Un diamante è per sempre!

informareonline-diamanti

“Un diamante è per sempre”, e giù con tonnellate di retorica sulla purezza delle gemme preziose che la De Beers produce dal 1888.

Forse è stato lo spot che più ha solcato l’immaginario mediocre del consumatore, premendo sul pedale emotivo della bellezza di un oggetto di alto valore che, a dire della campagna pubblicitaria costata quasi quanto tutti gli stipendi degli impiegati della multinazionale, avrebbe salvato il mondo con il suo indiscutibile carico estetico.
Ma dietro, nel Botswanna e nelle zone minerarie più ricche del deserto del Kalahari, a tirar fuori materiale prezioso per la multinazionale sudafricana, ci sono ancora minori e donne senza alcuna garanzia. Non solo sindacale, ma anche sanitaria. Perché muoiono nella deportazione che gli stessi governi, in associazione criminale non dichiarata con le grandi sigle commerciali, operano senza pietà, pur di liberare i territori delle miniere da sfruttare. Oggi, la deportazione della popolazione boscimana frutta alla multinazionale dei diamanti qualcosa come 2,3 miliardi di dollari all’anno e il monopolio sul 50% della produzione di gemme nel mondo. Un diamante è per sempre, ma una deportazione disumana di bambini serve a fare ancor più soldi.

E lo sa bene anche la Nestlè che ha deforestato e confinato in ghetti malsani, privi di acqua potabile, le popolazioni del Borneo.

Tutto per coltivare la palma d’olio. Il risultato ambientale è terrificante: oggi, a causa della multinazionale di acque confezionate e cioccolato, l’orango del Borneo non ha più il suo habitat naturale e sono a rischio di malattie infettive almeno due milioni di membri delle tribù deportate dalla Nestlè. Per un pauroso capovolgimento dei valori, ad Agrigento, la fonte della Quisquinia dei Monti Sicani, è diventata proprietà privata della Nestlè e i paesi che si trovano appena sotto, soprattutto nel periodo estivo, restano a secco perché la multinazionale munge tutta l’acqua per utilizzarla nella sua linea commerciale. Una sorgente pubblica che viene usata esclusivamente da un privato, togliendo il fondamentale diritto di avere elementi di sostentamento vitali a chi abita quella zona.  Non è solo l’acqua a trasformarsi in oro e moneta, nelle tasche delle grandi holding.

C’è quel 48% dei prodotti agricoli che continuiamo a mangiare e a trovare nelle grandi catene commerciali della distribuzione massiva a essere figlio di una sola sigla: la Bayer.

In realtà si tratta di una storica linea chimica che, fino allo scorso novembre si chiamava Monsanto ed era la grande industria americana che per prima ha fornito gli elementi più nocivi contenuti nella Coca Cola. Oggi, la Bayer-Monsanto gestisce tutto il mercato degli OGM nell’agricoltura e nella fitofarmacologia. Un mostro industriale capace di creare semi che si riproducono una sola volta, per dar vita ad agghiaccianti piante modificate che non emettono a loro volta gemmazione. Il prodotto si chiama Terminator e rientra nella categoria degli OGM che oggi noi portiamo a tavola, con tutte le conseguenze nocive sulla salute umana. Ma la Monsanto, prima di essere assorbita dalla Bayer, ha fatto di peggio, producendo il diserbante più potente nella storia umana: il Roundup. Un prodotto che ha già provocato malattie terminali e paralisi ai contadini che lo hanno usato. Il Roundup viene utilizzato nella coltivazione del 40% dei terreni da produzione alimentare che noi assimiliamo e l’unico seme che resiste alla devastante azione contaminatrice del diserbante è proprio il Terminator. La Monsanto ha prodotto il mostro e l’antagonista del mostro stesso. In mezzo, ci sono milioni di casi di leucemia e cancro certificati. Nonostante tutto, continuiamo a mangiare prodotti lavorati con i farmaci agricoli Bayer-Monsanto. Oggi, molti governi hanno ceduto alle “pressioni” della Bayer-Monsanto: sui prodotti verrà nascosta la scritta “Geneticamente Modificato”. Un’ecatombe silenziosa e tumorale.

 

di Salvatore Minieri

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°200
DICEMBRE 2019

Print Friendly, PDF & Email