“Un anno che pare sognato”: intervista al cantautore Pacifico

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Un anno che pare sognato” è titolo del progetto che il cantautore italiano Pacifico ha portato quest’estate in giro per l’Italia. La rappresentazione ha fatto tappa anche in Campania, a Cetara, in occasione della kermesse “Teatri in Blu”, il festival di teatro e musica ideato e diretto da Vincenzo Albano, giunto nel 2021 alla sua quinta edizione. Lo spettacolo musicale ha visto in scena, in piazzetta Grotta, la presenza oltre che dello stesso Pacifico, alla voce, chitarra e piano, anche di Antonio Leoffredi, alla viola. È stato riproposto, in versione acustica, un best of dei maggiori brani che hanno segnato la sua carriera artistica. Uno spettacolo unico, in riva al mare, che ha attirato una folta presenza di pubblico.

“Un anno che pare sognato”. Ci spieghi il titolo di questo progetto?

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«Il titolo del live è “Un anno che pare sognato”. In realtà a nessuno quest’anno è sembrato sognato, anzi è stato molto reale. Sul palco porto canzoni sparse nei miei dischi di vent’anni di carriera»

Hai origine campane. Che effetto ti fa tornare qui a distanza di anni?

«Sono campano, mia madre è di Salerno, mentre mio padre di Bacoli. Ho appena finito di scrivere un libro, che tratta della loro migrazione. Sono stato dentro le storie con mia mamma per mesi. Di questa terra ho tanti ricordi, ho trascorso molte stagioni estive, ho un forte legame con la lingua, con l’alimentazione. Sono stato svegliato per anni dalle canzoni napoletane. È come se fosse una presenza costante».

Suoni a Cetara, in riva al mare. Quanto influisce la location dell’esibizione sul live?

«È un carico di emozione, si prova piacere. È un elemento in più. Non c’è parete, ci sono canzoni, voci ed il pubblico. È un tutt’uno. Si respira un clima quasi di salotto, anche per la dimensione stessa dello spettacolo. Sul palco siamo in due, chitarra, piano, viola e voce. C’è uno sforzo ed un divertimento comune»

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