Twin Peaks: la genesi della serie tv

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«Cult: oggetto o prodotto artistico o culturale ritenuto emblematico nel suo genere, che gode dell’ammirazione assoluta degli appassionati»

Ecco cos’è TwinPeaks, la genesi di ogni serie.

Il primo episodio di Twin Peaks è di circa due ore, quasi una pellicola cinematografica e penso che sarà un tedio. Stolto. Lo finisco e subito guardo il secondo, ormai scendevo nella spirale del sogno e di cioè che altrove. Dormo o sono desto?
È la mia serie tv preferita – insulto definirla serie tv, messa a paragone con questo proliferare di sceneggiati – ma nonostante ciò parlarne è complesso, poiché meriterebbe un’analisi su ogni perfetto personaggio, sul simbolismo ricorrente e sulle tecniche cinematografiche di cui ho scarsa conoscenza. Però non mi sottraggo e lo faccio da un’altra prospettiva: lo stesso oggetto con più punti di visione. Così insegna questo capolavoro.

Non è una serie facile, si scopre con calma e non sarà mai nuda, è mistero e Lynch lo sa, ecco perché richiede la nostra concentrazione. Si rifugge però dalla noia poiché, con un regista così, il rischio di ricadere in una struttura formulaica non sussiste. Quando pensi che possa ripetersi, ecco che lui, con una zampata geniale, stravolge e/o approfondisce il tema.

C’è una sfrenata creatività che si manifesta in un caleidoscopio di suoni, colori, luci e immagini astratte che si compenetrano le une alle altre o si susseguono procedendo a scatti, e che arricchiscono il susseguirsi di mistero e la bellezza narrativa di questo capolavoro. Guardare Twin Peaks è un’esperienza meravigliosa e frustrante al tempo stesso, il paradosso è con te: risulta difficile stabilire se ad aver la meglio sia l’inquietudine che queste scoperte generano, o la voglia di sbrogliare i vari enigmi. Tre stagioni con tre dimensioni.

La poetica di Lynch: Il vero, il finto, l’onirico.
Le dicotomie sono state superate creando un’opera così originale e spaesante che potrebbe essere stata trasmessa dalla #Loggianera, con i suoi dialoghi all’incontrario.
Alla fine chiederai a te stesso: “Sono ancora con me?”

Sono le 17.00, caffè – rigorosamente – nero con una fetta di cherry pie. Stasera sarò al BangBang Bar, c’è Audrey Horne che danza canticchiando un motivetto magnetico.
Non posso perderla, quella ragazza mi fa sognare!

di Salvatore Sardella

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