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Dalla brillante penna dello scrittore lodigiano Mario Gazzola, e attraverso le illustrazioni della bravissima Roberta Guardascione, nasce Situation Tragedy, un racconto illustrato ispirato all’epidemia. Tutto è ambientato in un condominio, in cui ogni famiglia concorre con le altre per ricevere più audience. Un racconto a tratti surrealistico e inquietante, che Gazzola ha lanciato in anteprima sul sito  Brain One Productions.

La trama

Il graphic novel intitolato Situation Tragedy, è  sviluppato come un programma televisivo, con tutto quello che ne concerne, dalle notizie agli spot pubblicitari, ecc. E’ ambientato in un imprecisato futuro imminente, dall’ultima epidemia che ha colpito l’umanità, di cui non si ricorda più nulla. La trama si svolge all’interno del condominio, la vita dei residenti è incentrata sulla competizione per l’audience di ReaLife. Tutti vengono ripresi da telecamere nella propria quotidianità, e seguiti da vari condomini. Il reality è diretto da Admin, l’amministratore dello strano e misterioso condominio che come un regista, modera dialoghi e scontri dei vari personaggi. Il protagonista del romanzo è Walter Mosca, vecchia star della Tv che abita nel condominio insieme alla moglie Angela, ed è intrappolato in questo spietato reality show.

Il gioco consiste  nel ricevere quanta più audience, per non rischiare di perdere la casa se dovesse calare lo share. Non ci sono alternative in questo reality, che sembra aver eliminato dietro gli schermi la realtà stessa. Chi perde la propria casa, prima si trasforma in una comparsa, e dopo scompare per sempre dagli schermi. Temendo di finire come comparsa, Angela induce il marito Walter a iniziare un’ indagine sul destino delle comparse. Per il vecchio conduttore,quest’impresa diventerà un vero e proprio incubo sociale ,ma soprattutto personale. Il racconto ci ricorda situazioni tipiche di un’ epidemia devastante. Molto attuale si ricollega al periodo storico che stiamo vivendo, rappresenta seppur metaforicamente la realtà da isolamento. Una sera Walter esce dal suo appartamento , e va a indagare percorrendo ogni angolo del condominio, e quello che vede con i suoi occhi è fuori dal reale. Dopo un lungo girovagare che dura giorni, perde il controllo, sviene e si risveglia in casa, assistito dagli infermieri del servizio sanitario condominiale. Si succedono una serie di eventi che intrecciano la suggestione alla realtà,e alla fine di questo incubo Walter si trova a stringere  le mani al collo di quello che a lui sembrava un brutto sogno. Si sveglia in una pozza di sangue ,in uno stato di totale incoscienza ha massacrato la moglie Angela, ottenendo il massimo picco di audience. L’Amministratore Admin invita uno psicanalista a raccontare del caso sugli schermi. A questo punto Walter viene portato via dagli infermieri. Situation Tragedy,ha già conquistato molti, e ha colpito l’attenzione del Trieste Science Plus Fiction Festival, che l’ha segnalato sul suo profilo Facebook .La piattaforma Brain One Productions dove il romanzo è stato lanciato in anteprima,è stata creata per ospitare qualsiasi forma d’arte.  

Parlando con l’autore Mario Gazzola abbiamo posto alcune domande in merito: 

A cosa si è ispirato per la realizzazione del racconto? 

Il racconto Situation Tragedy è uscito solo in forma letteraria nel 2012, pubblicato dalla casa editrice  Alea che è la sigla con cui Ernesto Assante insieme a Gino Castaldo, un insieme di E book prevalentemente al margine della loro attività di critici musicali di Repubblica. Roberta l’ho conosciuta l’anno scorso vicino Firenze, perché eravamo entrambi alla serata di consegna dei premi al World Science Fiction Italiana, che ogni anno consegna il Premio “Ernesto Vegetti “, per le migliori opere dedicate al mondo della fantascienza. In quell’occasione  ho vinto la sezione per il miglior saggio con il mio libro, che si intitola “Fantarock”, che è uscito alla fine del 2018 per Arcana, è un saggio sui collegamenti della musica rock e della fantascienza che coofirmiamo ancora una volta io e Assante. In quell’occasione c’era Roberta(che ha vinto  seconda al premio “Maurizio Carità”, per la migliore copertina fantascientifica. Ha partecipato con l’opera “Caligine Mortale” di Giovanni Mongini, edito da Edizioni Scudo). Successivamente,ci siamo aggiunti tramite social, e leggendo dei miei lavori, ha trovato Situation Tragedy molto interessante, e dato che aveva voglia di sperimentare una trama che avesse un’attinenza con il mondo cyber punk, ha ricreato le illustrazioni del racconto. Una satira dell’eccesso di televisione, Situation Tragedy fa il verso alla situation comedy, perché la trama si impernia sul reality show, che si svolge all’interno di un mega condominio, dove la gente vive tutta chiusa in casa, e le relazioni si svolgono tutte attraverso lo schermo. Ognuno guarda gli altri, e fa guardare se stesso, nella totale assenza di privacy. C’è l’auto spettacolarizzazione, e la ricerca dell’audience, perché chi scende dal gradimento sotto una certa soglia, perde la propria casa, e diventa una comparsa, del reality show di maggior successo. 

