Ugo Russo e Luigi Caiafa: la punta di un iceberg

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In questo 2020 due minorenni sono morti nel cuore di Napoli, in circostanze abbastanza simili. Ugo Russo, a marzo, e Luigi Caiafa, ad ottobre. Uno di quindici anni, l’altro di diciassette; uno nei Quartieri Spagnoli, l’altro a Via Duomo. Entrambi sono stati uccisi però con la stessa dinamica, ovvero per mano di un componente delle forze dell’ordine dopo un tentativo di rapina.
Al di là della realtà dei fatti che sono realmente accaduti, è evidente che davanti a due minori che muoiono nel cuore della notte in flagranza di reato, non si possa ragionare solo in un’ottica di colpevoli e vittime, ma vada aperto un discorso strutturale.
Dopo decenni di assenza dello Stato e di vuoto sociale, questi episodi non possono essere più visti semplicemente come problemi figli della criminalità, di specifici quartieri o di scelte consapevoli di singole persone.

Un’analisi più approfondita fa emergere come queste vicende possano essere semplicemente la punta di un iceberg ben più grosso, che sotto all’oceano nasconde problemi di cattiva politica, emarginazione sociale ed un sistema economico, che trova proprio in Napoli il suo culmine.
Ragionando in termini statistici, il rapporto sul benessere equo e sostenibile (BES) curato dall’Istat ci dice che il numero degli iscritti che lasciano la scuola prematuramente a Napoli è pari al 22%, se consideriamo la fascia d’età 15-24 la percentuale sale fino al 28%; ma non solo, l’Istat ha stimato che nel capoluogo campano gli iscritti alle superiori che non hanno conseguito il diploma sono stati il 34% nel quinquennio 2013-2017.
Questi numeri, che fanno schizzare Napoli ai vertici delle peggiori classifiche, fanno inevitabilmente porre delle domande sul contesto socio-culturale della città e soprattutto sul perché queste percentuali siano così alte. Abbiamo approfondito la questione con l’Assessora all’Istruzione di Napoli, Anna Maria Palmieri, che ha dichiarato: «L’abbandono scolastico non è una causa, ma una conseguenza di un disinteresse progressivo verso la scuola ed il sapere in generale.
La situazione covid ha sicuramente peggiorato la situazione, facendo crollare definitivamente gli studenti più fragili e creandone di nuovi». Dunque è legittimo supporre che un giovanissimo con pochi stimoli, in un contesto difficile e, soprattutto, con una pressante necessità di dover contribuire al reddito casalingo possa facilmente decidere di abbandonare la scuola.
A livello europeo, 41% è il tasso di disoccupazione tra i giovani che hanno abbandonato precocemente la scuola (commissione UE 2014). Quindi, quando uno studente decide di abbandonare molto presto gli studi, avrà davanti a sé anche una grande probabilità di rimanere o ritrovarsi in una situazione di disoccupazione.
Tutti questi fattori, portati a contatto con la realtà di Napoli, soprattutto in determinati quartieri, può far adottare, anche da individui minorenni, stili di vita o più banalmente azioni sporadiche.
Parliamo di ragazzini abbandonati a loro stessi, senza lavoro o al massimo con dei lavori mal retribuiti se non a nero, magari influenzati dalla vera criminalità, ben radicata ed assortita nel nostro tessuto sociale.
Cocktail letale diluito dall’immagine del successo ideale che traspare dai canali mainstream del nostro tempo, ovvero un modo di vivere fatto di ricchezze terrene e di materialismo puro.
Tralasciando le scelte individuali di ogni singolo cittadino, che possono avallare o meno il buon senso, forse sarebbe l’ora che la narrazione mediatica e politica della microcriminalità cambiasse.
Serve una narrazione che faccia presente ai cittadini che dietro ad un quindicenne che gira per strada facendo rapine c’è ben altro.
Un sistema neanche tracciabile al 100% dove povertà, disagio sociale, lavoro nero e criminalità si mischiano e diventano quasi indissolubili. Oggi invece vediamo un’assenza da parte dei pezzi più importanti dello Stato, sia a livello regionale che nazionale, ed una narrazione volta a dividere in due fazioni la popolazione: brava gente contro camorristi.
Nel mezzo, forse, una possibile soluzione, che nessuno ha ancora colto.

di Federico Fiore

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°
213 GENNAIO 2021

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