Ubi Est Moralis – Dov’è la morale?

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A fronte di tanti guasti istituzionali per mancanza di progettualità incisive e propositive che coniugano atti non in linea con le promesse elettorali, si evince il venir meno nei politici del senso di responsabilità verso il paese, specie quando si tenta di addolcire il malcontento con misure modeste su tematiche occupazionali e disuguaglianze sociali che attanagliano, imbrigliano l’esistenza nell’orbita del disagio e della povertà.

È la solita politica senza politica, quella dell’apparente impegno del governo di fronte alla esigenze ed alle istanze dei cittadini  che  tenta di appianare coi soliti pannicelli caldi che mitigano i dolori, ma non curano le profonde ferite di una malattia che sta da anni divorando menti e psiche umane con esiti molto incerti.

Questo panorama di sconforto appartiene a gran parte del sistema paese, ma in modo più sofferto al Mezzogiorno d’Italia, riportando sotto i riflettori della storia politica “la Questione Meridionale”, che a cavallo tra l’800 ed inizio del secolo scorso veniva denunciata da politici ed intellettuali, come Giustino Fortunato, storico e politico,  che  scriveva sui diversi benefici finanziari tra Nord  privilegiato  e Sud penalizzato.

Una visione istituzionale sbagliata, perché un impoverimento del Meridione si ripercuote di conseguenza anche al Nord. Un dramma esistenziale che non conosce ancora rimedi politici.

Oltre la mancata presenza, anche, nell’agenda politica di questo governo di soluzioni per tamponare lo stato di bisogno, ve ne sono altri e di non poco spessore.

Come la mancanza di cultura e di moralità, causa del dissesto finanziario ed economico del paese che si appalesa attraverso un’escalation  di immoralità e di ruberie varie, oltre ad atti di violenza verbale, di scalate aziendali che nascondono manipolazioni del mercato, aggiotaggio, corruzioni e concussioni.

Uno scenario apocalittico di sconcezze politiche e sociali, dove a pagare, è sempre e solo il cittadino onesto.

Il tutto svolto sotto lo sguardo, poco attento, di tutte le classi dirigenti del paese. Qualche politico si sarà chiesto perché ciò accade? Avrà una risposta?

Di là della solita retorica istituzionale che declina e coniuga la responsabilità al sistema delinquenziale per la mancata crescita dell’economia e delle attività industriali, sarebbe opportuno che anche i governanti riconoscessero gli errori  commessi,  soprattutto la mancata vigilanza sull’elargizione di denaro pubblico “donato” per installazioni di aree industriali ed insediamento di imprenditori d’assalto che dopo il “regalo” ricevuto, scappano indisturbati con tutta la cassa.

Basterebbe uno sguardo attento sulle tante cattedrali nel deserto, per averne certezze. Sono tante sul territorio nazionale che enumerarle, non basterebbero le pagine di una enciclopedia. Resta, comunque, un  “modus politicandi”, nichilista e pressappochistico che allontana la politica dalla credibilità e i cittadini dal rispetto delle istituzioni.

Legiferare e governare per supportare e tutelare la democrazia e per ridurre le distanze tra popolo e Stato, al centro di una visione propositiva ed esaustiva sarebbe necessario porre un aforisma del filosofo E. Kant: “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me”.

Un pensiero nobile per chi vi ottempera, vivendo la politica alta ed altra senza connessioni di interessi personali ed amicali.

Resta come monito, che potrebbe apparire retorica spicciola, ma necessario per pulire il sistema da quelle incrostazioni del malaffare che imperversano nelle amministrazioni della “res publica”.

Sono gli accadimenti quotidiani che attestano le distanze della politica dal senso del dovere e dalla morale pubblica. Siamo vittime, ma non tanto, delle manchevolezze  dei politici, visto che siamo noi a delegarli alle camere alte.

Purtroppo si constata un tasso di disonestà nella gestione pubblica e privata di enti che viene percepito e documentato da scandali continui che proiettano l’opinione pubblica nello sconcerto e i responsabili nell’ignominia politica, soprattutto quando propugnano  l’essere soggetti fieri di sventolare la bandiera della legalità e della trasparenza.

È il solito teatrino della politica col solito scenario del malcostume.

Ideali, valori, principi, legalità appartengono ad una scuola politica, di cui non sono stati  mai scolari, specie, quando la dignità del proprio essere abbassa l’asticella  della moralità per puro interesse di bottega o proprio.

Appare evidente l’approdo sulle sponde della storia politica del nostro paese che non presenta spunti di apprezzamento, ma solo di disapprovazione per il malgoverno che imperversa e trascina nell’onta l’intera classe dirigente, a cui andrebbe appuntata sul petto la medaglia del disonore e dell’immoralità pubblica.

di Raffaele Villani

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