Un guardaroba eco-green per aiutare il pianeta

L’avanzamento del sustainable fashion, cambiamento del sistema moda verso una consapevolezza green.

Come sostengono gli ambientalisti: “There’s no planet B”. Quel che madre natura ci dona e continua a donarci, noi esseri umani lo diamo fin troppo per scontato. La terra è la casa dell’uomo, ma quest’ultimo non sempre sa apprezzarla. Inquinamento, disboscamenti e scioglimento dei ghiacciai sono all’ordine del giorno ma sono anche segnali vivi di qualcosa che stiamo consumando. Ad incidere maggiormente è il campo industriale, tra i peggiori fattori d’inquinamento al mondo. Al primo posto c’è l’industria petrolifera seguita subito dopo dalla moda. Se risulta difficile credere che il settore dell’abbigliamento è impattante in modo negativo per l’ambiente sarà altrettanto difficile credere che 2.700 litri d’acqua sono necessari a realizzare una singola t-shirt, mentre per un paio di jeans ne servono quasi 10 mila. In totale, per un unico look, vengono sfruttati quasi 13 mila litri d’acqua.

Colorazioni, processi e lavaggi causano il consumo di quantità idriche ed energetiche esorbitanti e non assicurano neanche capi ben fatti. Molti esperti prevedono che per il 2030 il consumo mondiale di capi di vestiario è destinato a crescere oltre il 60%, urge ricorrere ai ripari. Ciò che si può fare è diversificato in due sensi: il primo presuppone una nuova era produttiva, dove la sostenibilità regna anche all’interno nel processo di realizzazione mentre il secondo vede la possibilità di riciclare o dar nuova vita a ciò che già è stato realizzato, è considerato scarto o non è mai stato venduto. C’è anche un altro punto da considerare, che discerne dall’ambito industriale e riguarda ogni persona nel ruolo di consumatore. È stato provato che la stragrande maggioranza dei clienti che acquista un capo poi non lo sfrutta a dovere. Un singolo indumento si ritiene effettivamente “usato” se lo stesso è stato indossato almeno 30 volte. Pensandoci, tutti possediamo capi nell’armadio che non avendo il coraggio di dar via teniamo lì fermi avendoli messi poche volte o forse mai. Parte della colpa è data soprattutto al fast fashion. Escono collezioni nuove di continuo, ogni mese i negozi propongono merce diversa e ciò non fa che stimolare il desiderio del nuovo e l’impulso ad ottenere il capo di tendenza dell’ultimo momento.

Come si placa tutto ciò? Innanzitutto, è necessaria una profonda presa di coscienza che mira all’acquisto dell’utile ed all’eliminazione dell’inutile. Poi è indispensabile optare per capi sostenibili, che siano composti da materiali organici o siano realizzati con materiali riciclati. Vestire green comporta un impegno economico leggermente superiore ma ne vale la pena. Dopotutto ne va della nostra salute e di quella del nostro pianeta. Tantissimi materiali utilizzati nell’industria fashion sono plastici e contengono petrolati, dannosi alla pelle e alla salute. Attenzione alle percentuali presenti sulle etichette dei capi, indispensabili per capire di cos’è fatto l’indumento scelto. Prediligere cotone e lana per la maggiore e adoperarsi ad una conversione sostenibile è una scelta doppiamente valida. Inoltre, un’attenzione alla qualità dei tessuti permette anche una maggior temporalità all’indumento. E per un look green da capo a piedi, anche le scarpe possono essere sostenibili, lo conferma Veja, che adotta una filosofia definibile eco-sneaker. Il marchio francese produce scarpe con materiali ecologici, riciclati e riciclabili mentre tra i capi eco spopolano il parka Patagonia, i leggings di Girlfriend Collective e il cappotto Eden di Filippa K. Anche le grandi griffe si stanno avvicinando alla causa, come Gucci, che ha proposto la prima collezione sostenibile chiamata Off the Grid. Oltre ad avere testimonial di spicco come Jane Fonda e tanti altri che hanno a cuore il tema, cuore pulsante della collezione è Econyl, ovvero il nylon 100% rigenerato. Converse lancia invece Renew, dove il classico modello Chuck 70s è realizzato con poliestere riciclato proveniente da bottiglie di plastica usate. Tante sono le iniziative che emergono ogni giorno per sostenere produzioni meno impattanti. Per farsi un’idea soprattutto dei nuovi materiali sostenibili e di come è possibile sfruttare ciò che già possediamo per riutilizzarlo sotto altre forme, la mostra Sustainable Thinking del Museo Ferragamo di Firenze fornisce le rappresentazioni giuste. Una borsa composta da sole linguette da lattina, un cappotto ricreato da fogli di giornale e abiti realizzati con gli scarti del pellame. Dall’intero percorso emergerà che per guardare al futuro bisogna pensare sostenibile.

di Chiara Del Prete

 

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