I personaggi del racconto sono anche frutto di eventi di cronaca oltre che della fantasia?  

Nella trama abbiamo elementi  di satira, attualità, quindi la madre che piangeva la sparizione del suo bambino che è stato rapito, che in qualche modo si ispira  alla famosa mamma di Cogne. Il fotografo che aveva violentato davanti allo schermo la sua fidanzata, una parodia di Fabrizio Corona. Il protagonista Walter Mosca, è  un incrocio tra Raimondo Vianello e Bruno Vespa, è una ex superstar di una volta che mal riesce ad adattarsi a questo mondo della televisione urlata, pulp, sempre a caccia dell’eccesso, si mette ad indagare,perché le persone spariscono, non si vedono più sugli schermi. Ho pensato di portare nella scrittura letteraria la modalità della televisione, quindi interrotto da break pubblicitari, inventati da me. Ci sono ad esempio le pillole light my fire, le crociere già sviluppate già progettate in funzione di quelli che hai fatto in passato, il farmaco oblivion, che ti permette di dimenticare i dispiaceri. Il racconto è scritto in questa maniera isterica, perché quello che avviene, i personaggi vengono continuamente interrotti da quello che si sente nello schermo. C’è ironia sarcastica, a un certo punto il protagonista esce fuori di casa, e si caccia nei guai. C’è un scena, in sé quasi secondaria, in cui questo personaggio, andando alla ricerca di quelli che scompaiono dagli schermi, finalmente esce di casa, incontrando l’amministratore del condominio che è il regista dello show, che gli dice “ma tu che cosa vai a fare fuori “. Il tuo ruolo sarebbe stare dentro fatti vedere sullo schermo, a conquistare successo. “Cosa credi di trovare fuori “. In qualche modo lo minaccia. Tanto che il protagonista, cocciutamente, guarderà fuori e non vedrà niente, solo una coltre di nebbia, con una fila interminabile di uomini con dei sacchi, che vanno a portare i rifiuti del condominio, al camion del riciclaggio, ma lui non vede niente perché è come stare su una TV mal sintonizzata, per dare l’idea che ormai la realtà passa tutta attraverso lo schermo, se uno va fuori e guarda la realtà così com’è non vede niente vede solo una cosa che gli fa orrore, allora qui si gioca l’attualità del racconto:nel 2012 quando scrissi il racconto  ,avevo inventato che Walter Mosca questo vide  un’ orribile carriola che avanzava cigolante, su cui c’erano due uomini mutilati che si tenevano su l’un l’altro uno senza gamba, uno senza braccia, e all’improvviso il protagonista ricordava, che c’era  stata una terribile guerra, ecco perché erano chiusi tutti in casa, al punto che da buoni video dipendenti, si erano dimenticati che guerra era. Ebbe orrore scappando dentro casa cercando di cancellare quest’orribile episodio. Questa è un po’ una parodia di adesso : tutti chiusi in casa, con le relazioni umane, mediate da strumenti tecnologici.  

Quanto la fantasia stessa può aiutarci ad attraversare questo durissimo periodo? 

Io  credo che si scrive perché chi caccia nel fantastico lo fa perché è insoddisfatto della realtà così com’è, e non è disposto ad accettare che il mondo sia così banale e deprimente. Perché poi noi  ce lo immaginiamo con mostri, apocalissi, spesso non si immaginano mondi edificanti, ma mondi tragici, perché  in qualche modo c’è un desiderio di non accettare che la vita sia così. In questo tempo la fantasia serve moltissimo, perché quel quotidiano in cui eravamo abituati ad essere immersi, ci è stato forzatamente tolto; quindi questo ci ha portato in una  situazione di fantascienza apocalittica. Tutte le persone anche quelle non appassionate del genere, si trovano a vivere come in un trailer di un film di fantascienza .Questa situazione ci ha fatto capire che quello che poteva sembrare inevitabile, non lo è . 

Parlando con Roberta Guardascione, illustratrice del racconto abbiamo chiesto : 

Mi parli del progetto in collaborazione con Mario Gazzola : Com’è nato? 

