo, eletto a inizio legislatura dal Parlamento europeo, consiste nel tutelare gli interessi dei cittadini e indagare sui casi di presunta violazione della legge o delle pratiche di buona amministrazione, da parte di un’istituzione o un organo dell’UE.
I casi in oggetto possono riguardare irregolarità amministrative, discriminazioni, abusi di potere o ritardi ingiustificati. Più propriamente, la Mediatrice europea, poiché attualmente l’incarico è retto dall’irlandese Emily O’Reilly, opera per promuovere una buona amministrazione a livello europeo.

La Mediatrice, la cui «ambizione è quella di sostenere le istituzioni UE a diventare maggiormente efficaci, trasparenti ed affidabili aumentando strategicamente la visibilità e l’impatto dell’attività del Mediatore europeo», esamina le denunce relative a cattiva amministrazione da parte delle istituzioni e degli organi dell’UE e affronta in modo proattivo questioni sistemiche più ampie, sostenendo le istituzioni, gli organi e le agenzie dell’UE attraverso suggerimenti e raccomandazioni su come migliorare il loro lavoro.
Il Trattato di Lisbona (2009) istituisce una procedura specifica che consente al Parlamento europeo di fissare lo statuto del Mediatore europeo e le condizioni generali per l’esercizio delle sue funzioni, previo parere della Commissione europea e con l’approvazione del Consiglio dell’UE, statuto però non più aggiornato. Il Parlamento europeo, quindi, ha presentato una proposta a febbraio 2019, senza però raggiungere un accordo con il Consiglio.

Tuttavia, a seguito dei negoziati del maggio 2021, le istituzioni hanno raggiunto un patto informale, lo scorso 10 giugno, e il Parlamento europeo ha proposto un testo in linea con tale compromesso. Il nuovo statuto conferma il diritto per il Mediatore europeo a intraprendere azioni, non solo sulla base di denunce, ma anche su propria iniziativa nei casi di cattiva amministrazione da parte di organi europei.

Le nuove norme chiariscono la possibilità per il Mediatore europeo di esercitare il diritto d’accesso a informazioni UE classificate nel corso di un’indagine e di richiedere la condivisione di informazioni alle autorità degli Stati membri. Un esempio dell’attività del Mediatore europeo è la recente apertura di un’indagine sulla Commissione europea in base ad una denuncia a seguito di una richiesta di accesso a messaggi di testo e altri documenti relativi alle discussioni tra la Presidente della Commissione europea e l’amministratore delegato di un’azienda farmaceutica sull’acquisto di un vaccino contro il Covid-19. La Commissione europea ha affermato di non poter fornire l’accesso ad alcun messaggio di testo, poiché non è stata conservata la registrazione di tali messaggi.

Il denunciante, invece, sostiene che la Commissione europea ha l’obbligo di registrare messaggi istantanei relativi a importanti questioni politiche, come l’approvvigionamento di vaccini. Quindi, il Mediatore europeo ha cercato di incontrare i rappresentanti della Commissione europea per discutere le procedure e le prassi applicabili.

Durante la discussione in aula, al Parlamento europeo, il relatore Paulo Rangel, eurodeputato portoghese, ha affermato che il Mediatore europeo dovrebbe essere un «organo indipendente libero di agire come meglio crede».
O’Reilly, ricordando il carattere costruttivo che da sempre contraddistingue le relazioni fra Parlamento e Mediatore, ha affermato che «il nuovo statuto rafforza questo legame, testimoniando il continuo sforzo del Parlamento nel rendere l’Unione più vicina ai cittadini e ad esigere che l’amministrazione UE sia chiamata a rispettare i più alti standard».

di Fabio di Nunno

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°222 – OTTOBRE 2021

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