Un album figlio del lockdown: esce “Pinwheel” di Marco Rollo

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Anticipato dal singolo Light Blue che ha conquistato le playlist di Deezer (100 Top Italy) e Apple Music (Classical Motivation https://apple.co/3rXlsHGe e Classical Edge https://apple.co/3eO3LXv), esce venerdì 2 aprile Pinwheel, il nuovo album del compositore e pianista Marco Rollo, dalla carriera musicale costellata da esperienze multiformi, alla ricerca costante di nuovi suoni e sperimentazioni. Tra le sue collaborazioni importanti, quelle con il sassofonista Raffaele Casarano e Paolo Fresu nel disco Argento, e con Roy Paci per Emergency.

Dopo molteplici esperienze tra balkan e funk, Marco Rollo si avvicina al mondo della musica elettronica con un sound neo-classical tra jazz e modernità dove il punto di forza sono le sonorità del pianoforte acustico con elettronica, synth analogici e pedaliere. È qui che trova la sua connotazione, la sua confort zone.

La sua ricerca ha tracciato percorsi nel jazz con incursioni nel dub step, per poi passare alle sonorità progressive, fino ad arrivare ai suoni elettronici del nord Europa uniti alle melodie morbide di pianisti come Esbjorn Svensson e Tord Gustavsen. Morcuf, Erik Truffaz, Cinematic Orchestra e Zero 7 sono alcuni degli artisti che hanno ispirato il suo modo di comporre, proponendo un nuovo stile cui perno assoluto è il pianoforte.

In uscita con l’etichetta Rainbow Score Recordings (distr. digit. Believe) e disponibile in pre-order e pre-save fino al 2 aprile al link https://backl.ink/145528164, il disco Pinwheel è stato scritto di getto, una “one take” dal cuore direttamente ai tasti di uno Steinway & Sons gran coda del 1918. Il suo sound minimalista esprime le emozioni più intime e sincere: la solitudine di questo tempo accanto alla voglia sfrenata di condividere e abbracciare l’ascoltatore attraverso atmosfere dolci e accattivanti, melodie intense e struggenti appoggiate su tappeti sonori caldi e avvolgenti.

Il pianoforte nelle mie composizioni è sempre stato punto centrale. E durante il lockdown è stato la mia salvezza. In una notte di quel marzo 2020 ho iniziato a comporre. Solo. Anzi, accompagnato dal pianoforte. Io e Lui. Una danza in due, appassionata. I ricordi dell’infanzia, gli studi di Chopin, Rachmaninoff, Schumann sono riecheggiati nella mia mente, come se volessero ritornare più forte che mai. Un brano dopo l’altro, one take. Questa volta niente melodie a loop, vere e proprie songs, un tema melodico che si sviluppa e ritorna. Un brano legato all’altro in una forma di continuità, sinuoso, avvolgente, quasi infinito. Tutto questo è Pinwheel e tutto quello che ci vorrà trovare l’ascoltatore.

In ognuno dei brani di Pinwheel ha preso forma un colore, come nel singolo Light Blue “il suono del colore del cielo di una nuova primavera che non vediamo l’ora arrivi”.
Ad ogni colore corrisponde un’emozione diversa: il disco è una girandola, Pinwheel, la stessa girandola di stati d’animo che l’umanità affronta in questo momento di difficoltà globale, dove voglia di riscatto e speranza si alternano a spaesamento e timore.

La girandola, è un simbolo ricorrente nella vita e nella musica di Marco Rollo: “Quando ero alle prime armi con lo studio del pianoforte, da bambino, sulla finestra di fronte a me ce ne era una, variopinta, sembrava ballasse sulle mie note. Ogni colore rappresentava una diversa emozione.”

Nel disco sono 10 i brani e i “colori” – tra cui una ninna nanna, presente in ogni album di Marco Rollo: 1.Violet  2.Yellow  3.Light Blue  4.Blue  5.Orange  6.Red  7.Lulluby 8.Green 9.White  10.Black.

Classe 1977, Marco Rollo è originario di Lecce. Fluid (2017 – Three Hands Records) è il suo disco d’esordio in solo (più di 250 mila play). Il secondo EP “Drops” (Irma Records) ha registrato oltre 160mila ascolti, mentre il suo brano Enchantment è stato inserito nella compilation “Côte D’Azur” – Exclusive Party by PAPA DJ di Radio Monte Carlo. Tra le altre collaborazioni: Neffa nel disco “Balkan Trip” (Irma Records) dei Vudz, il progetto “Triace” (terzo nel 2010 al Premio Andrea Parodiprodotto da Elena Ledda e da Michele Palmas, e “Opa Cupa” di Cesare Dell’Anna.
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