Ho incontrato Mario Gazzola durante la premiazione del Vegetti, prestigioso premio della critica, indetto dall’associazione World sf Italia. In quell’occasione dove si è aggiudicato il primo posto con il saggio Fantarock, scritto a quattro mani con Ernesto Assante. Questo tipo di eventi mi permettono sempre di incontrare autori molto interessanti con cui iniziare nuovi progetti, e in quel periodo sentivo l’esigenza di direzionare il mio lavoro verso nuovi sperimentalismi. La fantascienza è un genere che per molti è considerato di nicchia, qualcosa che è proiettato verso l’intrattenimento, perchè se ne conosce l’aspetto più superficiale; astronavi, alieni e tanti effetti speciali, se si parla di cinema. Ma vi assicuro che questa è solo una facciata,  se si supera si può scoprire una varietà di angolazioni che includono persino tutti gli altri generi, l’horror, la spy story, il dramma umano in generale. La fantascienza, a differenza di altri generi, si pone molte domande, e cerca di dare risposte attraverso visioni che spesso si sono rivelate profetiche. Non solo viaggi spaziali, quindi, ma anche analisi sociale e psicosociale. Tante sono le storie distopiche che ci stanno tornando in mente in questo particolare periodo storico. Come illustratrice di fantascienza il mio approccio alla materia è stato multisfaccettato, dopo una prima impronta per così dire “spaziale” che ho avuto con il fumetto Lunaris, pubblicato con l’associazione Electric sheep comics ( di cui sono fondatrice), ho lavorato all’illustrazione di tre romanzi scientifici del decano della fantascienza Giovanni Mongini. Ho esplorato lo spazio siderale per un po’, finchè la mia navicella non è atterrata sul pianeta Gazzola. Con quest’autore così eclettico e coinvolgente, ho trovato una nuova strada di espressione, più viscerale e introspettiva. Dopo aver letto Crepe nella realtà, un romanzo che ha pubblicato come e book per la casa editrice Alea, ho capito che le mie matite si sarebbero potute aprire a nuovi mondi, avrebbero potuto indagare linnerspace. Mi ha proposto, di illustrare il primo dei tre racconti che compongono il libro, Situation tragedy. La storia è una discesa all’inferno interiore di un uomo soggiogato e avvilito da un sistema sociale basato su audience e ascolti. I personaggi vivono in grossi condomini , le insule, di reminescenza ballardiana, come attesta la citazione all’inizio del racconto, in cui gli inquilini sono parte integrante di un perpetuo reality show, e il destino dei partecipanti è determinato dallo share delle loro stesse vite. La storia, nella prima pubblicazione, suggeriva un confuso scenario postbellico, di una guerra non meglio identificata, ma che aveva costretto l’intero genere umano a chiudersi in questi edifici/fortezza. La reclusione forzata e un “Fuori” malato e poco accogliente ha portato Gazzola a modificarne la genesi, poiché gli aspetti profetici del racconto sono molteplici, quindi perchè non convertire l’ipotetica guerra in un virus letale che costringe alla clausura, perfettamente in linea con le concretissime paure dei nostri tempi? Ed è proprio questo che fa un autore di fantascienza, profetizza… 

Quanto tempo ci vuole per creare un’ illustrazione del genere? 

La prima cosa che mi è stata chiara da quando ho iniziato la mia vita professionale, è che indugiare troppo tempo su un progetto è deleterio. Bisogna sempre trovare un giusto compromesso tra efficacia, bellezza e velocità. Dipende anche  dalla complessità della scena, di come arrivi a sintetizzare e evocare determinate situazioni. Per alcune posso anche impiegare ore, altre giorni, dipende anche dalla mia predisposizione. Questo è un lavoro in cui il pragmatismo fa spesso a cazzotti con emotività e tormenti. Spesso si attinge dal mondo interiore, e questo può essere liberatorio, ma altre volte si può cadere in strane spire, che forse servono a scavare ancora più a fondo, quindi ben vengano pure quelle. 

Qual è la tua scena preferita di Situation Tragedy? 

Le mie scene preferite di Situation tragedy sono la discesa agli inferi di Walter, il protagonista… L’aspetto grafico che ho dato al progetto è proprio una danza psichedelica tra bombardamenti  di notiziari e pubblicità e visioni assurde, distorsioni degli stessi schermi… la mia propensione all’horror, un’etichetta che comincia ad essere associata al mio nome, si è potuta scatenare in disturbanti elaborazioni della conturbante e lisergica narrativa gazzoliana. Abbiamo creato un proficuo sodalizio artistico che spero ci porti lontano, per questo ci teniamo a trovare una collocazione editoriale a questo progetto,  in cui crediamo fortemente e che ci vede così uniti. Gazzola mi ha anche coinvolta in un progetto multimediale che sta muovendo i primi passi proprio in questo periodo. Si tratta di Brain one Production, un collettivo di artisti e musicisti il cui scopo è creare cooperazioni e la nascita di nuovi progetti.  

Con che tecnica hai realizzato le illustrazioni del racconto? 

Per realizzare queste illustrazioni uso la tavoletta grafica, ma non mi reputo una virtuosa della computer grafica, uso il supporto quasi in maniera analogica, senza trucchetti o effetti speciali suggeriti dal programma, infatti i risultati che ottengo mantengono piuttosto intatta la gestualità e l’intensità del segno, che solo la mano umana può ottenere, la mia mano. Situation Tragedy , un racconto che fa riflettere e allo stesso tempo inquietante. Attuale più che mai in questo periodo di chiusura forzata . 

di Maria Grazia Scrima

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